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domenica 1 ottobre 2017

VVV... - Degustazione Trebbiano Wine City Day 2017


“Il Trebbiano: Vino e Vitigno” questo il titolo riportato dalla locandina. Una parola vista a 360°, accomunando parentele genetiche e nomi popolari usati nei secoli per identificare vini anche molto diversi.


Appena letta la presentazione non ho avuto esitazione, il richiamo delle 3 “V” é stato irresistibile.

La prima “V” é quella di chi ha condotto il seminario-degustazione... Valentini Gabriele, agronomo, ricercatore e mi azzardo, compagno di intensi scambi di idee da punti di vista spesso diversi. 

Il suo approccio al vino è ritrovarne le origini, il luogo, la tecnica di coltivazione, col tempo ho imparato ad apprezzare il giusto equilibrio fra scienza, vocazione professionale e passione che mette nei suoi racconti. 

Vera “lectio magistralis” sul Trebbiano, raccontata in modo che Tutti potessero trattenere qualcosa da portare a casa. Una storia lunga migliaia di anni di un vitigno fondamentale nel sostenere le esigenze dell'uomo soprattutto nella quantità, ormai relegato nei chiaroscuri del palcoscenico del vino.

Tuttavia, quando interpretato con cura e passione, riesce a tirare fuori dal legame con il territorio risultati ineguagliabili per varietà ben più considerate.

Al solito, il problema è un oceano vinicolo di banalità da cui, qua e là, si eleva un’isola qualitativa dalle vette altissime. Quella benevolenza che a Merlot, Cabernet e magari anche allo Chardonnay si concede con noncuranza, al Trebbiano viene spesso negata. Ingiustamente…


Viene poi la “V” di Venturelli “il prof”... un vero personaggio nei racconti di tanti amici, non lo avevo mai incontrato di persona. Cominciavo a pensarlo come una figura irreale, mitica, sia Lui che le sue bollicine. Invece esistono entrambi, il mito e l'uomo. 

Ha voluto essere assolutamente Lui a servire i suoi vini, nel timore che nei bicchieri finisse anche il fondo. Schivo, dalla voce sussurrata, ha rifiutato con sincera modestia i tanti complimenti ricevuti, ribadendo con forza la totale semplicità con cui lavora in vigneto e in cantina.

Coccola come un figlio il Trebbiano di Spagna, varietà dimenticata, soggetta ad acinellatura, chicchi piccolissimi e grappolo spargolo.

Ne fa un 🍷 rifermentato con dolcezza di frutto e nitidezza che ben raramente si trovano in questa tecnica dei tempi passati. Sorso di spessore ed equilibrio, magistrale la serenità dei profumi nel bicchiere ancora dopo 2 ore.

In anteprima solo per Noi 🍷 Trebbiano di Spagna Metodo Classico 2013, il suo “siampagn”, naturalmente senza alcun dosaggio, letteralmente il capolavoro che mi avevano descritto. Se da un Trebbiano non si può certo pretendere un arcobaleno di profumi, la bocca ha un'impostazione che in Italia trova pochi uguali.

Carbonica finissima nel bicchiere come al palato, il sorso ha pienezza misurata, un attacco aromatico di frutta secca con quel soffio delicatissimo di evoluzione ad amplificarne le sensazioni. Rende pienamente merito al talento della mano che lo ha realizzato.

Vino di bocca, alla dolcezza fruttata aggiunge agrume candito, mandorla, un finale mentolato che poi contagerà anche i profumi, chiusura lunghissima e rifinita. Difficile rimanere con i piedi per terra e convincersi che siamo in Italia, a due passi dal fiume, con un'altezza di ben 20 metri sul livello del mare. 

Ultima “V” quella di Valentini, 🍷 Trebbiano d'Abruzzo 2013... inizialmente non dichiarata nella lista, era più che ovvio che “il Valentini” ci sarebbe stato. 

Tremendamente giovane, figlio di una stagione magica, quel carattere che basta aver sentito una sola volta nella vita per non dimenticarlo mai più. Il “brodo” di Valentini vien fuori subito, salinità, spezie, i toni sulfurei della pirite appena spaccata, fiori azzurri... profuma di sole, mare e conchiglie.

Un telaio ancora primordiale, riscalda la gola per un attimo prima di far decollare un'acidità intransigente, saporita di pompelmo, metallo e tisana alle erbe, mineralità che danza in punta di piedi. 

Stupendamente scomposto, quando metterà giudizio potrà provare a raggiungere le vette del 2010 e al limite accomodarsi un millimetro sotto, comunque tanto più alto di altri.

Le 3 “V”... Gabriele Valentini ci ha guidati per mano dagli “siampagn” del “prof” Venturelli fino ad uno dei più grandi bianchi d'Italia, il Trebbiano d'Abruzzo dell'Azienda Agricola Valentini.

Lungo il percorso, tanti altri bellissimi vini... di ognuno scriverò due cose nelle foto d'insieme, per non farla troppo lunga in questa parte del racconto. Le leggerà a parte chi ne avrà voglia.

Chiusura in rosa, con il 🍷 Sorbara rifermentato del “prof”, fragrante e con ancora una punta di dolcezza avvertibile, per questo ancor più toccante nel cuore.

Compagni di degustazione allo stesso tavolo Raffaella, Chiara, Marco e Davide. Tutti ragazzi ONAV, praticamente circondato, posso confermare che non mordono, anzi sono parecchio simpatici 😇.

Simpaticissima invece Rita, oltre che brava produttrice, che ho salutato finalmente dal vivo con gran piacere.


Grazie speciale a Nicola e a tutti i colleghi di AMO, per questo meraviglioso pomeriggio di vino e di risate.


🍷 Venturelli – Trebbiano di Spagna rifermentato in bottiglia 2015

🍷 Venturelli – Trebbiano di Spagna Metodo Classico 2013

🍷 Colle Stefano – Verdicchio di Matelica 2015

🍷 Suavia – Trebbiano di Soave “Massifitti” 2015

🍷 Torre dei Beati – Trebbiano d'Abruzzo “Bianchi grilli per la testa” 2015

🍷 Valle Reale - Trebbiano d'Abruzzo “Vigna di Capestrano” 2014

🍷 Valentini - Trebbiano d'Abruzzo 2013

🍷 Guccione – Trebbiano “Veruzza” 2011

🍷 Torre dei Beati – Pecorino “Bianchi grilli per la testa” 2014

🍷 Venturelli – Sorbara rifermentato in bottiglia 2015

Il 🍷 rifermentato del prof. ha dolcezza di frutto e una nitidezza che ben raramente si trova in questa tecnica dei tempi passati. Sorso con spessore ed equilibrio, magistrale la serenità dei profumi ancora dopo ben 2 ore nel bicchiere.

Anteprima solo per Noi con il 🍷 Trebbiano di Spagna Metodo Classico 2013, il suo “siampagn”, naturalmente senza alcun dosaggio, letteralmente il capolavoro che mi avevano descritto. Se da un Trebbiano non si può certo pretendere un arcobaleno di profumi, la bocca ha un'impostazione che in Italia trova pochi uguali.

Carbonica finissima, nel bicchiere come al palato, il sorso ha pienezza misurata, un attacco aromatico di frutta secca con quel soffio delicatissimo di evoluzione ad amplificarne le sensazioni. Rende pienamente merito al talento della mano che lo ha realizzato.

Vino di bocca, alla dolcezza fruttata aggiunge agrume candito, mandorla, un finale mentolato che poi contagerà anche i profumi, una chiusura lunghissima e rifinita. Difficile rimanere con i piedi per terra e convincersi che siamo in Italia, a due passi dal fiume, con un'altezza di ben 20 metri sul livello del mare.

Abbiamo cominciato con un “Trebbiano” di assonanza, il 🍷 Verdicchio di Matelica 2015 di Colle Stefano, in realtà un 🍇 Trebbiano di Soave come attestano documenti storici. Profilo aromatico giustamente originale rispetto agli altri che seguiranno, mentolato, pepato e dolce al naso come in bocca. Volume ed equilibrio, bella bottiglia.

A seguire un 🍇 Trebbiano di Soave dichiarato, il 🍷 “Massifitti” 2015 di Suavia, cresciuto su basalti che ne hanno esaltato gli aspetto agrumati, erbacei, ferrosi, affilandone la struttura. Finale non lunghissimo, brilla tuttavia di una freschezza serena.

Trebbiano “vero” quello d'Abruzzo, 🍷 “Bianchi grilli per la testa” 2015 di Torre dei Beati, con cui mi sono riappacificato ben volentieri. Tutti quanti dobbiamo davvero ringraziare Fausto Albanese per la presenza in sala. Speziato, confettoso, dal meraviglioso ricordo del fiore di vite, uno di quei profumi che non si scorda mai. Particolare nel sorso, caldo, burroso dal sapore di anice e cera d'api.

Meraviglioso il 🍷 Trebbiano d'Abruzzo “Vigna di Capestrano” 2014 di Valle Reale già dal colore, giallo denso e opalescente. Tutto su pompelmo e timo, la parte erbacea così nobile da portare dritti a Sancerre. A questo parallelo si allontana in bocca, tornando sui binari dolci e morbidi dei vini che lo hanno preceduto, salinità metallica in chiusura... avercene!

Tremendamente giovane il 🍷 Trebbiano d'Abruzzo 2013 di Valentini, figlio di una stagione magica, quel carattere che basta aver sentito una sola volta nella vita per non dimenticarlo mai più. Il “brodo” di Valentini vien fuori subito, salinità, spezie, i toni sulfurei della pirite appena spaccata, fiori azzurri... profuma di sole, mare e conchiglie.

Un telaio ancora primordiale, riscalda la gola per un attimo prima di far decollare un'acidità intransigente, saporita di pompelmo, metallo e tisana alle erbe, mineralità che danza in punta di piedi.

Stupendamente scomposto, quando metterà giudizio potrà provare a raggiungere le vette del 2010 e al limite accomodarsi un millimetro sotto, comunque tanto più alto di altri.

A seguire, dalla Sicilia, il 🍷 Trebbiano “Veruzza” 2011 di Guccione, tropicale e suadente nei profumi, evoluto nel colore e anche negli aromi. Buono il finale jodato e di grafite, ma decisamente stanco.

Tanto per non essere legati solo al tema del seminario, un vero omaggio da parte di Fausto sotto forma del suo 🍷 Pecorino “Bianchi grilli per la testa” 2014, prodotto in sole 2400 bottiglie. Mi sbilancio pensando che sia la migliore espressione mai sentita di questo vitigno. Soave e misurato accostando il naso al bicchiere, di una pienezza marina che solletica il finale di gola. Piaciuto oltre ogni aspettativa.

Chiusura in rosa, con il 🍷 Sorbara 2015 rifermentato del “prof”, fragrante e con ancora una punta di dolcezza avvertibile, per questo ancor più toccante nel cuore.

Thunderstorm... - Il Mosnel "grandi annate" 11/06/2017


La serata é iniziata accomodandoci imprudentemente all'aperto, l'idea era quella di sciabolare qualche bottiglia, ma dopo le 4 chiacchiere introduttive di Federico Ariola, giovane responsabile commerciale della cantina, un forte temporale ci ha costretto a riparare al chiuso.


Appena più stretti ma anche più intimi, siamo stati proprio bene, dopo poco il vino ha sciolto la lingua creando un'atmosfera allegra, da vecchi amici.


Naturalmente conoscevo l'azienda di nome senza però avere ricordi precisi dei suoi Franciacorta, assaggiati qua e là nel passato, ne avevo sentito parlare bene da tanti, posso solo confermare la buona impressione... questo territorio sta venendo fuori con della sostanza da anni in cui invece aveva corso molto il marketing.

Azienda con 180 anni di storia distribuiti su 5 generazioni, 40ha di vigneto tutti condotti in regime biologico, da poco é uscito il loro primo spumante con certificazione BIO, perché averla sulle uve e averla sul vino fa differenza, c'é sempre qualcosa da imparare.

Molta fermentazione in legno naturalmente usato, dai 5 ai 20 anni, dosaggi sempre molto bassi, il Pinot Bianco usato in percentuali importanti negli assemblaggi, un pò per conservare una tradizione in declino, un pò per avere un Franciacorta diverso da altri. 


La bottiglia che mi ha colpito di più é stato il 🍷 "PasRosé" 2011, unione dei termini Pas Dosé e Rosé, da 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay. Mai nome poteva essere più azzeccato, la sfumatura rosata è davvero leggera, figlia di un contatto con le bucce brevissimo, proprio perché non avendo morbidezza di zuccheri, l'estrazione di polifenoli deve essere minima. 

Tuttavia nei profumi e negli aromi é pura essenza di Pinot Nero, mostra tutta la pienezza del vitigno con ricordi ferrosi e di piccoli frutti selvatici, uno spessore gustativo centrato, una magica chiusura di bocca condita e lunga. Splendida l'unione con lo Chardonnay, che porta quel soffio di eleganza che lo completa. 


Allo stesso modo l'Extra Brut 🍷 "E.B.B." 2012 é invece un manifesto della natura dello Chardonnay con cui viene realizzato in purezza, delezione dalle vigne aziendali più vecchie, tutta fermentazione in legno, solo prima pressatura, nessuna malolattica e in realtà nemmeno dosaggio.

Giovanissimo e di un bianco abbagliante nell'espressione di pesca, tiglio, cedro, con una bocca salina e succosa, il ritorno del frutto a polpa, un finale jodato e di gran pulizia. Agrumi maturi a bicchiere vuoto, bella bottiglia, il futuro gli appartiene.


Si vede che nel basso dosaggio gli spumanti del Mosnel si avvicinano molto al mio gusto, perché anche il 🍷 Brut Nature mi è piaciuto un bel pò. Un naso allegro, fragrante, floreale, quel sorso appena scomposto che crea dinamicità, finale di agrumi giovani, a bicchiere vuoto anche qualche ricordo di burro. Una calice goloso, per rubare parole a quelli più bravi di me.


L'entry level di gamma, il 🍷 Brut da 24 mesi sui lieviti, mi ha invece sorpreso per il carattere deciso, molto orientato su mineralità, frutta secca e tropicale nei profumi come negli aromi, una chiusura tostata e piena. Per nulla concessivo, inteso come biglietto da visita della cantina, mostra che le idee ci sono e non seguono le mode.


Infine una vera chicca, 🍷 l'"E.B.B." 2007 con sboccatura che corre indietro nel tempo di 5 anni, ancora chiarissimo nel colore con un naso meraviglioso, dai ricordi gessosi, di agrumi succosi, ananas, persino salvia e resina. In bocca é pieno, dal volume importante, comprensibilmente appena a debito di freschezza ma con ancora tanto da raccontare, finale sottilmente ammandorlato.

Begli assaggi, bicchieri riempiti e svuotati senza che andasse sprecato nulla, il giorno dopo mancava solo un pò di sonno, ma la testa era nitida.

Questa la lista degli spumanti assaggiati:

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Brut n.m.
🍇 60% Ch, 30% PB, 10% PN (24m sui lieviti, 5g/l dosaggio)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Brut Nature n.m.
🍇 60% Ch, 30% PB, 10% PN (22m sui lieviti, 0g/l)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Extra Brut "E.B.B." 2012
🍇 100% Ch (deg. 09/2016, 0g/l)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Rosé Pas Dosé "PasRosé" 2011
🍇 70% PN, 30% Ch (deg. 10/2016, 0g/l)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Extra Brut "E.B.B." 2007
🍇 100% Ch (deg. 06/2012, 0g/l)

La sigla E.B.B. sta per Emanuela Barzanò Barboglio, fondatrice dell'azienda e, con pochi altri traino della stessa Franciacorta, da poco scomparsa.

sabato 23 settembre 2017

Serenità carminea... - Beaujolais a Carpi con Francesco Falcone (21/09/2017)

È inutile nascondersi, si giudica sempre prima con gli occhi, persone, cose, oggetti e vini. Queloa che vediamo ci mette in guardia o ci attira, poi dalla conoscenza possiamo avere conferme o smentite.


Il Beaujolais mantiene tutto quello che propone al primo sguardo, una coerenza di cui si diventa subito amici.

Luminosità rossa, pulsante, vitale, richiama la vita nel colore acceso del sangue, riposante fin dalla trasparenza, ipnotica, che non nasconde misteri dietro tonalità scure e profonde.


Si svela e si offre, senza veli...

La luce lo attraversa uscendone amplificata, per poi esplodere in un fiore colorato sotto al bicchiere. Come si fa a non amare un vino così?

Beaujolias é un mondo nuovo, snobbato da tutto e da tutti, ancora giustamente legato alla compagnia della tavola, quella di tutti i giorni, senza cercare sensazioni di impatto, ricchezza che confonde, articolazioni sensoriale così complesse da farti smarrire.

Ogni tanto ci vuole...

Porta immediata allegria, quello che ha lo porge in modo diretto, arriva, dona tutto se stesso, poi si ritira con discrezione, senza aggrapparsi insistentemente ai sensi, per lasciarti libero di ricominciare quando vuoi.

L'incanto é proprio questo, la ferma leggerezza di tocco, una innata sensazione di libertà, nessun obbligo.

Un territorio vasto, articolato, che abbiamo potuto toccare con mano, ben espresso nelle specificità dei Crus. La pazzia dei suoli conduce inevitabilmente a sfumature diverse, la sbocciando in fiori, qui maturano in frutti, si scoprono sottili profondità minerali, talora inattesa intensità.

Stanco dalla giornata precedente, mi sono abbandonato alla corrente lasciandomi trasportare lungo i tanti vini della serata. Per avvinare la bocca 2 Champagne BdN da Meunier in purezza:

🍷 Francis Orban – Champagne Extra Brut n.m.
🍷 Mandois – Champagne Extra Brut “Clos Mandois” 2004


L'Extra Brut di Francis Orban ha un bellissimo naso, dorato, dolce di zucchero di canna e pera matura, in bocca esce la magrezza del Meunier, accompagnata da una carbonica soffice e un finale jodato. Gran bell'inizio.

Il Clos Mandois gioca su caratteristiche opposte, il tiraggio di 13 anni su “bouchon liège” lo costringe ad aprirsi su toni sotterranei, autunnali e tostati. L'assaggio é una completa sorpresa, un magnifico shock per il netto giro di pagina, inattesa pienezza di agrumi freschissimi e scia ferrosa. Il fascino dell'incongruenza.

Con i Beaujolais verrebbe fuori un fiume di racconto e non voglio tenerla troppo lunga. Questa la lista dei vini in degustazione:

🍷 Domaine des Terre Dorées - Beaujolais L’Ancien 2016
🍷 Pierre-Marie Chermette - Beaujolais V.V. “Origine” 2016
🍷 Château Thivin - Brouilly “Reverdon” 2016
🍷 Nicolas Chemarin - Régnié “La Haute Ronze” 2015
🍷 Domaine des Terre Dorées - Saint Amour 2014
🍷 Château Thivin - Côte de Brouilly “Cuvée Godefroy” 2016
🍷 Domaine Paul Janis et Fils - Moulin-à-Vent “Les Vignes du Tremblay” 2013
🍷 Pierre-Marie Chermette - Fleurie “Les Garants” 2016
🍷 Château De Grand Pré - Fleurie 2016
🍷 Domaine De Grille-Midi - Fleurie 2015
🍷 Domaine de Marrans - Fleurie 2014
🍷 Marcel Lapierre - Morgon 2016
🍷 Domaine Daniel Bouland - Morgon “Corcelette” V.V. 2016
🍷 Jean Foillard - Morgon Côte du Py 2015
🍷 Georges Descombes - Morgon 2014


Mi ha rapito il cuore la densità di colore, la pienezza, la speziatura di pasta di mandorla, la raffinatezza del tannino del 🍷 Fleurie 2015 del Domaine De Grille-Midi che tanto mi ha ricordato i miei amati Santa Maddalena.

Cesellatura da alta oreficeria per il 🍷 Morgon 2014 di Georges Descombes, in cui la violetta commuove e il frutto rosso si esalta, amplificandone la gustosità.

Sorprendenti tonalità bianche e gialle nel 🍷 Morgon “Corcelette” V.V. 2016 del Domaine Daniel Bouland a confermare le parole del MoW Karen MacNeil “Beaujolais is the only white wine that happens to be red”.

Gamay e Pinot Noir hanno i genitori in comune, qualche volte il DNA si manifesta con evidenza come nel 🍷 Fleurie “Les Garants” 2016 di Pierre-Marie Chermette. Mandarino e pompelmo rosa al naso, tantissima cannella, bocca dalla salinità raffinata e il finale marino.

Aristocratico, posato, austero, irresistibile il 🍷 Côte de Brouilly “Cuvée Godefroy” 2016 di Château Thivin. Regala vaniglia, morbidezza, roccia scheggiata, il profumo ha intensità di incenso e fiori azzurri.

Il granito puro affiorante non mente nell'espressione del 🍷 Saint Amour 2014 del Domaine des Terre Dorées. Lascia una bocca ferrosa, come dopo aver bevuto da una fontanella di montagna.

Davvero mii dispiace non dilungarmi sulla freddezza di tocco del 🍷 Moulin-à-Vent “Les Vignes du Tremblay” 2013 magistralmente realizzato dal Domaine Paul Janis et Fils, sulla speziatura del 🍷 Fleurie 2014 del Domaine de Marrans, sui gloriosi momenti di luce del 🍷 Morgon Côte du Py 2015 di Jean Foillard.

Ognuno dei vini meriterebbe la giusta attenzione per la visione di bellezza che ci ha regalato nel bicchiere.



Serata che mi ha portato sotto le coperte ormai verso le 2, alle 7 ero sveglio, magari non sveglissimo, ma senza la minima traccia di mal di testa. Le degustazione del Falco sono così, il tempo vola e non te ne accorgi.



domenica 17 settembre 2017

🍷 Geraldine Laval - Vin du Pays d'Hérault "Clos Maïa" 2014

🍇 50% Roussanne, 50% Terret Bouret - 13%


Sto "coso" qua mi ha fatto davvero inc..avolare, perché va bene la sindrome dell'ultima bottiglia, ma qui si esagera.

Parte di miele, poi aggiunge la mandorla, arriva con comodo un pizzico di sale, che in breve diventa tanto sale, aspetti aspetti e il frutto diventa giallo, piccolo e fresco, dopo un'ora è una vera ventata di jodio e muschio.

Il sorso è più stabile, azzurro mare da appena versato fino ad ora, cresce la profondità, l'ossigeno lo avvolge e lui lo ignora senza troppi problemi.
Biancospino a bicchiere vuoto... e un soffio d'aria in una spiaggia assolata del Mediterraneo.


I vitigni non li ricordo proprio. Sfacciato, davvero sfacciato, un carattere così dietro e sto colorino pallido è quasi una presa in giro... bottiglia esaltante.

🍷 Weingut Kiemberger - AA Terlaner Classico 2015

 70% Chardonnay, 20% Sauvignon, 7% Muller Thurgau, 3% Riesling - 13.5%


Le cantine indipendenti a Terlano sono una vera rarità, una appartiene al mitico Sebastian Stocker, poi c'è l'incantevole realtà di Norbert Kofler, a cui non avevo ancora fatto i miei complimenti per la conquista dell'Ortles... cima difficile e insidiosa, il piccolo Himalaya d'Italia.

Che invece il suo Terlaner mi piaccia da matti lo sapeva già da tempo, un vino vibrante, nervoso, teso, dove ogni vitigno porta il suo contributo, ben definito e preciso.

La minima parte di Riesling esalta e addolcisce l'erbaceo del Sauvignon, lo Chardonnay sostiene la struttura che rimane comunque deliziosamente agile.
Bottiglia luminosa, in ogni senso... comprata a Bologna in enoteca, l'ho vista e non ho resistito




🍷 Stefano Milanesi - VsQ Vesna Nature Rosé 2014 (sb. 06/2017)

🍇 100% Pinot Noir - 12%


La battuta scontata poteva essere, "dopo tanto Gamay..."... in realtà ieri mi sono divertito un sacco e ricomincerei subito.

Questa bottiglia attendeva da troppo, Simona mi perdonerà per averla aperta a così poco dalla sboccatura, con le altre giuro che farò il bravo, ma era da più di un anno che non risentivo il Vesna Rosé.

Già così è... non so come dire... una favola! Ho iniziato a scrivere da 5 minuti e ho ancora il sapore di ferro, ribes e rabarbaro sul fondo della bocca.

Ricordo la carbonica giustamente ancora vivace, l'avvolgenza, i profumi vinosi... così simile al Neroir di Stefano, appena più dolci e più gialli.

Sarò di parte, ma quando una bottiglia fotografa così il carattere del suo autore, non ce n'è per nessuno... eclatante già ora può solo crescere, metterà dentro un pò di complessità e con noncuranza spaccherà il mondo.




Déloyal... - Seminario Beaujolais di Armando Castagno 02/09/2017

Per salire alla Rocca delle Caminate ho scelto la strada che percorre il crinale, ai lati colline di una bellezza incantata anche in una stagione come questa, riarsa dal sole. La vista dal terrazzo, nitida grazie al vento, si apre a 360° spingendosi per km fino al mare. Un'altra meraviglia, non ho nemmeno provato a fissarla in una foto, non avrebbe mai reso abbastanza giustizia.


Conoscevo la bravura di Armado Castagno da racconti di amici e alcune registrazioni delle sue serate, una di questa proprio sui vini del Beaujolais tenuta quest'anno a Grado. Ascoltandola non ho resistito alla tentazione di venire fino a Predappio proprio per questi vini.


Un'occasione unica, tutto sommato é più facile trovare un grande Borgogna o un grande Nebbiolo, ben più complicato riuscire ad avere nel calice il frutto di quella “vil et déloyal plant”, come venne definito secoli or sono il Gamay.

Ero certo di andare a colpo sicuro, il tempo é passato senza nessuna voglia che la degustazione finisse, non ho ricevuto nulla di meno di quello che mi attendessi, anzi... Ho imparato che in tanti hanno voluto male al Gamay, chi apparentemente, chi davvero, chi per ignoranza.

Filippo l'Ardito in realtà gli ha fatto solo del bene. Nel 1395 lo ha bandito dalla Borgogna del Nord facendogli solo un favore, perché questa varietà dai gusti “acidofili” sui terreni calcarei della Côte d'Or non avrebbe mai potuto esprimersi al meglio.

L'editto lo ha relegato poco sopra a Lione, dove ha trovato un sottosuolo completamente diverso e molto più affine, dalla matrice geologica così complicata da costringere chi volesse ricondurre il vino al terroir ad un'analisi che si deve spingere alla singola vigna.

Chi ha voluto davvero male al Gamay, invece, sono stati gli stessi produttori del Beaujolais, portandolo agli occhi del mondo nelle versioni “nouveau” con tecniche di vinificazione al limite del caricaturale. Ne hanno così distorto la vera natura...

Tutto questo si può riassumere nella frase di Kermit Lynch che Armando ha voluto citare in una slide “Beaujolais is the one night stand of wines.” You can have that affair with it every November. But you never know, after getting to know Cru Beaujolais, you might just fall in love.”

Purtroppo ancora oggi il rapporto fra la produzione della versione “novello” e del Beaujolais “vero” rimane di 450000hl contro 300000... nuove generazioni si affacciano con nuove coscienze, ma la strada é ancora lunga.

Infine al Gamay ho voluto male anch'io, come penso tanti altri, per ignoranza... almeno fino a ieri.

Questo dimostra come le cose, piuttosto che raccontarle male o in modo superficiale, non andrebbero raccontate affatto. Marcata come uva in grado di dare solo vini banali e apatici nelle lezioni di vecchi maestri, così me l'ero sempre raffigurata. Per capire ho dovuto trovare la persona giusta che mi prendesse per mano, finalmente é successo.

Descrivere i vini sentiti durante il seminario é difficile, nella mia vita sono tutti e soli i Beaujolais che abbia mai degustato, manca ogni altro punto di riferimento.

Volendo trovare un filo conduttore nei profumi, ma non in modo così scontato come si potrebbe pensare, questo é indubbiamente il frutto, succoso, maturo, spesso scuro, con sfumature erbacee che tendono sempre al floreale e mai al vegetale. L'eleganza del DNA nobile che lo lega a vitigni fratelli si sente anche in questo, in un'intrinseca grazia.

La bocca ha un'impressione più uniforme, espressa in un caratterino che non va mica tanto per il sottile, la chiusura porta sempre un calore avvertibile, primo impatto comunque alto, aromaticità di una coerenza esemplare, tannini anche di un certo spessore e comunque maturi.

In questo sono ben conscio che le la scelta delle bottiglia non é stata per nulla casuale, dichiaratamente il meglio di ogni denominazione.

Sorsi che entrano, manifestano un'inattesa pienezza e senza indugiare troppo, abbandonano i sensi lasciando un'impressione rifinita e appagante nelle sfumature che di volta in volta, in funzione del Crus e della mano del vignaiolo, si sono manifestate di agrumi, rosa, minerali, persino balsamiche... 8 bicchieri e 8 mondi diversi, tutti interessanti.

Coup de Cour, evidente nel livello dei miei calici a fine degustazione, al Morgon “Côte du Py” di Jean Foillard. Bellissimo per grazia, mineralità sottile e austera, inconsueto profilo olfattivo rosso sfumato dolcemente di giallo.

Non gli é stata da meno la freschezza, l'essere così in punta di piedi, il colore pulsante, la definizione aromatica e di sensazioni del Fleurie “Clos de Pavillon” del Domaine des Marrans, e infine ancora la luce, l'energia, la dinamica di bocca del Côte de Brouilly “Les sept vignes” dello Château Thivin.

In ogni caso, se avessi in cantina una qualsiasi di quelle bottiglie, sarei comunque più che contento. Tenuta all'aria perfetta per tutti quanti, il rapporto con l'ossigeno non ne ha scalfito di nulla la pulizia, la definizione, i profumi cesellati, ed erano passate quasi 2 ore.

🍷 Jules Matras - Beaujolais Villages “Bijou” 2015
🍷 Domaine de Fa – Saint-Amour 2015
🍷 Domaine David-Beaupére – Julienas “Vayolette” 2015
🍷 Domaine des Marrans – Fleurie “Clos de Pavillon” 2015
🍷 Frédéric Berne – Chirubles “Les Terrasses” 2015
🍷 Jean Foillard – Morgon “Côte du Py” 2015
🍷 Domaine Raphael Chopin – Regnié “La Ranze” 2015
🍷 Château Thivin - Côte de Brouilly “Les sept vignes” 2015