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martedì 19 marzo 2013

Vino del Passo 2012: anticipazioni


Caro amico del VINO DEL PASSO


Ecco alcune informazioni ed immagini dell’annata 2012

Lo zucchero ha raggiunto i 16gradi babo, ci aspettiamo un altro tre, quattro gradi nelle prossime settimane. La maturazione fisiologica sarà verso il 20 di ottobre. Il momento della vendemmia deve essere colto con decisione perché verso la fine di ottobre incominciano le prime nevicate.”

Questo ho scritto nella mia ultima mail, sperando in qualche settimana di buon tempo. Purtroppo la situazione meteo non mi ha permesso di vendemmiare più tardi, perché verso il 10 di ottobre le previsioni del tempo erano così nere, che ho deciso di intervenire in anticipo, il 13. ottobre. Il risultato: poco più di 18°babo e un’acidità un po’ alta nel mosto.

Il Vino del Passo 2012 sarà leggermente diverso di quello delle altre annate, mi aspetto un vino più leggero a circa 12,5°.
Ma ho fatto bene, perché dopo incominciava a piovere ad intervalli brevi, fino alla fine di novembre. Solo in questo mese avevamo precipitazioni di 211 mm.

Ho diraspato ancora la sera stessa. Il 50% ho messo in pressa e poi il mosto puro a fermentare. Il resto con la buccia ho fatto riscaldare delicatamente in un “bagnomaria” a 19 gradi, pronto per la fermentazione.
Il 30 ottobre l’ho tirato giù dalle fecce, unito all’altra metà. Ancora torbido l’ho portato all’esterno, alla cura del freddo con la mescolazione settimanale. La temperatura mi ha aiutato, a dicembre scendeva presto a meno 10°. Due millimetri di tartaro si formava all’interno sulla parete della botte. Così evito l’aggiunta di prodotti chimici prima dell’imbottigliamento.
Il 10 gennaio riportavo la botte in cantina e incominciavo con la chiarificazione.

Adesso sta lì, dorato e aspetta l’imbottigliamento il 6. aprile.

Ringrazio a quegli, che mi hanno dato la fiducia e hanno prenotato in anticipo.

Anche l’annata 2012 del VINO DEL PASSO sarà spettacolare.
Per chi ha già prenotato, con le spedizioni incomincerò l’otto di aprile.

Un cordiale saluto dall'Alto Adige
Werner Morandell

Lieselehof Tenuta e Museo delle Viti
www.lieselehof.com







sabato 16 marzo 2013

Yves Ruffin – Champagne Extra Brut 1er Cru


80% Chardonnay, 20% Pinot Noir – 12.5%



Appena versato si sprigiona un perlage irruento, vorticoso, che si dimostrerà nel tempo anche piuttosto ostinato.

Color giallo sabbia, di un certo spessore, come risultato dell'elevazione in botti di acacia e della presenza di Pinot Noir.

Profumi di brioche croccante, frutta secca, una via di mezzo fra la nocciola e la scorza di noce, fino ad arrivare ad un ricordo quasi aromatico di liquirizia.

Veramente strano e particolare, ma c'é dell'altro...

Qualcosa che all'inizio mi sfugge, riesco solo dopo qualche secondo ad identificare come il vegetale elegante del fieno essiccato.

Mano a mano che la temperatura si alza di qualche frazione di grado, e il getto di anidride carbonica si calma un pò, emerge anche qualche lampo di frutta rossa.

Assaggiandolo, l'emulsione che si crea fra gas e liquido, trasmette una sensazione avvolgente, lo fa apparire quasi morbido.

Però, quasi subito, una freschezza veramente sopra alle righe richiama l'attensione dei sensi.

Un vapore che trasmette in primo piano un aroma di prugna essiccata e alla fine ricopia quasi alla perfezione lo spettro olfattivo.

Sapore e personalità che restano ben a lungo.

Prima cremoso e poi citrino, ne risulta uno Champagne molto particolare, probabilmente non per tutti.

A me é piaciuto parecchio...

Anche lasciano da parte i gusti personali ha una ricchezza, un'incisività, un suo essere diverso, che sarebbe difficile assegnargli meno di 87 punti.

Comprese le spese di trasporto, é una bottiglia che ho portato a casa con 25 Euro.

E' la III tipologia di Ruffin che assaggio, la sintonia é veramente grande e mancano ancora i top di gamma.


A bicchiere vuoto, negli ultimi pochi millimetri di Champagne rimasti nella parte più profonda del calice, insiste ancora una cortissima catena di bollicine.



giovedì 14 marzo 2013

De Vescovi Ulzabach – Teroldego Rotaliano Doc 2011


100% Teroldego – 13.5%

Se la persona che Ti ha insegnato tutto sull'Alto Adige Ti dice "questo é il miglior Teroldego, lasciando stare la Foradori" Tu che fai?

Ne compri subito una bottiglia, ovvio...

A maggior ragione se il prezzo é anche corretto: 14 Euro in enoteca.

Me lo sono cullato in cantinetta fino a quando un buon piatto di carne lo ha fatto diventare l'abbinamento adatto per il pranzo.

Nel bicchiere ha una trama fittissima, a bottiglia quasi vuota diventerà evidente il perché, praticamente non ci si vede attraverso.

Non si schiarisce nemmeno sull'unghia.

Rubino molto scuro che si trasforma in porpora sul bordo, ricorda proprio il colore del velluto.

Ruotando il bicchiere le pareti si tingono del colore della massa liquida che si muove in modo compatto.

Vino decisamente ricco.

Ma fresco nei profumi, di arancia, prugna, fragola e succo di mirtillo.

Poi arrivano le spezie, anche queste con un ricordo brusco di cannella, una leggera sensazione di terra rossa.

Quando il fruttato cede appena in esuberanza, emerge anche la tostatura.

Anche assaggiandolo mostra una freschezza vellutata con tannini ancora, e giustamente, un pò giovani.

L'impressione gustativa é quella di un succo di piccoli frutti di bosco neri, quindi ben coerente con i profumi.

Spessore evidente, la tentazione di masticarlo mentre lo si ha in bocca viene spontanea.

Ha una lunghezza corretta, senza esagerare con un finale appena amaricante (e non amarognolo).

Potrebbe valere intorno agli 84 punti.

A bottiglia quasi finita mi accordo che sulle pareti c'é un deposito notevole, anche se il produttore non lo dichiara é evidente che sia filtrato poco o nulla.

Bella tenuta all'aria, anche se uso sempre i tappi di gomma con la pompa a vuoto: l'ho aperto domenica e oggi non ha perso quasi nulla.

Sono curioso di sentire la selezione "Vigilius".





giovedì 7 marzo 2013

Eugenio Rosi – Vallagarina igt Bianco "Anisos" 2009


Pinot Bianco, Chardonnay, Nosiola – 12.5%


Potendo scegliere, il primo colore che mi viene in mente, uscendo dai canoni della degustazione, direi che sia quello del miele d'acacia, appena velato dai residui di fermentazione.

Come dichiarato in etichetta, l'Anisos non subisce filtrazioni.

Si nota infatti un piccolo orlo di bollicine nel bicchiere, ma al gusto, non  troverò nessuna traccia di anidride carbonica.

Che sia un vino ricco si vede subito, anche bagnando le pareti, il liquido quasi fatica ad esprimere le lacrime, talmente lente che bisogna attendere parecchio prima che comincino a scendere.

Il primo naso é dolce, di frutta e di spezie.

In sequenza penso ancora al miele, pesce sciroppate, come quelle fatte ancora alla contadina che trovo ormai solo al Mercato della Terra, e albicocche disidratate.

Una dolcezza che non prevale, perché rinfrescata da ricordi agrumati di cedro candito.

Mi concentro sulle spezie e provo a sezionare cioccolato bianco, vaniglia, burro fresco. 

Facendo ruotare il bicchiere, ne esce una bella crema calda fatta in casa.

E non finisce qui, ci sono profumi di rosa gialla e un aromatico di resina, penso sia il contributo della Nosiola... o forse del Trentino e basta.

Al limite del balsamico, ma ormai non ce la faccio più, lo devo sentire.

In bocca la prima sensazione é la freschezza, poi equilibrio e poi rimane la bocca asciutta.

Sono i tannini, questo vino ha fatto macerazione sulle bucce e quindi li ha, da cui la necessità di non servirlo troppo freddo.

Un vino leggiadro, entra scorre nella bocca, accarezza, dona sapore senza disturbare, senza aggredire e si é pronti a ricominciare.

Finalmente, devo proprio dire finalmente, un alcol che si sente, ma non stanca.

Ha un sapore che ricorda, come nei profumi, la frutta, il miele e la pasta frolla che si trasforma in un lungo retrogusto di mandorla e di bastone di liquirizia.

Dopo diversi minuti, ne sento ancora il sapore: una gradevole sensazione fra l'amarognolo e una leggera nota fumé.

Che dire ancora?

L'avevo già sentito quando non era ancora sul mercato, secondo il produttore Eugenio Rosi doveva stare almeno un altro anno in botte.

E aveva ragione...

Oggi é diventato, per me, uno di quei vini chiave, quelli che segnato un punto di riferimento, che Ti rimarranno sempre impressi nella memoria.

Butto lì un punteggio, quasi con noncuranza, perché in questo momento é così e fra 1, 2, 5 anni o magari 10 chissà dove sarà.

Diciamo 89, tanto per volare bassi.

Bottiglia pagata, mi pare, sui 21 Euro nella mia enoteca preferita (Enoteca Alla Porta a Bologna).

Finisco con un piccolo inciso.

Ho letto giusto nei giorni scorsi che questo vino é stato presentato nella trasmissione la "Prova del Cuoco" e lo hanno abbinato a "garganelli salsiccia e carciofi".

Beh, Io ho visto un altro film...




domenica 3 marzo 2013

Tenuta Dornach – Vigneti delle Dolomiti IGT Pinot Noir "XX" 2009


100% Pinot Noir – 14%



Colore molto profondo, per essere un Pinot Nero, con una tonalità rubino piena senza concessioni alla gioventù o alla maturità nemmeno sul bordo.

Per via di questa ricchezza, all'inizio non si nota la vivacità che diventa invece evidente osservando il bicchiere da sopra.

Si muove con una bella importanza, con una rotazione compatta che conferma una densità di materia già annunciata dalla densità di colore.

Naso all'inizio timido, forse anche per colpa mia avendo tolto la bottiglia dalla cantinetta appena un'ora prima, ma l'ossigenazione gli giova e nel giro di una decina di minuti si apre in progressione.

Non raggiunge comunque un'esplosione di profumi, ma se all'inizio si esprime con un fruttato indistinto, con il tempo inizia a definirsi prima come ciliegia e infine come piccoli frutti di bosco neri.

La frutta é affiancata dalla speziatura dolce, in parte cannella, in parte di carruba e rabarbaro con un violetta di campo leggera.

La tostatura é veramente ben dosata: avrà anche fatto 18 mesi in botte piccola, ma il legno non domina assolutamente i profumi dell'uva.

Manca, ancora, di qualche sfaccettatura che gli arriverà nel giro di qualche anno sotto forma di aromi terziari.

Per il gusto ero un pò spaventato dal 14% di alcol, ma il primo sorso mi ha subito rassicurato: il calore é ben domato dall'ottima freschezza di questo vino.

In questo, invece, la temperatura relativamente bassa con cui é arrivato a tavola lo ha sicuramente aiutato.

Quello che ne risulta é un Pinot Noir dal grande equilibrio, veramente piacevole da bere accompagnato ai formaggi di media stagionatura che avevo scelto come abbinamento.

Per fare un piccolo inciso, si tratta di pecorino, Blu di Gorgognano con pane ai grani antichi acquistati al Mercato della Terra.

Nel complesso una giusta morbidezza.

In bocca, il frutto é ancora più definito rispetto al naso, e direi anche di un colore più chiaro: i frutti di bosco sono più rossi che neri.

Tannini veramente perfetti, nonostante l'XX sia di un millesimo così recente non danno la minima sensazione di astringenza.

Sarò forse influenzato da quello che so di questa cantina, ma direi che si riconosce come un Pinot Noir proveniente da vigne giovani.

Manca, infatti, un filo di complessità olfattiva che lo impreziosisca ma il bel risultato c'é già.

E' coltivato in una posizione ottimale, rigorosità nella conduzione dei vigneti e in cantina, cura e serietà del proprietario lo portano, a mio parere, ad almeno 86 punti.

Mi ricorda, con un frutto leggermente meno esplosivo, il Pinot Nero base di Franz Haas.

Nel giro di qualche vendemmia, le radici più profonde e la struttura vegetale più sviluppata delle piante, gli potranno dare quei punti in più per arrivare alla soglia dell'eccellenza.

Per ora, un vino che dà il meglio di se in abbinamento, piuttosto che alla fredda analisi di una degustazione.

Ancora complimenti a Patrick, il proprietario di Tenuta Dornach.

L'ho acquistato direttamente in azienda, con consegna a Bologna, per circa 22 Euro comprese le spese di spedizione.







sabato 2 marzo 2013

Guy Robin – Chablis 1er Cru Montée de Tonnerre "Vieilles Vignes" 2010


Chardonnay 100% - 12.5%

Nel bicchiere ha una luce quasi brillante, un giallo profondo con leggerissimi riflessi verdolini, come piccoli lampi.

Splendido da vedersi.

Si nota una leggera traccia di rifermentazione, sotto forma di qualche solitaria bollicine che sale nella bottiglia.

Ha profumi dolci-salati di frutta gialla matura, più albicocca che pesca, ananas candito, fiori dello stesso colore e verbena.

Spaziato dolce molto leggero, non é proprio vaniglia, mi fa pensare più all'anice stellato e allo zenzero.

C'é anche una nota muschiata che lo porta alle soglie dell'aromaticità, ricorda proprio l'uva ben matura.

Il primo sorso denuncia un'acidità ancora sopra le righe, quasi elettrica, d'altronde é un 1er cru di un'ottima annata, e berlo adesso é praticamente un infanticidio.

Ma la cantina si riempie e la voglia di sentirlo era tanta...

Quando la bocca, finalmente, si asciuga si percepisce anche la scia minerale.

Con un ritardo di diversi secondi, in fondo alla gola, arriva anche il calore dell'alcol che mi porta a dubitare del 12.5% dichiarato in etichetta.

I miei maestri mi fanno notare che in Borgogna mica si prendono la briga di aggiornare l'etichetta da un anno all'altro e in effetti, il millesimo é indicato sulla piccola etichetta sul collo della bottiglia.

Il gusto, decisamente agrumato, ricorda l'uva spina e il sambuco.

Tornando ai profumi, con la temperatura che si alza, il fruttato candito diventa sempre più evidente, da caramella alla melissa, come la mineralità di polvere di sale.

Per ora mi fermerei a 86, ma crescerà un bel pò e le restanti bottiglie sono da aprire fra non meno di 2 anni.

Un ultimo passaggio sul bicchiere quasi vuoto mi porta un indizio di Botrytis: allora facciamo un punto in più e andiamo a 87.

Adoro i vini di Chablis! E l'abbinamento é perfettamente riuscito...

L'ho pagato circa 17 Euro, più 2 Euro di spese di spedizione, tramite un GDA.





Vini e Formaggi di Valtellina - Bologna 25 Febbraio 2013











Aldo Rainoldi 
Brut Rosè Metodo Classico 2008

Colore veramente particolare, una vera buccia di cipolla con sfumature ramate e bollicine non piccolissime.

Profumi che ricordano la cipria, la glassa allo zucchero dei confetti rosa e caramella alla frutta.

Al gusto é sapido, con anche una bella freschezza, ma é quasi privo di un sapore proprio.

Lascia la bocca vagamente dolciastra.

Non mi é piaciuto per nulla, manca di un'impronta di personalità che lo faccia ricordare dopo l'assaggio.

Forse l'ho un pò bastonato ma il punteggio che mi é venuto in mente é 78.


Sandro Fay 
Valtellina Sup. DOCG Valgella Ca’ Moréi 2009

Perfettamente rubino, bella luminosità e nel complesso una sfumatura e profondità di colore inusuali per un nebbiolo.

Consistenza importante.

Profilo olfattivo interessante, che inizia con ciliegia, frutta nera e tostatura per poi diventare più fresco di arancia sanguinella, cannella e lampone.

In sottofondo, molto leggeri, ricordi di terra rossa e vaniglia.

In bocca ha una sapidità importante e allo stesso tempo una buona freschezza con tannini giovani ben presenti.

Un vino, per il momento, ancora più "largo" che elegante.

Mi fermo ad 84 punti.


AR.PE.PE
Valtellina Sup. Riserva DOCG Grumello Rocca de Piro 2002

Decisamente "mattonato", grande trasparenza con una vivacità a cui bisogna proprio fare i complimenti dopo 10 anni dalla vendemmia.

In questo caso, invece, dal colore si riconosce subito che si tratta di nebbiolo.

Consistenza buona, senza esagerare.

Naso particolare, mi ricorda subito il tabacco biondo ed é comunque spostato quasi completamente verso il terziario, con ricordi di cuoio e di foglie secche.

Il frutto é decisamente in marmellata, al limite del sotto sporito, con una nota balsamica di china calissa che gli dona eleganza.

Lo spettro olfattivo é sicuramente evoluto, ma per nulla stanco.

Al gusto si conferma con sapidità, e in effetti é un Grumello, ma allo stesso tempo ha ancora una decisa freschezza che lo rende di una sorprendente facilità di beva.

Il frutto che emerge é decisamente più giovane di quello sentito nei profumi, tanto da rendere un'impressione di arancia sanguinella.

Tannino ormai perfettamente fuso alla struttura dei vini e lunghezza di decine di secondi.

Un gioiellino di 10 anni, che vale almeno 88 punti.

Per onestà, devo dire che all'inizio della serata avevo degustato un bicchiere versato da un'altra bottiglia e, pur essendo un vino sulle stesse corde, era decisamente un pò più stanco.


AR.PE.PE
Valtellina Sup. Riserva DOCG Inferno Fiamme Antiche 2007

Granato con bordo aranciato.

Naso di frutta matura, una sensazione di cenere e polvere, poi balsamicità, erbe officinali e liquerizia.

Al gusto una bella freschezza, sapidità appena inferiore e un alcol importante.

Direi 86 punti.










Aldo Rainoldi
Sfursat di Valtellina DOCG Fruttaio Ca' Rizzieri 2009

Nettamente granato con una straordinaria violetta come primo profumo, cannella di grande eleganza, poi liquerizia in radice e grafite.

Un'eccellenza al naso, senza alcun dubbio.

Consistenza quasi scontata.

In bocca manca di rotondità, é ovviamente giovanissimo, con una sapidità quasi pungente.

Un vino importante e appena uscito sul mercato, manca ancora al gusto di un'adeguata finezza.

Per ora sta sugli 88 punti, ma nel giro di un paio d'anni chissà?




Nino Negri
Sfursat di Valtellina DOCG 5 Stelle 2002

Colore di grande concentrazione, nel mezzo fra il rubino e il granato con un bordo già verso l'aranciato.

Naso di cenere, noce moscata poi liquerizia, corteccia e china.

Ma quello che più mi ha stupito é il netto profumo di salsedine.

Può un vino di montagna ricordare così il mare? Straordinario...

In bocca é salato e allo stesso tempo vellutato.

Ha comunque, nonostante i 10 anni, ancora un gusto rinfrescato di arancia e cannella.

Tannini perfetti.

Riportando il naso al bicchiere si sentono ora la foglia di the e i funghi essiccati.

Vino da 90 punti


I Formaggi

http://www.laphroaig.it/images/2011/110426_laphroaigebitto_03.jpg

Scimudin vaccino affinato 3 mesi
Casera d’alpeggio affinato 6 mesi
Bitto Storico Alpeggio Val Vedrano Presidio Slow Food stagionatura 2 anni
Bitto Storico Alpeggio Trona Soliva Presidio Slow Food stagionatura 2 anni
Bitto Storico Alpeggio Pescegallo Presidio Slow Food stagionatura 5 anni
Bitto Storico Alpeggio Alpe Piazza Presidio Slow Food stagionatura 10 anni

Solo alcune sensazioni sui formaggi che abbiamo sentito, senza andare nei dettagli di profumi e aromi.

Impressionante la differenza fra il Casera e i Bitto.

Il primo floreale e di erba di montagna, in tutti gli altri, nonostante il diverso momento di stagionatura, la riconoscibile impronta animale data dal latte di capra orobica.

Salendo con la stagionatura, la persistenza dei Bitto diventa impressionante.

Se con il 5 anni, il Ca' Rizzieri andava sotto ma il 5 Stelle riusciva a sposarsi in modo perfetto, con il Bitto di 10 anni nessuno degli Sfursat era all'altezza.

In ogni caso, una gran bella serata per i pochi che c'erano.