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sabato 26 maggio 2012

Champagne Pierre Bertrand – Brut "Sélection"


33% Chardonnay, 33% Pinot Nero, 33% Pinot Meunier – 12%

Rimane ben 7 anni in bottiglia sui lieviti prima della sboccatura.

Nell'aspetto si mostra dorato, quasi un oro antico, pur rimanendo luminoso e con un perlage minuto ma non abboandante.

Ha profumi tenui di frutta gialla ben matura che ricordano quasi la mela cotta al forno.

A seguire un'impressione di crema pasticcera e pan brioche, i ben attesi sentori minerali, e un floreale appassito.

Al primo sorso ha quasi un'impressione di dolcezza, tanto da ricordare nettamente il succo di mela.

Per fortuna la pungenza risulta più evidente di quanto non mi sarei aspettato, e fornisce un valido aiuto alla freschezza per tendere all'equilibrio.

E' comunque un prodotto che é ormai entrato nella seconda metà della propria vita.

Rimane un buon bicchiere di vino, pagato anche poco in quanto si é trattato di appena 14.5 Euro a cui vanno sommate le spese di spedizione.

Manca di quella spinta che si può pretendere da uno Champagne e per questo, il punteggio, si ferma ad 80.


venerdì 25 maggio 2012

Monsupello – Provincia di Pavia IGT Sauvignon 2011


100% Sauvignon – 13.5%

Nel colore mostra tutta la sua gioventù e nella densità un'estrazione non profonda.

Ha un gran bel ritorno di luce e un movimento che lascia presagire una certa ricchezza.

Nei profumi, il varietale del Sauvignon é ben riconoscibile senza essere particolarmente pungente in quanto adolicto da un bel ricordo di pesca gialla.

Le erbe aromatiche sono presenti sotto forma di una menta leggera accompagnata da una salvia sfumata.

C'é anche un'ombra minerale di grafite e, aspettando qualche secondo, emerge un floreale di camomilla e biancospino.

Nel complesso, pur non essendo un campione di intensità, arriva alle soglie dell'eleganza.

Assaggiandolo, si nota una buona morbidezza ed equilibrio raggiunto principalmente con il contributo del calore dell'alcol.

Sull'altro piatto della bilancia é ancora la freschezza della sua gioventù che lo sostiene.

L'impressione gustativa é quella di una caramella alle erbe, che inizia come menta e termina come camomilla, con una nota balsamica che esalta la sensazione di freschezza.

Dimostra quindi una buona sintonia fra profumi e sapore.

La forza dell'alcol si ritrova anche nella bocca che rimane ben asciutta.

Non é un vino da premio, ma é realizzato molto bene.

Lo si potrebbe definire costruito però, allo stesso tempo, rispetta le caratteristiche del vitigno.

A mio parere si colloca intorno agli 83 punti.

Un plus in più per chi me lo ha caldamente consigliato: si tratta della mia enoteca preferita specializzata in vini dell'Alto Adige.

Quando me lo hanno proposto mi sono detto che se era piaciuto a loro, doveva essere davvero un "buon prodotto".

E in effetti é proprio così.

Costando appena 10 Euro il rapporto qualità-prezzo é davvero ottimo.




Bioweingut Lieselhof – Sweet Claire Quintessenz 2011


100% Bronner – 9%

Le regole sono fatte per essere infrante e in questo caso non descriverò una degustazione, anche perché il vino é stato imbottigliato appena 2 giorni or sono.

La notizia mi é arrivata per mail.

Conosco la Weingut Lieselhof da alcuni anni, seguo con interesse il loro lavoro e ho scambiato di tanto in tanto qualche mail con il proprietario, il Sig. Morandell.

Il Sig. Morandell é un sognatore, da diversi punti di vista.

Sogna un mondo in cui non sono necessari trattamenti chimici per coltivare le vite e sogna di fare cose che nessuno ha mai pensato possibili prima.

Per questo coltiva e vinifica il Bornner, una varietà ibrida resistente, e per questo ha un vigneto sperimentale di Solaris al Passo della Mendola a 1363 metri di altezza, uno dei posti più freddi che io conosca.

E uno dei suoi sogni diventato realtà é quello descritto nella mail che riporto:

Cari amici del vino,
ieri abbiamo imbottigliato i nostri due passiti dell'annata 2011. La SWEET CLAIRE tradizionale e la SWEET CLAIRE QUINTESSENZ, un vino molto raro.
Non so se qualcuno è già riuscito a fare un vino così concentrato, è il migliore che sono riuscito a fare in vita mia.
SWEET CLAIRE PASSITO QUINTESSENZ proviene da uve Bronner non trattate, selezionate e vendemmiate il 12 settembre 2011.
Dopo l’accurato appassimento invernale degli acini migliori, è stata operata una seconda selezione delle uve l’8 febbraio 2012, in preparazione alla pigiatura.
Da 1000 kg di grappoli sono stati estratti 170 litri di nettare dolcissimo, posto a fermentare per oltre tre mesi. Il 21 maggio 2012 questo meraviglioso passito Quintessenz era pronto per essere imbottigliato a mano.
Da bersi da solo, in abbinamento con formaggi saporiti, con pasticceria secca o con cioccolato fondente. Servire a 12° C
Valori da record: alcol 9% - acidità 9,89g/L - zucchero residuo 358,4g/L
Werner Morandell
Tenuta Lieselehof


I numeri riportati sono da far chinare la testa: 9.89g/L di acidità e 358.4g/L di zucchero residuo.

Le cifre, e il nome Quintessenz, mi hanno fatto subito pensare ad un vino che viene dalla parte opposta dell'Europa: Essencia.

Sicuramente non é un caso, e ho una grande curiosità di sentirlo.

Questo é il link al sito di Lieselhog:


e di seguito le foto dalla vendemmia all'imbottigliamento del Quintessenz, arrivate insieme alla mail:
































domenica 20 maggio 2012

Domaine Faiveley – Bouzeron Aligoté 2009


100% Aligoté – 12%

Sono sempre stato colpito da come, in Borgogna, con i prezzi che riescono a spuntare per Chardonnay e Pinot Nero, continuino comunque a produrre vino da uve Aligoté.

Poi ho letto il libro di Nossiter e mi ha colpito che descrive come Aubert de Villaine consideri, con uguale affetto, i vini della DRC e quelli del suo Domaine di famiglia a Bouzeron.

E mi é venuto voglia di sentire un Aligoté...

Naturalmente mi sarebbe piaciuto sentire uno di quelli di Aubert de Villaine, ma per ora mi sono accontentato di questo Bouzeron del Domaine Faively acquistato tramite internet per 9.1 Euro (tanto? poco?).

Dell'Aligoté si dice che abbia un'acidità tale da renderlo quasi imbevibile.

Si dice la stessa cosa anche delle basi spumante, ma dopo aver sentito quelle di Aurelio del Bono ho capito che, alcune delle affermazioni date per verità assoluta nel mondo del vino, sono in realtà leggende eno-metropolitane.

Come in tutte le cose, bisogna farsi la propria esperienza.

Il Bouzeron di Faiveley si presenta con una sfumatura ancora molto verdolina, luminosa e profonda nel colore.

Ruotando il bicchiere si hanno indicazioni contrastanti: lacrime molto lente, ma non molti archetti, movimento del liquido é veloce, ma con una buona risalita.

I primi profumi sono di agrumi, pesca e fiori gialli con un lieve sottofondo di lavanda.

Dopo qualche secondo emergono ricordi minerali, di frutta tropicale e una leggera speziatura che pizzica il naso.

In bocca dimostra una morbidezza glicerica un pò innaturale.

Non conosco questi vini, ma mi viene naturale pensare che sia stata aggiunta un pò di gomma arabica.

La sensazione gustativa dominante é quella della freschezza, quasi citrina, che maschera perfettamente l'alcol.

Termina, in modo non impegnativo, con una punta sapida quasi piccante.

Un vino strano, un pò costruito, ma sicuramente non negativo che potrebbe meritare intorno agli 80 punti.


domenica 13 maggio 2012

Valle d'Isarco e Napa


Cosa hanno in comune un oscuro vitigno della Valle d'Isarco e uno Chardonnay di Napa?


Mi capita spesso di leggere o sentire parlare di un vino, di appassionarmi ad una sua particolarità e di essere preso dalla voglia di degustarlo.

Può essere che si tratti di una vecchio vitigno, quasi dimenticato, che qualcuno ha riscoperto o mantenuto.

Un vignaiolo che decide di crederci, mentre i suoi vicini di vigneto decidono di intraprendere altre strade

O, magari, dietro a questo vino c'é una storia di uomini e ha segnato un punto importante nell'evoluzione di un territorio o di uno stile.

Spesso, per un motivo o per un altro, si tratta di vini quasi irraggiungibile, per le esigue quantità con cui vengono prodotti, per la distanza del loro territorio di origine e, a volte, anche per il costo.

Quasi sempre, vini che nessuno conosce...

Poi, come é capitato venerdì scorso, improvvisamente scopri di non essere solo in questa ricerca e che altre persone seguono, nelle loro vie, lo stesso percorso.

Uno di questi vini é il Blaterle di Heinrich Mayr.

L'ho inseguito per un sacco di tempo e per trovarlo, alla fine, in un piccolo market di montagna a pochi km da dove trascorro le mie estati.

Ne ho già parlato nelle mie degustazioni, ma é veramente poco conosciuto anche fra coloro che sono appassionati dell'Alto Adige.

Con mio grande stupore, e altrettanto grande piacere, ho trovato un piccolo articolo sulla newsletter email di Bibenda.

Niente di nuovo, ma mi ha strappato un sorriso: mi sono sentito meno solo nelle mie passioni.

E sempre lo stesso giorno, ma alla sera, una nuova piacevole sorpresa...

Ho la fortuna di avere amici e colleghi Sommelier altrettanto curiosi e sempre ben disposti a condividere il piacere di degustare insieme una bottiglia particolare.

Alla fine di una serata di degustazione alla cieca, un'ultima bottiglia coperta viene proposta come oggetto misterioso.

La qualità emerge subito nell'eleganza dei profumi, inizialmente tenui e via via rafforzandosi con il passare del tempo.

In bocca é imponente senza stancare e pur mantenendo una buona finezza.

Giovane nelle sensazioni, ma con una rotondità e una pienezza di gusto che solo gli anni permettono di raggiungere.

La degustazione alla cieca é bella e terribile: non si hanno punti di riferimento.

L'ho sentito e risentito per minuti, pensando ad un indizio che mi ricollegasse alla zona di origine.

Alla fine ho dovuto concludere che si trattava di qualcosa di alieno, mai sentito prima.

Bellissimo, ma completamente fuori dal mio piccolo mondo.

E in questo avevo ragione.

Tolta la copertura della bottiglia, mi hanno fatto l'onore di poterlo fare io stesso, ho letto l'etichetta con meraviglia: Chateau Montelena Chardonnay 2002 di Napa Valley.

In un attimo, ogni residuo di pregiudizio sui vini degli Stati Uniti se n'é andato in un sorso.

Lo Chardonnay di Chateau Montelena !

Il vino che nel Paris Tasting del 1976 (l'annata era il 1973) si impose davanti ai grandi bianchi di Francia.

Nel 1976, persone ben più titolate di me, anche loro alla cieca avevano messo al primo posto un vino con pochi anni di storia determinando una svolta epocale che ha lanciato Napa Valley nell'Olimpo dei grandi del mondo.

Nel 1976, come oggi, anche alla cieca, un gran vino si dimostra un gran vino.

Il nostro é un 2002, ma ha freschezza da vendere e mineralità da grande terroir.

Sono passati più di 10 anni dalla vendemmia e dimostra di averne ancora tanti davanti per potersi evolvere.

Abbiamo discusso se questa bottiglia fosse sopra o sotto ai 90 punti.

Alla cieca, mi sarei fermato appena sotto, ma da quando ho saputo il millesimo ha valicato l'asticella dell'eccellenza senza alcun dubbio.

Non ha l'eleganza inarrivabile dei grandi bianchi di Borgogna, ma non ci arriva poi così lontano.

Comunque, un grande vino.

E la fine di una ricerca, grazie ad un buon amico.




sabato 12 maggio 2012

Domaine Alice Beaufort – "Le Petit Beaufort" Brut versione "sans dégorgement"


75% Pinot Nero , 25% Chardonnay - 11%

Come partenza é lo stesso vino della precedente degustazione, ma viene messo in commercio senza dégorgement.

All'interno si trovano ancora i lieviti e i residui della rifermentazione.

Si distingue per avere il tappo giallo con la gabbietta a vista e, naturalmente, guardando la bottiglia in contro-luce risulta opaco.

Ho tentato un dégorgement casalingo, ma ho combinato un mezzo disastro e  gli scarsi risultati sono evidenti nella foto del bicchiere.

Alla fine sono stato contento così, almeno ho avuto modo di gustarlo nella sua pienezza e di sicuro, la prossima volta, non ci proverò neanche.

Soffermandosi sulle differenze trovo che i profumi siano sicuramente più floreali, con in primo piano un elegante ricordo di rosa fresca.

Appena dopo vengono i ricordi di agrumi, ma questa volta più che l'arancio mi fanno pensare al mandarino.

La fragranza di lieviti é evidente, come poteva non esserlo, a cui si aggiunge un pensiero minerale di talco e di cipria.

Mi pare addirittura di sentirci un accenno di cannella...

Con il primo sorso, la presenza dei lieviti, dona un'impressione iniziale di dolcezza che lascia presto spazio alla grande freschezza.

Spesso i vini rifermentati in bottiglia e venduti "sur lie" hanno una chiusura con una punta amarognola, in questo caso non ce n'é nemmeno l'ombra. 

Pensando ancora una volta alle differenze, questa mi pare la versione più cruda, ancor di più senza compromessi...

E' di una bevibilità straordinaria e pericolosa, continui a riempire il bicchiere per soddisfare i tuoi sensi, e senza che te ne accorgi la bottiglia é finita.

Nel suo genere, un altro prodotto bellissimo e forse, la versione che preferisco, é proprio questa.

Devo ringraziare Quentin Beaufort e sua moglie Alice per averlo creato (e per le sue belle parole), e Wouter per avermelo fatto conoscere.


Più naturale di così...




Cantina Kössler – Alto Adige DOC Sauvignon 2010


100% Sauvignon – 12%

Fino a qualche anno fà Kossler era una cantina indipendente che produceva unicamente Metodo Classico: il Noblesse, per 10 anni sui lieviti, un Brut base e un Rosé.

Recentamente, quella che era una sektkellerei, é stata acquistata dalla Cantina Sociale di San Paolo.

Lo si ritrova anche nel logo, impresso sul tappo in coglomerato, con la inconfondibile chiesetta.

Pur mantenendp la linea degli spumanti, é stata affiancata una selezione di vini fermi.

Fra questi, mi pare curiosa la presenza dei "moscato giallo/rosa della Val Lagarina".

Tornando al Sauvignon, si presenta in una veste paglierina fredda, come é auspicabile da una bottiglia dell'Alto Adige relativamente giovane.

Gli aromi tipici del vitigno sono molto addolciti da ricordi fruttati di pesca e albicocca, tanto che il vegetale si esprime più su note di camomilla e sambuco, piuttosto che non al bosso.

All'assaggio é rinfrescante e poco impegnativo, con una lunghezza corretta che via via si stempera in una scia sapida.

Pur essendo un vino ben fatto, può sicuramente funzionare meglio scegliendo un buon abbinamento che non degustato da solo.

É piacevole, ma tutto sommato un pò anonimo e ha quindi bisogno del giusto cibo a cui legarsi.

Potrebbe meritarsi un 80, per rendere merito alla precisione tecnica con cui é stato realizzato.

La persona che me lo ha regalato, per poterci poi scambiare le reciproche opinioni, mi ha parlato di un prezzo in enoteca di circa 9 Euro.

Corretto, ma i Sauvignon dell'Alto Adige sono ben altri, pur non costando tanto di più.


domenica 6 maggio 2012

Chateau Bellerive – Quarts de Chaume 2005


100% Chenin Blanc – 12%

Il colore si colloca ancora fra il dorato e l'ambra, con una vivacità e un ritorno di luce che lo fa sembrare un piccolo topazio.

Alla rotazione denuncia un buona richezza, senza che il movimento sia particolarmente pesante, a far sperare un buon bilanciamento fra alcol e zuccheri residui.

Il primo profumo che richiama alla mente é la frutta tropicale disidratata, fichi e datteri, poi, dopo qualche secondo, questa frutta diventa una mela cotogna caramellata e infine richiama quasi la frutta rossa.

La parte speziata del profilo olfattivo ricorda la créme brulé e il miele di corbezzolo con anche una parte floreale di fiori gialli appena appassiti.

In fondo un piccolo accenno di etereo con note di smalto.

In bocca é naturalmente dolce, piacevole, morbido e, ovviamente, di ottima lunghezza.

Il ritorno aromatico é di frutta a polpa gialla disidratata.

L'equilibrio é buono, non ha chiusure amare e manca forse di un filo di sapidità per guadagnare qualche punto in più, perchè di freschezza ne ha ancora parecchia.

Per ora, si ferma a 85 punti.

Forse poteva essere più generoso, perché ha dimostrato una tenuta veramente invidiabile.

Non avendo molte occasioni per abbinarlo, ho consumato la bottiglia nel corso di più di un mese, ritappandola accuratamente ogni volta con la pompa a vuoto.

Anche all'ultimo sorso non aveva perso praticamente nulla.

Bottiglia che non mi pare particolarmente costosa, acquistata da un sito per la vendita online di vini.

Alla fine 24.9 Euro più spese di spedizione.