Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

domenica 27 marzo 2016

Altavia – Vino Rosso “skip intro” n.m.

100% Shiraz – 13.5%




Nel retro etichetta riporta L2008, dal sito di Altavia leggo che ci tratta di Shiraz... in fondo il Rodano non é lontano, almeno in linea d'aria, l'azienda é il vicino di casa di “Terre Bianche” ad Arcagna.

Il vigneto però è a Sanremo, a 200m di altezza, allevato ad alberello da 8500 piante per ettaro, su terreni di marna e sabbie.

Denso nel colore, materico, ne smorza appena la vivacità di rubino pieno, tingendo il bicchiere.

In naso é di pura spezia, netto di pepe, umido di bosco autunnale, il resto fatica ad emergere, ancora avvolto dalla tostatura del legno, azzarderei non piccolo. Cercando si coglie una prugna essiccata, ciliegia candita, più nitide ruotando il bicchiere.

L'attacco al palato é dolce, con un frutto che si é fatto più scuro e più piccolo, ha un equilibrio che non mi sarei aspettato, tanto carico nel colore e nei profumi. Così come non mi sarei aspettato un tannino così soffice.

Mi piace questa saporosità ben definita, che nonostante tutto riscalda appena il fondo della gola, dopo averla abbracciata a lungo, diventando via via più fresco.

Ne verso appena un altro goccio, il bicchiere é ormai vuoto, e come per magia il legno non é più protagonista, é arretrato di qualche passo lasciando il posto ad un profumo che riconduco alla cassetta di minerali che avevo da piccolo.

L'odore della pirite, quel misto di zolfo e di ferro, il ricordo di una terra scaldata dal sole spazzata dall'aria salata del mare così vicino...




Bella bottiglia, da 85 punti, gradito regalo di una mia corsista 


domenica 20 marzo 2016

La Mancina – Vino Bianco “Talea” 2008

100% grechetto gentile – 14%



Pura luce, da oro zecchino sfumato di miele, che danza nel bicchiere morbida di materia.

Il primo profumo che arriva ricorda il tabacco, ancor più dolce di miele e pesca gialla, con una punta di menta a solleticare le narici, su un ricordo di fiori bianchi diretto e penetrante.

L'evoluzione eterea comincia a far capolino, sempre floreale e fresca, quasi da sapone di Marsiglia, fusa con le note vanigliate del legno, in un dualismo tostato che sfuma, infine, al limite del piccolo frutto rosso.

Naso di indubbio fascino.

Il sorso non poteva che essere caldo, l'alcol preme per essere protagonista, in parte trattenuto da una freschezza sotterranea da frutto, sorprendentemente, giovane. Emerge piuttosto in forma di pura morbidezza, burrosa e ammandorlata, che tuttavia non nasconde un accenno di tannino.

Interessante anche in bocca, sicuramente non una bevuta banale, un vino che ha molto da raccontare, dedicandogli la necessaria pazienza.





Da almeno 87 punti, trafugata alla fine di un pranzo e coccolata la sera dopo a cena :)






domenica 13 marzo 2016

Albinea 09/03/2016 - Cà del Bosco verticale Anna Maria Clementi e Dosage Zéro

Degustazione difficilmente ripetibile, per tanti motivi... completezza, profondità di annate, reperibilità delle bottiglie, organizzazione, partecipazione in sala di Maurizio Zanella.


Bottiglie che vengono direttamente dalla riserva storia della cantina, alcune tenute anche più di 20 anni sui lieviti, sboccate negli ultimi mesi e non dosate, ad esclusione dell'AMC 1979, sboccata alla volée direttamente in sala, solo per Noi, da Guido Gandossi, figlio del grande Antonio.

Maurizio e Antonio, persone che hanno fatto la Franciacorta, persone che hanno capito che non ci può essere un vino che si affermi a livello mondiale, se dietro non c'é una denominazione con un nome forte, altrimenti si rimane degli artisti isolati e basta.

Gli spumanti hanno una tenuta straordinaria, quelli di Cà del Bosco si esaltano mano a mano che passano gli anni, Dosage Zero e cuvée Anna Maria Clementi così simili nella composizione, così diversi e riconoscibili adesso, e lungo l'escalation del tempo.

Incisivo, scattante, dinamico il DZ, aristocratica, potente, sfaccettata l'AMC, ricca di una moltitudine di sensazioni e aromi, capace di lasciarti senza fiato.

Quello che mi ha impressionato é la base, la struttura di fondo che ho trovato in alcuni bicchieri, coccolati lungo la serata, fino a quando non hanno perso quasi del tutto la carbonica, per arrivare alla materia prima, al vino che c'é sotto.

Alcuni si sono rivelati grandissimi vini fermi, di longevità assoluta, a testimonianza di quella Franciacorta che a cavallo degli anni 2000 ha prodotto splendidi vini fermi, pienamente espressivi solo ora, finalmente liberi da quell'estrazione e da quel legno, con cui erano stati caricati.

A parte questa riflessione personale, parlandone solo come spumanti, le eccellenze sono state davvero tante, con ovvie differenze in sala anche all'interno della stessa bottiglia, perché ovviamente, su scala così lunga, il tempo non passa per tutte allo stesso modo.

Di seguito le mie impressioni, stavolta anche qualche punteggio e in coda, le sensazioni a termine della serata a bicchiere vuoto, spumante x spumante.


Coup de Coeur per Anna Maria Clementi 1989, vino “ciao” della serata


Cà del Bosco – DZ 2006
Chardonnay 60%, Pinot Bianco 23%, Pinot Nero 17%
Di luce giovane, giallo pieno senza alcun allungo verso il dorato, bolla piccolissima. Cedro dolce, in perfetta maturazione, pompelmo e limoncello, manca ancora di giusta complessità, ma ha una raffinatezza cesellata (profumi 87pt). Sorso equilibrato, con finale di acidità fruttosa, carbonica sfumata e nessuna traccia di dolcezza, comunque rotondo e pieno, ma solo per un tempo che mi lascia un filo insoddisfatto. Masticandolo emerge un aroma di frutta secca, si avverte il calore al palato, manca ancora di lunghezza, nessuna traccia di finale amarognolo, con un'ombra di spirito (bocca 84/85pt). Tornando al bicchiere la frutta é ora a polpa, gialla e rossa, leggera vaniglia, quasi un'evoluzione sui 3 vitigni. Promette bene al naso, non mantiene del tutto in bocca, nel complesso 85/86pt.

Cà del Bosco – DZ 2001
Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%
Ancor più luminoso e ancor più pieno nel colore, perlage ugualmente raffinato. Il naso ha forza di carbonica ed é netto di camomilla in fiore, profondo di sale e mare, jodato e penetrante di tiglio, in questo senza essere eccessivo. Poi nettarina matura e una raffinata erba aromatica, nei profumi sarebbe da 87pt. Il sorso entra dolce, appena solleticante, con una sottile vena di frutta secca, elegante e dall'adeguata lunghezza che termina, ancora, con un accenno di calore. Coerente, lineare, concreto, lascia la bocca salina. Il bicchiere profuma ora di mela golden, dolce e matura. Conferma gli 87pt nel complesso.

DZ 1998
Chardonnay 65%, Pinot Bianco 16%, Pinot Nero 19%
Al limite di un dorato vivace, naso un pò chiuso, di soffusi fiori gialli, un accenno di cioccolato bianco. Bocca poco espressa, appena aromatica di tisana alle erbe, bella la trama carbonica, c'é la struttura delle sensazioni gustative, manca la spinta dei sapori. Chiude sapido e marino, rimane una bottiglia incompleta, da 83/84pt

DZ 1993
Chardonnay 40%, Pinot Bianco 40%, Pinot Nero 20%
Perlage impressionante nel volume e nella densità, quasi a dar movimento al bicchiere, sfumato di oro antico. Profuma, intensamente, di The Dajierlin, Mirabelle, marmellata di ribes giallo, roccia scheggiata, sfoggia una sicura eccellenza. Sorso aristocratico, profondamente minerale, con volume pieno, forza di agrumi e erbe di montagna, aromaticità di caramella d'orzo e tabacco. Sorretto da una freschezza di pari valore, atterra sopra agli 91pt. Il bicchiere si é nel frattempo ringiovanito, con mughetto e un soffio di anice, allo sfumare della carbonica, in bocca dimostra di essere anche un vino, integro dopo più di 20 anni.

DZ 1989
Chardonnay 65%, Pinot Bianco 16%, Pinot Nero 19%
Un vero topazio, per luce propria e sfumatura di oro ramato, piccole punte di spillo al posto delle bollicine. Naso giovane e potente, spazia dalla nettarina matura, alla macedonia di frutta tropicale, ai fiori di campo, fino al ricordo suadente di rosa gialla. Alcuni secondi dopo la vena minerale si manifesta in sabbia calda, salgemma, toni fumè quasi da terreno vulcanico, condita da speziature di torrone e burro fuso. Nei profumi valica l'asticella... Bocca posata, quasi grassa, rocciosa, coerente nello sviluppo verso il frutto maturo a polpa, cede appena in lunghezza, su finale di crema pasticceria. Lo avrei messo complessivamente sotto i 90, seppur di poco, poi l'ho assaggiato e riassaggiato, é venuto fuori il gran vino che c'è sotto, e mi ha tolto ogni dubbio. 92pt

DZ 1983
Chardonnay 62%, Pinot Bianco 20%, Pinot Nero 18%
Quello con la sfumatura più chiari degli ultimi 3, appena dorato, con perlage esuberante dall'alto dei sui 26 anni. Profumi di raffinatezza assoluta ed evidente eccellenza, elegantemente salato di nebbia da risacca, erbe aromatiche essiccate, appena una pennellata che impreziosisce senza essere sfacciata, ciambella fragrante, un sussurro di miele. Carbonica che si conferma in un sorso di vigore gassoso, fresco e giovane, in grande espressione di frutta tropicale e ananas. Un'integrità fuori dal comune, uno spumante quasi sfacciato in forza e mineralità. La bocca supera il naso, e il punteggio finale é di almeno 93pt.

tutti i colori del Dosage Zéro

AMC 2001
Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%
Giallo intenso, rispetto al DZ si nota subito una maggior densità di colore, ma il perlage é comunque finissimo. Naso di fragrante elegante di fiori bianchi, candito di vaniglia, cioccolato e burro. Freschissimo anche il primo sorso, ancora un filo ancora scomposto, chiude con lunghezza corretta in un dualismo antagonista fra dolcezza ed espressione agrumata. Lascia la bocca salata e quasi vinosa, testimone di una ricchezza di materia, che gli garantisce un sicuro bel divenire. Per ora a 87pt.

AMC 1999
Chardonnay 60%, Pinot Bianco 20%, Pinot Nero 20%
Carico nel colore, dalla sfumatura che si colloca al limite del dorato, e ormai senza quasi sorpresa, la bollicina é di nuovo minutissima. L'esordio dei profumi parte da toni di mineralità sulfurea, burro fuso, cioccolato bianco e mandorle, di nuovo come un suo fratello in una degustazione passata passata, mi fotografa nella mente una grande annata del Vouvray di Chidaine. La somiglianza con lo Chenin, nelle sue espressioni migliori, continua nei soffi dolci di miele, nel ricordo di conchiglia, rinfrescati da una nitida frutta esotica. Bocca intensa, articolata, salmastra e minerale, chiude lunghissimo con aromi nocciolati di frutta secca dolce-salata. Capolavoro da 92pt. A bicchiere vuoto profuma, incantevolmente, di muschio, licheni e alga marina.

AMC 1995
Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%
Oro chiaro, perlage non così evidente, ha naso di frutta gialla, ananas e melone, con una vena di roccia bagnata e metallo caldo. Bocca vinosa, esaltata, fresco-sapida con gusto di mela e pera, complice la carbonica sfumata il tessuto da grande vino fermo emerge quasi subito. Una bocca Borgognona, meravigliosa nei ricordi tostati e di brezza marina, con finale floreale elegante di camomilla. 90pt per l'espressione complessiva, davvero intrigante.

AMC 1989
Chardonnay 35%, Pinot Bianco 35%, Pinot Nero 30%
Lo choc comincia già dal colore, che non arriva quasi al dorato. Profumi che giocano subito su note ferrose, di pietra focaia, al limite dell'idrocarburo, poi fungo e legna secca, crema catalana e croccante alla nocciola. In bocca la spinta carbonica é ben viva, spumante potente e pieno, caldo, appena fuori equilibrio teso verso le sensazioni giovani. Lunghissimo e completo, un volume che tutti quelli che l'hanno preceduto non sono riusciti a raggiungere. Merita un imperioso 94pt. Ripreso dopo qualche minuto, profuma di ostrica e ha sapore di un grande Chablis, vino “ciao!” della serata.
Capisco solo ora, guardando la scheda tecnica, perché mi abbia così conquistato... é diverso da tutti i precedenti, sia nella composizione dei 3 vitigni, quasi paritetica, ma sopratutto nell'acidità, che arriva ad un 8.6 quasi impensabile per un Franciacorta.

AMC 1985
Chardonnay 35%, Pinot Bianco 35%, Pinot Nero 30%
Oro antico, come se brillasse di luce propria, mossa da un perlage irriverente e ostinato. Naso polveroso, mi riporta al primo DZ che ci hanno versato ormai quasi 2 ore fa, cedro e pietra bianca, soffuso e delicato, vengono fuori anche ricordi di frutta rossa. Bocca irruente, quasi sgarbata, dalla vena appena succinica, poi intensamente caldo e dagli aromi di pan di spagna. Non lunghissimo, manca di completezza per contrastare una carbonica davvero sopra alle righe, rimane una grande sapidità. Di stima, come é giusto, ho segnato 87pt, poi a bicchiere vuoto dimostrerà una ammirevole tenuta.

AMC 1979
Chardonnay 70%, Pinot Bianco 20%, Pinot Nero 10%
Bottiglie sui lieviti con tappo a fungo, sboccate per noi direttamente in sala da Guido Gandossi. Quella che verrà servita a me, in forma davvero strepitosa, a cominciare dal colore, meravigliosamente giovane, appena dorato, pieno e dal perlage intenso. Naso delicatissimo, fresco e tenero, che varia alla velocità della luce, dopo aver riabbracciato l'ossigeno da cui per 26 anni é rimasto separato. Appena versato é di un floreale bianchissimo, abbacinante, mentre scrivo questi appunti é già cambiato, diventato più giallo, di pesca matura e macchia mediterranea, sole e vento che soffia dal mare. Guadagna infine una matrice ferrosa, per proseguire la sua evoluzione fino alla crema al limone. Il sorso é tostato, forte di carbonica, fragrante di lieviti con mallo di noce, fungo essiccato, bastone di liquirizia, in allungo soave di The verde. Il naso, nel frattempo, é andato sul liquore di Mirabelle. 93pt e... sti cavoli che bottiglia.

A degustazione finita, mentre aspettavo che le persone cominciassero ad uscire per andare a salutare gli amici, ho riportato al naso i bicchieri, alcuni ormai vuoti, gli altri con pochissimo vino, ormai senza carbonica. Di getto, ho scritto il primo profumo che ho sentito, portandoli al naso...

DZ 2006, floreale
DZ 2001, sale e mare
DZ 1998, fumo
DZ 1993, appena conchiglia
DZ 1989, intensa tisana aromatica
DZ 1983, delicata nebbia marina

AMC 2001, fiori gialli
AMC 1999, crema
AMC 1995, sigaro e frutta
AMC 1989, puro tabacco biondo
AMC 1985, salgemma e frutta in grande riscossa
AMC 1979, bellissimo anice stellato


qualche foto, rubata qua e là, non tutte mie...










come si vede, tutte sboccature recenti


domenica 6 marzo 2016

La Valpolicella Incontra - Palazzo Albergati - 6 marzo 2016

A Palazzo Albergati ho fatto servizio un sacco di volte, delle vere sfacchinate ma piene di soddisfazione, quando hai talmente da lavorare nel servire i vini, che il tempo vola in un attimo e non hai tempo nemmeno di pensare ad altro, se non ad essere in quel momento un Sommelier.

Ci sono tornato con piacere, a questa tappa di “La Valpolicella Incontra”, un pò ripensando ai tempi passati, un pò per fare esperienza su questo vino, l'Amarone, su cui sono davvero ignorante.


Location bellissima e comoda, atmosfera ariosa nelle sale ampie, andando presto al mattino non c'é nemmeno caos, un'ora da spendere e poi via, back in the family. Mica li ho sentiti tutti, non sono e non voglio essere un degustatore seriale...

Davvero interessanti, le interpretazione di questo vino straordinario, passi da frutto a spezie dolci a spezie pungenti, da sfumata dolcezza a vini completamente secchi, rimanendo sempre a livelli che devo riconoscere molto ma molto elevati, sopratutto nelle versioni più equilibrate, che per forza sono quelle che maggiormente incontrano il mio gusto.

Non sono stato a prendere appunti, nel mio stato di neofita dell'Amarone ho scelto un approccio asettico, a scala sgranata da 1 a 5 stelline (avrei voluto mettere i “culetti” ma Luca e Maria Sole hanno il copyright), tanto per farmi un'idea per una prossima volta... perché “quando non sai come fare, vai sul semplice” é davvero una bella filosofia.

Spendo due parole per i migliori assaggi, cominciando dagli Amaroni 2007, 2006 e 2005 di Valentina Cubi, si sente nitido l'andamento dell'annata e il 2006 é un vero capolavoro, un vino che valica franco di spezie l'asticella dell'eccellenza, con andatura nobile... e i suoi fratelli non sono da meno.

Porto nel cuore l'Amarone Moròpio e il Cà Coato di Antolini, campioni di equilibrio ed espressioni nette di un diverso terroir. Appena influenzato dalla simpatia gioviale di questo ragazzo, a cui finalmente sono riuscito a stringere la mano. Ho scelto il sorso dolce e intenso del suo Recioto, quale ultimo assaggio, prima di uscire rasserenato da Palazzo Albergati.

A livello comunque molto alto, tanto che é difficile fare classifiche, i vini di Le Maragnole, tutti quanti di grande interesse e davvero molto buoni. Il top é l'Amarone CampoRocco, ma del Ripasso, più leggero ma comunque complesso e completo, ne avrei portato volentieri a casa una bottiglia.

Monte Zovo, Amarone Ris. 2010 ***+
Monte Zovo, Amarone Ris. 2011 **

Villabella, Amarone “Fracastoro” 2006 **+

Secondo Marco, Amarone 2010 ***+

Le Maragnole, Ripasso 2012 ****
Le Maragnole, Igt Rosso “El nane” 2010 ***
Le Maragnole, Amarone “CampoRocco” 2012 ****+

Bolla, Amarone Ris. “Le Origini” 2009 ***

Latium Morini, Amarone 2011 **

Valentina Cubi, Amarone 2007 ****+
Valentina Cubi, Amarone 2006 *****+
Valentina Cubi, Amarone 2005 *****-
Valentina Cubi, Ripasso 2013 *****

Antolini, Amarone Moròpio 2012 ****+
Antolini, Amarone Cà Coato 2011 ****
Antolini, Recioto 2013 ****

Tezza, Amarone 2010 **+

Marco Mosconi, Amarone 2011 ***

San Rustico, Amarone “Gaso” 2009 ****

Tedeschi, Amarone 2011 ***

Graziano Prà, Ripasso “Morandina” 2014 **+

Rubinelli Vajol, Amarone 2011 ***


FlaTio, Amarone 2009 ****

sabato 5 marzo 2016

MasterClass Roederer, 19 gennaio 2016, Ristorante “Il 25”

Gli appunti sono il modo per fissare le sensazioni di un momento, ormai é passato tanto tempo, parecchi ne hanno scritto, quello che io ho visto e sentito quella sera, al ristorante "Il 25" di Carpi, probabilmente non interessano più a nessuno.


Però é anche un peccato buttarli via... perché é stata una serata bellissima. Una serata in cui ho potuto fare una delle cose che più mi piace nella vita ...servire il vino... e quel vino era uno di quelli che più mi piacciono... un grande Champagne.

E questo lo devo a Vania, ormai una cara amica da diversi anni nel mio pellegrinaggio reggiano, e ad Alberto Lupetti di cui non devo certo io a raccontare di nuovo la competenza e la professionalità. Di Lui posso solo aggiungere che, nel mondo del vino, pieno di personaggi dalla personalità a dir poco ingombrante, é una delle persone più alla mano che abbia incontrato.

Umile, con un gesto di attenzione per tutti, lavorare insieme a Lui ti fa sentire importante.

I protagonisti sono stati gli Champagne di Roederer... anche sul Cristal mi sono già espresso, é lo Champagne perfetto, il mio modello di gusto, elegante e forte allo stesso tempo, non gli trovi una sbavatura nemmeno a piangere.

Il Brut Premier é un altro piccolo capolavoro, il prodotto che deve “presentare” la maison non poteva certo essere da meno, senza dubbio il miglior Brut s.a. che esista in tutto lo Champagne, e ultimamente ne ho sentiti diversi, magistralmente rifinito e intensamente completo.

La scossa forte viene dal Millesimato 2008, per un attimo ho tentennato, questo é un piccolo Cristal, appena meno intenso ma con un gioco fra carbonica, freschezza e sapidità che mi ha conquistato. L'ho quasi eletto a mio preferito, poi il fratello maggiore ha riaffermato il suo ruolo, ma non senza impegnarsi... grandissima bottiglia, come ne vorrei una cassa da mettere in cantina, degno figlio di una grande millesimo.


Brut Premier s.a.
40% Pinot Noir, 40% Chardonnay, 20% Pinot Meunier
Una completezza così da un Brut s.a. é disarmante, gioca di equilibri perfetti, il dosaggio seppure alto non si senta e regala magistralmente pienezza e volume inaspettato. Lunghezza quasi spropositata per un prodotto che di fatto é un “entry level”... solo che é l'entry level di Roederer, ed é il primo gradino della scala che porta al Cristal.

Blanc de Blancs 2009
100% Chardonnay
Lo Chardonnay in purezza bisogna amarlo, e io letteralmente lo adoro. Nella gamma ampia della Maison Roederer colpisce per il suo essere diverso, e per certi versi si esalta, nei profumi é profondamente “bianco” di gelsomino, fresco e nitido di pompelmo, ha pura esaltazione minerale in bocca. E di nuovo un uso magistrale del dosaggio da 9 g/l, che non si sente per nulla, e allo stesso tempo lo renderebbe completo se non ci fosse.

Brut Vintage 2008
70% Pinot Noir, 30% Chardonnay
Mi aspetto tanto da un 2008, e qui andiamo oltre ad ogni ottimistica aspettativa. Non ho potuto fare a meno di pensare “un piccolo Cristal”, sacrificato un filo del volume, per acquistare in equilibrio di sensazioni dure. Mineralità e freschezza non prevalgono l'una sull'altra, ma vanno in sinergia e si esaltano. Un'annata così eccezionale non poteva essere onorata in modo migliore, un capolavoro che in Italia non si trova, purtroppo.

Rosé Vintage 2009
65% Pinot Noir, 35% Chardonnay
Un buon Rosé, senza alcun dubbio, rimane sempre quell'impressione un po' confettosa e al gusto gioca un po' semplice sull'aroma di sanguinella. Ma é comunque realizzato con rigore, precisione, il suo timbro di Champagne tinto di rosso mi piace. Carina la chiusura, in cui per un fugace attimo, fanno capolino i tannini.

Cristal 2007
70% Pinot Noir, 30% Chardonnay
Servito arditamente prima del Nature, é ormai la terza volta in pochi mesi che sento questa bottiglia, ed é sempre splendida, l'ho vista crescere, ormai ha raggiunto la pienezza che appena sboccata non aveva. L'aroma é netto di agrume candito, la bolla é vaporosa, il sorso é di pienezza aristocratica. Uno Champagne che ha solidità nell'eccellenza, come le vecchie Grande Cuvée di Krug, a cui lo preferisco di un soffio.

Brut Nature “Starck” 2006
2/3 Pinot Noir, 1/3 Chardonnay
Anche questo già sentito da poco, e di nuovo la stessa sensazione, un naso che valica senza problemi l'asticella dell'eccellenza, in complessità, finezza ma anche di profonda intensità, che però non ritrovo pienamente nel sorso, dove quasi, esagerando, un filo mi scappa via. Gli manca un attimo di volume, mi appaga pienamente per un tempo che mi é insufficiente per godermelo appieno, poi quasi mi scappa. Lasciandomi senza qualcosa che mi aveva promesso... forse ora é solo troppo presto, la mancanza del dosaggio verrà completata negli anni dall'arrotondamento del tempo, e allora sarà grande.

Cristal Rosé 2002
60% Pinot Noir, 40% Chardonnay
Come la precedente, assolutamente una grande bottiglia, figlia di una bella annata. Forse perché l'aspettativa é stata molto alta, forse perché a fine serata cominciavo anche ad essere un po' stanco, non mi ha completamente appagato. La parte rossa lo omologa un po' agli altri rosé, ha tutta la pienezza del suo fratello Cristal di color chiaro, ma non riesco a trovarci una sua identità precisa. Sicuramente sarà dipeso da me, perché a tanti altri é piaciuto molto.

Poi i piatti di Pierluigi Vanzolini a me piacciono sempre tantissimo, e mi son perso un dolce da urlo...