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domenica 28 gennaio 2018

🍷 Nikolaihof - Wachau Grüner Veltliner Federspiel "im weingebirge" 2016

 100% Grüner Veltliner - 11.5%


Grüner Veltliner, un vitigno in genere poco abituato ad avere slanci aerei, così carta di tornasole della mineralità dei terreni, che spesso indugia tanto sul sale con un abbraccio pesante, trascurando il sorriso e la vivacità.

Questa bottiglia scuote le certezze, forse l'annata, forse la conduzione naturale degli stessi vigneti, forse la sua stessa classificazione...

È una danza, è un campo fiorito, vento profumato di essenze dolci, dal piccolo sorso tutto soavità e primavera.

Cercavo qualcosa di nuovo dal Veltliner lento e dalle ossa grosse che conoscevo, in questa bottiglia sono andato ben oltre.


Nikolaihof, uno degli assaggi più esaltanti a Cerea nel 2017...


domenica 21 gennaio 2018

🍷 Vignai da Duline – Venezia Giulia Igt Bianco “Morus Alba” 2015

🍇 Malvasia Istriana, Sauvignon – 13.5%


Unione, amplificazione, sinergia... il bianco che sfuma sul verde, la dolcezza che si stempera in freschezza erbacea, biancospino, mandorla, vaniglia trovano vitalità in pompelmo e frutto della passione.

Un rincorrersi fra la fragranza della Malvasia e l'espressione più nobile del Sauvignon, la prima vince nei profumi, le dinamiche del gusto sono condotte dal secondo.

Il terreno che le ha cresciute impone comunque le regole, detta spessore, porta salinità aromatica saporita e profonda, rende spontaneo versarsi un altro bicchiere, dopo che il primo è terminato così in fretta.


Morus Alba... il Gelso Bianco... frutto dolce dalla natura selvatica.




sabato 20 gennaio 2018

Calibro 7, Shot #5 – Rabajà, un grande Barbaresco - Godò 17/01/2018

Stesso Cru, stesso produttore, lo stesso modo di fare il vino radicato in una famiglia ormai da generazioni... forse il modo migliore per cogliere quello che l'annata impone su gesti e luoghi immutati da un tempo lunghissimo.

Così come diventano evidenti le ragioni per cui Pier Carlo e Giuseppe Cortese non assegnano lo stesso blasone a tutte le uve dei propri vigneti, comunque frutto di piante del medesimo Cru.


Un percorso di 9 vini dal più giovane 🍷 Langhe Nebbiolo 2015, fino al 🍷 Rabajà 1998, passando attraverso ben tre Riserve. Tutti di grande austerità e rigore, con nessuna intenzione e voglia di essere accomodanti.

L'impressione è che l'annata fredda, in cui la struttura si assottiglia, l'aroma di sottobosco si asciuga, l'acidità diventa nervosa, sia quella in cui questa filosofia di Barbaresco alla lunga si esprima al meglio.

Il piccolo frutto rosso diventa allora più articolato, magari anche selvatico, ma non più solo ciliegia, aggiunge espressioni di fragola, talvolta di arancio, persino di anguria. Emerge finalmente una vena salina, comunque sottile e mai dominante, con la tessitura del tannino espressa in tutta la sua bellezza.

Ha aperto la degustazione una magnum di 🍷 Langhe Nebbiolo 2015, calice generoso, diverso degli altri, l'unico a mettere avanti forza e calore sacrificando eleganza. Gioca indubbiamente un campionato diverso.

Lo ha seguito un'altra magnum, quella del 🍷 Rabajà 2014, di cui però voglio raccontare alla fine.

Dopo, soltanto bottiglie nel formato normale, a cominciare dal 🍷 Rabajà 2012 già piuttosto adagiato, magari accostato al cibo può ancora fare una bella figura, ma forse ha visto così tanto sole nell'annata che si è rifugiato in un mondo sotterraneo, aggrappandosi al legno che lo ha custodito.

🍷 Rabajà 2011 colta all'apice della curva di evoluzione, perfetta ora, rifinita, tuttavia senza quella vena irrequieta che faccia intravedere una lunga strada nel futuro. Già ora fin troppo levigato, anche nel frutto appena caramellato, finale che porta calore.

Completo e pieno il 🍷 Rabajà 2010, speziato, dalla dolcezza lieve di gelatina di frutta, finalmente con un sorso salino che scorre su un tannino stratificato e gentile reso vivace dalla freschezza. Dinamico, vivo, figlio di una bella annata, si vede subito!

A seguire le 🍷 Riserve servite tutte assieme, assaggiandole si avverte netto il cambio di passo, l'assegnazione di un titolo nobile è evidentemente giustificata. Maggior integrità e ampiezza, nonostante l'età cresca, profondità e sensazioni più articolate.

Ho preferito la 🍷 Riserva 2004 alla 🍷 Riserva 2006, seppure di pochissimo, trovando la prima perfetta, giovane nella natura, vellutata, speziata, dall'animo austero che tuttavia concede finalmente un accenno di fiori. Freschezza e sapidità lunghe e insinuanti, meravigliosamente languido.

Appena più eterea la seconda, dal profilo agrodolce, mi ha lasciato un'impressione un filo meno elegante, probabilmente solo per una mia minor propensione a certi ricordi tartufati e di sottobosco. Comunque buonissima in bocca, tannino ricamato da mani fatate, il calice è andato finito senza troppi indugi.

Incantevole anche 🍷 Rabajà Riserva 2001, di qualcosa sicuramente avanti nel cammino rispetto alle altre, il naso più delicato in intensità, dalle sfumature autunnali, sicuramente con minore forza aromatica, ma ancora un'impronta tattile ben definita.

Per certi versi commuovente il "semplice" 🍷 Rabajà 1998, ha messo in fila vini di 10 anni più giovani e oltre. Posato e tuttavia ancora nitido, dalle sensazioni asciutte, ricordi di metallo caldo, esile e allo stesso tempo nobile nella struttura, la luce del tramonto che brilla intensa in estate.

Infine ritorno al 🍷 Rabajà 2014... la bellezza delle annate esili, con un profumo intensissimo, penetrante, concentrato su una rosa quasi smaltata e la fragranza del mandarino, la fragola, l'anguria, talmente giovane da passare minuto dopo minuto a sfumature in cui frutti e fiori si tingono in giallo.

Non c'è sensazione alcolica, il tannino è appena un velo setoso, c'é arancio e succo di melograno, seppur con una vena alla ricerca di maturità, non posso fare a meno di intravedere una luminosità Borgognona. Il mio vino della serata, senza alcun dubbio.

Matteo come sempre è molto bravo nel mettere a proprio agio le persone mantenendo il racconto leggero, più come una chiacchierata fra amici, una storia di esperienze personali e incontri, che un voler trasferire informazioni destinare ad essere solo passanti. La sua professionalità è sempre altissima, il libricino che abbiamo trovato al nostro posto sul tavolo sarà un ricordo prezioso.

Alla fine, per terminare i bicchieri, Max e i suoi ragazzi della cucina ci hanno proposto un bel piatto di stinco e patate. Quello che ci voleva, per provare l'unione fra cibo e Rabajà. La pancia ha gradito.

Questa la lista dei vini degustati:

🍷 Giuseppe Cortese - Langhe Nebbiolo 2015 (da magnum)

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2014 (da magnum)

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2012

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2011

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 2010

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà Riserva 2006

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà Riserva 2004

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà Riserva 2001

🍷 Giuseppe Cortese - Barbaresco Rabajà 1998







domenica 14 gennaio 2018

🍷 Stefano Milanesi - Vsq Brut "Smila" 2010 (sb. 02/2016)

🍇 Pinot Nero, Riesling Italico, Cortese - 13%


Un maestro e grande degustatore sostiene che per capire davvero la stoffa di uno spumante bisogna sentirlo il giorno dopo, meglio ancora se la carbonica si è del tutto dissipata.

È una delle poche cose su cui, in generale, non sono d'accordo con lui, poi ci sono le eccezioni... come con lo Smila che abbiamo aperto ieri.

Ora si sente tutta la maturità delle uve, ti godi l'apertura solare, viene fuori anche quel filo di dolcezza che prima poteva nascondersi dietro le bollicine che ora non ci sono più.

Albicocca, miele, croccante e forse un filo sottile di botrytis, il piccolo frutto rosso, metallo caldo... il sapore è buonissimo, prima ti accarezza, poi tira sulla lingua, infine fa sentire il suo spessore, prima di un ultimo saluto candito.



venerdì 12 gennaio 2018

🍷 Pranzegg – Rosso “Campill” 2014

🍇 100% Schiava – 12%



Il secondo bicchiere me lo sono versato perché il primo mi aveva parecchio sorpreso e, devo confessarlo, anche un tantino deluso. Così riottoso, tutto sulle sue, ripensandoci ora, forse con molta colpa da parte mia, nell'aspettarmi qualcosa che non poteva essere.

Il terzo bicchiere me lo sono versato perché già nel secondo era così cambiato, come una bella voce, al mattino roca, che ha bisogno di alcuni minuti per distendersi, per farsi nitida, per iniziare a vibrare senza incertezze.

Il quarto bicchiere me lo sono versato perché avevo sorseggiato il terzo raccontandolo in diretta ad un amico. Stupendomi di trovarlo così aperto, solare, talmente irriconoscibile rispetto a come era iniziato, che davvero avevo pensato di essermi distratto nella conversazione.

Il quinto bicchiere me lo sono versato perché ormai ero totalmente in sintonia con il suo modo di essere, finalmente preso dall'energia liberata nel calice. Lui aveva solo bisogno di tempo, io di accettarlo per la sua vera natura, senza preconcetti e attese.

Sarà stata forse la chiusura a vetro che gli ha negato così a lungo il contatto con l'ossigeno, ma partendo da toni crepuscolari, ha guadagnato luce e colore.

Chiuso, sotterraneo, compresso, profondamente autunnale, dai toni aspri e trattenuti, l'ho sentito crescere, aprire infine le braccia ad un abbraccio ruvido, ma sincero e amichevole, mettere a fuoco il frutto, asciugare gli aromi, offrire sollievo alla sete.

Profuma di ciliegia selvatica ed erba appena tagliata, in bocca ha polpa, un velo di sensazioni metalliche, aromi di humus e spezie, uniti a forza e dinamica tattile, il suo punto focale.





È Schiava... una espressione diversa, dal fascino velato di chiaroscuro, ma sempre e comunque una bellissima Schiava.

martedì 9 gennaio 2018

Tenuta Lupinari - Rosso Toscano Igt 2014


🍇Sangiovese, Canaiolo, Malvasia Nera - 13%


Per una volta un racconto diverso. Ho davanti una bottiglia speciale, così come speciale è l'amica che me l’ha regalata.

L’etichetta ha la bellezza immediata, propria delle cose semplici, arriva subito al cuore. Il messaggio è diretto, nudo, parla di amore e rispetto per il proprio lavoro, basta accompagnarlo nel suo percorso. Mette l’uva al centro di tutto, se c’è il frutto il resto diventa semplice.

Nel bicchiere è magnifico, luminosità come questa sono da sempre le “mie”, animata di una trasparenza che nulla nasconde, lo sguardo trova solo bellezza, vitalità, vivacità.

Il primo sorso porta quel tocco leggero ormai così raro. Per un attimo il piccolo frutto è dolce, riposante, poi la freschezza prende mano a mano coraggio, diventa croccante, rapisce in una corsa mozzafiato su un binario stretto di sensazioni giovani, allegre, che fanno il solletico.

Lascia la bocca asciugata, rifinita, pronta e contenta di poter ricominciare.

Ad alcuni potrà forse sembrare magro, scheletrico, sopra le righe. Ci vuole invece un vero e proprio culto dell’acidità per entrare completamente in sintonia con la sua preziosa natura… sono uno di quei fortunati.






domenica 7 gennaio 2018

🍷 Fallet-Prevostat - Champagne Non Dosé Avize Grand Cru n.m.

🍇 100% Chardonnay – 12%

Si dice che non esisterà mai più, questa risale a quando in cantina c'era ancora Monsieur Prevostat. Un amico l'ha avuta direttamente dalle mani di Madame Fallet. 

Ho assaggiato qualcuna delle nuove uscite, con la nuova dicitura Fallet-Gourron o simili, senza dubbio buone, ma sarà anche suggestione, la differenza si percepisce... come se mancasse un po' di anima. Magari arriverà, per ora le sento così. 

È sempre stato il mio Champagne del cuore 💖, fin dal primo assaggio, una di quelle bottiglie che quando non ho in cantina, nonostante le altre 300, è come se ci fosse un vuoto incolmabile. Perché l'occasione in cui vorresti aprire solo quella potrebbe improvvisamente arrivare, e Tu non lo puoi sapere. 

Non avrà la potenza di un Krug, il soffio minerale del Dom, la pienezza raffinata di un Cristal, il bagno di luce dei 7xx di Jacquesson, la struggente evoluzione del Comme Autrefois di Françoise Bedel, l'opulenza di un Clos de Goisses, gli aromi gessosi del Minéral di Agrapart... O meglio... non li ha così spinti da caratterizzarlo a figura piena. 

Offre un po' di ognuno di questi, quel mix che nei profumi, nel tatto, negli aromi e nell'allungo, lo identifica come l'idea esatta dello Champagne. Talmente esatta che nel "Non Dosé" di questa bottiglia riesco a cogliere che pochi grammi di dosaggio fanno passare dall'eccellente alla perfezione, perché, lo devo confessare, non c'è nulla di più appagante della versione Extra Brut. 

Miele nel colore e come primo profumo, poi tanta frutta secca, mela Golden, cedro candito, in sottofondo vaniglia e fiori dal bianco abbagliante. "Borgogna con le bollicine" è un termine che spesso viene sprecato... qua no! 

Una fragranza che c'è tutta fin dal primo sorso, la bollicina che gioca a fondersi con la mineralità gessosa. La texture diventa il punto focale, nel volume, nella sensazione stratificata, cattura così tanto che quasi trascuri i sapori. 

La vivacità finale è il vero capolavoro, gli aromi diventano improvvisamente giovani trascinati da un ruscello di sottile freschezza. L'agrume allora ha ancora la scorza verde, é il pompelmo appena colto dalla pianta, quasi da magnifico Sancerre.





sabato 6 gennaio 2018

🍷 Vignai da Duline – Friuli Colli Orientali Pinot Grigio “Ronco Pitotti” 2016

🍇 100% Pinot Grigio – 13%



Vino e libro meravigliosi... sono solo irritato dalla incapacità della foto di fissare la stupenda sfumatura fra il rosa e il ramato che posso ammirare nel calice.

Accolgo con gioia un Pinot Grigio che rivendica fermamente le origini da uva rossa, con profumi giocati su cipria, ribes, fragolina selvatica appena colorata, la tenera fragranza di rosa. Spigoli e carezze, allo stesso tempo...

Bocca esaltante, asciutta, gessosa, con appena una trasparenza di tannino. Tanta compostezza e allungo, un accenno di volume iniziale e un'ombra di calore che si diluiscono immediatamente in una salinità vivace.

Il finale minerale che picchietta il fondo della lingua, una sensazione viva e bellissima, aggiunge sete al desiderio.




Leggete la storia di questi due ragazzi e innamoratevi del loro sogno... io ormai sono letteralmente perso.

lunedì 1 gennaio 2018

🍷 Domaine Ganevat – Côtes du Jura “Cuvée de l'enfant terrible” 2011

100% Poulsard – 11%


Essenziale, magro, aereo... a cominciare dal colore, che si lascia così volentieri attraversare dalla luce, tingendosi di caramella d'orzo e zucchero bruciato in tonalità dolci, amaricanti, subito pronte ad accompagnare anche i profumi, inizialmente medicinali, via via sempre più freschi in scorzetta d'arancio ricoperta di cioccolato, per spingersi infine verso la sanguinella di fine stagione.

In bocca ha una sottigliezza dalla profondità incongruente, disperatamente lunga, accarezza con sensazioni tattili dalla moderazione riposante, in un rigore dalla disciplina ecclesiastica avvolto da aromi d'incenso.

Il tannino è appena un minimo apporto di volume, non ha densità sua, è fuso nel liquido, la freschezza è pura ciliegia candita, sul finale rimane questa pista salata che porta chissà dove lontano... e ogni tanto, ricompare dal nulla una goccia di sapore, sai che te la puoi godere tranquillo, perché un'altra presto la seguirà.



Tutto questo, in quel che resta in una bottiglia lasciata quasi una settimana semplicemente al fresco senza ulteriori protezioni, degna compagna in una cena solitaria di metà settimana.


🍷 Yves Ruffin – Champagne Brut 1er Cru n.m. (sb. 10/2015)

🍇 80% Pinot Noir, 20% Chardonnay – 12%


Volete raffinata delicatezza? Questo non é il Vostro Champagne...

Cercate avvolgenza, dolcezza, facilità? Questo non é il Vostro Champagne...

Vi piace il contrasto, la lotta, una competizione irrisolta fra sensazioni, qualcosa che Vi incida i sensi lasciandoli scossi ma, senza sapere bene il perchè, pienamente appagati? Gli Champagne di Sylvie Ruffin sono esattamente la meta in fondo ad un lungo cammino...

Ho provato ad aspettare quasi 2 anni dalla sboccatura per vedere se nel frattempo avesse messo giudizio, ma non c'è nulla da fare! E' bipolare, vero Giano bifronte, non trova pace, vive di sensazioni che tirano con ugual misura in direzione opposte.

L'agrume candito del Pinot Noir, dolce, sferico, con una pennellata di miele e legni orientali, non ha nessuna voglia di fare la pace con un'acidità affilata e salina, amplificata da una bollicina sferzante e un sospiro di spessore tannico.

Però ci convive e stanno divinamente insieme... ne viene fuori una profondità di profumi che sfiora il balsamico, una lunghissima persistenza di aromi, intensa di chinotto e liquirizia.

Unico indizio della grazia che raggiungerà, quando avrà voglia e tempo, dopo chissà quanti anni in bottiglia, la serenità del profumo di fiori a bicchiere vuoto.

Io però lo adoro già così, in questa pienezza appena sgarbata... e mi si stringe il cuore sentendo fra le dita il gesso usato per segnare il remuage, dopo aver toccato il fondo della bottiglia. Cose d'altri tempi, a cui in fondo appartengo!





Prima azienda con certificazione biologia delle uve nello Champagne, Sylvie è di una carineria estrema quando risponde al ridicolo francese delle mie mail, un giorno riuscirò a stringerle la mano, senza sapere cosa dire ed eventualmente come dirlo... pazienza.

🍷 Filippi – Soave Colli Scaligeri "Castelcerino" 2015

🍇 100% Garganega – 13%



Me lo ha fatto conoscere l'amico Dario, in una cena a Castellaro, chissà se anche Simona e Federico se la ricordano? Quella era una splendida magnum, annata diversa.

Al Castelcerino non piace il freddo, guadagna tanto in serenità mano a mano che passa tempo nel bicchiere, e ha ritmi lenti, comincia ora ad attenuare la salinità violenta sul finale di bocca dopo una settimana dall'apertura.

Ora ha raggiunto la sua dimensione, profuma di mare come i suoi cugini Riva Arisiglia e Garganuda, aggiungendo dolcissima albicocca e sfumatura di cenere.

Sulla stessa lunghezza d'onda sono i sapori, dolci e salati allo stesso tempo, ancor più netti e definiti. Spessore e densità, mentre il sorso scorre...




Di sicuro non é un vino da aperitivo, ma sulla tavola si trova a suo agio.

Giorno “frutto”... - Degustazione Trento Doc ONAV Parma (05/10/2017)

Quando Maurizio Filippi ha conquistato il titolo di Miglior Sommelier AIS e Ambasciatore del Trento Doc nel 2016, ero a poca distanza da Lui, al banco di assaggio del Muse, proprio per sentire quegli stessi spumanti.


Non lo avevo ancora incontrato, é una persona alla mano e simpatica, con il suo look un po' bohemien. Si é presentato più che bene, con una di quelle frasi che solo quando le senti da un altro ti rendi effettivamente conto di quanto siano vere anche per te... “amo i vini che mi fanno sentire dove non sono”.

Naturale nell'esposizione, molto preparato sul territorio, diverse piccole cose me le sono segnate, bella l'atmosfera che ha creato durante la degustazione. Quasi un racconto svolta nel segno della sua origine di “oste e stappatore”, come Lui stesso si é definito.

Serata decisamente “frutto”, per chi crede al calendario lunare, con diversi spumanti che in passato avevo trovato incompleti colti in un bel momento di grazia.

Un viaggio iniziato nelle zone più a Sud del Trento Doc fino alle altezze estreme della Val di Cembra, territorio che deve aver toccato il cuore di Maurizio. Traspariva dalla passione con cui descriveva i paesaggi e i vigneti terrazzati di quelle zone.

Ad aprire la degustazione il 🍷 Brut di San Michael, una cantina a cui sono legato dagli inizi della sua brevissima storia. Lo ricordavo come uno spumante semplice, stretto su agrumi e freschezza citrina. Due anni in più sui lieviti gli hanno messo addosso più polpa, rendendolo pieno e articolato.

Di seguito l'🍷 Etyssa Extra Brut Cuvée #2, frutto del sogno di 4 amici che all'inizio volevano avere solo creare qualche bottiglia con cui festeggiare insieme la laurea. La prima versione l'avevo sentita un anno fa proprio al Muse, questa seconda uscita é migliorata tanto, più definita nei profumi, il gusto salino come filo conduttore.

Sui ricordi speziati gioca invece il 🍷 ForNeri Brut di Zanotelli, nei profumi come negli aromi, rotondo, quasi grasso, con una splendida tenuta all'aria. Struttura inusuale per un Metodo Classico.

Prima delle riserve il 🍷 Brut Nature Riserva 2009 di Opera, nitido, completo, lungo, magari non così intenso dal punto di vista aromatico, ma molto coerente su temi marini e jodati.

Ed ecco una bella sorpresa! 🍷 Ferrari Perlé Nero Riserva 2009... mette subito al centro pietra focaia e macchia mediterranea, la particolare dimensione di bocca mi piace tantissimo, dove entra largo, poi si concentra, sboccia l'arancio candito, si lancia in avanti di intensità minerale. Miglior Perlé Nero mai sentito, da eccellenza.

Meno felice 🍷 l'Inkino Riserva Carlo V di Mas dei Chini, fin troppo rotondo, dall'impronta affusolata, a debito di dinamica. 

Spezie, sensazioni fumé, resina, seguite da aromi leggeri di miele con finale di liquirizia e crème caramel per lo spumante con la maggior intensità gustativa della serata. Opulento e raffinato, come si conviene ai suoi 10 anni di sosta sui lieviti, è il 🍷 Letrari 976 Riserva del Fondatore! Emozionante quale omaggio a Lionello Letrari, uno dei traghettatori della viticultura Trentina verso la modernità, magnetico per i sensi, in ciò che regala.

Infine pulizia, chiarezza, agrumi sinceri nel 🍷 Rosé di Balter. Servito dopo 3 riserve di tale calibro non ha comunque sfigurato per linearità di stile e bevibilità.


A completare la serata, la scoperta di un altro salume Reggiano dalle caratteristiche uniche. Il 🍴 Cotto '60 del salumificio Branchi, ancora prodotto con tecnica artigianale della salatura in vena e affumicatura con vapori di forno a legna. Dolce e dal sapore netto, non mascherato da inutili spezie come capita spesso.

Ragazzi ONAV di Giacomo Faelli come sempre simpatici, a misura di pubblico e professionali, il giusto modo di vivere la cultura del vino. Bella la scelta della nuova sede per il degustazioni, il moderno Link 124.

Questa la lista degli spumanti degustati, per ognuno due parole nelle foto d'insieme:

🍷 Saint Michael – Brut s.a.
🍇 80% Ch, 20% PN 

🍷 Etyssa - Extra Brut Cuvée #2 s.a.
🍇 100% Ch 

🍷 Zanotelli - Brut For4neri s.a.
🍇 100% Ch

🍷 Opera Valdicembra – Brut Nature Riserva 2009
🍇 100% Ch

🍷 Ferrari – Extra Brut Riserva Perlè Nero 2009
🍇 100% PN

🍷 Mas dei Chini – Brut Inkino Riserva Carlo V 2008
🍇 60% Ch, 40% PN

🍷 Letrari – Brut 976 Riserva del Fondatore 2006
🍇 50% Ch, 50% PN

🍷 Balter – Brut Rosé s.a.
🍇 80% Ch, 20% PN




🍷 Saint Michael – Brut s.a. 
🍇 80% Ch, 20% PN 

Dosaggio 6.7g/l, 40 mesi sui lieviti, vigneti in Val d'Adige e Val di Cembra

Molto bello come aspetto e nei profumi, dolci, floreali, gessosi, appena una traccia erbacea, semplice, rifinito, virerà verso la caramella al limone. Un buon ingresso, saporito, si ritrova il frutto dolce, la mineralità bianca di polvere di roccia, non lunghissimo, ma con sensazione di pienezza. Chiusura senza incertezze, si perde appena al contatto prolungato con l'aria.


🍷 Etyssa - Extra Brut Cuvée #2 s.a. 
🍇 100% Ch 

Dosaggio 1.8g/l, 36 mesi sui lieviti, 80% acciaio il resto in tonneaux, vigneti su sedimenti glaciali profondi di calcare dolomitico. Verdolino, scintillante, con una bella spuma. Naso delicato, fragrante di fiori prima gialli e poi bianchi, polline, miele leggero. Sorso tirato, si avverte bene la freschezza seguita da tantissimo sale, quando inizia a svuotarsi si esalta la frazione minerale e metallica. Nei profumi vien fuori l'erba tagliata, complessivamente più magro del Brut che lo ha preceduto, interessante per questa verticalità salina. 



🍷 Zanotelli - Brut For4neri s.a.
🍇 100% Ch

Dosaggio 6g/l, 36 mesi sui lieviti, solo acciaio, vigneti su terreni porfirici in alta Val di Cembra

Colorato intensamente di giallo, denso, teso verso il dorato. Porta da subito mela Golden e cedro candito, vaniglia, miele di castagno, rosa thea, vena rocciosa e fumè. Anche in bocca è immediato su cannella e ricordi tostati, seguiti da agrumi gialli in confettura, canfora, un punto amarognolo per l'estrema sapidità. Naso non nitidissimo, ma di una complessità che cattura, lascia con aromi di caramella alle erbe. Tenuta all'aria sorprendente, la frase "prima vino e poi spumante" con il For4neri non sarebbe affatto una presunzione.



🍷 Opera Valdicembra – Brut Nature Riserva 2009
🍇 100% Ch

Residuo 0.6g/l, 75 mesi sui lieviti, 80% acciaio il resto in legno, singolo vigneto a 650m di altezza su terreni porfirici e calcarei alle pendici del Monte Corona in Val di Cembra

Sorprendentemente ancora verdolino, un vino solare, aperto su ricordi di mela renetta, roccia bianca, rifinito, in sottofondo dolcezza di pesca. Sorso dai ricordi marini, una bella distensione jodata, l'eleganza sottile che rimane presente e nitida a lungo. Anche l'intensità é delicata, l'attesa lo arricchisce di cedro e salvia. Bevuta riposante.


🍷 Ferrari – Extra Brut Riserva Perlè Nero 2009
🍇 100% PN

Dosaggio 2g/l, 84 mesi sui lieviti, solo acciaio, vigneti su sedimenti glaciali vulcanici in riva destra Adige

Che naso!!! Nettissima la pietra focaia, le erbe aromatiche, il pompelmo, pepe bianco, ricordi ferrosi di pirite. Bocca salatissima, piccante, saporita, dove gli agrumi diventano ancora più freschi. Particolare nel volume, ha un'evoluzione che mi piace tantissimo, entra largo, poi si concentra, sboccia l'arancio, lancia in avanti l'intensità salina. Un ritorno ai profumi accoglie anche fiori e macchia mediterranea. Miglior Perlé Nero mai sentito, da eccellenza.


🍷 Mas dei Chini – Brut Inkino Riserva Carlo V 2008
🍇 60% Ch, 40% PN

Dosaggio 4.5g/l, 96 mesi sui lieviti, 60% acciaio il resto in botte da 30hl, vigneti su pergola nella zona più a Nord della provincia

Intensità delicata, ricordi di tisana alle erbe e anice, pizzicante, lieve dolcezza di crema. In bocca é morbido, con un filo di dolcezza ma allo stesso tempo anche di evoluzione, finale appena mentolato e accomodante. I profumi si arricchiranno poi di frutta tropicale, pesca e un accenno di salvia. Nel complesso un'impostazione piuttosto “dolce”, lontana dai miei gusti.


🍷 Letrari – Brut 976 Riserva del Fondatore 2006
🍇 50% Ch, 50% PN

Dosaggio 6.4g/l, 96 mesi sui lieviti, 95% acciaio il resto in legno, vigneti su pergola nella zona più a Nord della provincia

Spezie, sensazioni fumé, resina, seguite da aromi leggeri di miele con finale di liquirizia e crème caramel, per lo spumante con la maggior intensità gustativa della serata. Opulento e raffinato, come si conviene ai suoi 10 anni di sosta sui lieviti, il contatto con l'ossigeno lo impreziosisce ulteriormente di pepe bianco. Emozionante quale omaggio a Lionello Letrari, uno dei traghettatori della viticultura Trentina verso la modernità, magnetico per i sensi, in ciò che regala.




🍷 Balter – Brut Rosé s.a.
🍇 80% Ch, 20% PN

Dosaggio 5.5g/l, 24 mesi sui lieviti, 85% acciaio il resto in botte da 15hl

Infine pulizia, chiarezza, agrumi sinceri in questo Rosé servito dopo 3 riserve di tale calibro. Non ha comunque sfigurato per linearità di stile, bevibilità, trama della carbonica. Belle le sensazioni ferrose in bocca, naso erbaceo, confettoso, con un sospiro di cipria. Molto aderente alla tipologia.