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sabato 31 dicembre 2011

Domaine Anne Gros – Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits AOC “Cuvée Marine” 2009

100% Chardonnay – 13%

Giovane ma profondo nel colore, come solo il passaggio in barrique può dare, così come gli ha dato una consistenza che si mostra tramite archetti fitti, lacrime che scendono lente, e movimento compatto nel bicchiere.

Profilo aromatico di frutta gialla e tropicale matura, tra cui pesca, albicocca, ananas e banana, spezie dolci (vaniglia) e cioccolato bianco.

Emergono a sprazzi note vivaci di agrumi ed erbe aromatiche (salvia) che rendono il profilo aromatico più fresco.

In bocca lo si percepisce inizialmente come un vino glicerico, morbido e avvolgente, il calore dell'alcol avvertibile.

Poi tutto cambia, dopo aver ben avvinato la bocca, la morbidezza del vino diventa meno evidente.

Comincia a sentirsi la sapidità, finché una freschezza agrumata prende infine il sopravvento e porta il vino ad un equilibrio quasi perfetto.

Un bel finale, di buona lunghezza, lascia in bocca un aroma di cedro.

Riportando il bicchiere al naso, dopo il lungo assaggio, i profumi agrumati sono diventati più evidenti, non solo lampi isolati, ma ormai in primo piano nel profilo olfattivo.

Una denominazione “base” della Borgogna, anche se di una grande produttrice, che un collega sommelier ha acquistato per me direttamente al Domaine per 13 Euro.

Non mi sento di dargli meno di 87 punti.

E se questo é, possiamo dirlo, “un prodotto base”, viene da chiedersi che senso abbia coltivare Chardonnay in altre zone del mondo.

La mia sfortuna, é che ora ne é rimasta una sola bottiglia, la sfortuna del mio amico, é che l'anno prossimo gli romperò le scatole per procurarmene altre.

Infine un particolare che mi ha colpito: tappo in sughero compatto lungo 5 cm per un vino da bere entro qualche anno... indica una grande cura per i propri prodotti, anche per quelli minori.


venerdì 30 dicembre 2011

Michel Tixier – Champagne Brut Cuvée Suprême 1er Cru 2004

40% Pinot Meunier, 30% Chardonnay, 30% Pinot Noir – 12%


Una convenzione non scritta vuole che le bottiglie di questa strana forma identifichino, solo a guardarle, lo Champagne più caratteristico di un produttore.

Nel bicchiere é una sorgente di luce pura, senza nemmeno un riflesso verde o oro.

Letteralmente un gioiello di color paglierino attraversato da un perlage fitto e vivace.

Naso ricco di frutta secca, con fichi, datteri e una punta di dolce che ricorda il miele d'acacia.

Ma anche nocciole, anacardi, e un mondo minerale che si esprime con una bella nota salina e di gesso.

Lasciato un minuto a prendere aria cominciano a svilupparsi ricordi di erbe aromatiche e cipria.

Tutti profumi netti, talmente puri che basta concentrare un attimo l'attenzione che il riconoscimento viene subito alla mente.

All'assaggio le sensazioni di freschezza, avvolgenza, morbidezza e sapidità si esprimono in successione con un ritorno aromatico che ricorda l'albicocca e la pesca matura.

Lungo ed elegante lascia la bocca sotto gli effetti della salivazione indotta, sia laterale che centrale, per diverse decine di secondi.

Nel frattempo, i profumi si sono ulteriormente evoluti con espressioni floreale che richiamano il tiglio e rosa gialla.

Cuvée Suprême” é un nome ambizioso, impegnativo, ma questo piccolo grande RM, lo ha creato con un assemblaggio perfetto dei 3 vitigni, in cui non emergono in modo dominante le caratteristiche dei singoli, ma che nell'insieme rendono perfettamente l'idea di cosa sia uno “Champagne”.

E di quanto siamo lontani da loro con il Metodo Classico italiano...

La qualità, necessariamente, si paga e, in questo caso, si tratta di circa 35 Euro dall'importatore.

Ma per una bottiglia come questa, che vale almeno 90 punti senza essere troppo generosi, si può anche essere contenti di averli spesi.

mercoledì 28 dicembre 2011

Guinot – Blanquette de Limoux AOC Cuvée Réservée Brut

100% Mauzac - 12%


Quando ho visto la bottiglia in enoteca mi é venuta voglia di risentire, dopo diversi anni, questo metodo classico di cui, tutto sommato, conservavo anche un bel ricordo.

Un po' “limonata”, un bel vino da crescentine, ma piacevole e poco impegnativo e, tutto sommato, anche particolare.

Alla stappatura già le cose buttano male, il tappo, comunque decisamente corto, appare deformato come se fosse stato infilato nel collo della bottiglia in modo forzato. 

Però non ho sentito odori strani, quindi...

Particolare lo é davvero nell'aspetto, brillante ma decisamente verdolino, non nei riflessi ma proprio nel colore.

I profumi ricordano le erbe aromatiche, la macchia mediterranea, la roccia e una frutta che rimane indistinta.

Hanno una certa finezza, sono puliti, ma alla fine non trasmettono un'immagine netta che si imprime nella memoria.

In bocca però cala la notte.

Esaurita la spinta pungente dell'anidride carbonica, rimane un gusto dolciastro con un sottofondo salato decisamente poco elegante.

Di freschezza neanche l'ombra, un vino completamente diverso da come me lo ricordavo.

Forse una bottiglia che ha avuto problemi di conservazione, perché di difetti evidenti comunque non ne ho trovati, e dovendo pensare ad un voto, sarebbe un numero anche inferiore al 75.

Il Blanquette l'ho pagato 12 Euro in enoteca ma stasera, per consolarmi, mi apro una bella bottiglia di Champagne.


lunedì 26 dicembre 2011

Forteto della Luja – “Le Grive” Monferrato Rosso DOC 2009

Barbera / Pinot Nero – 14%













Nel bel color rosso porpora intenso e profondo c'é sicuramente il contributo decisivo del Barbara.

I profumi sono principalmente di frutta fresca nera, come mirtillo e mora, e prugne sciroppate.

Un accenno di tostatura, discreto ed elegante, e uno speziato di vaniglia, dato dal passaggio in legno, che dona una sensazione dolce al profilo olfattivo del vino.

A completamento un sentore leggero di sottobosco con, appena appena, un po' di china e caffé.

In bocca ha un buon equilibrio, che non fa sentire come eccessivo il grado alcolico, grazie alla viva freschezza e a un tannino, presente ma ben levigato, che non é aggressivo.

Lascia un aroma che ricorda ancora la frutta e rimane, piacevole, per diversi secondi con un finale ammandorlato che mi viene il dubbio sia dovuto all'abbinamento inconsueto a cui l'ho accompagnato.

Era un regalo di un cara amica, quindi non ho idea del prezzo, ma come punteggio potrebbe essere interno agli 84/85 punti.

Ho cercato di capire i contributi dei 2 vitigni, con percentuale non specificata dal produttore, che compongono questo assemblaggio insolito.

Mi pare di poter dire che il Barbera segna il vino, oltre che nel colore, anche nella freschezza gustativa mentre dal Pinot Nero vengono gli aromi fruttati e ha conferito eleganza.

A mio parere una unione ben riuscita che il rovere ha decisamente ben completato.

domenica 25 dicembre 2011

Fazi Battaglia - Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. classico superiore “Massaccio” 2006

100% Verdicchio – 14%
















Adoro il Verdicchio.

A mio parere é il vitigno a bacca bianca italiano che si esprime, come media fra tutti i produttori, ai livelli più alti. E poi ci sono le punte...

Ho tenuto da parte questa bottiglia per anni, perché ero curioso di seguire la sua evoluzione nel tempo.

Nell'aspetto non mi delude, con un oro “freddo”, al limite della tonalità di giallo inferiore.

Il movimento lento e compatto nel bicchiere lascia presagire un vino con grande morbidezza e gradazione alcolica importante.

Al naso é un vassoio ripieno di frutta tropicale matura, con melone bianco e banana, ananas quasi sciroppato, poi pesca gialla e albicocca.

In parte anche fiori gialli, miele, macchia mediterranea e un accenno di aromi terziari di smalto e cioccolato bianco.

Il tutto avvolto da una piacevole sensazione salmastra che parla di sole e di mare.

Quando lo si assaggio il calore dell'alcol si percepisce bene, ma é nella morbidezza in cui diventa un vino da manuale, un vino ideale per spiegare questo concetto a chi si avvicina al mondo della degustazione.

Ti avvolge la bocca e la riscalda, riportando in primo piano quegli aromi di frutta già così evidenti nei profumi.

Un'avvolgenza che rimane a lungo, con un buon supporto da parte della componenti sapide.

Chiude appena amarognolo, come probabile effetto dell'azione disidratante dell'alcol non adeguatamente contrastata dalla freschezza che si é in parte persa nel tempo.

In ogni caso un gran bel bicchiere, alle soglie dell'eccellenza, che avrebbe forse raggiunto se bevuto almeno 1 anno prima.

Un'annata inferiore al 2004, di avevo 4 bottiglie che ho sentito a distanza di 1 anno l'una dall'altro con un'evoluzione stupenda tanto che, all'ultima, avevo voglia di piangere.

Me lo ha acquistato direttamente nel punto vendita un amico e non mi ricordo bene il prezzo, ma poteva essere qualcosa come 12 Euro.

Champagne Moussy – Brut “Grande Réserve” Blanc de Blancs 2004

100% Chardonnay – 12%














Lo Champagne di Guy Moussy, un piccolo récoltant di Oger, hanno un posto fisso nella mia cantinetta da più di 2 anni, dopo che avevo sentito il prodotto base ad una degustazione dell'AIS.

Sono tutti classificati Grand Cru, fatti bene e con un prezzo onesto.

Versato nella flûte é, come sempre, splendido.

Paglierino brillante e giovane, reso ancor più vino da tante catenelle di piccolissime bollicine che si sprigionano, in una quantità che sinceramente mi ha quasi stupito, dal fondo del bicchiere.

I profumi sono una conferma della gioventù del prodotto, frutta e fiori freschi, fragranti, eleganti con un leggero sottofondo minerale, ovviamente di gesso.

In bocca la spuma é leggera e avvolgente, la freschezza lo rende piacevole e facile da bere, manca un po' di profondità e di incisività.

Forse il dosaggio abbastanza alto, 12 g/l, lo rende un filo troppo morbido e magari più piacevole per chi non é abituato agli Champagne, ma avrebbe bisogno un maggior sapidità per salire più in alto.

Cosa che invece l'annata 2002 aveva...

Mi fermerei sugli 86-86 punti, per una bella bottiglia che, alla fine, spese di spedizione comprese, sono venuto a pagare circa 18 Euro.

Ed é uno Champagne, é Grand Cru, e si é fatto 5 anni sui lieviti quindi, forse, diversi produttori italiani, di una certa zona vocata al metodo classico, dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza.

lunedì 19 dicembre 2011

Azienda Agricola Costadilà - “450” Bianco dei Colli Trevigiani IGT

100% Glera – 11.5%


Veramente difficile... fin dall'apertura: mi sono poco professionalmente preparato con la bottiglia stesa sul lavandino per evitare di lavare il pavimento.

E invece, tolgo il tappo a corona, e non succede nulla !!!

Faccio appena in tempo a capire che la “bidule” é rimasta al suo posto e a chiedermi “e adesso come cavolo la tolgo?” che questa parte con un botto contro la mia mano facendomi anche un discreto male.

Ma é un vino difficile anche perché non ha nulla di quello che ti aspetti, anche considerando che é un “sur lie”.

E' decisamente “torbido”, mi spiace ma “velato” sarebbe un termine veramente riduttivo, con un colore che ricorda una limonata.

I profumi sono puliti, a parte una leggera volatile, però del Prosecco c'é veramente poco.

Appena un ricordo di pera, ma non la Williams matura dolce e succosa, qui si trova un frutto acerbo e comunque in secondo piano rispetto agli agrumi, in cui spicca il limone, e la susina ancora verde.

In fondo un timido accenno di albicocca.

Profumi nel complesso non intensi in cui manca qualcosa per raggiungere la finezza. 

Mi sarei aspettato qualcosa di più.

All'assaggio é, quasi in modo scontato, impostato su una freschezza gustativa agrumata e in difetto di morbidezza.

D'altronde nel Prosecco la morbidezza viene aiutata lasciando un certo residuo zuccherino che qui, per tipologia, é praticamente assente.

I lieviti in sospensione gli conferiscono invece una certa struttura e una pienezza gustatica che rimane nel tempo.

Tirando le somme mi sembra un prodotto fatto bene, dissetante, ma niente di più.

Ed é anche poco riconoscibile in quanto del vitigno di origine non rimane nulla, se non il metodo, tanto che poteva essere un Pinot Bianco, un Cortese o quasi qualsiasi cosa.

Faccio fatica a pensare ad un voto superiore a 78, ma devo anche ammettere di non essere del tutto adeguato a capire vini di questo genere.

La bottiglia, che tra l'altro é una Triple-A di Velier, l'ho pagata poco più di 10 Euro direttamente in enoteca.

Mi piacerebbe risentirla in una degustazione comparativa con altri prodotti simili, ma così com'é non la ricomprerei.

Una curiosità: 450 é la quota slm del vigneto

martedì 13 dicembre 2011

Radoar – Vigneti delle Dolomiti Müller Thurgau IGT 2010

100% Müller Thurgau – 12.5%


E' il fratellino minore dell'”Etza” già degustato qualche settimana or sono.

Stasera avevo voglia di un vino leggero, poco impegnativo, che avesse nella piacevolezza la sua miglior caratteristica e sono andato a colpo sicuro.

Vivo e guizzante nel bicchiere, dai profumi che richiamano gli agrumi freschi e la frutta gialla, erbe aromatiche, menta e prati fioriti.

Al gusto rinfreca, disseta, lascia una bocca coerentemente agrumata. Va da sè che un bicchiere richiama piacevolmente il successivo.

Ci sono vini bianchi bellissimi dalla grande struttura, ma a volte é piacevole lasciarsi trasportare da un bere più semplice e meno intenso per i sensi.

E' il vino “base” di una minuscola cantina della Valle d'Isarco, e farebbe morire d'invidia tante cantine più grandi e conosciute di ogni parte d'Italia.

Uno Chablis in miniatura comprato dal produttore 8 Euro, che potrebbe valere almeno 83-84 punti.

domenica 11 dicembre 2011

Salvatore Murana – Moscato Passito di Pantelleria “Martingana” 2001

100% Moscato d'Alessandria – 14.5% (+14% zuccheri residui)


Ci sono vini che non ha senso sottoporre all'analisi sensoriale.

Perché sono talmente diversi, talmente unici, talmente fuori dagli schemi che il risultato sarebbe irripetibile.

I colori non si inquadrano nelle categorie “previste”, i profumi vengono da mondi completamente diversi, il gusto lascia meravigliati.

E proprio per questo, ogni persona Vi troverà comunque cose diverse, cose che vengono dalla propria esperienza e dalla propria anima.

Potrei dire che é mogano con riflessi verde smeraldo, potrei dire che il profumo mi ricorda il mirto, la menta e la marmellata di ciliegia, potrei direi che in bocca é una fusione di dolcezza e freschezza che non finisce mai.

Ma sarebbero cose estremamente personali, un'altra persona potrebbe ritrovare le stesse cose come di completamente diverse.

Perché in un vino così c'é tutto... e ognuno di Noi potrà estrarre fuori quello che il suo stato d'animo, in quel momento, gli saprà ispirare.

Anch'io domani, sicuramente, nel risentirlo lo vedrei diverso.

A suo tempo avevo solo intuito la genialità della presentazione di Michele per la serata con Fabbri, ora la capisco pienamente.

Dare un voto mi sembra del tutto inutile, però mi viene da suggerire un abbinamento: “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode.

Pagato 36.5 Euro, la bottiglia da 0.5l

sabato 10 dicembre 2011

Les Crêtes – Valle d'Aosta DOP Petite Arvine 2010

100% Petite Arvine – 12.5%


Luminosità profonda e vivace, di un paglierino pieno ancora ravvivato da qualche lampo di luce verdolina.

Ruotando il bicchiere il movimento é lento e compatto, a far presagire una futura morbidezza da confermare all'assaggio.

Profumi eleganti di erbe aromatiche, una miscela di menta e timo, che evolvono rapidamente verso la frutta gialla e un ricordo di miele d'acacia.

Pesca gialla e ananas ben maturi, banana, e agrumi dolci. 

Appena un vapore di mineralità.

Poi, lasciato nel bicchiere per alcuni minuti, il floreale prende il sopravvento.

In bocca il primo sorso é rinfrescante, decisamente agrumato di pompelmo rosa, e lascia in bocca quell'aroma di lavanda che si trova anche al naso, ma a bicchiere ormai vuoto.

Morbidezza ancora da raggiungere, ma sarà proprio obbligatorio farlo evolvere ?

E' talmente bello così, con il suo alcol poco invasivo e la sua vitalità gustativa rafforzata dalla sapidità.

Il voto é 89, per premiare un vino che ha nelle caratteristiche di gioventù la sua forza e che non ci si stanca mai di bere.

Peccato averne prese solo 3 bottiglie, ormai ridotte a 2, direttamente da Les Crêtes grazie ad un'amica e pagato la miseria di 8.9 Euro tutto compreso.

giovedì 8 dicembre 2011

Champagne Pierre Bertrand – Brut Cuvées Prestige Millésime 2000

50% Chardonnay – 50% Pinot Nero

 
Nel bicchiere si presenta paglierino con riflessi color bronzo, in parte potrebbe anche essere un segno dei suoi 10 anni, ma l'impressione visiva mi fà sembrare più verosimile che sia, invece, un marchio del Pinot Nero.

Il perlage é di prim'ordine, con lunghe catene di piccole bollicine che, anche dopo diversi minuti, continuano ostinatamente a salire dal fondo della flûte.

Profumi che all'inizio fanno fatica a distendersi, primi fra questi gli aromi dolci di frutta matura, come albicocca e melone, e frutta secca, seguono sentori di lieviti con un sottofondo di ricordi di erba tagliata e fieno.

Dopo alcuni minuti lo spettro si arricchisce di agrumi canditi, sempre con una leggera mineralità a contorno.

Il primo impatto in bocca é deciso, con una bella sensazione pungente e che induce un ritorno aromatico di agrumi e frutta rossa.

Nella seconda parte emerge la sapidità e una sensazione di morbidezza favorita dall'evoluzione del gusto fruttato che si trasforma in note di frutta secca.

Decisamente buona la persistenza.

Una bella bottiglia, che potrebbe valere un 87, in cui il Pinot Nero domina lo Chardonnay e orienta l'impressione gustativa più sulla potenza che non sulla delicatezza e l'eleganza.

L'ho acquistata direttamente da un piccolo RM di Cumières, che ho contattato tramite Internet, dopo aver letto una bella recensione su una guida francese (Bettane e Desseauve).

Prezzo assolutamente competitivo, appena 16.3 Euro, a cui però si sono aggiunti circa 5 Euro di spese di spedizione a bottiglia. 

Ma ne é valsa decisamente la pena e spero che in futuro, con maggiori quantità, si riesca a fare di meglio.

La titolare, Thérese Bertrand, é stata veramente gentile e molto pronta nel gestire il nostro scambio di e-mail.

Caso incredibile, ha anche risposto, seppur in francese, alla mia prima mail in inglese. 

Al che, per le successive, sono passato al francese anch'io. 

domenica 4 dicembre 2011

Bliard-Moriset – Champagne Brut Tradition Grand Cru

100% Chardonnay – 12%


Un piccolo RM di Le Mesnil sur Oger, per chi volesse approfondire c'é anche un bel sito web a http://www.champagne-bliard-moriset.com.
Da vedersi é bellissimo, un colore fra il giallo e il ghiaccio che pare viva di luce propria e bollicine di una finezza e un persistenza da vera eccellenza.
I profumi sono fini e puliti, principalmente fruttato, in cui si riconoscono la mela e l'albicocca, e di fiori bianchi freschi.
In sottofondo la mineralità del gesso.
All'assaggio la carbonica appare quasi cremosa, confermando l'impressione avuta alla vista, con un bel attacco gustativo importante.
Poi emergono sensazioni che sembrano quasi dolci, con un ritorno di frutta secca, per poi chiudere, con profondità non eccessiva, verso note sapide.
Avesse avuto un impatto più persistente in bocca avrebbe meritato qualche punto in più dell'85 che mi sembra giusto assegnargli.
Un buon metodo classico da aperitivo, forse un po' troppo Blanc de Blanc per accompagnare un pranzo, o forse ultimamente ho frequentato troppo Luciano.
Acquistato per 27 Euro dall'importatore italiano.
Per finire una curiosità: il tappo é un DIAM.
Si tratta di una ditta che ha messo a punto un processo produttivo per evitare che i tappi possano soffrire dell'infestante “odore di tappo”.
Pare che la percentuale di incidenza del problema sia ridotta da circa il 6% a meno dell'1%.

venerdì 2 dicembre 2011

Weingut Heim - Mosel - Dhroner Hofberger 2008 Riesling Spätlese Feinherb

100% Riesling - 10.5%

 
A completare i dati "tecnici", dal sito del produttore si legge che gli zuccheri residui sono 23.5 g/l mentre acidità é di ben 8.7 g/l.
In effetti é dichiarato come “Feinherb” che, é il III livello di dolcezza dei vini tedeschi dopo “Trocken” e “HalbTrocken”, subito prima di Lieblich.
Quindi, in un certo senso, si colloca fra l'abboccato e l'amabile.
Ma ha anche ben 8.7 g/l di acidità! Un valore impensabile in Italia se si vogliono raccogliere uve mature: sono i miracoli del Riesling e della Mosella.
E già alla vista, presentandosi giallo pallido ma vivace e illuminato da lampi verdi, si riconosce un vino che avrà nella freschezza l'arma per raggiungere l'equilibrio e garantirsi una lunga vita.
I profumi, tenui ma netti, sono ancora quelli dei Riesling giovani, fruttati di albicocca, melone, mango, pesca gialla e, naturalmente, agrumi.
Le note floreali sono anch'esse dolci, ricordano più fiori bianchi che gialli, con un sottofondo leggero di erbe aromatiche come melissa e salvia.
La mineralità si esprime ancora più sulla roccia bagnata che non sugli idrocarburi, che verranno sono con il tempo.
Un vino bellissimo nell'aspetto e dal profilo olfattivo elegante.
In bocca la sensazione iniziale di dolcezza é subito bilanciata dall'estrema freschezza che lascia la bocca agrumata di cedro.
Il buon contrasto fra queste sensazioni lo rende comunque estremamente bevibile e per nulla stancante, il tutto aiutato da un alcol appena avvertibile e un corpo leggero.
Finale in cui ritornano sensazioni sapide e fresche, con coerenza di erbe aromatiche.
A priori si tratta di tipologie di vini difficili da abbinare ma, in realtà, con un piatto leggero se la cavano sempre piuttosto bene essendo intrisecamente equilibrati, se servite ben freschi, e mai invasivi.
Un voto possibile per questo vino potrebbe essere 87-88, confermando ancora una volta quanto siano belle le espressioni che raggiunge il Riesling in questo territorio.
Comprato per ben 7.30 Euro direttamente dal produttore, il tutto gestito tramite Internet, a cui si devono aggiungere "bel" 2 Euro di spese di spedizione a bottiglia.
Alla fine ha un rapporto qualità prezzo devastante!
Un consiglio: non usate i cavatappi a lamelle sui tappi che non si sono “incollati” al vetro, il tappo finisce con il cascare dentro alla bottiglia.

domenica 27 novembre 2011

René Collard - Champagne Carte d'Or 1976

100% Pinot Meunier - 12%

 
Non mi sono sbagliato, é proprio un 1976, con sboccatura, almeno teoricamente, del 2010 per un totale di 34 anni sui lieviti.
Confesso il timore di quando ho aperto la bottiglia e mi accingevo a versare lo Champagne nel bicchiere: di che colore sarebbe stato?
Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho visto un colore miele, con appena qualche lampo di ambra, ma soprattutto la grande vitalità che lo faceva brillare di luce propria.
Bollicine a "punta di spillo", forse non abbondanti, ma con una persistenza senza tema di confronti.
L'ho lasciato riposare nella flûte per 15 minuti, per dare tempo ai profumi di liberarsi, e le bollicine erano ancora lì, inesorabili, in piccole catenelle a risalire fino alla superficie.
Uguali, immutabili anche dopo mezz'ora.
Naso all'inizio contratto, ma d'altronde é stato chiuso in bottiglia per più di 30 anni, principalmente di frutta secca, una leggera nota di ossidazione scomparsa dopo qualche minuto, pan brioche, mela gialla ammaccata, note casearie, un leggerissimo sottobosco e infine, quasi scontato, la craie.
Se l'aspetto mi ha colpito e al naso si é ben comportato, in bocca ha dato il meglio di sé.
Ingresso incisivo, fresco, anzi freschissimo con una carbonica viva che lo rende perfettamente equilibrato anche nell'impressione gustativa.
Le note “calde” date dai ritorni gusto-olfattivi di frutta secca sono bilanciate dalla rinfrescante acidità.
E poi lungo, lungo, lungo con la succosità del Meunier che rimane per decine di secondi.
E' incredibile come anche dopo 34 anni di evoluzione in bottiglia il marchio fruttato del vitigno sia ancora così evidente e riconoscibile.
Il punteggio “razionale” che mi viene in mente é 90, cercando di dare un giudizio il più possibile asettico, ma se penso alla storia che questa bottiglia ha dentro di sé, gli darei almeno un 110.
L'ho fatta arrivare dal Belgio, dopo averla trovata nel sito del “miglior Sommelier del Belgio 2007”, pagandola circa 80 Euro con IVA e trasporto compreso.
Devo essere onesto, con una bottiglia gemella aperta un paio di settimane or sono, la storia era andata meno bene rivelandosi uno Champagne ancora bevibile, ma sicuramente con i migliori anni della sua vita già spesi.
D'altronde, nel Metodo Classico, si dice sempre che ogni bottiglia ha una storia a sé stante e la cosa diventa sempre più vera mano a mano che passano gli anni.
In ogni caso, un'esperienza che valeva la pena di fare.

domenica 20 novembre 2011

Michel Tixier - Champagne Premier-Cru Brut Rosé de Saignée

100% Pinot Meunier - 12.5%


Il Rosé é comunque una tipologia difficile.
La maggior estrazione dalle bucce non favorisce, a priori, l'eleganza mentre i profumi tendono ad essere dominati dai frutti di bosco.
E anche nello Champagne, da questo punto di vista, non fanno eccezione tanto che, per questa tipologia di vini, la distanza che i nostri Metodo Classico hanno da colmare é minore.
Ma questo é un discorso con una valenza generale...
Quando sentii la prima volta questo prodotto, casualmente in un'enoteca, rimasi colpito come uno dei migliori Rosé che abbia mai sentito.
L'aspetto é splendido, un colore che ricorda una bibita all'amarena, ma intenso e profondo, con una schiuma iniziale perfettamente bianca e catenelle di bollicine piccole come la punta di uno spillo, che non si stancano di sprigionarsi dal fondo della flute.
Aromi non particolarmente complessi, ma pulitissimi e netti, in cui prevale la frutta.
In parte lampone e fragoline di bosco, ma anche pompelmo rosa e arancia sanguinella con un sottofondo minerale di cipria e fiori.

All'assaggio l'impatto c'é, come deve essere in uno Champagne, ed emerge la naturale "succosità" del Meunier.
L'equilibrio é giustamente spostato su freschezza e, in partem sapidità.
Di lunghezza intermedia, ma un vero piacere da bere anche perché Michel Tixier non ha voluto giocare sul dosaggio per renderlo più rufiano come speso, invece, accade.
Ne risulta nel complesso un prodotto che é Champagne 100% e un gran bel Rosé.
Michel Tixier é un piccolo RM di Chigny-les-Roses (quinid un nome, un destino), nella Vallée de la Marne, e la bottiglia l'ho pagata 27 Euro dall'importatore.

mercoledì 16 novembre 2011

Sebastian Stocker - Riserva Extra Brut 2003

Sauvignon - Pinot Bianco - Chardonnay


Non occorrono tante parole per descrivere un grande vino a cominciare dal colore, paglierino pieno e brillante e dal perlage di una finezza e di una costanza che non teme confronti. 
Al naso dategli tempo di esprimersi, dopo quasi 7 anni passati sui lieviti e attendete che la frutta, sempre diversa nel colore e nell'evoluzione, vi rapisca.
Prima pesca gialla, albicocca e poi frutta secca e infine, se non é la stanchezza della giornata che mi abbaglia, sento anche una frutta rossa da melograno.

Il tutto avvolto da una grande mineralità, all'inizio timida e poi che si porta in primo piano.

All'assaggio, e questo fin da subito, é la quintessenza dell'equilibrio e della coerenza gusto-olfattiva.

Gli anni gli hanno conferito morbidezza, ma la sapidità é lì, presente, anche se ben mascherata.

Disperatamente lungo, questa é una netta eccellenza, almeno 91
.
Per chi non conosce chi é e cosa ha fatto Sebastian Stocker, 2 bellissimi articoli di Ziliani:

http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDNews=275
http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=1335

Questa bottiglia é una delle 3 acquistatemi da un amico alla fine del 2010, ma la stessa annata l'avevo comprata personalmente in cantina, lo stesso anno, per 16 Euro.

Infine... ho un mio personale metodo per capire se una pubblicazione sul Metodo Classico italiano é seria o no: se parla degli spumanti di Stocker é "seria", se non ne parla é solo "cinema".

domenica 13 novembre 2011

Garlider - A.A. Valle d'Isarco Gewurztraminer 2008

100% Gewurztraminer - 14%


Da quando Stroblhof ha espiantato la vigna che dava il "Pigeno" per mettere altro Pinot Nero, sono rimasti "orfano" del Gewurztraminer del mio "vino del cuore" e quindi negli ultimi anni ne ho sentiti diversi. 
Senza essere ancora arrivato a determinare quale sia il degno successore.
Questa bottiglia, in particolare, era nella mia cantinetta ormai da più di 1 anno.
Nel bicchiere ha una bella profondità di colore, vivo e luminoso, ma anche caldo, senza avere ancora i toni del dorato.
Mi fà pensare che le uve siano state raccolte già ben mature.
I profumi sono senza ombra di dubbio di frutta gialla, matura e in parte tropicale: pesca in primo piano, un melone netto, ma anche mango e litchi. Infine una leggero sentore agrumato, mi verrebbe da dire di mandarino, che gli conferisce freschezza.
Il floreale é il tipico varietale di rosa gialla, anche questa ben distinguibile.
Non lo sento particolarmente speziato, questa caratteristica che ci dovrebbe essere rimane indistinta, ma il tocco salino di sottofondo rende il complesso molto elegante e per nulla stancante.
Al gusto la sensazione più importante é la morbidezza, anch'essa tipica del vitigno, che "riempe" la bocca.
Avrà residuo zuccherino? Probabilmente sì, ma non così tanto.
Ed é ben supportata dall'equilibrio, in quanto la freschezza e la sapidità sono presenti e per nulla intaccati dai 3 anni passati dalla vendemmia.
Questo bilanciamento lo rende "terribile", perché berlo é un piacere e un bicchiere tira l'altro, ma i suoi 14% ci sono tutti.
Nel finale, chiude con un leggero e piacevole amarognolo, legato, mi vien da dire, alla sua mineralità.
Un vero peccato averlo aperto ora, un vino perfettamente integro e senza cenni di cedimento, sarebbe stato interessante sentirlo più avanti nel tempo.
Devo essere onesto e fare autocritica, ho atteso nell'aprire la bottiglia perché non ne avevo una grandissima aspettativa.
L'avevo comprato per gli aromi fruttati ed eleganti, ma avevo il ricordo che, più giovane, fosse già più sbilanciato verso le morbidezze.

Come mi sono sbagliato! Faccio penitenza assegnando un bel 87.
L'ho comprato direttamente in cantina, nell'estate 2010, per 11 Euro.

sabato 12 novembre 2011

Zollweghof - Vino da Tavola Bianco "Pfiffikus" 2010

Fraueler e Versoaln - 12.5%


Due delle varietà "dimenticate" dell'Alto Adige.
Il Fraueler é stato recuperato negli ultimi anni da alcuni produttori, il Versoaln é lo stesso vitigno della vite più grande del monte che si trova a Castel Katzenzungen (http://www.castel.katzenzungen.com/ita/wein.html).
Si presenta di un giallo tenue, ma luminoso e vivace, con profumi semplici e gradevoli che richiamano inizialmente la mela verde, la susina e le erbe aromatiche.

Dopo qualche minuto virano su note più dolci, come le foglie del the, a cui si aggiunge una leggera mineralità.
All'assaggio l'alcol si avverte appena, mentre la sensazione principale é data dalla freschezza seguita dalla sapidità.
Facile da bere, sicuramente non si tratta di un vino di impatto, ma é ben bilanciato e rimane con i suoi aromi per parecchi secondi.
Per essere un prodotto biodinamico, con tanto di certificazione Demeter, di una piccolissima cantina mi stupisco di come sia veramente ben fatto.
Io lo metterei sui 78 punti, ma come vino da tutti i giorni sarebbe di tutto rispetto.
L'ho cercato a lungo e, alla fine, ci sono inciampato per caso al Museo del Vino di Caldaro pagandolo 9.5 Euro (ma su http://www.biokistl.it si trova a 6.5 Euro).

Al museo hanno raccolto i vini fatti con i vitigni della vecchia tradizione Alto-Atesina come il "Blaterle" di Mayr-Nusser, il "Weiss Terlaner" di Stocker, il "Glimmer" di Castel Juval.
Una curiosità, "pfiffikus" può essere tradotto come "furbacchione" o come "pavoncella".

mercoledì 9 novembre 2011

???? il vino che ho vendemmiato io 2010 ????

Pignoletto 100% - 13% (?)


Ogni anno, come presa di coscienza su come si produce il vino che poi noi Sommelier degustiamo, mi sono fatto l'obbligo di andare a vendemmiare da un collega che ha la fortuna di possedere una ventina di filari di Pignoletto in una posizione da urlo. 
Io e altri suoi amici vendemmiamo, poi un professionista, ma uno veramente bravo, ne segue la vinificazione con la tecnologia di una moderna cantina.
Il vino é destinato al consumo casalingo del mio collega oppure per uno stretto giro di conoscenti.

La bottiglia degustata appartiene alla vendemmia 2010 che é stata la
migliore, a giudicare dallo stato delle uve, fra quelle degli ultimi anni. 
Già quando lo si versa nel bicchiere si vede che non é un "vino del contadino", ma che dietro c'é la mano di uno che sa quello che sta facendo. 
Limpido, di bella luminosità, un bel paglierino pieno con buona profondità di colore.
Naso estremamente pulito e immediato che ricorda fiori e frutta gialla in perfetta maturazione.

Si distinguono la pesca, la mela golden e l'ananas, segue una pennellata di mineralità e un accenno di erbe aromatiche nel finale.
In bocca ha una buona avvolgenza, con un alcol presente ma ben bilanciato dalla freschezza, che lo rende succoso e facile da bere, e una ancor più presente sapidità.

Buona anche la coerenza aromatica, che riporta direttamente alla frutta.

Un vino sicuramente più da bocca che da naso, che mi fa pensare ad un punteggio di 80.

Fosse stato possibile dargli un tocco di legno, lo avrebbe sicuramente esaltato, m
a già così é sicuramente migliore di tanti Pignoletti che si trovano in commercio.
Questa bottiglia non l'ho pagata nulla, perché é frutto delle mie fatiche, e vendemmiare é una gran fatica
.

domenica 6 novembre 2011

Vigneto San Vito - "Sui Lieviti" Colli Bolognesi DOC Pignoletto Frizzante 2010

97% Pignoletto 3% Albana - 12.5%


Confesso di aver sempre avuto una grande curiosità e un posto nel cuore per questa tipologia di vini così particolari nelle caratteristiche e anche così difficili da trovare.
Probabilmente non arrivo a 10 assaggi nella mia vita mettendo insieme i Prosecchi, i Lambruschi "Ancestrali", il "Puro" di Movia  e una cosa che pochi in Italia hanno sentito: il Blatterle Sur Lie di Gummerrehof.
Un genere che non "gira" molto, ma che é veramente affascinante.
Già il colore é particolare, un giallo che ricorda un campo di grano prima della mietitura, con appena una velatura e una bella schiuma bianca che all'inizio si forma nel bicchiere.
I profumi sono un vero camaleonte: i primi bicchieri versati hanno il tipico aroma di un metodo classico "giovane", con i lieviti che la fanno da padrone.
E poi frutta, in maggioranza agrumi, e fiori bianchi freschi che ne fanno un vino doppiamente fragrante, di gioventù e di crosta di pane.
Ma i bicchieri versati a partire da metà bottiglia sono diversi, perché i lieviti si mischiano e gli aromi virano su toni più dolci, in certi momenti quasi a ricordare quelli del Prosecco con una "pera" molto nitida.
In bocca é di impatto, a me piace tantissimo questa totale assenza di zuccheri con una freschezza esaltata dalla pungenza dell'anidride carbonica che si presenta senza chiedere tante volte "permesso".
Se non si ama una certa rusticità nei vini con le bollicine non é il vino per voi, se amate il genere "Pas Dosé", lo saprete apprezzare.
Chiude con un finale leggermente amarognolo, che ho già sentito anche in altri "Sur lie" e che, a mio parere, non é per nulla spiacevole e anzi lo rende ancora più particolare.
Si beve con gran piacere, e come voto mi viene in mente un 85, anche per premiare un produttore che ha avuto il coraggio di fare qualcosa di diverso
Dall'etichetta si può notare che questa era una delle poche centinaia di bottiglie prodotte come DOC e chiuse con il tappo a fungo.
La maggior parte della produzione, in cui il vino é esattamente lo stesso, é a IGT in quanto tappata con tappo a corona. 
Comprata al Mercato della Terra a 10 Euro e forse questo é il suo unico difetto.

sabato 5 novembre 2011

Erben Burgermeister Lauer - Mosel-Saar-Ruwer - Neumagener Laudamusberg 1994 Riesling Spätlese

100% Riesling - 8.5%


Non mi sono sbagliato, é un 1994, una bottiglia di 17 anni ancora perfettamente conservata.
Per togliere il tappo ho usato questo simpatico tools, tecnicamente un cavatappi a lamelle che ha svolto il suo compito in modo impeccabile.
Nel bicchiere mi sono trovato uno splendido liquido color oro-verde come solo le uve coltivate in vigneti posti molto a Nord sono capaci di regalare.
In realtà un oro molto "giallo", con ancora nessun cedimento verso l'oro "antico".
Ma sopratutto con una brillante luce propria, viva, scattante che mi ricordato quella di certi Moscati d'Asti.
I profumi sono un'esplosione di mineralità che richiamano immediatamente l'ardesia bagnata e, of course, gli idrocarburi.
Di seguito arrivano la frutta gialla matura, come l'ananas e la pesca, le erbe aromatiche con un sottofondo di fiori, anche questi gialli.
Infine un tocco speziato, che ricorda qualcosa di dolce, come il miele d'acacia e, me lo sarò anche sognato, il cioccolato bianco.
Cosa si può chiedere di più ad un vino?
In bocca la sensazione di abboccato é appena sfumata, anche se probabilmente di zuccheri ce ne sono molti di più, perché la freschezza é ancora così presente da renderlo quasi citrino.
E maschera anche tantissimo anche la sapidità....
La si intuisce solo dopo aver mandato giù il sorso, resa evidente della sensazione che rimane fra i bordi della lingua e le guance e dalla piacevole chiusura ammandorlata.
Una coerenza fra naso e bocca che sono un indice assoluto di qualità.
Vino facile da bere, non si smetterebbe mai, ma difficile da abbinare per via del residuo zuccherino che penso sia sui 30gr/l (e un'acidità sui 9gr/l...).
In realtà non ne ho idea ma mi baso su quanto dichiarato per altri vini della stessa cantina di millesimi diversi.
L'ho provato, ben freddo, con un piatto di pesce fritto guarnito con peperoncini piccanti ripieni di tonno e al mio gusto é piaciuto moltissimo.
Un prodotto del genere, a cui assegno 89 ponendo un freno al mio entusiasmo, ha la possibilità di farsi tranquillamente altri 15 anni in bottiglia.
L'ho comprato direttamente dal produttore tramite internet pagandolo ben 7.5 Euro.
Di Georg Heim avevo sentito uno splendido 1998 in una degustazione organizzata dall'AIS di Imola un paio di anni or sono: dopo la serata dei Riesling a Bologna l'ho contattato e gli ho chiesto se aveva vecchie annate in cantina.
Questa bottiglia é una di quelle, i prezzi sono più o meno su quei livelli per un buon assortimento che arriva fino al 1989.
La zona é quella della Mosella centrale, vicinissimo a Piesport, ma quelli di Neumagen sono considerati vigneti "minori" e da lì il prezzo onestissimo.
L'unica sfortuna sono i tappi: le bottiglie sono perfette perché sono state probabilmente conservate in piedi.
Il vino non ha subito ossidazioni ma i tappi tendono ad incollarsi alle parete.
Dopo averne sbriciolato un paio, ho comprato il cavatappi a lamelle.