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domenica 24 giugno 2012

La Biancara – Garganega del Veneto IGT "La Sassaia" 2010


Garganega 95% - Trebbiano 5% - 12.5%

La retro-etichetta riporta "vino non filtrato".

Quando ho estratto la bottiglia stesa dalla cantinetta ho notato il notevole deposito lungo il vetro, ben maggiore di quanto non mi aspettassi.

Filtrare o non filtrare é una scelta del produttore, per ottenere una ben precisa impressione di gusto e come tale, a mio parere, deve essere rispettata.

Non ci ho quindi pensato più di un attimo, ho rigirato la bottiglia alcune volte fino a riportare il sedimento in sospensione.

Sentire nel vino anche il sapore dei lieviti, non mi dispiace per nulla, anzi...

Dopo questa manovra, il risultato nel bicchiere non poteva che essere un bel esempio di vino "velato", definirlo, come da manuale del perfetto degustatore, "abbastanza limpido" sarebbe stata un'offesa all'evidenza.

In queste condizioni diventa difficile stabilire il colore, ma l'aspetto é quello di un vino giovane, senza traccia di evoluzione o di ossidazione.

Una sorta di bianco-paglierino con, forse, anche una sfumatura appena verdolina.

Versato nel bicchiere, si può notare anche una leggera traccia di effervescenza, sempre in sintonia con il suo essere un vino "non-filtrato".

Le famiglie di profumi sono, in ordine di importanza, frutti, e sono tanti e ben nitidi, fiori e spezie.

Frutta gialla matura, e potrei aggiungere "di stagione", visto che si sente un'albicocca ben evidente, la pesca gialla e il melone.

C'é anche un ricordo tropicale, di ananas ben maturo, mango e tanti altri in macedonia.

Fiori gialli, piacevoli e dolci, con una speziatura anch'essa dolce di cioccolato bianco, burro e vaniglia.

Mi para anche di avvertire un leggero ricordo di smalto.

I tanti richiami a sensazioni dolci non sono comunque stucchevoli, e l'alta percentuale di volatile dichiarata in etichetta non si sente nemmeno.

Mentre si avverte in bocca, ma in modo positivo, sotto forma di un incremento della sensazione complessiva di freschezza, appena appena acidula.

Non sono stupito, parlando con un amico enologo, mi ha detto che esiste un vero e proprio studio per cercare di arrivare a controllare la volatile presente nei vini, perché in piccole dosi può avere un effetto piacevole sul gusto.

Tornando al Sassaia il sorso é "pieno", quasi "da masticare", saporito di "frutta", quindi ben coerente con i suoi profumi.

Grande sapidità, il terreno su cui sono coltivate le vigne, danno un gusto che ricorda la roccia, la pietra focaia.

Finale lunghissimo, appena amarognolo di sali ma piacevole, con la bocca che rimane intatta per decine di secondi.

Una gran bottiglia, acquistata per una cifra onestissima ben sotto ai 10 Euro in occasione di "Gusto Nudo", con tanto di buono sconto compreso nel biglietto di ingresso.

Visto che anche in questo caso sento che il mio giudizio é legato almeno in parte alla mio gusto personale per queste tipologie di vini, mi fermo a 86 punti.

L'altra bottiglia, mi piacerebbe aprirla e metterla a confronto con un certo Roja Bianco di Lopéz de Heredia... trovando la compagnia giusta.

Non so perché, ma mi viene da pensare che i 2 vini possano avere una certa affinità.

Poi mi sbaglierò, ma vale la pena provare...


domenica 17 giugno 2012

Fallet-Prévostat – Blanc de Blancs Grand Cru Non Dosé


100% Chardonnay – 12.5%

Non é millesimato, perché comunque per i proprietari il concetto di millesimato é al di fuori della filosofia dello Champagne.

In questo caso si tratta di un assemblaggio delle annate 2002 e 2003 che riposa, come da tradizione di Fallet-Prévostat, ben 8 anni sui lieviti.

Nonostante questo, ma me lo aspettavo perché ormai sono anni che non manca mai nella mia piccola cantinetta, già nell'aspetto lo si giudicherebbe clamorosamente più giovane.

Paglierino, con ancora qualche lampo verdolino, e un perlage finissimo che dimostra quanto sia la cura che i titolari, ormai ben avanti negli anni, dedicano ai loro prodotti.

I profumi sono fragranti, freschissimi, ed esaltano i ricordi minerali di gesso che solo la zona di Avize e ben poche altre riescono ad esprimere con questa inarrivabile eleganza.

Profumatissimi fiori bianchi, e frutta che, in modo nitido, si identifica in agrumi maturi e pesca, of course, bianca.

In bocca é piacevole, avvolgente, con un ritorno aromatico di frutta che tuttavia, in bocca, risulta più dolce di quanto il naso non facesse presagire.

Questo fatto non ha alcuna implicazione, é solo una constatazione che mi ha stupito e ho voluto trascrivere.

La sapidità conquista il primo posto sulla scena subito dopo la prima impressione che é di grande freschezza con una pungenza di anidride carbonica assai delicata.

Risentendo il bicchiere alla fine della degustazione i profumi sono diventati più floreali ed é comparso un delicato speziato.

I ricordi di frutta sono diventati più maturi, e ora mi fanno pensare alla prugna gialla.

Proprio ieri ho avuto l'occasione di sentire grandissimi Champagne e, nonostante questo, non mi sento di assegnare un punteggio inferiore ai 90.

Ho terminato la degustazione del Fallet da minuti, ho scritto queste note, ma ne ho ancora il sapore in bocca.

E' anche questo un vino che acquisto da Wouter, per l'onestissimo prezzo di 23.14 Euro + IVA e spese di spedizioni.

Però, in questo caso, non l'ho conosciuto grazie a Lui !!! Le prime bottiglie me le ha consigliate un'enoteca della zona che ha poi smesso di importarlo.

Cercandolo in giro per Internet, sono arrivato a Terrovin.

Si può proprio dire che cercando una cosa buona, sono arrivato ad una cosa ancora più buona.

In passato avevo sempre acquistato la versione Extra-Brut, dosata a ben 4 g/l e non avrei mai pensato che pochi grammi di zucchero potessero avere un così grande effetto sul gusto.




lunedì 11 giugno 2012

Gramona – Cava Gran Riserva "III Lustro" Brut Nature 2004


70% Xarel·lo, 30% Macabeo - 12%

Ha una sfumatura di colore veramente luminosa e nei riflessi, quasi metallici, non c'é alcuna tendenza a toni caldi nonostante gli 8 anni dalla vendemmia.

La finezza del perlage non ha nulla da invidiare a quella che troviamo nei migliori spumanti di altre parti del mondo.

Unico appunto, a cui in altre situazioni non avrei probabilmente fatto caso, le catenelle di bollicine risultano un pò confuse, ma potrebbe anche essere colpa della flûte.

Quando si tratta di metodo classico, sarà anche un errore tecnico, non uso il calice da degustazione.

Questa Gran Riserva é uno dei primi Cava che abbia mai degustato e quindi gli dedico un'attenzione speciale.

Nei profumi é evidente che non ci si trova davanti ad uno spumante elaborato a partire dai vitigni che si usano nello Champagne, nel Trento Doc o nella Franciacorta.

Appena versato, quando l'anidride carbonica spinge le molecole aromatiche con più forza, sembra di avere infilato il naso in un cespuglio di rosmarino e mirto.

Sono profumi che ricordano il salato, il mare, il caldo, l'agosto.

In altre degustazioni ho già avuto la sensazione di poter chiudere gli occhi e trovarmi in una spiaggia, ma mai fino a questo punto.

Un pò defilato, ma sempre ben evidenti, il ricordo di crosta di pane e un bellissimo floreale di lavanda.

Quando la CO2 si é un pò calmata, riesco a riconoscere anche qualche profumo più dolce, che mi fà pensare alla frutta tropicale ben matura, che potrebbe essere il melone, ma anche qualcosa di pungente, come la papaya.

Infine, uno strano mix fra le spezie e il mondo minerale che, non so come, riesco ad associare solo agli idrocarburi.

Più ci penso e più questa legame mi pare meno campato in aria, più vero.

Al gusto é senza compromessi, con una coerenza disarmante, e ancora una volta ritrovo gli intensi aromi vegetali e minerali.

Quello che il naso aveva promesso, la bocca mantiene: é diretto e tagliente, vibrante e sapido, al limite del salato.

Unica concessione agli anni che ha sulle spalle, la cremosità dell'anidride carbonica dovuta ai tanti anni in bottiglia sui lieviti.

Per il resto, ha solo caratteristiche di gioventù.

La ricchezza di sali minerali, si avverte anche nel finale con una leggera sfumatura amarognola.

É solo un "appena appena", giusto quello che serve per arricchire, senza essere invadente.

La cura dedicata al prodotto é evidente, così come la volontà di affermare un proprio concetto di metodo classico, senza assecondare mode che potrebbero accontentare consumatori meno esigenti.

Penso si tratti della terza bottiglia di Cava degustata nella mia vita e, con questa, mi trovo perfettamente in sintonia sull'impostazione del gusto.

Sul gusto stesso, invece, mi sento ancora un attimo distante.

A livello personale trovo che gli aromi vegetali o di idrocarburi, in un metodo classico, ne limitino, in parte, la finezza.

Mi rendo comunque conto di essere solo all'inizio di un lungo percorso, perché le differenze vanno prima capite e poi, eventualmente, amate.

Ricordo le prime esperienze con lo Champagne e quindi guardo con fiducia alle future degustazioni.

Per ora mi fermo a 87 punti, in parte anche di affetto, che in ogni caso non sono proprio pochi.

Bottiglia dal prezzo incognito (sicuramente non basso), regalo di una cara amica, di cui temo fin da ora i commenti a queste righe.

Infine una confessione: ho verificato in altre degustazioni, cercate sulla rete, le impressioni di profumi e di gusto di altri così come le descrizioni riportate sul sito di Gramona.

Si legge di aromi di crema pasticcera, di caffé, di cioccolato bianco... e altro.

Descrizioni che farebbero pensare ad un prodotto evoluto, terziario.

Io, invece, l'ho trovato invece clamorosamente giovane.

Evidentemente non ho capito nulla, ma alla fine ho scritto quello che ho sentito, tale e quale.

Sarò anche ignorante, ma almeno sono coerente...

Mah...



domenica 10 giugno 2012

Tenuta Ambrosini – Franciacorta Satén DOCG


100% Chardonnay – 12.5%

Nel bicchiere fa veramente una gran bella figura, 

Mi piace tantissimo la pienezza di colore che mostra dovuta, in parte, al passaggio in barriques di una parte piccola percentuale della cuvée.

Bollicine ben presenti, tanto da creare una bella corona di spuma non appena si versa nel bicchiere.

I profumi sono fragranti di fiori bianchi ben freschi, a cui si uniscono un ricordo di susina e l'agrumato di pompelmo.

Si avverte anche una leggera mineralità che, insieme al resto, crea un profilo olfattivo semplice, ma elegante e pulito.

Si capisce subito che in vigna e in cantina si é lavorato molto bene.

In bocca, la prima impressione viene dalla cremosità dell'anidride carbonica che lo rende avvolgente.

La mineralità dei profumi si concretizza in un'inusuale spinta sapida, poco consueta in altri Satén della Franciacorta.

Nel gusto, ricorda ancora una volta gli agrumi, con un finale appena ammandorlato.

Persistenza più che corretta, induce una buona salivazione e, dopo qualche tempo, si avverte distintamente il calore dell'alcol.

Un bicchiere piacevole, più per accompagnare un pranzo, naturalmente ben freddo, che non come aperito.

A livello di gusto personale, il Satén non é la tipologia di Metodo Classico che preferisco, ma questo é fatto veramente bene e per nulla banale.

Penso che almeno un 84 se lo meriti sicuramente.

E poi... i propritari di Tenuta Ambronini sono ormai degli amici, questa bottiglia mi é stata regalata proprio da loro.




giovedì 7 giugno 2012

Weingut Tesch – St. Remigiusber Riesling Trocken 2008 Spätlese


100% Riesling – 12%

La storia che c'é dietro questa bottiglia la lascio alla fine, ed é veramente particolare.

Come particolare é il proprietario della cantina, basta collegarsi al suo sito web e vedere la prima immagine che viene fuori... semplicemente inquietante.

La Nahe é la regione che esprime i Riesling con la mineralità più pura e questo vino lo conferma in pieno.

Appena versato il colore é ancora un paglierino pieno, ma questo tutto sommato me lo aspettavo.

Quello che mi ha colpito é la freddezza del colore e la sua capacità di riflettere la luce che arriva a farlo brillare come capita raramente nei vini fermi.

Sembra un mix incredibile di ghiaccio e metallo liquido.

Il primo profumo che si avverte centra il vitigno a km di distanza: una espressione di idrocarburi netta ed elagante che richiama dalla memoria immagini di roccia bagnata e spiaggia al mattino.

Poi viene la frutta, il pompelmo che pizzica il naso e un ananas maturo che trasmette dolcezza.

Ananas e pesca gialla non riescono però a rendere calda l'impressione olfattiva perché sconfitti da un floreale di lavanda freschissimo.

In bocca ha un ingresso tagliente, si sente un lieve pizzicore che potrebbe essere un pò di residuo di anidride carbonica, ma mi piace pensare che sia l'effetto combinato della freschezza e di una sapidità al limite del salato.

Un impatto forte e piacevole, un gusto pieno.

Si dice che i Riesling della Mosella siano di corpo debole... beh sarà perché viene dalla Nahe, che comunque é molto vicina, ma questo smentisce la regola.

É letteralmente avvolgente, lascia in bocca una sensazione di infuso di erbe aromatiche come camomilla, menta e melissa che sembra non voler andare via mai più.

Per un brevissimo momento, ho pensato di non voler bere altro nella mia vita.

Una grande bottiglia da 88 punti e mi fermo qui, perché l'ho pagato veramente una cifra ridicola.

Era inserito in un Probierpaket, tuttora pubblicizzato sul sito, contenente i 6 cru della Weingut Tesch.


Mi é stato recapitato tramite corriere per un totale di 75 Euro, spese di spedizione comprese.

E qui, chi non vuole leggere la storia, può anche interrompere.

Ho sentito parlare di Tesch su Bibenda, in un bellissimo articolo sui Riesling tedeschi e mi ha colpito perché aveva giudizi buonissimi come tutti, ma era l'unico con prezzi umani.

Mando quindi una mail: vorrei acquistare il Probierpaket, qual'é il prezzo per la spedizione in Italia?

Risposta di Tesch: sono 75 Euro, se ti vanno bene mandami una conferma.

Mando un'altra mail: Ok, il prezzo mi sta bene, dammi le coordinate bancarie che ti faccio il bonifico.

Risposta di Tesch: ti spedisco il pacco domani con PDP, dentro c'é un foglietto con l'IBAN, quando ti arriva fammi il bonifico.

Bello essere trattati così, non é vero?

Ad esempio, da anni compro da un piccolo produttore dello Champagne quasi 1000 Euro di vino ogni anno e vuole ancora i bonifici anticipati...

Il sito, a parte la prima pagina da brividi, é spettacolare, consiglio una bella visita e intanto anticipo questa simpatica immagine rivisitata dell'aquila tedesca.

Un ultimo avvertimento.

Questa era l'ultima delle 6 del Probierpaket, e tenerla per circa 3 anni in cantinetta gli ha fatto un gran bene.

Dimenticavo, bottiglia tappata con lo Stelvin+.



mercoledì 6 giugno 2012

Domaine Faivelay – Chassagne-Montrachet 2009


100% Pinot Nero – 13%

Rubino trasparente, con appena una sfumatura granato sul bordo del bicchiere in cui si muove con una certa importanza.

I profumi non sono esplosivi e ricordano la frutta rossa ben matura con un sottofondo di tostatura non invadente.

Segue speziato molto leggero, in cui si riconosce la cannella, con un inizio di fiori secchi che, lasciandolo prendere aria, diventano via via un ricordo sempre più nitido di violetta.

La mineralità si esprime con note ferrose.

Assaggiandolo si apprezza la freschezza decisa, con tannini appena avvertibili e un uso elegante del legno piccolo.

Ha una morbidezza che é solo appena accennata.

Lo coerenza gusto-olfattiva é buona perché anche al gusto i ricordi ferrosi e ematici sono ben evidenti.

Alla fine della degustazione, andando a verificare l'evoluzione dei profumi, si può notare come l'attesa abbia liberato un piacevole aroma di fragola.

Sul momento, ho pensato che un voto onesto potessero essere 82. 

Non é tanto per una bottiglia con un nome importante, acquistata per 20.7 Euro (a cui vanno sommate le spese di spedizione) da un sito per la vendita online di vini.

Il giorno dopo ho trovato il profilo olfattivo molto più espresso, e un paio di punti in più se li sarebbe meritati.



lunedì 4 giugno 2012

Weingut Kiemberger – A.A. Terlaner 2010


Chardonnay (maggioranza), Sauvignon – 13%

Kiemberger é una delle 2 cantine private nel territorio del comune di Terlano, l'altra é di un certo signor Sebastian Stocker.

Sono da poco sul mercato, hanno pochi ettari di terreno, ma cominciano subito molto bene.

Il colore di questo Terlano, a maggioranza Chardonnay, é ancora decisamente verdolino, di grande trasparenza, ma con un ottimo ritorno di luce.

Routando il bicchiere si muove in modo agile, senza dare un senso di pesantezza e grassezza eccessiva.

I primo profumi vengono dal mondo vegetale, ortica, menta e salvia in cui si può facilmente riconoscere l'impronta varietale del Sauvignon.

Vitigno minoritario in questo assemblaggio, ma dall'impronta aromatica più intesa dello Chardonnay.

A seguire, viene il profumo del territorio, in cui i suoli ricchi di porfido rosso, danno quella nota minerale di roccia ben riconoscibile.

Ci sono anche frutta più pungente, come gli agrumi, e frutta più dolce, come pesca e susina.

Infine, fiori bianchi di biancospino.

In bocca inizia rinfrescante, per poi concentrarsi sulla sapidità, senza dare una sensazione alcolica decisa e, per questo, risultando piacevolmente bevibile.

Quando freschezza e sapidità si sono finalmente sfogate, ci si riesce a rendere conto che é anche un vino piacevolmente morbido.

Lascia in bocca un sapore di pesca e, coerente con il naso, una sensazione minerale che rimangono a lungo.

Pagato appena 11 Euro in enoteca, con un punteggio che é almeno di 85 punti.

Che io sappia é la prima annata con cui sono usciti, ed è un gran bel inizio.

Mi incuriosisce molto il simbolo dello scorpione.