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domenica 4 febbraio 2018

Enogea Night... - Il Bordeaux di Alessandro Masnaghetti (25/01/2018)

Il racconto di un viaggiatore, di chi ci è stato non solo per lavoro, ma anche a godersi e vivere un territorio. Parole che pongono l'accento sui particolari da osservare per cogliere il perché certe zone sono in un modo e non in un altro, per quale ragione lì finiscono le vigne mentre altrove continuano, il modo in cui centinaia di anni di storia hanno consolidato abitudini che ora potrebbero anche essere messe in discussione.


Si è parlato anche di terreni, naturalmente, ma senza tutta quell'enfasi che ultimamente sembra dover per forza trasformare gli appassionati di vino in geologi.

La storia come protagonista, una narrazione di fatti passati che hanno influito sul modo di pensare e sulla filosofia di produzione dei giorni nostri, del perché siano nate certe preferenze. Come, ad esempio, la natura contadina profondamente radicata sulla riva destra della Dordogna abbia necessariamente scelto il più "mansueto" e produttivo Merlot per la ricostruzione dei vigneti dopo la fillossera.

Sui vini un'analisi molto lucida, per certi versi anche critica, confermata nitidamente dai calici che abbiamo assaggiato insieme. Da un lato vinificazioni molto precise, il tanto proclamato erbaceo/peperone del Cabernet non è mai venuto fuori, come per altro accade di norma quando questo vitigno è trattato come dovrebbe, e non solo a Bordeaux.

Freschezza e un tannino di polso,
tuttavia senza mai voler essere assoluto protagonista. Un bel sorso, lo stesso per il frutto, gastronomici e nemmeno così impegnativi sui sensi, decisamente con più scorrevolezza di quanto mi aspettassi. Ogni tanto qualche sensazione di tostatura ha fatto capolino, quasi mai in modo stancante.

Sull'altro piatto della bilancia un'intrinseca mancanza di lirica, di slancio, l'effetto della ricerca di una precisione maniacale che tende però a dettare tanti denominatori comuni. Rimane comunque netto lo stacco, anche per scelta dei vitigni e di tutto quello che ne consegue, fra la riva sinistra e quella destra della Gironda.

Alessandro gentilissimo, gli ho rubato un po' di tempo prima della serata per parlare come non eravamo riusciti a fare in tanti anni da appassionato lettore della sua Enogea. Come sorpresa, a narrazione iniziata, inaspettatamente dal fondo della sala si è unito a noi anche il Falco... quasi fosse proprio una reunion “Enogea-Night”. Vederli insieme è stata una cosa speciale, devo molto della mia passione ad entrambi.

Serata preceduta come d'abitudine da un ricco buffet messo a disposizione dai colleghi sommelier di Reggio Emilia, professionali e impeccabili come sempre. In abbinamento un 🍷 Bordeaux Blanc “Clarendelle” 2016 profumatissimo, giocato su un dualismo dolce-salato, ma nel complesso con troppo indugio sulle morbidezze. Interessante da assaggiare, ma non molto di più.

Altra cosa invece la selezione finale di formaggi proposti da Giovanni Gazzetti della “Boutiques del Formaggio e del Salume” di Scandiano. Non provo nemmeno a descriverli, perché me li sono goduti mettendo in folle il cervello e in fondo... che gusto ci sarebbe a parlarne senza poterli sentire? Mi sono comunque riascoltato il suo racconto nella registrazione, una competenza e una passione spettacolari.

Questo lo splendido piatto proposto:

🧀 Cantal, 100% vaccino, Massiccio Centrale
🧀 Beaufort d'Alpage, 100% vaccino, Alta Savoia
🧀 Comté 40 mesi, 100% vaccino, Jura
🧀 Gregoriano, 100% pecora a coagulazione lattica, Abruzzo
🧀 Maroilles, 100% vaccino a crosta lavata, dipartimento del Nord


Di seguito i vini degustati seguendo l'ordine di servizio. Le descrizioni sono come al solito a parte, miglior bottiglia Château Haut-Bailly 2013, la più vicina ai miei gusti Château Calon-Sègur 2012, la più elegante Château Giscours 2015, era quasi scontato.

🍷 Château Potensac 2013, Médoc
🍇 49% Cabernet S., 30% Merlot, 20% Cabernet F., 1% Petit Verdot

🍷 Château Calon-Sègur 2012, Saint-Estèphe
🍇 78% Cabernet S., 20% Merlot, 2% Petit Verdot

🍷 Château d'Armailhac 2013, Puillac
🍇 59% Cabernet S., 28% Merlot, 12% Cabernet F., 1% Petit Verdot

🍷 Château Langoa-Barton 2012, Saint-Julien
🍇 Cabernet S., Merlot, Cabernet F.

🍷 Château Giscours 2015, Margaux
🍇 Cabernet S., Merlot, Cabernet F., Petit Verdot

🍷 Château Pavie-Macquin 2012, Saint Émilion
🍇 85% Merlot, 14% Cabernet F., 1% Cabernet S.

🍷 Château Haut-Bailly 2013, Pessac-Léognan
🍇 64% Cabernet S., 34% Merlot, 2% Cabernet F.

🍷 Château Nenin 2000, Pomerol
🍇 67% Merlot, 33% Cabernet F.


Ad accompagnare il buffet:

🍷 Dillon Wines - Bordeaux Blanc “Clarendelle” 2016
🍇 47% Semillon, 42% Sauvignon, 11% Muscadelle



In mezzo a 8 calici la mia preferenza è andata allo 🍷 Château Haut-Bailly 2013, Grand Cru Classé di Pessac-Léognan. Il più minerale, il più intransigente e variegato, con un naso che spazia dal piccolo frutto croccante scuro, al fiore carnoso, alla torrefazione, fino alla cenere e nessuna esagerazione in questa complessità. In bocca un tannino che si fa dare del Lei e un'acidità bella tirata, senza tuttavia senza risultare sgarbato. Aromi di rosmarino come ultimo regalo finale, magnifico sorso.

Poi... saranno i miei gusti a tirarmi per i capelli, ma sono stato conquistato dalla freschezza velatamente immatura dello 🍷 Château Calon-Sègur 2012, 3ème Grand Cru Classé di Saint-Estèphe. Un inizio di profumi dolci e bluastri di gelatina di mirtillo, che minuto dopo minuto si è trasformata nella freschezza di sanguinella tardiva. A contorno una salinità delicata, iris, sfumature di ruggine, un sottobosco leggero. Bello l'attacco di bocca, minerale, vivace, che continua fruttato e succoso, concedendosi appena un aroma delicatamente tostato. Bicchiere di gran classe, nitido testimone della sua denominazione.

Decano della degustazione lo 🍷 Château Nenin 2000 di Pomerol, in splendida forma, mediterraneo, iodato, dalla frazione medicinale gentile e delicata, comunque forte in ricchezza di spezie dolci. Così come dolce é il primo sapore, riposante, sensuale, per poi arricchirsi di ricami mentolati e trovare in essi profondità. Afferma i suoi anni con ancora tanta energia, finale piccante che lascia la bocca accarezzata da una bella sensazione di caffè in polvere. Il ritorno ai profumi viene premiato da china e chinotto.

Con il Merlot ho litigato subito, stavo ancora indugiando sul precedente bicchiere quando distrattamente ho infilato il naso
nel 1er Grand Cru Classé B di Saint Émilion, lo 🍷 Château Pavie-Macquin 2012, che mi avevano appena servito. Un esordio scontroso, con sensazioni animali, fungine, una presenza di sottobosco umido, cuoio, pelliccia... col tempo si è poi placato, ma il feeling era ormai compromesso. Fin da subito bella la bocca, giovane, dalla freschezza pepata, equilibrio spostato dalla parte giusta, tuttavia a debito di ampiezza aromatica.

Primo bicchiere ad essere servito lo 🍷 Château Potensac 2013 del Médoc, dal piccolo frutto orientato su tonalità rosse e suggestioni erbacee, ribes, melograno, garofano e rosa selvatica. Tostatura avvertibile, ma non eccessiva. Bocca un po' immatura, congruente nei tannini sfumati di verde e dalla sensazione asciugante. Un inizio discreto, ma in assoluto una bottiglia non esaltante.

Decisamente più convincente, apprezzata da tanti in sala compreso il Masna, lo 🍷 Château d'Armailhac 2013, 5ème Grand Cru Classé di Puillac. Si distinguerà per essere il più floreale e nella sensazione calda con cui accarezza la bocca. Aggiunge però dolcezza di spezie, agrume colorato di giallo, anche un leggero indizio di tostatura. Succoso, salino, saporito di mora e amarena, ha equilibrio e allo stesso tempo vivacità, una scia di grafite ne accompagna il finale.

Meno felice il calice di
🍷 Château Langoa-Barton 2012, 3ème Cru Classé di Saint-Julien, che al frutto piuttosto maturo aggiunge sensazioni tartufate, salmastre, permettendo anche al legno di far capolino. Se al naso questo aspetto rimane tutto sommato secondario, in bocca diventa troppo marcato e ne monopolizza la chiusura aromatica. Peccato, perché l'esordio fresco e di piccoli frutti non mi era affatto spiaciuto.


Bottiglia più raffinata della serata lo 🍷 Château Giscours 2015, 3ème Cru Classé di Margaux. Profumato intensamente di gelée alla fragola, tanto sale, il ribes, persino di rosa, mentre alla rotazione il ricordo di incenso è una vera pietra preziosa. Sorso pieno, sontuoso e morbido, splendida la texture che sottindente una intrigante vena salina. Solletica al gusto e nelle sensazioni tattili, mostra in modo pieno e nobile il carattere di un'annata fresca. L'angolo più elegante del Médoc non poteva smentirsi.



venerdì 2 febbraio 2018

🍷 Cascina Garitina – Nizza Docg NeuvSent Margherita 2014

🍇 100% Barbera – 14.5%


Se mi fosse concessa solo una parola per descriverlo pienamente sarebbe "intensità"... quasi troppo facile associarla al colore, così profondo, scuro al centro e pulsante di gioventù ai bordi, un guizzo di notte intrappolato fra pareti di vetro.

Nonostante questo, e contro le leggi della fisica, è il profumo che supera la velocità della luce. Appena tolto lo screwtap che lo ha protetto, senza nemmeno che lo abbia versato, l'aria trasporta un frutto succoso, mora e mirtillo, dolci e appena raccolte.

Poi è Arianna ad essere colpita da questa forza aromatica, dall'altra parte del tavolo e lontana anni luce dalla mia maniacale passione per questi liquido capace di mille sorprese, il suo "che profumo questo vino!" è spontaneo, mai glielo avevo sentito dire prima.

Un'intensità che in bocca diventa gentile, un abbraccio di velluto dalla tessitura gessosa, fermo nella presenza ma nervoso nel movimento, un vino che non ne vuol sapere di stare fermo. Quando la loro natura è così puoi rincorrerli finché vuoi, ma non si faranno mai prendere, li devi solo accettare.

Ha la freschezza di ciliegia selvatica e un tannino vivace, un'autostrada che porta ad un futuro lontano. Mi piace tantissimo come reagisce alla temperatura fresca a cui me lo godo, gli regala uno sprint vinoso e appena qualche spigolo, che mi godo accarezzandolo qualche istante in più sul palato.

Magnifico, nitido e naturalmente ancora intenso, il ricordo di cannella a bicchiere vuoto, di nuovo una splendida conferma per la vendemmia 2014, complicata ma che sta dando così tante soddisfazioni.

L'abbinamento mi è stato consigliato da una cara amica, la stessa persona che devo ringraziare per questa bottiglia... e per tanto altro.




Margherita è il nome della vigna, una delle tre selezioni parcellari per il 900 di Gianluca Morino.

domenica 28 gennaio 2018

🍷 Nikolaihof - Wachau Grüner Veltliner Federspiel "im weingebirge" 2016

 100% Grüner Veltliner - 11.5%


Grüner Veltliner, un vitigno in genere poco abituato ad avere slanci aerei, così carta di tornasole della mineralità dei terreni, che spesso indugia tanto sul sale con un abbraccio pesante, trascurando il sorriso e la vivacità.

Questa bottiglia scuote le certezze, forse l'annata, forse la conduzione naturale degli stessi vigneti, forse la sua stessa classificazione...

È una danza, è un campo fiorito, vento profumato di essenze dolci, dal piccolo sorso tutto soavità e primavera.

Cercavo qualcosa di nuovo dal Veltliner lento e dalle ossa grosse che conoscevo, in questa bottiglia sono andato ben oltre.


Nikolaihof, uno degli assaggi più esaltanti a Cerea nel 2017...


domenica 21 gennaio 2018

🍷 Vignai da Duline – Venezia Giulia Igt Bianco “Morus Alba” 2015

🍇 Malvasia Istriana, Sauvignon – 13.5%


Unione, amplificazione, sinergia... il bianco che sfuma sul verde, la dolcezza che si stempera in freschezza erbacea, biancospino, mandorla, vaniglia trovano vitalità in pompelmo e frutto della passione.

Un rincorrersi fra la fragranza della Malvasia e l'espressione più nobile del Sauvignon, la prima vince nei profumi, le dinamiche del gusto sono condotte dal secondo.

Il terreno che le ha cresciute impone comunque le regole, detta spessore, porta salinità aromatica saporita e profonda, rende spontaneo versarsi un altro bicchiere, dopo che il primo è terminato così in fretta.


Morus Alba... il Gelso Bianco... frutto dolce dalla natura selvatica.




sabato 20 gennaio 2018

Calibro 7, Shot #5 – Rabajà, un grande Barbaresco - Godò 17/01/2018

Stesso Cru, stesso produttore, lo stesso modo di fare il vino radicato in una famiglia ormai da generazioni... forse il modo migliore per cogliere quello che l'annata impone su gesti e luoghi immutati da un tempo lunghissimo.

Così come diventano evidenti le ragioni per cui Pier Carlo e Giuseppe Cortese non assegnano lo stesso blasone a tutte le uve dei propri vigneti, comunque frutto di piante del medesimo Cru.


Un percorso di 9 vini dal più giovane 🍷 Langhe Nebbiolo 2015, fino al 🍷 Rabajà 1998, passando attraverso ben tre Riserve. Tutti di grande austerità e rigore, con nessuna intenzione e voglia di essere accomodanti.

L'impressione è che l'annata fredda, in cui la struttura si assottiglia, l'aroma di sottobosco si asciuga, l'acidità diventa nervosa, sia quella in cui questa filosofia di Barbaresco alla lunga si esprima al meglio.

Il piccolo frutto rosso diventa allora più articolato, magari anche selvatico, ma non più solo ciliegia, aggiunge espressioni di fragola, talvolta di arancio, persino di anguria. Emerge finalmente una vena salina, comunque sottile e mai dominante, con la tessitura del tannino espressa in tutta la sua bellezza.

Ha aperto la degustazione una magnum di 🍷 Langhe Nebbiolo 2015, calice generoso, diverso degli altri, l'unico a mettere avanti forza e calore sacrificando eleganza. Gioca indubbiamente un campionato diverso.

Lo ha seguito un'altra magnum, quella del 🍷 Rabajà 2014, di cui però voglio raccontare alla fine.

Dopo, soltanto bottiglie nel formato normale, a cominciare dal 🍷 Rabajà 2012 già piuttosto adagiato, magari accostato al cibo può ancora fare una bella figura, ma forse ha visto così tanto sole nell'annata che si è rifugiato in un mondo sotterraneo, aggrappandosi al legno che lo ha custodito.

🍷 Rabajà 2011 colta all'apice della curva di evoluzione, perfetta ora, rifinita, tuttavia senza quella vena irrequieta che faccia intravedere una lunga strada nel futuro. Già ora fin troppo levigato, anche nel frutto appena caramellato, finale che porta calore.

Completo e pieno il 🍷 Rabajà 2010, speziato, dalla dolcezza lieve di gelatina di frutta, finalmente con un sorso salino che scorre su un tannino stratificato e gentile reso vivace dalla freschezza. Dinamico, vivo, figlio di una bella annata, si vede subito!

A seguire le 🍷 Riserve servite tutte assieme, assaggiandole si avverte netto il cambio di passo, l'assegnazione di un titolo nobile è evidentemente giustificata. Maggior integrità e ampiezza, nonostante l'età cresca, profondità e sensazioni più articolate.

Ho preferito la 🍷 Riserva 2004 alla 🍷 Riserva 2006, seppure di pochissimo, trovando la prima perfetta, giovane nella natura, vellutata, speziata, dall'animo austero che tuttavia concede finalmente un accenno di fiori. Freschezza e sapidità lunghe e insinuanti, meravigliosamente languido.

Appena più eterea la seconda, dal profilo agrodolce, mi ha lasciato un'impressione un filo meno elegante, probabilmente solo per una mia minor propensione a certi ricordi tartufati e di sottobosco. Comunque buonissima in bocca, tannino ricamato da mani fatate, il calice è andato finito senza troppi indugi.

Incantevole anche 🍷 Rabajà Riserva 2001, di qualcosa sicuramente avanti nel cammino rispetto alle altre, il naso più delicato in intensità, dalle sfumature autunnali, sicuramente con minore forza aromatica, ma ancora un'impronta tattile ben definita.

Per certi versi commuovente il "semplice" 🍷 Rabajà 1998, ha messo in fila vini di 10 anni più giovani e oltre. Posato e tuttavia ancora nitido, dalle sensazioni asciutte, ricordi di metallo caldo, esile e allo stesso tempo nobile nella struttura, la luce del tramonto che brilla intensa in estate.

Infine ritorno al 🍷 Rabajà 2014... la bellezza delle annate esili, con un profumo intensissimo, penetrante, concentrato su una rosa quasi smaltata e la fragranza del mandarino, la fragola, l'anguria, talmente giovane da passare minuto dopo minuto a sfumature in cui frutti e fiori si tingono in giallo.

Non c'è sensazione alcolica, il tannino è appena un velo setoso, c'é arancio e succo di melograno, seppur con una vena alla ricerca di maturità, non posso fare a meno di intravedere una luminosità Borgognona. Il mio vino della serata, senza alcun dubbio.

Matteo come sempre è molto bravo nel mettere a proprio agio le persone mantenendo il racconto leggero, più come una chiacchierata fra amici, una storia di esperienze personali e incontri, che un voler trasferire informazioni destinare ad essere solo passanti. La sua professionalità è sempre altissima, il libricino che abbiamo trovato al nostro posto sul tavolo sarà un ricordo prezioso.

Alla fine, per terminare i bicchieri, Max e i suoi ragazzi della cucina ci hanno proposto un bel piatto di stinco e patate. Quello che ci voleva, per provare l'unione fra cibo e Rabajà. La pancia ha gradito.

Questa la lista dei vini degustati:

🍷 Giuseppe Cortese - Langhe Nebbiolo 2015 (da magnum)

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2014 (da magnum)

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2012

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2011

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2010

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà Riserva 2006

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà Riserva 2004

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà Riserva 2001

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 1998







domenica 14 gennaio 2018

🍷 Stefano Milanesi - Vsq Brut "Smila" 2010 (sb. 02/2016)

🍇 Pinot Nero, Riesling Italico, Cortese - 13%


Un maestro e grande degustatore sostiene che per capire davvero la stoffa di uno spumante bisogna sentirlo il giorno dopo, meglio ancora se la carbonica si è del tutto dissipata.

È una delle poche cose su cui, in generale, non sono d'accordo con lui, poi ci sono le eccezioni... come con lo Smila che abbiamo aperto ieri.

Ora si sente tutta la maturità delle uve, ti godi l'apertura solare, viene fuori anche quel filo di dolcezza che prima poteva nascondersi dietro le bollicine che ora non ci sono più.

Albicocca, miele, croccante e forse un filo sottile di botrytis, il piccolo frutto rosso, metallo caldo... il sapore è buonissimo, prima ti accarezza, poi tira sulla lingua, infine fa sentire il suo spessore, prima di un ultimo saluto candito.



venerdì 12 gennaio 2018

🍷 Pranzegg – Rosso “Campill” 2014

🍇 100% Schiava – 12%



Il secondo bicchiere me lo sono versato perché il primo mi aveva parecchio sorpreso e, devo confessarlo, anche un tantino deluso. Così riottoso, tutto sulle sue, ripensandoci ora, forse con molta colpa da parte mia, nell'aspettarmi qualcosa che non poteva essere.

Il terzo bicchiere me lo sono versato perché già nel secondo era così cambiato, come una bella voce, al mattino roca, che ha bisogno di alcuni minuti per distendersi, per farsi nitida, per iniziare a vibrare senza incertezze.

Il quarto bicchiere me lo sono versato perché avevo sorseggiato il terzo raccontandolo in diretta ad un amico. Stupendomi di trovarlo così aperto, solare, talmente irriconoscibile rispetto a come era iniziato, che davvero avevo pensato di essermi distratto nella conversazione.

Il quinto bicchiere me lo sono versato perché ormai ero totalmente in sintonia con il suo modo di essere, finalmente preso dall'energia liberata nel calice. Lui aveva solo bisogno di tempo, io di accettarlo per la sua vera natura, senza preconcetti e attese.

Sarà stata forse la chiusura a vetro che gli ha negato così a lungo il contatto con l'ossigeno, ma partendo da toni crepuscolari, ha guadagnato luce e colore.

Chiuso, sotterraneo, compresso, profondamente autunnale, dai toni aspri e trattenuti, l'ho sentito crescere, aprire infine le braccia ad un abbraccio ruvido, ma sincero e amichevole, mettere a fuoco il frutto, asciugare gli aromi, offrire sollievo alla sete.

Profuma di ciliegia selvatica ed erba appena tagliata, in bocca ha polpa, un velo di sensazioni metalliche, aromi di humus e spezie, uniti a forza e dinamica tattile, il suo punto focale.





È Schiava... una espressione diversa, dal fascino velato di chiaroscuro, ma sempre e comunque una bellissima Schiava.