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giovedì 8 agosto 2019

🍷 Manaresi - CB Bologna Bianco "duessettanta" 2018


🍇 80% Sauvignon, 10% Chardonnay, 10% Grechetto Gentile - 14%


Nei Colli Bolognesi il sauvignon si trova benissimo, è un vitigno che ama la luce e qui ne può trovare quanta ne vuole. Solo così riesce allora a maturare alla perfezione lasciandosi così alle spalle quegli aromi grevi, che in tanti ancora definiscono "il tipico varietale". 

D'accordo... il "duessettanta" di Donatella e Fabio non è in purezza, lo accompagnano un 10% di Grechetto Gentile e altrettanto di Chardonnay, ma non sono certo i protagonisti, aggiungono appena una delicata nota burrosa. 

Mi è piaciuto fin dalla prima uscita nella breve storia della cantina Manaresi, ma questo 2018 è una versione magnifica. Il frutto è dolce, una nettarina succosa e matura, si aggiunge l'aromaticità del litchi accompagnata da un profumo di aloe e pastiglia alla menta, li avvolge un bouquet di fiori bianchissimi. 

Sorso sinuoso, pieno, già ora in perfetto equilibrio, dal finale caldo, saporito che focalizza un calice raffinato e di grande eleganza, a dimostrazione della vocazione assoluta del luogo e una mano felice. Il nome ricorda l'angolo che abbracciano i vigneti posti tutti intorno alle sede aziendale.








sabato 27 luglio 2019

🍷 Brocard Pierre - Champagne Tradition Brut d'Asseblage N.V.


🍇 80% Pinot Noir, 10% Chardonnay, 10% Pinot Blanc


Certo... non è uno Champagne dalla complessità straordinaria, ma nel suo essere senza fronzoli è nitido, coerente e definito.

Il concetto che mette a fuoco è la freschezza nei profumi e il sale all'assaggio, nel mezzo un raccordo di dolcezza e una bollicina appena sopra le righe.

Aromi colorati di arancio e in verde, le proporzioni si invertono passando dal naso alla bocca, dove spunta anche qualcosa di rosso. Nella chiusura è magistrale, inaspettatamente lungo per un vino di ingresso.

Mi piace il "Côte des Bar" messo con orgoglio in etichetta, ancora di più l'ironico "mais aussi, 20% de TVA" sul retro. Lo ricordavo anche in qualche vecchia bottiglia di Anne Gros.





domenica 21 luglio 2019

🍷 López de Heredia – Viña Tondonia Reserva 2001


🍇 70% Tempranillo, 20% Garnacho, 10% Graciano y Mazuelo - 13%



Austero, poco concessivo, un vino che non ostenta la fragranza dei petali campestri e frutti croccanti, piuttosto racconta un mondo antico, aspro, abbagliante di sole, dove l'arancio è candito e il mirtillo in confettura, c'è la terra, rossa e riarsa, il cuoio, solo per un attimo un getto di fiori bluastri, poi menta ed eucalipto.

Quello che arriva alle labbra è un sorso vellutato, ancora increspato da una freschezza ferrosa e agrumata, anima complice di un tannino fibroso. Porta anche calore mentre scende lungo la gola, ma poi è la spezia pungente e ancora il frutto, che lo sostengono nel rendersi vivo e piacevole.

Maggiorenne come Arianna, tenuti benissimo...






domenica 14 luglio 2019

Sancerre & Pouilly-Fumé (ONAV Modena, 09/07/2019)


Quando penso al Sauvignon della Loira d'istinto mi viene in mente per primo il Sancerre, mi ci vuole un attimo di concentrazione per ricordare che c'è un polo di pari grandezza nella vicina Pouilly, l'una di fronte all'altra.


Strana questa asimmetria, quando ero ancora dall'altra parte dei banchi di scuola succedeva proprio il contrario. Paradossale in molti aspetti, perché so bene come la vera rinascita di questi territori nasca proprio da quel lato del fiume, con lo scomparso Didier Dagueneau e il suo silex.

Sarà l'effetto della mia storia personale di assaggi, forse anche per i nomi così risonanti dei cru della riva sinistra... oltre a Sancerre, vengono Bué, Chevignol, vigne leggendarie come Les Monts Damnés, Chêne Marchand, Grand Chemarin, Clos de la Poussie, di quello che sta dall'altra parte ammetto di conoscere poco.

Terreni diversi ma nemmeno così distinti, non c'è un'unicità che caratterizzi le due denominazione, la vera differenza sta nell'altezza e nemmeno di poco.

Sancerre svetta di alcune centinaia di metri all'interno, con in sequenza “terre blanches”, “caillottes” e il meraviglioso “silex” presente in buona parte del suolo anche a Pouilly, insieme a sabbie, argille, calcare, marne con piccole ostriche. Quasi dimenticavo, cambia anche l'esposizione, e per una varietà esigente e sensibile alla maturazione come il Sauvignon non è poco.

Anni fa insieme ad amici avevamo provato a definire un carattere dall'assaggio dei vini, mi rimane il ricordo di una dimensione erbacea più spinta, fresca, mentolata a Pouilly, associando invece gli agrumi, il volume, una dolce tropicalità a Sancerre. Più o meno lo stesso quadro si è ripetuto nella serata condotta per ONAV Modena da Alessandro Brizi.

Degustazione piuttosto lunga, quasi una “lectio” sul Sauvignon partendo da origini e luoghi molto distanti, con un focus sul vitigno e la chimica della sua espressione aromatica. Certamente interessante, ma alla fine, quando si trattato di collegare il tutto al terroir e al bicchiere eravamo ormai a corto di tempo, mi è arrivato molto meno di quello che avrei voluto.

Lasciando parlare i nostri 4 + 4 assaggi lo stacco è stato imperioso, con i Sancerre che hanno superato nettamente i vini di Pouilly in pienezza ed estensione aromatica.

Piacevoli, mentolati, verdi nell'agrume il Pouilly-Fumé "La Moynerie" 2017 di Michel Redde et fils e lo Chateau de Tracy 2016, tuttavia piuttosto limitati nella profondità gustativa. Li ha seguiti il Pouilly-Fumé "En Travertin" 2016 di Henri Bourgeois, di cui poi arriverà anche un Sancerre dimostrando molti tratti comuni.

Azienda famosa, storica, assaggi sicuramente rifiniti e rassicuranti che tuttavia portano una dolcezza e una burrosità un po' irreale nel confronto con gli altri calici della serata. Si coglie la grande maestria nell'arte delle vinificazione, ma rimane la sensazione che abbia parlato più la volontà aziendale che non il terroir.

Discorso a parte per l'ultimo vino da riva sinistra, il Pouilly-Fumé “Les Terres Blanches" 2016 di Pascal Jolivet. Nettamente lontano per la grande delicatezza, sia nell'intensità che nelle immagini portate alla mente dai suoi profumi, lasciandosi alle spalle la frazione citrina ed erbacea si è rivelato in una nitida espressione minerale e fruttata. Assaggio tutto sulla profondità, dalle infinite minuzie, una voce flautata dopo 3 calici al confronto chiassosi.

Primo esponente del Sancerre appunto lo storico e forse eccessivamente “voluto”, “Le Baronnes" 2017 di Henri Bourgeois, seguito da quelli che, a mio parere, si sono dimostrati una coppia di piccoli capolavori.

Proprio su questi assaggi in sala ho colto diversi mormorii, con qualche commento anche dal relatore stesso... io li ho trovati originali e splendidi. Su questo aspetto penso che la non ripetibilità e la sorpresa siano una parte affascinante del mondo del vino, forse in questo mi aiuta anche la giusta predisposizione ad amare i vini un po' spettinati e dalle geometrie non perfette.

Appena mi sono avvicinato ai profumi del Sancerre "Les Belles Vignes" 2016 di Fournier père et fils ho pensato “finalmente qualcosa di diverso”, trovando selce, sabbia calda, una precisa idea di solarità fatta di arancia candita, elicriso e pungenza balsamica. Cambiamento che continua nell'assaggio, per un'acidità sostenuta a velare il palato, gli agrumi diventano pompelmo, il sorso che si fa tisana a cui si uniscono aromi di salvia, il tutto con una grazia infinita.

La prima parola che ho scritto di getto sul successivo Sancerre "Les Belles Dames" 2016 di Gitton père et fils invece non starò a riportarla... termine siculo, scritto con il vezzo di usare la “k” invece della “c”.

Già il colore propone una svolta, oro ricco, intenso, lucente, ma è portato al naso che diventa un magnifico shock di peonia, cocco e quella dolcezza di pesca sciroppata che tante volte ritrovo nei Polisy di Jacques Beaufort, altri vitigni, distanza enorme, ma suolo assai simile. Un'immagine formatasi spontanea in un attimo, senza doversi pensare, impossibile e reale allo stesso tempo.

Subito dietro c'è poi tanto altro, fumi d'incenso che giocano con toni più dolci di torrone e mandorla, la sensazione di entrare in un'erboristeria dai mobili antichi. L'assaggio ha da subito un respiro alcolico importante, ci sono volume, calore, la forza della luce, ma nonostante tutto questo la struttura rimane snella, concretata e redenta su un finale lancinante di sale. Ed è proprio questo saluto, fantastico, così polveroso e minerale, a rendere finalmente merito al terroir che l'ha generato, appunto il silex.

Attesissimo, come ultimo vino uno dei cru più importanti interpretato da un nome cult della denominazione. Con già qualche anno sulle spalle, il Sancerre "Le Monts Damnés" 2013 di Pascal Cotat.

Verdolino, algido alla vista e nell'espressione aromatica con tutta una delicatezza di erbe aromatiche, caramella zuccherosa alla menta, pesca bianca, eucalipto e pappa reale. Ruotando il bicchiere emergono mandarino cinese, vapori fumé, canfora, cangiante e conchiglioso all'inspirazione profonda. Bocca salatissima, in sinergia con una freschezza agrumata verde decisamente sostenuta, poi fumi d'incenso, solo un attimo di dolcezza e infine chiusura di polline.

Ora... senza dubbio un bel vino, ma come tutti i bianchi di Pascal Cotat sembra non voler evolvere mai, li ho trovati spesso così dopo un anno e sugli stessi registri rimangono come se il passare del tempo non li riguardasse, sempre sulle loro, freddi, poco concessivi.

Se nel passato era una delle caratteristiche che ricercavo in un vino, ora preferisco sempre la giusta testimonianza degli anni trascorsi, rimanere uguali a se stessi è irreale, in un certo senso come rinunciare a vivere.


Di seguito la lista dei vini, nell'ordine in cui sono stati proposti. Sono stato contento di essere tornato a trovare Sergio a Modena, era da tanto che mancavo.

🍷 Michel Redde et fils - Pouilly-Fumé "La Moynerie" 2017

🍷 Chateau de Tracy - Pouilly-Fumé 2016

🍷 Henri Bourgeois - Pouilly-Fumé "En Travertin" 2016

🍷 Pascal Jolivet - Pouilly-Fumé “Les Terres Blanches" 2016


🍷 Henri Bourgeois - Sancerre blanc “Le Baronnes" 2017

🍷 Fournier père et fils - Sancerre blanc "Les Belles Vignes" 2016

🍷 Gitton père et fils - Sancerre silex "Les Belles Dames" 2016

🍷 Pascal Cotat- Sancerre blanc "Le Monts Damnés" 2013








sabato 6 luglio 2019

Bianchi del Rodano (Onav Bologna, 02/07/2019)


Un paesaggio lunare, arido, riarso dal sole, bianco e grigio abbaglianti, questo raccontano le immagini dei terrazzamenti del Rodano. Muretti dalle geometrie sinuose ad assecondare i ripidi pendii, appena quei 2 o 3 filari di viti, foglie ostentatamente verdi come risaltano come unica concessione alla vegetazione.


Regione poco conosciuta già per i rossi, là dove lo Syrah raggiunge punte di eleganza inattese, a maggior ragione nei bianchi, di fatto quello che potrebbe essere una domanda all'esame da sommelier per dar soddisfazione al candidato o rendergli manifesta quanto sia debole la sua preparazione.

Originale dedicare una degustazione proprio a questi vini, personalmente ne avevo assaggiati davvero pochissimi, un'occasione speciale per illuminare un angolo buio. Serata iniziata in un'atmosfera un po' surreale per ovvi motivi, ma nel complesso trascorsa tra contenuti e vini per cui è valsa la pena spostarsi fino a Bologna.


Accompagnati dalle parole e dalle immagini del Presidente Intini, il calore e l'asprezza di quel mondo di roccia lo abbiamo ritrovato nei calici. Bottiglie scelte fra i produttori che hanno fatto la storia dei luoghi e rendere così un'idea ben precisa, mostrando Viognier, Marsanne e Roussanne nella loro forma più pura.

Intensamente profumati, tesi al limite di un'evidente vena aromatica, spettro olfattivo anche vasto, ma associato al medesimo registro di maturità, dolcezza, sinuosità, totale assenza di spigoli. Un orizzonte di frutta tropicale, fiori di un bianco che ferisce la vista, spezie suadenti dal fascino orientale, pasticceria calda e fragrante.

Riflettono un'anima ben più meridionale di quanto in assoluto la latitudine non stabilisca, e se pensando al territorio Francese si tratta inequivocabilmente di “Sud”, in realtà sono allineati a molte zone della viticoltura settentrionale del nostro paese. Ho ritrovato molti tratti comuni con i bianchi dell'Alto Adige, pensando ai luoghi dove più di ogni altri la luce si somma al calore.

La morbidezza è il filo conduttore che ricama anche le sensazioni di bocca, notevole la forza alcolica, in qualche caso al limite del piccante, un sorso avvolgente, solo timida la freschezza a supporto di una mineralità che nelle migliori espressioni arriva a redimere tutta le altre sensazioni suadenti.

Viognier protagonista della maggior parte delle degustazioni, ma non l'unico, a fargli compagnia anche un paio di bottiglie quasi a maggioranza Marsanne e un solitario Roussane, con un saldo di altri vitigni. É stato difficile coglierne le differenze, ha sicuramente parlato con voce più forte il terroir che non il vitigno.

Magari quale riflesso della stagione più fresca, forse anche l'aiuto di uve raccolte in anticipo di maturazione, insieme hanno fatto del Condrieu "Vieilles Vignes de Jacques Vernay” 2016 il vino della serata. Corpo più snello e maggior dinamica, profumi e aromi spostati su registri più freschi senza rinunciare ai ricordi affumicati e di roccia, nel complesso un gran bel sorso, con personalità e carattere.

Gli metto a fianco l'Hermitage Blanc “ex voto” 2013 di Guigal, che nonostante la sensazione di pienezza, la bocca che inevitabilmente esprime calore, riesce a concentrare una mineralità che ne allunga la pressione sul gusto. L'aveva preceduta un naso sublime, ricco, dolce di spezia e nel frutto.

Assaggio più spiazzante quello del St. Peray “Fleur de Crussol” 2013 di Alain Voge, a cominciare dalla denominazione, ma soprattutto per il colore, giallo ipnotico e opalescente. Strano nei profumi, metallici, pungenti, yogurtosi, ma a poco a poco sono gli agrumi che emergono, all'assaggio si stacca dagli altri anche in uno svolgimento tannico, amaricante, mentolato e fumé. L'originalità ha senz'altro il suo fascino.

Di seguito la lista dei vini proposti in degustazione, nell'ordine in cui sono stati serviti. Una descrizione più completa, è accanto alle relative foto.

🍷 Domaine Gerin - Collines Rhodaniennes Viognier “La Champine” 2017
🍇 100% Viognier

🍷 Domaine Gerin - Condrieu “La Loye” 2017
🍇 100% Viognier

🍷 E. Guigal - Condrieu “La Doriane” 2017
🍇 100% Viognier

🍷 Stephane Ogier - Condrieu "Vieilles Vignes de Jacques Vernay” 2016
🍇 100% Viognier

🍷 Alain Voge - St. Peray “Fleur de Crussol” 2013
🍇 95% Marsanne, 5% Roussanne

🍷 E. Guigal - Hermitage Blanc “ex voto” 2013
🍇 90% Marsanne, 10% Roussanne

🍷 Vignobles A. & L. Brunel - Chateauneuf du Pape Blanc “Les Cailloux” 2015
🍇 80% Roussanne, 20% Grenache Blanc


🍷 Domaine Gerin - Collines Rhodaniennes Viognier “La Champine” 2017
🍇 100% Viognier

Il primo contatto è emblematico per come si dipanerà la serata, la dolcezza dei profumi si offre in cocco, miele, cedro candito, burro, fiore di sambuco e mango. Il sorso riprende da subito gli stessi concetti per poi avviarsi ad un finale calcareo con un pizzico di tonalità amaricante e una netta sensazione fumé, che alla rotazione si svelerà evidente anche al naso. Persistenza non straordinaria, vino comunque corretto e ben fatto.


🍷 Domaine Gerin - Condrieu “La Loye” 2017
🍇 100% Viognier

Denominazione di appena 200ha, solo su graniti chiari, su cui insistono appena 201 produttori. Coltivazione esclusivamente a Viognier che visto il suo orientamento aromatico, ama il clima fresco, senza esagerare. Discorso a parte per la denominazione storica di Château-Grillet, risalente al '700, un monopole tutto a se stante.

Alla profonda dolcezza mellita del precedente contrappone un profilo assai più affumicato, c'è persino qualcosa di più verde, seppure rimanga inalterata la definizione in mandorla sgusciata, confetto e melone bianco. All'assaggio la sequenza si inverte, per un attimo è mineralità seguita da una vibrazione in freschezza, infine il concetto di frutto maturo riprende le redini, senza tuttavia negare all'insieme maggior vitalità e apertura, dall'alto dei suoi 15% di alcol.


🍷 E. Guigal - Condrieu “La Doriane” 2017
🍇 100% Viognier

Realizzato con le uve delle 5 migliori zona di Condrieu con rese da 39 hl/ha, appena 20000 bottiglie, vede solo legno nuovo nel suo percorso di affinamento.

Più chiaro dei precedenti e dalla notevole spinta mentolata, resinosa, prima che si affermi la sensazione aromatica, con mughetto, litchi, calcare, mentre la rotazione lascia emergere gessosità, pepe e incenso. Bella la bocca che ha un inizio piccante, poi si ammorbidisce e il calore infine emerge, accompagnando ad un finale di frutta tropicale, dalla sensazione resinosa del tabacco e i toni amaricanti della liquirizia. Qui con la persistenza ci siamo.


🍷 Stephane Ogier - Condrieu "Vieilles Vignes de Jacques Vernay” 2016
🍇 100% Viognier

Sul manto dorato compare con stupore una sottile sfumatura verdolina che i profumi confermano in un maggior equilibrio, fra il frutto tropicale, l'erba aromatica, i vapori di fumo, su cui si fanno strada, distinguendosi, un fortissimo rosmarino e la macchia mediterranea. Bella la nota di talco, così come fiori gialli appena sbocciati. La tensione della nota minerale lo proietta alle soglie di un sapore metallico, l'agrume è in giusta maturazione senza azzardarsi ad andare oltre, sono pompelmo, sia giallo che rosa, con di nuovo la ginestra ad accompagnarne il finale. Finalmente un sorso snello, scattante, una progressione dinamica, l'ultimo saluto aromatico porta ancora agrumi, iris e alloro. Vino della serata, ammetto che sia anche una questione di gusto.


🍷 Alain Voge - St. Peray “Fleur de Crussol” 2013
🍇 95% Marsanne, 5% Roussanne

Altra sorpresa allo sguardo, un'opalescenza solare si manifesta nel calice e subito anche il naso trova qualcosa di nuovo, strano e particolare, metallico, intenso di anice e canfora, yogurtoso, ma sotto, piano piano, l'agrume lotta per emergere e infine ci riesce, avvolto in soffi d'incenso. Un racconto che trova perfetta coerenza una volta portato alle labbra, per lo spessore tannico, l'aroma amaricante, stacco deciso rispetto a quanto sentito finora. La chiusura è tutta su pastiglia alla menta, lunghissima, in un filo conduttore liturgico affumicato di cera e foglia d'ulivo. Una bevuta che vive di un equilibrio sottile, ancestrale e moderno in perfetta sovrapposizione, vero tarlo, non capisco se e dove andrà, indubbiamente ne ho subito il fascino.


🍷 E. Guigal - Hermitage Blanc “ex voto” 2013
🍇 90% Marsanne, 10% Roussanne

Grande profondità di colore, dorato dai riflessi oleosi spinti fino al topazio. Un orizzonte di profumi che abbraccia sale, iodio, sabbia rovente ed elicriso, forma l'immagine del mare al tramonto. All'insieme si aggiunge un frutto magnifico, dolce, giallo e maturo, solarità di campi di grano, dopo qualche minuto un tocco di ardesia. In bocca ha volume, densità, un gusto tropicale e speziato amplificato dal calore dell'alcol che nonostante tutto non riesce a negargli una distensione profonda. Assaggio d'intensità, comunque di netta eccellenza, personalmente gli sono lontano.


🍷 Vignobles A. & L. Brunel - Chateauneuf du Pape Blanc “Les Cailloux” 2015
🍇 80% Roussanne, 20% Grenache Blanc

Il Roussanne tende a colorarsi di rosso quando è prossimo alla maturazione, e quella sfumatura nel calice io l'ho trovata, fosse anche figlia della suggestione. In naso è salmastro, spuma che si infrange sulla scogliera sotto il calore del sole, tutta la dolcezza speziata dei croccanti di miele e nocciole, lo zucchero bruciato, cera d'api, infine la pietra focaia. Sorso decisamente piccante, irrequieto, riccamente speziato, resinoso, ma anche contratto, sebbene ricco di sapore, salato, capace di profumare il palato di crema e albicocca. Il suo fascino viene da non essersi ancora completamente risolto, io spero rimanga sempre così, piccolo diamante grezzo.