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domenica 20 gennaio 2019

🍷 Château Belair Marquis d'Aligre – Margaux 2009


🍇 35% Merlot, 30% Cabernet Sauvignon, 20% Cabernet Franc, 15% Petit Verdot – 12.5%

(le percentuali indicate le ho trovate in giro su internet, non ho idea se siano vere, di quale annata, o piuttosto non sia l'encepment dello Château ammesso che loro stessi ne abbiano un'idea precisa)




Con una certa trepidazione mi sono ritagliato i miei 5 minuti di calma, prima del caos pre-pranzo domenicale, per aprirmi questa bottiglia.

Nonostante migliaia di assaggi e 10 anni di cifre spese nel mondo del vino, non avevo mai comprato Bordeaux. È stato il primo acquisto del 2019, giusto il tempo che i siti riaprissero dopo le feste, il desiderio di averlo nel bicchiere era salito a livelli infantili.

Una curiosità nata da un articolo di Fabio Rizzari su Vitae intitolato “I Gemelli Diversi”, all'interno il lungo racconto riporta una frase di Michel Bettane “i più grandi Bordeaux sono due, Château Margaux e Château Belair Marquis d'Aligre”. Decisamente impegnativa, il primo ha una fama leggendaria, il secondo penso sconosciuto non solo a me, che di Bordeaux non mastico una parola, ma davvero a tanti.

In etichetta osteggia una scritta “Grand Cru Expectionnel” che non avevo mai visto prima, risale ad un classement degli anni 30, ovviamente ai giorni d'oggi privo di alcuna validità, a dimostrare come in Francia poco importi dell'etichetta, ma solo della sostanza.

Sulla rivista leggo tutta l'atipicità di questo Château, appena 13 ha in una zona in cui si arriva tranquillamente a 10 volte tanto anche per domaine ben più blasonati, non usa legno, solo vecchie botti di cemento, il proprietario, Jean-Pierre Boyer, sembra uscito da un romanzo di Dickens.

Le bottiglie vengono messe sul mercato sempre alla stessa cifra, indipendentemente dall'annata, ma se questa non è di livello giudicato sufficiente, non viene nemmeno imbottigliato. Ho guardato con street view le vigne, sono un vero disastro, dove le fallanze superano di gran lunga poche piante di età imprecisabile contorte dal tempo.

Ho subito il fascino di questa Bordeaux che ha un sapore antico, ma non di lusso e fasti rinnovato nei secoli, di artigianalità, di vera campagna, di un mondo contadino. Me ne sono così innamorato e allora ho peccato, mi sono macchiato di una colpa gravissima, in tempo di guerra equiparabile all'alto tradimento... ho comprato Bordeaux.

Il naso è delicatissimo, all'inizio persino timido, per primo fa capolino il frutto, subito di ciliegia rossa e croccante, poi quasi in respiri aranciati. In qualche minuto le spezie salgono dar sostegno, tanta cannella e in parte coriandolo, infine quei ricordi di foglie e roselline appassite.

Non ci sono grida, è tutto un sussurro, un incedere in punta di piedi che regola anche la progressione d'assaggio, in cui quasi non si avverte tannino e calore, c'è invece polpa, freschezza, salinità saporita e tanto ristoro. La chiusura è languida, antica e dalla tattilità gessosa, tutta la raffinatezza di Margaux estenuata all'estremo.

Vino di una trasparenza magnifica...










domenica 6 gennaio 2019

🍇 Tenuta Dornach - Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot Bianco "Blanc" 2017

🍷 100% Weissburgunder - 13%


Vien quasi da pensare che i vini di Patrick sentano le feste... in realtà godono nel restare pigramente ad oziare in bottiglia. 

Dei ricordi della scorsa estate rimane il sapore dolce, di mango e ciambella al limone, nettamente amplificata invece quella chiusura sapida che intaglia il palato e lascia il fondo della gola pungente. 

La meraviglia è al naso... un impatto deciso di pepe, bianco, nitido, avvolto in una precisa idea floreale di tiglio che un minimo lo raccorda agli aromi di bocca, e infine il frutto, tropicale, giallo, maturo. 

Il “piccolo” Blanc... profondità, suadenza e di nuovo profondità, è la sequenza di sensazioni che dal bicchiere arrivano fino a quando l'ultima goccia svanisce.




sabato 29 dicembre 2018

🍷 Radoar - Vigneti delle Dolomiti IGT Muller Thurgau 2016

In un mondo di vini carichi, ricchi, dai profumi canditi e dolci di spezie, c'è invece chi fa dell'essere esile la sua grande forza.


Un'altezza estrema, quasi 900 metri sugli assolati dirupi di Velturno, sottrae al Muller Thurgau quella forza aromatica a volte sfacciata.

Profuma di uva spina, mandarino, erbe appena tagliate, all'assaggio è cristallina freschezza su un solco di sale.

Racconta di montagne innevate e cura maniacale nel proprio lavoro, tanto rispetto per una natura che circonda casa e famiglia, il tappo Stelvin lo protegge da un futuro che vede almeno 10 anni lontano. Piccolo vino stupendo...





mercoledì 26 dicembre 2018

🍷 Stefano Milanesi - VSQ Extra Brut Vesna 2012 (sb. 05/2016)


🍇 100% Pinot Nero - 13%




È il mio vino di Natale, ieri è stata una giornata un po' caotica quindi torno da lui oggi con tutta la calma che merita. E c'è poco da fare, il giorno dopo guadagnano tantissimo...

Così come Simona mi ha insegnato che la sboccatura deve essere rispettata, aspettando, con pazienza.

Ora ha raggiunto una serenità dolce, di frutta candita, mirabelle, spezia e gesso, nessun indizio di quelle tostature che spesso ingombrano il metodo classico.

C'è tutta la maturità dell'uva in un'annata calda, ma in bocca è misura, equilibrio e profondità, fodera il palato con uno spessore di roccia impalpabile dal sapore di mandarino con sali aromatici.





Unicità dell'Oltrepò uniti ad una mano magica e alla complicità del passare del tempo

lunedì 24 dicembre 2018

🍷 Castel Sallegg – Lago di Caldaro Scelto Classico Superiore “Bischofsleiten” 2016


🍇 100% Schiava – 13%



Amo la Schiava, ma ho sempre avuto una preferenza per la leggerezza e la grazia con cui si esprime sulla collina di Santa Maddalena. E' raro che vada a cercare maggior forza e struttura che offre nel Lago di Caldaro complice la posizione più a Sud e l'altezza minore.

Forse già nel colore si può individuare una sfumatura più austera, potrebbe tuttavia essere pura suggestione, nei profumi invece è evidente la maturità del frutto, l'idea di un'uva gonfia di succo in un'estate inondata dal sole. Aromi in cui il rosso sfuma su tonalità scure, meno aeree, legate maggiormente alla terra con persino un accenno muschiato.

In bocca ha un sale magnifico, profondo, lungo, tanto che per un attimo cancella i sapori prima di lasciare emergere amarena e chiodi di garofano. Non contento pretende di tornare protagonista, scavalcando morbidezza e un lieve calore, solleticando la lingua dalla punta fin quasi alla gola.




Di questa bottiglia mi ha incuriosito il parere di un degustatore che stimo, proprio su questa particolare sviluppo di gusto. Decisamente un assaggio che merita, grazie a Barbara per la consegna a domicilio.




domenica 23 dicembre 2018

Sebastian Stocker: ricordi con Sigmar Stocker (Enoteca Tabarro 14/12/2018)


Non starò a descrivere l'emozione provata nel sedermi a quel tavolo. La lascio tutta di merito a Matteo, per come gli si è rotta la voce, per quell'attimo di pausa necessario ad asciugarsi gli occhi all'inizio della serata, rivivendo i ricordi dell'inaugurazione della nuova sektkellerei Stocker a Terlano, unico “italiano” presente tra gli invitati.


Posso solo dire che lo capisco, ho provato la stessa cosa in prima persona poco prima dell'estate nella serata dedicata al Vorberg proprio raccontando di Sebastian, di come abbia avuto quell'intuizione vincente che ha messo Terlano sulla carta mondiale dei vini che contano, donandoci bottiglie capaci di sfidare il tempo con il metodo che ora porta il suo nome.

Il mio 2018 è stato profondamente intriso di Alto Adige, ben più di come lo siano stati gli ultimi 10 anni da sommelier. Ho condotto quell'incontro in tandem con Rudi Kofler, in agosto mi ha accompagnato in prima persona a visitare cantina e vigneti, ho degustato i bianchi di Appiano con Hans Terzer al mio fianco.

In un venerdì di metà dicembre ho aggiunto l'ultimo tassello a questo mosaico di emozioni, un'occasione unica organizzata al Tabarro da Matteo per ricordare il grande Sebastian e i suoi spumanti accompagnati dalla voce narrante del figlio Sigmar, lì seduto, sorridente, in mezzo a noi.


Non ho nemmeno voglia di stare a dilungarmi sui vini nonostante abbia riempito il fascicoletto di appunti. Tanti assaggi da cui traspare nitida una visione ben precisa che si riassume nella frase con cui Sigmar ha aperto la serata: “Il mio papà non faceva grandi degustazioni, per lui il vino buono doveva essere morbido e star bene in bocca... aggettivi, descrizioni, parole, sensazioni preferiva lasciarli ad altri”.

Un modo di pensare che ai giorni nostri verrebbe definito “moderno”, in realtà la riscoperta del ruolo centrale del gusto avvenuta negli ultimi anni ad opera di Jacky Rigaux e Sandro Sangiorgi, o a voler dire le cose come stanno ancor prima dallo stesso Veronelli. La ricerca della pienezza del frutto quale espressione nel calice del luogo, peculiarità unica e la sola, sensata, alternativa alla vana imitazioni di territori e latitudini impossibili da uguagliare.

I suoi sekt sono proprio così... strettamente coerenti a questa idea, spumanti di fibra, mai appariscenti nei profumi, tuttavia saporiti, solari, spesso iodati con un'intensità gustativa che nel panorama Italiano raramente ho visto raggiungere anche in etichette ben più blasonate.

Mi concedo solo un'unica eccezione dedicata a quella meraviglia del 🍷 Natur 2010, già così evidentemente più chiaro degli altri anche nella luce soffusa del Tabarro, un flash nel profilo salmastro, profondamente minerale e allo stesso tempo dal sottofondo dolce, di pesca e ginestra. Un assaggio leggero, slanciato, nitido nel fotografare gli agrumi, marino, fragrante di conchiglie e sabbia scaldata dal sole, delicatissimo dell'impronta tattile, interminabile. E proprio alla fine, quale ultimo regalo per aver indugiato un po' di più ancora nel cercarne la natura, uno splendido ricordo aromatico di mandorla e miele leggero.

L'attimo di silenzio calato dopo averlo portato alle labbra, testimonia di come abbia colpito le tante persone sedute intorno a quel tavolo. Potrei anche sbagliarmi, ma giurerei che questa sboccatura di ormai 4 anni, capace di raggiungere una pienezza così sorprendente, abbia riempito di orgoglio lo stesso Sigmar.

Serata condita di mille aneddoti, attimi preziosi di vita passata di un padre visti con gli occhi di un figlio con rispetto e ammirazione, ma anche chiacchiere, risate, battute, tutta la spontaneità di un convivio informale di persone diverse unite dalla comune passione, grande regalo di Sigmar girato da Matteo a noi tutti, perché “gli Stocker non viaggiano”.

Il papà non ha mai lasciato l'Alto Adige, lui lo ha fatto per onorare un stima trasmessa da una generazione all'altra, solo per questo è sceso fino al Tabarro di Parma. Per una serata così fuori dal tempo serviva proprio un posto così, caldo, intimo, in cui la magia del vino trasuda da questi angoli stretti, dai bassi soffitti, dalla scala ripida, posto vero e sfumato, lontano anni luce dalle atmosfere patinate e luccicanti dei social.


Fra una bottiglia e l'altra, Diego ci ha coccolato con due versioni di 🍴 Speck, da coscia e girocollo, stagionate 14 mesi proprio nel Maso Pretzhof, tanto per ribadire un legame stretto e di eccellenza fra vini e territorio. Una rara delizia che surclassa e oscura le insipide imitazioni che portano, aimé, lo stesso nome. Gli ha invece tenuto testa degnamente il 🍴 Prosciutto Cotto Affumicato dei Fratelli Branchi di Felino perché a Parma, se ci si mettono, anche sui salumi cotti non sono secondi a nessuno.


Quasi dimenticavo... ho sempre pensato che il centro di Parma fosse bellissimo, ho scoperto che lo è ancora più di notte, con gli addobbi natalizi tutti illuminati che mi hanno tenuto compagnia nella lunga passeggiata che dal parcheggio mi ha portato fino al piccolo locale di Strada Farini.


Di seguito, i calici che hanno accompagnato la serata:

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Natur 2013

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Natur 2012

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Natur 2010

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Brut 2011 (magnum)

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Extra Brut Riserva 2009

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Extra Brut Riserva 2007

🍷 Sektkellerei Stocker - Metodo Classico Brut 2011 (magnum)

🍴 Speck di coscia e girocollo della Val di Vizze stagionatura 14 mesi (Maso Pretzhof)

🍴 Prosciutto Cotto Affumicato (F.lli Branchi) servito caldo con "Rostkertoffen"




mercoledì 12 dicembre 2018

🍷 Weingut Kobler – AA Merlot Riserva Klausner 2010


🍇 100% Merlot – 14%




Nel bicchiere c'è una decisa idea di austerità, una bella spezia pungente e persino pepata, tensione e sfumature tartufate di sottobosco sorrette da un frutto scuro in confettura.

Non c'è invece alcun indizio di evoluzione, neppure quella dolcezza eccessiva che in altre bottiglie da questo stesso vitigno spesso ritrovo e decisamente non amo, si aggiunge invece un'immagine di tralcio di vite, garbata, che porta all'insieme un'idea esotica.

In bocca la vena morbida, il calore dell'alcol, sono stemperati dalla salinità, il tannino è levigato, nell'insieme è un sorso condito, saporito, succoso di mora e mirtillo, con un finale di carattere e asciutto. Non certo da aperitivo, ma votato per accompagnare un buon pranzo.