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venerdì 13 gennaio 2017

Borc Dodòn - Venezia Giulia Igt Refosco dal Peduncolo Rosso 1999


🍇 100% Refosco dal Peduncolo Rosso - 14%


Capita che ci si avvicini ad un vino tramite un amico, quelli di Denis Montanar li ho conosciuti a Castellaro, da Dario.

Con i bianchi ci siamo piaciuti fin da subito, con il Rosè abbiamo battagliato un po', ma alla fine un'intesa l'abbiamo trovata.

Poi, a distanza di mesi, in una serata "formaggi" a casa di Michele, mi trovo davanti un Refosco “Borc Dodòn” 1999 !!! Vederlo sulla sua tavola é stato come scoprire il progetto di un Boing 737 in una tomba etrusca.

In mezzo ad altre bottiglie, alcune ben più titolate, ho desiderato subito e fortemente di poterlo aprire... se non fosse stato il vino di Dario, di sicuro non mi sarei fissato su un Refosco di ben 17 anni.

Fin dal colore ricaccia in gola i miei sciocchi dubbi, perché é un rosso sangue pulsante con quella che sembra ancora una sfumatura porpora... bellissimo, ma é stato un attimo, quella tonalità non la ritroverò più nei giorni successivi.

Nei profumi invece ha un attimo di indecisione, non è nitido, violentemente esposto all'aria in un millennio diverso da quello che lo aveva visto come semplici grappoli. Tuttavia in bocca lo si sente vivo, nervoso, con tanto da raccontare.

La serata va avanti, altri vini, assaggi, cibo, tante chiacchiere... al momento di andare chiedo il permesso di portarlo con me, curioso di sentirne l'evoluzione a contatto con l'aria. E di questa piccola attenzione, ne sarò poi pienamente ripagato...

Già dalla sera seguente il naso non ha più alcuna traccia dell'iniziale incertezza, focalizza nitido un frutto polposo, freschissimo, di altrettanta intensità fortemente speziato. Arancia rossa e cannella giocano ad esaltarsi reciprocamente, suonano note sulla stessa ottava, dal ritmo giovane, allegro.

Si unisce a loro una parte di tabacco dolce, terrosità rossa, ricca di humus, la sfumatura erbacea di pomodoro é gentile, il garofano ben definito, la fragola succosa e matura.

Il primo sorso é di pura intensità salina, poi il frutto si pone in prima linea, il tannino é talmente smussato che se ne sente l'effetto solo sul finale di bocca, che rimane magnificamente asciutta. Manca appena di distensione aromatica, ma ha un'eleganza evidente, straordinariamente integra dopo così tanti anni.

Finisco la bottiglia con calma, me ne godo un bicchiere ogni sera, mi accompagna quasi tutta la settimana.

L'ultimo me lo provo fresco e vi scopro un frutto più piccolo, più dolce, più maturo, prugna sciroppata, terra, corteccia, la cannella ridotta ad un soffio, l'arancio ora sotto forma di scorza essiccata. La cosa più bella rimane come lascia la bocca, pulita e asciutta, con ancora un'acidità sferzante.


Lo metto nella mia collezione di bottiglie vuote, quello delle bevute memorabili in terra eremitica, vicino a suoi pari, fra lo Skeveldra di Riffault e lo Chardonnay di Tissot, si troverà a suo agio...





sabato 7 gennaio 2017

Degustazione Chablis J.M.Brocard - Dicembre 2014

Per qualche strano motivo queste note non erano state trascritte qui, mi sono venute in mente dopo aver un visto un commento ad un vino di J.M.Brocard.

La degustazione é stata guidata da Bruno Folli all'enoteca SoulWine, con relativa cena in abbinamento, nel dicembre del 2014




Chablis Vieilles Vignes 2012

Straordinariamente carico di colore, quasi dorato. Naso piccante e pepato, appena un soffio di zafferano, ricco, di frutto giallo e caldo. Avvolto in note burrose e rosmarino. E ha fatto solo acciaio... a dimostrare che negli Chardonnay fatti bene e nel posto giusto, quei sentori che la maggior parte delle persone associa al legno, vengono invece dal vitigno e ne sono la caratteristica. In bocca ha un aromatico piccante, che esplode subito alto, per poi cedere sulla lunghezza. Uno Chablis stranamente potente, per la sua classificazione...


Chablis Vieilles Vignes 2006 in magnum

Più chiaro nel colore, più vivace e meno ricco, quasi verde. Ricordi di fumo, agrumato di limone sorprendentemente maturo e dolce, camomilla, pesca. Elegante e sottile. Entra in bocca pieno, di erbe aromatiche, sottile, appena amarognolo nel finale con evoluzione verso un retrogusto di mimosa. Direi molto tipico, e veramente in gamba per i suoi anni.

Chablis 1er Cru Vaud de Vey 2011

Color tisana, stemperato di verdolino. Porto al naso al bicchiere e mi chiedo se forse non sono in una spiaggia del Sud, alle 7 del mattina, nel silenzio, con la brezza e il mare spianato. Salmastro, alghe, salsedine, macchia mediterranea.
Poi frutta e spezie... papaya, noce moscata, pompelmo, pepe bianco. In bocca è cedro allo stato puro, thè aromatizzato all'ortica ortica. A bicchiere vuoto lascia un sentore appena affumicato, estremamente minerale, di cartuccia appena sparata.

Chablis Grand Cru Les Preuses 2011

Cedro, esplosione di fiori, sale, fumo, incenso, alloro, pesca gialla matura.
Di nuovo questa promiscuità frutta, fiori, spezie, roccia... un pò il filo conduttore della serata. Grasso, pieno, caldo, pizzica appena il palato, per un gusto quasi aromatico, di salvia. Lascia una scia leggera di thé alla pesca. Lasciato arieggiare ha un'evoluzione affascinante, diventa quasi tartufato, con note di Botrytis spuntate quasi dal nulla. Se é Grand Cru ci sarà un motivo...


Chablis 1er Cru Montmains 1999

Evoluzione nel colore stranissima, pennellate di verde in un bicchiere che ha sfumature giallo-rosate. Spiazzante anche al naso... salamoia di olive, incenso, burro salato, resina. In bocca é una lama affilata di acidità, salino dal gusto di anice. Quasi magro, dalla struttura esile che forse non ha mai avuto, lo trovo semplicemente affascinante. Potrei berne per ore, si identifica con quello che mi immagino come la vera anima dello Chablis.


Coup de Coeur... un Chenin da sogno


Il vitigno più versatile del mondo, ci viene servito insieme al gelato, ma non é certo il dolce il suo filo conduttore. Color ramato, il naso é pazzesco. Mi ricorda la violetta dei migliori Bas Armagnac, senza la nota alcolica faccio fatica a staccarmene. Per il resto é comunque frutta rossa, con un gusto di ciliegia e prugna sciroppata che non ti lascia più... Lo Chablis lo conosco un pò, ma lo Chenin lo devo proprio studiare. Era un Anjou del Domaine de Juchepie 

mercoledì 4 gennaio 2017

Gimonnet-Oger – Champagne Brut 1er Cru 2002

100% Chardonnay – 12%


Il colore é intenso e brillante, il tempo trascorso sui lieviti o un passaggio in barrique del vino base gli hanno regalato profondità.

Il profilo giallo si conferma nei profumi, che raccontano di agrumi maturi, burro, nocciola tostata, fetta biscottata. La mineralità gessosa lo avvolge, il contatto con l'aria lo arricchisce di una dolcezza di ciambella, vaniglia e albicocca fino a tendere verso la suadenza dei fiori bianchi.

Nel sorso la carbonica é il primo protagonista, all'inizio limita la percezione aromatica, poi piano piano sapidità calcarea e freschezza si fanno avanti, con un frutto che é simile a quello percepito al naso, ma ben più giovane.

Il finale che allora diventa tirato e gustoso, con l'acidità ben a fuoco accompagnata da un ricordo di mela matura.


Mi piace nell'impostazione, ha una bella intensità conquistata concedendo un filo sulla raffinatezza, ma direi che ne sia valsa la pena, perché é ancora davvero tanto giovane.



martedì 3 gennaio 2017

Per certi versi... - i vini del mio Capodanno 2017

Da diversi anni non trascorrevo il Capodanno a casa con la mia famiglia e basta. Nel passato, quando siamo stati ospiti a casa di amici, ho sempre portato io le bottiglie, ed essere un bel gruppo dava la possibilità di aprirne parecchie.

Anche se solo per me e Cristina, i miei figli ancora non bevono, ne ho scelte ugualmente quattro, magari per sentirne un bicchiere e basta, con l'idea di finirle poi nei primi giorni seguenti. I vini buoni non hanno paura dell'ossigeno... e della mie bottiglie mi fido.


La Cuvée Thierry Ruffin la conservavo da un po', ero proprio curioso, il “Blanc” di Patrick lo avevo sentito in estate da Lui, volevo vederne l'evoluzione, il Santa Maddalena di Pfannenstielhof lo amo intensamente, ne avevo tantissima voglia. Infine l'Asti di Cà d'Gal, acquistato appositamente per il brindisi di mezzanotte.

Ad accompagnarli rotolini di pasta ripieni di prosciutto cotto, formaggio e funghi, straccetti di carne con parmigiano e rosmarino, patate fritte finalmente alla perfezione, come dessert una torta farcita con crema e fragole.

Per i vini, é andata così...


Champagne Yves Ruffin - Cuvée Thierry Ruffin Extra Brut n.m.
80% Chardonnay, 20% Pinot Noir


Una bottiglia speciale, dedicata dalla giovane Sylvie al marito scomparso.

Che sia diversa lo si capisce immediatamente dai profumi, dove gli agrumi freschi che di solito dominano, sono invece canditi e in scorza. Preferiscono accomodarsi in seconda fila lasciando andare avanti la frutta secca, il caffè, la liquirizia, una fragranza da croissant all'abicocca.

Nel sorso é deciso, dal consueto impatto tattile esaltato dalla carbonica ancora molto vivace, particolare invece la dolcezza da frutto rosso, il ricordo importante tostato e di spezie... ma l'anima è comunque riconoscibile.

Il giorno successivo, con la pungenza diventata sottile, ne emerge la lunghezza salina, masticandolo si sprigiona una freschezza ancora giovane, dimostra pienamente una grandezza che voleva mantenersi nascosta.

Uno Champagne che andrà avanti ancora tantissimo, che guadagnerà in bottiglia come tutta la piccola produzione di Sylvie Ruffin, donna dai modi squisiti.

Il retro-etichetta indica che si tratta di una vendemmia 2006, ma il millesimo non viene rivendicato.


Dornach – Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot Bianco "Blanc" 2015
100% Weissburgunder – 12%


Avevo sentito il "Blanc" e il "Rouge" in agosto e del Blauburgunder mi ero innamorato fin da subito, per quel carattere da monello. Il "Blanc" a confronto sembrava il cugino introverso, un pò restio a svelarsi, dai sentori dolci e posati in bocca, per questo ho deciso di aspettarlo...

Comincia ad uscire dal guscio adesso, rimane un sorso sereno, salino, dal sapore di mela Golden e una morbidezza sfumatamente dolce, ma il naso é proprio Weissburgunder... pesca, cedro, roccia, sensazioni muschiate, il profumo dei bianchi di Patrick.

Da bersi da ora, fino all'uscita del suo successore 2016.


Pfannenstielhof – AA Santa Maddalena Classico 2015
95% Schiava, 5% Lagrein – 14%


Dopo averlo avvicinato al naso, dopo averlo sentito, mi é venuto spontaneo pensare "per certi versi, non c'é Borgogna che tenga...".

Un capolavoro in bottiglia, perché quando il profilo aromatico é semplice, se provi a forzarlo non perdona nulla.

Gli si avvicinano alcuni Village della Cote d'Or ricamati da mano fatate, ma alla fine si avverte comunque che qualcosa è stato sottratto alla nobiltà del Pinot Noir, per arrivare ad una raffinatezza così sottile.

Nel calice offre agli occhi il colore più bello del mondo, i profumi sono flash in successione di ciliegia, pasta di mandorle, rosa rossa, con appena una sfumatura speziata. Il sorso regala freschezza, piccolo frutto, salinità e una trasparenza di tannino.

La Schiava é così, nulla di più, nulla di meno, tirata al massimo nella raffinatezza dall'interpretazione più pura che conosca, quella di Johannes Pfeifer.

Bottiglia outstanding.


Cà d'Gal – Asti Docg
100% Moscato di Canelli – 7%


Conoscevo già bene il Moscato d'Asti di Cà d'Gal, per il brindisi di Capodanno a fine cena, che ormai da anni é rigorosamente una bollicina dolce, ho voluto provare il loro spumante.

Un'altra bellissima bottiglia, profumata di muschio, salva, uva fresca e dolce, marmellata di ribes. Al sorso propone una timida dolcezza che riposa i sensi dopo l'abbondante cenone, un'acidità conservata con cura maniacale a rinfrancare la bocca, una grazia aromatica mai sfacciata, il finale di zucchero di canna.

Tuttavia, i gusti personali mi riconducono senza esitazione al “Lumine” o al “Sant'Ilario”, perché se la maggior carbonica mette festa nel bicchiere mi pare, tuttavia, che diminuisca appena la definizione dei profumi.

Quel filo in più di alcol a scapito della dolcezza, la maggior pressione di bollicina, lo rendono più neutro negli aromi, più facile da bere, ma gli sottraggono parte della suadenza del principale sapore infantile.

Si tratta comunque, ed giusto ripeterlo visto il livello di raffinatezza, di una pura questione di preferenza.

In retro-etichetta si legge "spumantizzazione settembre 2016".