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sabato 16 aprile 2016

"Accademia dello Champagne" aprile 2016 - MasterClass domaine Jacques Selosse

Mi é piaciuta molto una frase pronunciata da Alberto durante la presentazione della serata: "Anselme é stato il primo RM a dimostrare di poter fare, sistematicamente, Champagne con un livello qualitativo pari a quello delle grandi Maison".


Alla fine della serata, non avrò alcun dubbio sulla verità di questo concetto, dopo aver degustato 6 Champagne che hanno in comune, intensità, profondità e realizzazione cesellata, ma comunque dotati di una personalità nettamente distinta, pur venendo dalla stessa, geniale, mano.

4 BdB, così potenzialmente simili, così lontani nel bicchiere, un inconsueto BdN e infine il Rosé. Volendo condensare in poche parole ognuno di loro, in maniera ingiusta vista la miriade di sfaccettature che hanno regalato nel bicchiere, potrei raccontarli così...

"INITIAL": se questo é il punto di partenza io posso anche fermarmi al via, é il mio Selosse, il BdB declinato in stile Borgognone
"V.O.": l'eleganza aristocratica del BdB, domina senza apparentemente darlo a vedere, ma si afferma senza indugio.
"SUBSTANCE": la nemesi del V.O., forse il modo che ha scelto Anselme di ricordare al mondo che é pur sempre un R.M.
"LES CARELLES": la forma più pura dei BdB, gioca in punta di fioretto, ma ti conquista ugualmente con facilità.
"SOUS le MONT": é la prima volta che assaggio un BdN così, il Pinot Noir declinato dalla vocazione bianchista di Anselme, ne conserva la forza rendendolo affilato come se avesse il cuore da Chardonnay. L'ho amato subito.
"ROSÉ": un trucco geniale, lo Chardonnay tinto di arancione, l'eleganza dell'uva bianca spruzzata di rosso, fissa il benchmark di questa tipologia.


Tutte le bottiglie provenivano direttamente dalla cave di Anselme Selosse, la giusta umidità ha conservato morbidissimo il tappo, aprirle é stata di una facilità inconsueta, nonostante la sboccatura recente. Tutte in stato di conservazione perfetto.


Champagne Brut Grand Cru "Initial" – 100% Chardonnay


Una delle poche bottiglie che, in altre occasioni, ho riconosciuto alla cieca, ha un naso potente, nocciolato, dolce di miele leggero e prugna gialla matura. L'eleganza si mette a fuoco subito dopo, come gelatina di albicocche e un refolo terziario, quasi di distillato, da grandissimo Bas-Armagnac. Il sorso é vinoso, coerente di frutta secca e crema catalana, la freschezza si libera dilagante con la masticazione, per un lunghissimo finale agrumato. A bicchiere vuoto ha la dolcezza di un grande Meursault. "Initial" come "inizio", ma per i miei gusti potrebbe anche essere il punto di arrivo... da almeno 93 punti.


Champagne Extra Brut Grand Cru "V.O." – 100% Chardonnay


V.O. sta per Version Original... Il colore vira verso il dorato, i profumi partono più delicati, e questo ne esalta la raffinatezza floreale, la mineralità gessosa di "craie", la candida speziatura di cioccolato e burro. In bocca danza di equilibrio, con un soffio di calore che conforta e lo fa amare fin da subito. L'acidità é serena, aristocratica, espressione pura della perfezione artigiana fatta Champagne. Chiude languido come una canzone di Edith Piaf, su note di liquirizia e biscotto dolce. La miglior bottiglia della serata, svetta dall'alto dei suoi 95 punti.


Champagne Brut Grand Cru "Substance" – 100% Chardonnay


Un mare d'oro, brillante al tramonto, nel bicchiere. La natura di terra e di bosco emerge in maniera sfacciata, nella forma screziata del miele di castagno, legno di sandalo, tabacco biondo, appena un accenno di mallo di noce. Il perlage é una cascata di luce, l'aroma miscela la marmellata di albicocca e l'arancio candito, in una dolce freschezza. Si distende meno, rispetto a quelli che l'hanno preceduto, e per questo si ferma a 89 punti. E' una bottiglia che punta di più sul carattere, trascendendo leggermente la natura dello Chardonnay.


Champagne Extra Brut Grand Cru "Les Carelles" – 100% Chardonnay


Dal "lieu dit" di Les Mesnil sur Oger... Paglierino brillante, riempe di luce chiara il bicchiere e definisce uno stacco netto con il "Substance". Il naso é un flash di un bianco abbacinante, come le case di Kastellorizo inondate dal sole, in immagini di pareti di gesso, profumate di un caldo cioccolato, su un tappeto di erbe aromatiche dolci. Il sorso é tetragono, non devia nemmeno un attimo da un percorso rettilineo di sapidità e freschezza tagliente, quasi cruda. Lunghissimo, dal finale pacato in cui le sensazioni si affievoliscono a poco a poco, quasi a non voler scomparire del tutto, in aromi mentolati. Diversa da tutte le altre, quasi aliena, meno "calda ed emozionale", ma la mano é sempre quella. Arriva ad almeno 92 punti. Stupendamente profumato di camomilla e fumo leggero, a bicchiere vuoto.


Champagne Extra Brut 1er Cru "Sous Le Mont" – 100% Pinot Noir


Dal "lieu dit" di Mareuil sur Ay... Il ramato con cui illumina il bicchiere é scioccante per quanto inatteso, ma nei profumi di arancio amaro e chinotto diventa perfettamente coerente. Uno Champagne di un'intensità minerale penetrante, pennellata di rosso, terrena e metallica, dal profumo tannico di erbe officinali che solo in grandissimo spumanti, riescono ad essere davvero eleganti. In bocca é ferrugginoso, dall'acidità agrumata di mandarino dolce, manda appena un lampo di amaro, poi vira sulla dolcezza e chiude lungamente salato. Affascianate e bellissimo, nel suo essere così inconsueto, rende merito alla scelta di vinificare separatamente un lieu dit unico. Una cosa nuona ed esaltante, sfonda con decisione i 94 punti.


Champagne Brut Grand Cru Rosé 90% Chardonnay, 10% Pinot Noir


Oro rosso brillante e vivace, il colore é una delle cose più accattivanti che abbia mai visto. Nei profumi lo ricordavo molto più dominato dalla Chardonnay, ma in questa bottiglia é il Pinot Noir che emerge, sotto forma di arancio fragrante, mandarino ed erbe aromatiche. Al primo sorso cambia decisamente marcia, é potente, con un attacco inizialmente rotondo che viene subito sorpassato da un'acidità affilata. Masticandolo lo si gode pienamente, la carbonica si esalta per un istante, poi si calma per lasciar espandere tonalità vanigliate, salinità di brezza marina, l'aroma di rosa... meraviglioso. Allora un'eccellenza da 91 punti la merita, senza alcun dubbio.












sabato 2 aprile 2016

31/3/2016 - I vini di Dario all'Antico Borgo di Castellaro Lagusello

Mi sono sempre sentito distante dalla frase “il vino é emozione”, ho sempre considerate “altre” le emozioni “vere”... il vino é da sempre sensazioni, piacere, svago, volendo anche ricerca e scoperta, sicuramente studio e passione.

Tuttavia, non posso negare che quando il vino mi viene proposto da un amico, il mio atteggiamento cambia, ne vengo coinvolto e se anche lo stile é per me meno consueto, meno vicino ai miei gusti, sono inevitabilmente spinto a cercare dentro di me, quello che l'amico ci trova.

Giovedì Dario ha scelto per Noi una sequenza di vini diversi, i “suoi” vini, che avevano di sicuro una cosa ben precisa in comune, meno immediata e meno scontata dell'essere tutti vini “naturali”... nessuno di questi era un vino banale.


Non ero preparato a scriverne, ma come nei pranzi metto giù volentieri 2 righe per far onore a quello che lo Chef ci ha voluto preparare, questa volta, visto che abbiamo cucinato Noi mentre lo Chef ha scelto i vini... sarà un piacere rendere merito alle bottiglie di Dario.

Alcuni li conoscevo, altri no... alcuni li avrei sentiti, per mille motivi, altri no, per altrettanti mille motivi... alcuni dall'approccio più facile, altri che lo diventava se ben accompagnati al cibo...

Adesso li risentirei tutti, alla prima occasione che mi dovesse capitare, perché mi ricorderanno inevitabilmente Dario, Castellaro e una serata di svago con tutti i pensieri fuori dalla testa.

Per ognuno dei vini, il ricordo più netto, ed é chiaro che da inizio serata a fine serata, la memoria un po' si offusca...


Az.Agr. Case Vecchie – Chardonnay


Il vino “della casa” per l'Antico Borgo, e in effetti la cantina é di Monzambano, il calice dell'accoglienza per noi, appena arrivati e mentre si spignatta allegramente in cucina. Amo lo Chardonnay anche nelle sue forme più pure, in cui non vede legno, quando é dissetante, onestamente semplice, come in questa bottiglia, dolce nei profumi, coerente e leggero in bocca. E' andato a fiumi sbocconcellando direttamente dai piatti in preparazione.


Casa Coste Piane – Valdobbiadene Prosecco frizzante “naturalmente...”


Quando penso alle centinaia di milioni di bottiglie di Prosecco prodotte ogni anno, mi consolo perché almeno c'é il “sur lie” di Loris Folador. Ho avuto l'onore del primo bicchiere versato, puro e senza velature, ho cercato volutamente il fondo della bottiglia, dopo che tutti si erano serviti. Fragrante e tenero nei profumi, stuzzicante in bocca, felice nel contrasto fra la bollicina e la pastosità della materia in sospensione, duale nell'essere crudamente fresco ma dolce dai lievito. La vera essenza della Glera nei profumi, mi incanto sempre a quel soffio di amaro, intenso, dalla durata di un solo attimo, in chiusura di bocca. E' andato da aperitivo in piedi smangiucchiando in beata ignoranza Sopressa Veneta, Kaminwurz da merenda, Formaggio al Lagrein, Speck a tocchetti...


Az.Agr. Il Pendio – Franciacorta Extra Brut “Il Brusato”


Sono proprio contento, per la prima volta dopo anni, gli spumanti di Michele Loda non mi ha fatto rimpiangere il meraviglioso “Contestatore” dello scomparso Gigi Balestra... Due bottiglie che messe insieme sarebbero il BdB perfetto della Franciacorta, dal frutto dolce e giallo, il calore stemperato dalla carbonica vaporosa, il Pinot Bianco a dare quella vena fresca che manca allo Chardonnay di terra bresciana. Naso definito e incisivo il primo bicchiere, bocca equilibrata e ricca dalla seconda bottiglia, ma la sola cosa che conta é che “il Pendio is back”... La Franciacorta non ha bisogno di “Curt del Lac” a 6 euro alla Lidl, ma di questi spumanti, deve giocare da intensità di una terra calda e generosa. Ci ha ripulito il palato, con grande soddisfazione, dal burro dei Tortelli di Spalla Cotta e dei Canederli di Speck.


Az.Agr. Daniele Piccinin – Bianco del Muni (Chardonnay e Durella)


Il più bel bianco della serata, di carattere, ricco negli aromi, intenso nei profumi con appena quel filo di evoluzione che trascina i sensi ad esplorare il calice con ancora più attenzione. Il sorso attacca dolce, ha un gusto di fiori e miele, poi la Durella, ricca di acidità, lo stempera in un finale lunghissimo che ha il fascino dell'imperfezione, quasi cercata. Questo me lo metterei in cantina, di corsa... Di nuovo un abbinamento ignorante che invece funziona: é andato alla grandissima con la Trippa del Masterchef Stefano Bencini.


Az.Agr. Case Vecchie – Rondinella Rosata


Un vino “primaverile”, ricorda al naso e nel colore fragola e melograno, in bocca é appena scontroso, poi si accasa in una dolcezza da caramella di zucchero alla ciliegia. Come lo Chardonnay iniziale della stessa cantina, vince nell'essere dissetante, sposandosi, in matrimonio multi-etnico e quasi improbabile, con la salsa di pomodoro leggermente piccante delle super-polpettine di Rita.


Denis Montanar – Rosé di Refosco “Borc Dodon” 2011


Qui sono stato un po' in difficoltà... prepotente nei profumi, incongruente e contrastato in bocca, prima una volatile decisa e penetrante, poi un sorso dolce che ti spiazza. Però... ci cominci a mangiare dietro la Folaga selvatica, ugualmente intensa, terrosa, dolce-speziata di carne e dall'esoticità selvaggia e insieme si smussano, l'uno con l'altro. Vino e piatto di naturalità indomita, vanno d'amore e d'accordo, con l'aiuto della temperatura.


Az.Agr. Il Pendio – Vino Rosso “La Beccaccia”


Il Cabernet Franc in purezza non perdona, o lo sai fare ed é in grado di dare dei vini di grande soddisfazione, oppure, se sbagli, parte violento di vegetale e non ti salvi più. Questo invece é davvero molto buono... la vena fresca del Cabernet Franc surclassa i toni più posati del più blasonato fratello, il frutto più gentile, la spezia domina sul sottobosco. Gran bottiglia, sono sempre più stupito dei grandi vini fermi che la Franciacorta riesce ad offrire.


Mas del Périé – Malbec “Amphore” 2013


Altri pregiudizi cadono di fronte ad un Malbec (chiamato Côt a Cahors) che esprime forza e raffinatezza nera in frutto, spezia e mineralità. Non esce dal suo percorso rettilineo nemmeno per un attimo, é un vino tirato, muscolare e scattante allo stesso tempo, quasi un rosso da meditazione, che si apprezza in pieno nella forma più pura, sorseggiandolo da solo. Lo abbiamo abbinato ad una passeggiata di mezzanotte nel borgo di Castellaro... é stata la giacca che ho indossato per ripararmi dal fresco della tarda serata. Gran bottiglia, portata da Rosita se ricordo bene.


Bera – Moscato d'Asti Docg


Luca La Fortezza ne ha messo talmente tanto nell'Arca, che ormai ne parlano anche nel bollettino degli “avviso ai naviganti”. Il Moscato é il vino rifugio per i sensi provati da una lunga serata di cibi, risate, assaggi e amicizia. Il gusto ancestrale della dolcezza riporta ad essere bambini, quando del dolce non se ne ha mai abbastanza... per il dolce c'é sempre posto. Quello di Bera é vibrante per un'acidità che raramente ho trovato così nervosa, si esprime in un'artigianalità di grande fascino, gli aromi quasi contenuti da un'uva che di carattere é esuberante. E' un prato fiorito in bianco e in giallo, inondato dal sole, appena sfumato di menta e di resina... non ho arche da riempire, ma in cantina il posto glielo trovo


Come ultima foto, l'immagine che al meglio rappresenta la serata... si parla, si cammina, il tempo passa, con una bottiglia da condividere