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domenica 16 ottobre 2016

Dolomytos - VdT Dolomytos bianco 2005

??? - 13%


Ad una settimana dall'apertura...

Colore unico, un miele grezzo in cui si lascia intravedere una accattivante sfumatura rossiccia.

La tostatura è dolce di frutta a polpa gialla matura, miele e c'era d'api, nocciole caramellate, poi budino alla vaniglia.

Profuma di sole, di fumo, ricorda un sentiero che corre sotto i tigli in fiore.

Il sorso ha intensità salata, l'impressione di dolcezza residua è forte, ma è difficile essere lucidi nell'insieme morbido, amplificato da un alcol potente.

Non riesce comunque a stancare, in un'annata che ricordo molto calda, ha trovato un inaspettato e saporito equilibrio.

Un vino dal profilo meridionale, accogliente e dall'aromaticità lunghissima, integro, non intaccato dalla minima traccia di ossidazione.



Mi sono dovuto ricredere da precedenti assaggi. Davvero molto bello



sabato 15 ottobre 2016

Luretta – Colli Piacentini Doc Sauvignon 1996


100% Sauvignon Blanc – 13%


Un regalo, una bottiglia che emerge dopo 20 anni dalla cantina di Thomas Rossi...

Il tappo é al limite, ormai ha perso elasticità, la risalita del vino é arrivata quasi al bordo superiore, ma nonostante la difficoltà nell'estrarlo e l'aspetto non proprio rassicurante, il colore del vino dice subito che ha tenuto.

Nel bicchiere é appena dorato scintillante, dalla sfumatura di miele leggero.

Il naso é dolce e antico, profuma di carta pergamena, senza nessuna traccia di muffa o evoluzione, ricorda la crema, il melone maturo, la cera d'api, frutta tropicale sciroppata, poi la parte speziata di liquirizia e mandorla caramellata.

Fortissima la sensazione di cioccolato bianco, mentre appena un sussurro sono i terziari di vernice e smalto.

In bocca é succoso, dagli aromi di zafferano, conserva una freschezza invidiabile, ma soprattutto é fortemente salato con un aroma che arriva a focalizzare un frutto stranamente rosso, supporto di un finale di propoli e ribes, con respiri di tabacco dolce.

La chiusura ha lo spessore della tannicità, e sembra non volere abbandonarti mai.

Ha un rapporto con l'aria scontroso che deve essere gestito, ormai verso la maturità, non ama le temperature troppo basse, altrimenti affila gli spigoli, diventa quasi metallico, e di forza ne ha ancora un bel pò.



Rimango a bocca aperta pensando che sia un bianco emiliano dello scorso millennio.



Degustazione di Vini dell'AA, Novotel 3/10/2016

Conferme e tante scoperte...

La prima é quella di Piero Gorgoni, che non avevo mai avuto l'onore di incontrare. Me ne aveva parlato Vania, descrivendolo come uno dei degustatori più creativi che abbiamo in Italia.

E in effetti così si é dimostrato, profondo conoscitore del territorio, mi ha fatto piacere vedere come sull'Alto Adige abbiamo tante visioni in comune, tante affinità nel modo di comunicarlo... una bella conferma, per me e per i miei studenti.

I grandi degustatori che avevo conosciuto finora, Gardini, Flacone, Castellani erano accumunati da personalità sopra alle righe, naturalmente in misura e in maniera diversa.

Piero si distingue da loro per i modi pacati, per condurti per mano, a piccoli passi, al vino, al suo carattere, alla sua essenza... davvero una bella persona, davvero una nuova esperienza di degustazione.


Sui vini avevo molte aspettative, che sono state confermate, superando anche di molto le più rosee previsioni.

Ad esempio, non avevo mai sentito il Krafuss di Lageder, un pò per il prezzo ma anche per un pò ragione sciocca... tanto lo so che i vini di Alois sono tutti buoni, quindi li assaggio poco.

Questo in particolare ha l'eleganza e quell'apparente leggerezza di beva che solo i grandi vini possono avere, lasciandosi quasi alle spalle quell'eccesso di volume che spesso si incontra anche nei migliori Blauburgunder.

Non so se l'abbiano notato in tanti, ma nella degustazione di questo vino Piero é stato veramente acuto, definendolo come paragonabile "ad un Pinot Noir proveniente da uno dei più altolocati village di Borgogna".

Dove "village" é una parola magica dosata millimetricamente per fare un complimento senza eccedere in paragoni che non possono avere riscontro in terreni e clima così diversi. Non é proprio cosa da tutti...

Altra sorpresa sono l'equilibrio e l'eleganza del Gewürztraminer di Peter Sölva, in cui finalmente ritrovo quei tratti stilistici, rarissimi, che mi sono sempre piaciuti in questo vitigno.

Forse complice la difficile annata 2014, non ha eccessi di alcol e dolcezza, si esalta invece nella rosa gialla e nella speziatura, con un equilibrio inconsueto per un Traminer.

Ho avuto finalmente la possibilità di sentire una delle super cuvée che si sono affacciate sulla scena dell'Alto Adige negli ultimi anni, il Weissburgunder Riserva "Sanctissimus" della Cantina di San Paolo.

Da vigneti ancora a pergola che hanno ormai più di 120 anni e un'inconsueta vinificazione in anfora, è senza ombra di dubbio un bellissimo vino, ampio nei profumi, riconoscibile negli aromi e dalla profondità che contraddistingue l'eccellenza.

Solo 2000 bottiglie di cui 300 destinate alle degustazioni, l'unico problema, non piccolo, é il prezzo... ormai in tanti hanno preso questa strada, a quella cifra vado in Borgogna, in Alto Adige c'é tanto altro.

A cominciare dal bellissimo Raif di Castelfeder, raffinato, dall'espressione aromatica che hanno in regione solo i migliori Sauvignon, dove i ricordi erbacei sublimano in un nettissimo fiore di sambuco, emergono l'agrume e la frutta tropicale, il sorso diventa dritto e raffinato.

Tolta la Loira, per il Sauvignon c'é solo l'Alto Adige, secondo ma non staccato, con buona pace di Nuova Zelanda e Friuli, che invece arrancano, per giunta nella direzione sbagliata.

Buoni anche l'Enosi, di Baron di Pauli, sempre la bevuta fresca e spensierata che mi ricordavo, forse anche un pò ruffiana... ma ci può stare, Così come il Lago di Caldaro di Erste+Neue che come i suoi simili ha comunque quel filo di volume in più, che sulla Schiava secondo me stona.

Non ho mai amato gli spumanti di Arunda, con qualche eccezione qua e là, e la Cuvée Mariana pur avendo qualche spunto interessante, come il buon rapporto con l'aria, non é una di queste, limitate da un contributo del legno che negli aromi la segna troppo.

Mi sbilancio sul Lagrein di Elena Walch, perché lasciando da parte la mia scarsa propensione per questo vitigno e un'eccessiva ricerca della perfezione nelle tecniche di cantina, non si può certo dire che non sia un buon vino.

Ha colore, spezia, potenza e morbidezza, ma al tempo stesso freschezza di frutto, sensazione sanguigna e tannini smussati, essere un 2011 non l'ha certo aiutato, ma alla fine si fa bere, ed é quello che conta. Prima o poi capirò perché la Walch sia così poco amata...

Ben 8 vini, più la parte introduttiva, la serata é letteralmente volata.


Arunda – AA Extra Brut "Cuvée Marianna"
80% Chardonnay, 20% Pinot Nero – 13%



Luminoso, paglierino con sfumatura verdolina, orlato da mousse abbondante, la bollicina ha finezza notevole. Profuma di agrumi gialli, crosta di pane, trasmette freschezza sotto forma di cedro e mela verde, sfumature minerali bianche e ricordo di fiori di montagna. In bocca ha un ingresso fresco, dalla carbonica ben presente, sapido, si avverte la tostatura dei legni, gli aromi fruttati sono più maturi, sia come polpa, che come agrume candito. Chiusura risulta nocciolata, appena amaricante. Ha un buon rapporto con l'aria, scaldandosi migliora nelle sensazioni gustative. 84pt

Vigneti: terreno: porfido, calcareo
Vinificazione: Pinot Nero vinificato in bianco, Chardonnay elaborato in barriques
Alcool: 13,0 % Vol. | Acidità: 6,0 g/l | Zuccheri residui: 4,0 g/l


Cantina San Paolo – AA Pinot Bianco Riserva Sanctissimus 2013
100% Pinot Bianco – 13.5%


Giallo in pienezza, dalla notevole densità di colore, ha profumi delicati ed eleganti, con toni di erbe aromatiche, una nettissima pesca bianca, un fruttato penetrante di litchi, poi roccia grigia e un soffio di frutta tropicale. Emergono anche sfumature rosse, quasi di ciliegia, e un frutto fragrante che porta freschezza. Il sorso é nettamente da weissburgunder, mette a fuoco pienamente il vitigno, ha freschezza, leggerezza, aromi netti di mela, allo stesso tempo morbidezza e densità. Con la temperatura che si alza guadagna in dinamicità, lascia la bocca aromatizzata da cannella e tabacco, mentre nei profumi l'ananas é ora anche più nitido. 88pt

Vigneti: vigneto ripido esposto verso sud (tra 350 a 400 m s.l.m.) terreno calcareo dell’epoca glaciale
Vinificazione: fermentazione delicata su bucce ed affinamento in grandi anfore di terracotta
Alcool: 13,5 % Vol. | Acidità 5,1 g/l. | Zuccheri residui: 3,0 g/l


Baron Di Paoli – Vigneti delle Dolomiti IGT Bianco Enosi 2013
55% Riesling, 45% Sauvignon Blanc – 13.5%


Paglierino pallido con scattanti guizzi di luce. Freschissimo nei profumi, muschiati, dalla evidente sfumatura aromatica, poi lime, mandorla fresca, menta, fiore di sambuco, il pizzicore del ginger che solletica le narici. Bocca tirata, agrumatissima, l'acidità sfavillante porta ad una straordinaria golosità di beva. Porta inizialmente aromi di confetto, poi una decisa conferma muschiata, nel percorso finale emerge per un attimo la sapidità poi dilaga di nuovo la freschezza. Pensato e voluto così, non può non piacere. 86pt

Vigneti: Höfl untern Stein” nella località “Söll” presso Termeno, è un pendio esposto a sud-est e situato tra i 480 e i 550 m sopra il livello del mare. Sul robusto terreno argilloso, ricco di pietriccio calcareo, si trovano sia gli impianti a pergola, realizzati trenta anni or sono, sia quelli a spalliera, installati dieci anni fa, i quali, con la loro resa molto bassa di solo 50 hl/ha, sanno creare una qualità incomparabile.
Vinificazione: Per il Riesling alla pigiatura senza diraspatura è seguita la fermentazione in botti d’acciaio, mentre il mosto del Sauvignon dopo una macerazione di dodici ore è stato fatto fermentare a parte anche in tonneaux. I vini hanno passato una maturazione di sei mesi sulle fecce fini prima della loro unione, avvenuta in marzo. L’imbottigliamento è stato eseguito a metà giugno.
Alcool: 13,5 % vol. | Aciditá: 7,3 g/l | Zuccheri residui: 4,0 g/l


Castelfeder – AA Sauvignon Raif 2015
100% Sauvignon Blanc – 13.5%


Gioca su riflessi in ugual misura paglierini e verdolini. Al naso é un nettissimo fiore di sambuco, come solo i grandi Sauvignon dell'AA riescono ad esprimere, poi nettarina bianca, frutta tropicale, melone, fiori dolci, camomilla, mughetto e la sfumatura pungente dell'ortica. Più si scaderà e più le note verdi si limano, spingendo in alto l'eleganza. Bellissimo sorso, morbido, porta un'aromaticità di menta, rotondità del tè verde, rimane leggero, quasi beverino, con lunga ed esaltante distensione agrumata. Una limpida espressione di Sauvignon... 89pt

Vitigni: Zona: le uve di questo vino provengono dalle colline di Pinzon (frazione di Montagna a 350 m) e il paesino di Penon (600m s.l.m.), una frazione di Cortaccia.
Terreni: Ghiaia calcinosa di sedimenti morenici e terreni argillosi a diversi contenuti di sabbia.
Vinificazione: La vendemmia viene effettuata a mano in piccoli cassoni di plastica, i grappoli vengono riversati nella pressa pneumatica tramite e l’uva viene pressata interamente o diraspata a seconda dell’annata. Segue la spremitura soffice e il solo mosto fiore viene lasciato decantare naturalmente per ca. 24 ore. La fermentazione alcolica avviene tramite ceppi di lieviti selezionati a temperatura controllata (18-21°C). Segue un affinamento per ca. 4 mesi a contatto con i lieviti.
Alcool: 13,5 % Vol. | Aciditá: 5,5 g/l | Zuccheri residui: 2,5 g/l


Tenuta Peter Sölva – AA Gewürztraminer Vigneti 2014
100% Gewürztraminer – 13.5%


Giallo intenso, ma con ancora qualche pennellata verdolina. Porta al naso, e il finalmente è d'obbligo, una bellissima rosa gialla, ormai quasi latitante nei Gewürztraminer degli ultimi anni in Alto Adige. Seguono lavanda, cannella, budino di crema, pesca sciroppata, un profilo olfattivo penetrante e dolce, senza eccedere, senza stancare. Bocca vibrante, senza nemmeno un'indugio nella dolcezza, sfodera un equilibrio costruito su una freschezza straordinaria per il vitigno e una grande sapidità minerale. Snello, affilato, dall'aromaticità sussurrata, chiude con un ricordo dolce di panna. Uno dei Gewürztraminer più belli sentito negli ultimi anni, lo stile che mi é sempre piaciuto per questo vitigno. 88pt

Vigneti: Vigneti di Caldaro e Termeno. Una zona fra 300 - 500 m sopra il livello del mare molto soleggiato.
Terreno: Sabbioso, sassoso e leggermente argilloso.
Vinificazione: Il mosto fa una macerazione a freddo di poche ore sulla buccia e dopo l´uva viene diraspata e pressata. La fermentazione viene tenuta a temperature basse sui 15°C. Dopo la fermentazione viene svinato il vino nuovo, praticamente togliamo il lievito grossolano e dopo viene fatto il “sur lie” fino all’imbottigliamento.


Erste+Neue - Kalterersee cl. sup. Leuchtenburg 2015
100% Schiava – 13%


Magnifico rubino pieno, trasparente, luminoso e vivacissimo. Il primo naso é vinoso, intenso e carnoso di violaciocca, in fila vengono la ciliegia matura, prugna, pasta di mandorle, un sottofondo terroso, la parte vegetale di erba medica. Il frutto é turgido e pepato. Sorso iniziale falsamente dolce, poi entra in equilibrio, con un tannino setoso, il ritorno coerente di pasta di mandorle, una sottile sapidità. Chiude pulito e posato, ha il punto di forza nel ventaglio olfattivo. 86pt

Vigneti: Terreno con presenza di porfido e argilla. Clima temperato alpino
Vinificazione: Fermentate in acciaio per due settimane e affinato in botti di rovere (80-100 hl)
Alcool: 13% vol | Acidità: 4,3 g/l | Zuccheri residui: 1,4 g/l


Alois Lageder - AA Pinot Noir Krafuss 2012
100% Pinot Nero – 14%


Rubino, vivace, dalla decisa sfumatura granato. Profuma di vaniglia, marasca, ruggine, terra rossa, ma la parte minerale é tutta sottiliezza, eleganza, la speziatura di cannella é invece immediata, un leggerissimo ricordo di pepe. Bocca dalla grande freschezza, tannino affusolato, ha l'incedere dell'aristocrazia, gusto ematico, balsamico, finale di lampone. Il rapporto con l'aria é magnifico, i profumi guadagnano in intensità e diventano ancora più freschi, più salini, emerge anche la violetta, l'acqua di pomodoro, il ferro… e allora mi sciolgo. Un gran vino. 92pt

Vigneti: il Maso Krafuss è situato sulla collina di S.Michele / Appiano-Montagna a 430 - 450 metri s.l.m. , esposto a sud-est.
Terreni: argillosi, rocciosi, calcarei di origine morenica. Microclima fresco. Nel 1991 sono stati impiantati ad alta densità nuovi e selezionati cloni di Pinot Nero.
Vinificazione: pressature soffice delle uve, fermentazione spontanea e fermentazione malolattica in acciaio. Affinamento del vino per dodici mesi in botti piccole di legno da 225, 300 e 500 litri (rovere francese di Allier,Nevers e Vosges, a seconda dell’annata fino a 1/3 nuove).
Alcol: 14,0% vol. | Aciditá: 5,1 g/l | Zuccheri residui: 1,7 g/l


Elena Walch – AA Lagrein Riserva Castel Ringberg 2011
100% Lagrein – 14%


Denso nel colore, un rubino scuro come la notte, dal bordo che occhieggia ancora su tonalità porpora. Naso speziato, pepato, di mirtillo maturo e frutta macerata, amarena, torta sacher, caffè, la tostatura del legno é presente, ha quasi l'affumicato carnoso dello speck. Sorso potente, rotondo, sanguigno, gustoso e succoso, mantiene una bella freschezza di frutta rossa e nera. Molto Lagrein, molto 2011, molto Elena Walch, rimane un bel vino, anche se non entrerà nel mio cuore. 87pt

Vigneti: Vigneto crú Castel Ringberg, Comune di Caldaro, collina sovrastante il Lago di Caldaro, a 350m s.l.m, esposizione del vigneto verso sud est.
Terreno: morenico calcareo di medio impasto con parti argillose e sabbiose.
Vinificazione: Fermentazione in acciaio con macerazione di 10 gg sulle vinacce e successiva fermentazione malolattica in botte. Maturazione per 20 mesi in barrique di legno francese. Dopo l’assemblaggio lungo affinamento in bottiglia.
Alcool: 14,0% Vol. | Acidità: 6,00 g/l | Zuccheri residui: 1,7 g/l






Verticale di Giulio Ferrari "Riserva del Fondatore" - 10/10/2016

Anton Giulio è un pazzo… perché solo ad un pazzo poteva venire in mente di mettere in piedi una verticale di Giulio Ferrari estesa nel tempo quasi 30 anni, realizzando così la più completa degustazione del primo fra i grandi spumanti Italiani.


La pazzia è affascinante e contagiosa, tanto da riuscire a coinvolgere la persona che ormai da anni è l’artefice di questa meraviglia… Ruben Laurentis, enologo della Ferrari Spumanti, che si è seduto in mezzo a Noi, anche Lui per vedere come il tempo ha trasformato le sue creature.


“Riserva del Fondatore”, Chardonnay in purezza da un unico vigneto, il favoloso cru di Maso Pianizza, geniale intuizione di Mauro Lunelli, posto in alto sulla coste in riva sinistra d’Adige, baciato dal sole fino al tramonto.

Da quei grappoli sono arrivate a Noi, di ogni annata, due magnum o due bottiglie, alcune direttamente dalle cantine Ferrari, per la gioia di 2 tavoli da 16 persone, alla “Locanda dei Cinque Cerri” di Sasso Marconi.

Il filo conduttore dei 12 millesimi è stata senza dubbio la tensione minerale, amplificata e protagonista in quelle più recenti, già più serena e integrata in una struttura di grande complessità in quelle con più anni sulle spalle, ma comunque sempre dominante.

Impressionante l’integrità delle singole annate, con alcuni tratti simili e altri così diversi, espressioni di clima, scelte e uomini di tanti anni fa, in cui il tempo ha funzionato da cassa di risonanza, le ha esaltate, fino a far emergere in ognuna un proprio carattere, distintivo, riconoscibile.

Di seguito quello che ho trascritto durante la serata, servire quelle bottiglie é stato un vero onore, cose che ad un Sommelier possono non capitare in tutta una vita.


GF2004 (magnum) – Cominciamo bene, una bottiglia che ho sentito diverse volte negli ultimi anni, addirittura in anteprima, in cantina a trento, proprio con Ruben e Maurizio Lunelli. I profumi sono ricchi, freschi di arancio, minerali di jodio e conchiglia, appena dolci di un leggerissimo miele d'acacia. Il sorso è sereno, posato, elegante, quanto portato dal naso torna pienamente negli aromi, chiude di grande finezza. Da 90pt.

GF2002 (magnum) – Lui é così, con un naso che mi é sempre piaciuto, articolato, intenso di salgemma, fragrante di spuma di mare, dalla preziosa sfumatura di erbe aromatiche, a cui seguono mandorla fresca e di nuovo la roccia bagnata. Lo riconosco anche in bocca, dove rimane a mezza via, non si distende, é corretto, ma manca nella pienezza. Finale di miele, uno dei più deboli della serata, comunque da non meno di 87pt.


GF2001 (magnum) – Anche nell'intimo chiaroscuro della sala, si fa notare per una tonalità già verso uno scintillante dorato. La mineralità è protagonista, netta di pietra grigia, poi arriva il fruttato dolce di pesca sciroppata e albicocca matura, un lieve respiro di anice, una punta di pepe. Sorso aristocratico, immediato nella frutta secca, poi miele di castagno e frutta candita che conducono ad un finale salato di nocciola e mostarda cremonese. Ha eleganza, volume e una bevibilità golosa. Piaciuto tantissimo, scrivo 93pt.

GF2000 (magnum) – Naso inizialmente sottile, marino, appena affumicato, poi ne esce un bellissimo e intrigante frutto rosso, piccolo e maturo. In bocca illude per qualche istante, poi non riesce a mantenersi. Entra potente e pieno, poi abbassa inesorabilmente i toni. Peccato, perché ha un suo carattere, unico. Più o meno 88pt.


GF1999 (magnum) – Anche solo avvicinandosi al bicchiere, la nobiltà di questa annata é subito evidente, sotto forma di soffi speziati di tabacco, zucchero di canna, cedro candito... mille rivoli da inseguire con i sensi, mutevoli e guizzanti, non rimane uguale per più di pochi secondi, ha un grandissimo fascino. Il sorso porta una bollicina vaporosa, avvolgente, foriera di una distensione aromatica profonda, di burro alla nocciola e sapidità minerale, dal gusto ferroso. Bottiglia splendida, il notes riporta 92pt.


GF1997 – Il primo naso porta un ricordo velato di mallo di noce, poi cacao, arancio candito, uvetta, ciambella al cioccolato, quasi a descrivere un'immagine che focalizza la fragranza di un panettone artigianale. In bocca conferma le tonalità dolci e candite, senza vergognarsi di un filo di evoluzione, perché la bolla è comunque finissima e la chiusura nobile di brandy e bas armagnac. Potrebbe essere uno straordinario abbinamento per un dessert dolce-salato oppure di un delicato foie gras. Certamente in discesa, ma particolare e ancora in grado di dare tanto, ho scritto 89pt.

GF1996 (sboccatura recente) – Parte timido, con una sfumatura tostata, c'é anche un'impressione di carne alla griglia, reazione di Maillard e metallo surriscaldato. Seguono respiri di tartufo nero, con una connotazione complessiva certamente terziaria. Nel sorso, su una struttura autunnale, conserva comunque freschezza e una raffinata bollicina puntiforme. In declino ma con dignità, come si conviene alla grandezza, non per nulla è un Giulio Ferrari. Trascrivo 87pt.

GF1994 (sboccatura recente) – Regala subito agrumi freschissimi, impone decisa un'integrità di sensazioni, senza tuttavia esplodere nei profumi, focalizzati principalmente nell'intorno di una granita dolce al limone con una fogliolina di menta. In bocca suona le stesse note, ancora giovane nel gusto, é saporito, minerale, dall'aromaticità riposante di fiori bianchi e camomilla. Non ha mille sfaccettature, ma é una bevuta serena. Con un pizzico di scatto in più avrebbe superato l'asticella, si ferma a 89pt.

GF1993 (sboccatura 2010) – In questo millesimo invece lo scatto c'é subito, come dice Ruben si volle “fare un vino freddo in un'annata calda”... il 1993 è l'unico GF a non aver mai svolto la malolattica. Mi sono innamorato di questa annata quando la assaggiai in cantina, nel notes ho scritto poco perché mi sono goduto pienamente il bicchiere. Mineralità e agrumi sono protagonisti nei profumi, sottili e raffinati, mentre il sorso porta fragranze di pasticceria, uvetta, canditi, miele di acacia in una distensione lunghissima sorretta da un'acidità tirata. L'ultimo respiro lascia un aroma appena di sottobosco. L'idilio continua, il mio braccino corto segna solo 93pt.

GF1992 (sboccatura recente) – Naso dal volume minerale, ricco di agrumi canditi, glassa al limone, spezie dolci, cannella, quella particolare pungenza piccante del pepe bianco. Cresce tantissimo con la temperatura, si arricchisce di ricordi terrosi, più sul legno orientale spaccato che non tartufati. Bocca che non ha ceduto di un millimetro ai suoi 24 anni, lunghissimo, ha l'esoticità del cioccolato e la freschezza dolce del cedro. Di elegante pienezza, un Giulio Ferrari esotico, leggo sui fogli 92pt.


GF1991 (magnum, sboccatura recente) – Di nuovo una bottiglia di un'integrità esemplare, quasi aromatica di succo d'uva, prugna gialla, menta, se chiudo gli occhi non riesco a non pensare di trovarmi davanti alla vivacità agrumata di un grande Sancerre. Il sorso continua sugli stessi registri, con una vibrazione dolce-salata e un equilibrio perfetto, manca appena di maggior distensione aromatica e sarebbe potuta essere la bottiglia della serata. Forse perché al gusto non ha uguagliato i profumi, mi sono fermato a 91pt.


GF1983 – C'é da piangere... perché pur avendo un tappo leggero, che mi impedisce di trovare quello che altrimenti ci sarebbe stato, in bocca é di una bellezza unica. Uno spumante completo, con il frutto giovane, e tutto quello che serve per essere grande in acidità, spessore e profondità. Anche mutilata dagli aromi, sarebbe un sorso da almeno 94pt, il difetto evidente nei profumi tuttavia impedisce un giudizio. Con la mano pesante, ho segnato d'obbligo n.g.

Posso solo dire che me li sono goduti tutti, e ribadisco che Anton Giulio è un pazzo, simpatico, ma proprio pazzo… sviluppata in autonomia una passione insana per il Lagrein, lo abbiamo già contagiato con la malattia di tutto l’Alto Adige in generale, adesso è arrivato al punto di non ritorno con il Giulio Ferrari.

Ora non resta che indirizzare il suo potente spirito organizzativo verso la Borgogna, e faremo tante altre bevute memorabili.

Di Lui aggiungo una cosa, che gli fa onore, nonostante abbia mezzi e curiosità che gli offrono la possibilità di avere alla sua tavola bottiglie che in tanti ci sogniamo anche di notte, quest’anno si è seduto per la prima volta sul banco di un primo corso AIS… la nemesi della pazzia è la saggezza, pazzo e saggio allo stesso tempo, bravo Anton !!!





E bravi anche a tutti i ragazzi della “Locanda dei Cinque Cerri”, che ci hanno accolto e accompagnato nella degustazione con una bella cena di cucina tradizionale.



domenica 9 ottobre 2016

Arpepe – Valtellina Superiore DOCG Sassella “Stella Retica” 2006

100% Chiavennasca – 13%


Una bottiglia a cui sono affezionato, l'assaggio sempre con piacere quando la trovo in carta al ristorante. Questa l'ha portata un collega all'ultimo consiglio di Delegazione AIS... dopo aver parlato a lungo qualcosa di buono a volte salta fuori.

Il colore é un magnifico granato dai lampi rubino, intenso di materia colorante, vivace per l'annata 2006, decisamente fresca e dall'autunno soleggiato.

Basso di temperatura é anche il vino, che nel bicchiere diffonde amarena, ginepro, arancia sanguinella, mirtillo croccante, speziatura di cannella e un'intensa florealità di violetta.

Tutte sfumature fresche, mano a mano che la temperatura si alzerà diventeranno più dolci, declinate in marmellata di fragola e ribes, l'agrume che diventa chinotto, per un naso che acquisterà un'eleganza aristocratica e burbera, da vero Nebbiolo di montagna.

Bocca tirata, ancora la temperatura ne esalta la freschezza, tannino che risulta austero ma riconoscibilmente maturo, negli aromi conferma l'amarena, un ricordo di erbe aromatiche, chiude di sapidità minerale su toni di acqua di pomodoro.

Lasciato nel bicchiere dimostra come l'aria e il tempo dovessero fare il loro lavoro, appena più caldo acquista serenità anche al gusto, un liquido di spessore che scorre ora in modo sottile, assecondando i sensi senza volersi imporre.



Bottiglia ancora in fase crescente, scalpitante, bisogna imparare a conoscerla e gestirla al meglio, come tutti i purosangue.



domenica 2 ottobre 2016

Yves Duport – Bugey Methode Traditionelle “Perle de Rose” 2013

Pinot Noir, Mondeuse, Gamay – 12%


Un superstite della “Colazione da Campioni” di ieri... ma ha comunque avuto vita breve.

Già particolare nel colore, dalla leggera sfumatura di arancio ramato in cui si agitano ostinatamente piccolissime bollicine, anche dopo un giorno pieno dall'apertura.

Nei profumi ha una fragranza fresca di agrumi, la dolcezza del durone bianco maturo, l'intensa pungenza di fiori altrettanto candidi e una vena speziata di budino alla vaniglia.

In bocca ha una carbonica sottilissima, vaporosa, che senza ergersi a protagonista esalta sapori dalla fruttosità di mela rossa croccante e pesca bianca, golosi come quelli di un freschissima mousse artigianale.

Chiude corretto su ricordi di arancio, appena dolci, e dalla magistrale pulizia.



Ancora una piccola chicca del talent scout Alessandro Zanini, in generale non sono un fans delle bolle francesi al di fuori dello Champagne, ma questo merita davvero.


sabato 1 ottobre 2016

Cà del Bosco – Franciacorta Brut 1999

Chardonnay 65%, Pinot Bianco 16%, Pinot Nero 19% - 12.5%



Sono di parte, perché Maurizio Zanella mi ha accolto nella sua cantina come un suo pari, io che non sono nulla, e questo per me conta, non posso negarlo.

La bottiglia viene dalla cantina di Marco Pellizzari, dal Resort dei Cappuccini, uno dei posti più belli in cui sia stato quest'anno, anche questo conta, e non poco.

Però questa é anche una vendemmia 1999, sboccatura 2003, quindi uno spumante che da 13 anni se ne sta in bottiglia, e bisognerebbe essere davvero sciocchi, per non considerarlo.

Essere di manica larga su una bottiglia recente, solo per il metodo con cui è stata fatta, per poi andare a cercare il pelo nell'uovo in una che risale al secolo scorso, davvero non avrebbe senso.

Poi ognuno ragiona come vuole, per quanto mi riguarda, ho la fortuna di non dover rendere conto a nessuno.

Il tappo ha tutto sommato tenuto bene, anche se la spinta della carbonica in qualcosa ha sicuramente ceduto... nel bicchiere lo spumante é pienamente dorato, con ancora una traccia di perlage.

Profuma di liquirizia, noce, miele di castagno, caramella d'orzo, fiori d'acacia e albicocca in piena maturazione. Un profilo olfattivo aristocratico, appena un pò demodè, fissa l'immagine della luce bassa del sole che filtra al tramonto, in una stanza dai mobile antichi.

Il sorso conferma una carbonica sottile, una gustosità misurata con aromi di caramella dolce, rabarbaro e crème brulée.

Difficile distinguere e valutare separatamente freschezza, sapidità e calore, ormai il tempo ha fuso insieme le sensazioni in un liquido nuovo, l'evoluzione nel tempo del lavoro dell'uomo e della natura.

Gli aromi retronasali portano un'intensa balsamicità di eucalipto, con un finale mentolato e dalla sottile palpabilità tannica.




Per me una bella bevuta, sono sorsi di storia, bicchieri mai banali...




Paul Bara – Bouzy Grand Brut Grand Rosé

Pinot Noir 68%, Chardonnay 20%, Vin Rouge 12% - 12.5%


Colore del rame dorato, intenso, fiammeggiante, il contributo del vino rosso é evidente nella profondità e nella sfumatura.

Il naso avvicinato al bicchiere si trova davanti una carbonica decisa, che porta profumi di cipria, ciliegia matura, rosa dello stesso colore, sfumature minerali di ruggine bagnata.

La complessità poi si distende ancora, in acqua di pomodoro, toni dolce-amari di chinotto e garofano, speziatura di cannella e terrosità umida.

E già su questo ci siamo...

Il sorso porta da subito una dirompente freschezza, con una bollicina ora più quieta che apre ad una sapidità agrumata, percorrendo un finale dalla succosità aranciata e di fragole candite.

Non ha persistenza eterna, ma quel bellissimo gioco d'equilibrio fra le componenti dure, giocate per sostenersi senza voler prevalere l'una sull'altra, e dare insieme un bellissimo bicchiere di Champagne.




Soprattutto un rosé non banale... anzi...