Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

domenica 27 novembre 2016

Verticale Cepparello Isole e Olena – AIS Reggio Emilia 23/11/2016

Più che una verticale di 12 annate la storia di una vita, quella di Paolo de Marchi, figlio dell'alto Piemonte trapiantato a Barberino Val d'Elsa, trascorsa parallela allo sconvolgimento di un territorio, il Chianti Classico.

Il crollo del sistema della mezzadria, un'intera generazione costretta a cambiare il modo di vivere... 60 anni fa “Isole e Olena” era un'azienda agricola che coinvolgeva la vita di 120 fra uomini e donne con annesso un piccolo borgo e una scuola, ora bastano poco più di 10 persone per mandarla avanti.

A Paolo si é rotta la voce nel petto mentre raccontava di quel dramma, moltiplicato per tutte le decine di migliaia di ettari che compongono il complicatissimo territorio del Chianti Classico.


Cosa sia “Isole e Olena” ora é ancora il figlio degli eventi di quegli anni, di fitte sperimentazioni di varietà internazionali portate in tutta la regione per risollevare le sorti di vini che così com'erano, trovavano sempre più difficoltà a ritagliarsi uno spazio adeguatamente remunerato sui mercati.

Ne sono una testimonianza le “Collezione Privata”, che accolgono Cabernet, Shiraz e un meraviglioso Chardonnay, di cui abbiamo avuto l'onore di sentire due annate, in cui ha brillato inatteso un meraviglioso 1999, dalla mineralità esplosiva da Grand Cru di Chablis unita alla generosità del clima Toscano.

Paolo ha sperimentato tanto, ha dovuto imparare quali fossero le posizioni migliori, le viti migliori, le uve migliori, buttandosi alle spalle un'esperienza famigliare maturata a Lessona, con altri climi e filari.


Il Cepparello nasce come prima annata nel 1976, prende il nome dalla “borra” che ospita il vigneto, una piccola valle, il letto di un torrente asciutto. Da Sangiovese in purezza o quasi, con qualche piccola e sporadica contaminazione di Cabernet in minime percentuali e solo se l'annata lo richiede.

Conosco poco il vitigno, ho qualche assaggio in più dal versante della mia regione, vini che portano nel bicchiere il calore della Romagna, tengo sempre in cantina qualche bottiglia del Le Boncie di Giovanna Morganti, vino di intensità sensoriale ed emotiva.

Proprio recentemente mi ha rapito un assaggio della Stella di Campalto, ma è Montalcino, come parlare di Bordeaux e Borgogna, solo sporadicamente ho sentito Pergole Torte e Montevertine.

Ero quindi praticamente "vergine" al Sangiovese... lo abbiamo seguito per più di 20 anni, in un'altalena di stagioni che si é fotocopiata nei nostri bicchieri.

Nel Cepparello ho finalmente trovato colori quasi pastello dalla vitalità che il tempo non riesce a domare, la freschezza di bocca che normalmente ricercherei in altri vitigni, finezza e profondità come protagonisti in luogo di volume e intensità. Ma soprattutto una longevità inaspettatamente da associare ad un Chianti...




Una sequenza impressionante, quasi tutti i vini al di sopra o vicinissimi alla soglia dell'eccellenza, cose che ho visto capitare ben di rado nella mia vita.

Il grande vino si distingue immediatamente dal rapporto che ha con l'aria, e il Cepparello vuole un gran bene all'ossigeno, tanto che a fine serata é arrivato a travalicare l'annata, facendo emergere il vitigno e il terroir unico di “Isole e Olena”.

Straordinario il 1995, a bicchiere vuoto intenso e puro di erbe aromatiche, così come il 1996, che evoca innegabilmente la rotella Haribo, pura eleganza il 2001, con la sottiliezza ingannevole che sono i grandi vini sanno trasmetter. Un frutto nitido che accomuna i millesimi dal 2013 al 2006, poi terrosità e sottobosco giù fino agli anni 2000.

Francesco ad un certo punto della serata ha chiesto quale annate avremmo scelto per Noi... da buon ingegnere, riconoscendo irraggiungibili 1995 e 1996, per un attimo ho pensato all'immediato 2010, per poi lasciare un piccolo spazio nel mio cuore al 2013.

Il primo calice servito, un'energia giovane e ovviamente scalpitante che non riesce neppure vagamente a mascherare una raffinatezza cristallina. Figlio di un'annata in cui bisognava osare per fare il vino di una vita, già adesso ripaga gli sforzi che è costato portarlo in bottiglia, chissà fra 10 anni...

Avrei da scrivere altre 1000 parole, ho fogli su fogli pieni di appunti, ma questo racconto é già più lungo di quanto avrei voluto, ma devo almeno ringraziare Paolo, per aver condiviso una bella fetta della sua vita con Noi, e Francesco, ormai sapiente gestore dei tempi della serata, in cui finalmente ho rivisto una maggior serenità nel cuore.



Prologo...

Ho incontrato Paolo di fronte alle scatole di legno in cui aveva portato un campione dei suoi terreni, una parte di pietre e una parte di terra, ancora fresca, tanto che mi era scappata la frase semi-sciocca “ci saranno ancora i lombrichi”.

Non lo conoscevo, ci ho messo alcuni secondi per capire che quel signore dalla voce profonda e dai toni pacati fosse proprio Lui, Paolo de Marchi. E' bastato che iniziasse a spiegarmi che quello vicino a me era “Alberese”, un misto di roccia e argilla capace di dare vini immediati, quella opposta arenaria, in cui il Sangiovese si assottiglia e in mezzo...

Gli si sono illuminati gli occhi, quando ha indicato il Galestro, scisti argillosi in cui la roccia profonda si presenta in scaglie che poi si frantumano in superficie fino a diventare terra sbriciolata. I sassi piatti aiutano a conservare l'umidità, garantendo equilibrio idrico al Sangiovese, che nelle annate favorevole si esalta e può dare i vini migliori.




Le degustazioni...



Cepparello 2013, 89 pt
Rubino sfumato vivace e trasparente, di una bellezza evidente che ancora dopo 4gg ho negli occhi. Ruotandolo come d'abitudine lo vedo correre allegro lungo le pareti del bicchiere. Il naso è un flash di fragola, polposa e matura, mirtillo fresco, poi una carrellata delicata di spezie, vaniglia, cacao, torba, legno spaccato, humus gentile. Secco in bocca, vivace, dal tannino giovane e nobile che in questo momento asciuga appena la bocca. Una grande freschezza, che con un guizzo succoso porta un ricordo di frutto e roccia bagnata. Il finale è di raffinatezza minerale da grafite, un ritorno al profumo lo trova spostato su prugna, muschio bianco e fiori sorprendentemente gialli. A fine serata sarà pura violetta... annata da osare e osata, ripagherà sfondando l'eccellenza fra un paio d'anni, o probabilmente lo è già ora e il mio solito braccino corto ha colpito ancora. Dopo averli sentiti tutti e 12, appena versati e come hanno reagito nel bicchiere, questo è il vino che porterei a casa.

Cepparello 2012, 86+ pt
Più scuro e più colorato del fratello più giovane, così come il frutto è più maturo e meno espressivo, ricorda la mora di gelso, le sfumature vanigliate salgono in primo piano, maggiore la speziatura di cannella, i profumi sono nel complesso più caldi. La bocca ha impressione dolce, un minor dinamismo, fin troppo equilibrato in questo momento, lascia un aroma di rosa e appena una punta amaricante di tannino. Il naso ora é spostato su terra scura e bagnata, cenere, anche una lieve sfumatura vegetale. Non é una brutta bottiglia, ma non la aspetterei tanto in cantina.



Cepparello 2010, 92+ pt
Luminoso, con appena una sfumatura granato, rimanda guizzi trasparenti di luce. Naso di spezie, sale, macchia mediterranea, cannella, frutto piccolo e scuro, croccante e dolce che diventa saporito e fresco nel sorso. Il tannino é una filigrana, elegantissimo, gli aromi sono succosi di fragola, pieni, di volume, senza cedere di nulla in raffinatezza. Finale di amarena che nel retrogusto si fa pienamente apprezzare, dopo essere stato all'inizio solo un sussurro. Masticando il vino ne viene fuori la natura ematica, l'arancia, la ferrosità. Il bicchiere cambia e ora ricorda la terra secca, bagnata dalla pioggia in estate. Grande bottiglia.

Cepparello 2009, 86- pt
Il rubino si fa più denso e l'unghia appena più arancione. Profuma di terra, sabbia, foglia di tè, un leggero ricordo vegetale di erba secca, un frutto surmaturo, tendente al cotto. Un'impressione di cenere, un profilo crepuscolare. Sorso largo, si sente meno l'acidità, il tannico asciuga, non c'é molta compensazione dall'altra parte, la bocca si riscalda, molto terziario anche negli aromi, saluta con un sentore di radice. Decisamente salmastro a bicchiere più caldo.



Cepparello 2008, 85- pt
Ho scritto che contiene un 3% di Cabernet, ricordo vagamente la considerazione di Paolo su questo aspetto. E' un rubino scuro, il cui il bordo aranciato é evidente così come il movimento pesante nel calice. Il naso apre su note vegetali, tartufate, tostatura, china e castagna matta schiacciata. La bocca é strana, scomposta, un attacco dolce, poi decolla un fruttato alieno di arancio rosso, il tannino é levigato, non é spiacevole come poteva sembrare all'approccio. Chiude su aromi affumicati, con un po' di ossigeno si rasserena anche nei profumi, un vino che ha un gran bisogno d'aria.



Cepparello 2006, 89+ pt
Un ritorno su trasparenze importanti, tonalità praticamente rubino, ha forse non più di una velatura granato sul bordo. Apre con un ventaglio di sottobosco, poi vira sul frutto nero, per rientrare infine su ricordi eleganti di foglie secche. Sorso di volume, pieno, il tannino c'é, vivo e maturo, l'aromaticità ematica ricordo anche il succo di pomodoro. Un vino di impatto, con un finale pulito e contrastato fra il sapido e il cioccolato dolce. L'aria lo fa crescere tanto in raffinatezza, anche nei profumi.




Cepparello 2004, 88 pt
Rosso lucido e pieno, dal bordo granato, offre al naso una mineralità sussurrata, non esplosiva, grigia e salmastra. La bocca é setosa, serena, negli aromi emerge il frutto rosso, ricordi di tisana alle erbe, una raffinatezza che invoglia alla beva. Masticandolo viene fuori l'arancia gialla, il finale ha una leggera sfumatura ferrosa ed erbacea. Una bottiglia posata, di nuovo gode nel contatto con l'ossigeno, nei profumi crescono inconsueti sentori da bianco, budino e caramella al miele. Il voto finale é figlio di questa progressione.

Cepparello 2003, 91pt
Ormai completamente granato, tuttavia gioiosamente trasparente e ricco di luce. Inizialmente gioca di erbe aromatiche, soffi salati, rosa, un refolo vegetale di acqua di olive, capperi e macchia mediterranea. Sorso brioso, allegro, fresco e dinamico, ha un sapore di fumo e tabacco, tamarindo, granita alla fragola. Finale in pienezza, pulitissimo, dal tannino maturo. Il ritorno al naso porta un'esplosione di cannella. Da annata caldissima, é uscito un piccolo capolavoro.



Cepparello 2001, 91 pt
Versato da decanter, viene da una 3 bottiglia da litri ed é di un granato chiarissimo, con la vivacità appena attenuata da particelle in sospensione. Naso salmastro, di fumo, china, pepe, fungo, sottobosco, foglia umida e macerata. Bocca aranciata, saporita, dal tannino sottile, un equilibrio splendido che apre a mandarino, arancia candita e cannella. Finale di caldarrosta con un'acidità che é ancora tiratissima. Nei minuti i profumi si arricchiscono di un frutto dolce, mineralità scura, menta e rabarbaro. Un vino che si é lasciato alle spalle la potenza giovanile, per acquistare una aristocraticità matura che come una lama sottile, si insinua e cattura i sensi.




Cepparello 1996, 92+ pt
Granato, appena cupo e particellare, regala profumi terrosi, speziati di caffè, caramella al rabarbaro, brodo di carne. Il sorso é un succo di ciliegia, caramella alla mora, fiori macerati, freschissimo, aromatizza la bocca in ricordi autunnali di foglie secche, pompelmo, arancio amaro e ferro. E' una bevuta bellissima, che nebbioleggia allegra... in un attimo ho finito il bicchiere.

Cepparello 1995, 94+ pt
Un inaspettato ritorno alla sfumatura rubino, vivace, piena, densa di materia colorante, che inganna sull'età per appena un bordo granato. Naso tartufato, ricco di humus, frutta cotta, cioccolato, caffellatte, apre ad una bocca sanguigna, in cui il tannino ancora scalpita. Dopo il primo sorso i profumi diventano più sereni, esce il fungo essiccato, il muschio, la cenere, ricordi di grafite, dimostra una forza aromatica ancora intensa, aveva solo bisogno di aria. In bocca acquista volume, la freschezza sale a protagonista, con agrumi canditi e sfumature ferrose, ha una gioventù impressionante. Nel bicchiere ora ho rose e ardesia bagnata, il finale mi porta alla menta il sapore minerale e ferroso dell'acqua ghiacciata di una fontanella di montagna. Ha il 3% di Cabernet, una bevuta che non scorderò presto.



Cepparello 1993, 87 pt
Granato trasparente e vivace con qualche particella in sospensione, é intensamente speziato di cannella, terra rossa calda e umida, gomma, inquadra il profumo di un campo da tennis sotto la copertura invernale. La bocca é un pò svuotata, il tannino porta un'impressione di secchezza, c'é anche acidità ma é quasi assente la forza aromatica. Il naso guadagna finezza tramite il contatto con l'aria, attestandosi su un meraviglioso ricordo del profumo dell'aria dopo un temporale.



Chardonnay “Collezione De Marchi” 1999, 93 pt
Il Falco annuncia che di 3 bottiglia una é passabile, una é buona, una é meravigliosa... che io abbia avuto la fortuna di beccare quella giusta lo capisco già dal colore, un vivace mix di giallo e verde che non arriva nemmeno, sfacciatamente, alla sfumatura dorata. Naso da Grand Cru di Chablis, minerale di pietra focaia, cedro, pompelmo, potente di mente e cioccolato bianco. Il sorso é ugualmente indomito, nervoso, pieno, con una freschezza da bibita ghiacciata al lime e erbe aromatiche. Finale di miele, spezie, caramella dolce e una lunghissima nocciola. Un bianco Borgognone made in Tuscany, applausi a scena aperta.



Chardonnay “Collezione Privata” 2012, 88 pt
Densità dorata giovanile apre a profumi canditi, raffinati e sottili di burro, fiori bianchi dolcissimi e menta. Bocca tropicale e morbida, dall'ampia freschezza, manca ancora di amalgama, ma non risulta pesante, perché lascia il cavo orale inondato di saliva. Gli aromi sono di marillen, tisana e tè verde, ginestra e verbena, deve defaticare da un volume in questo momento importante figlio dell'annata calda, poi viaggerà oltre l'asticella.




Epilogo...

Il sogno di Paolo de Marchi é quello di riportare i colori nella sua azienda, di aggiungere a quei 50ha di vigneti e cinque volte tanto di boschi anche altre culture, in modo che non si sia solo il verde o il rosso dei filari di vite, ma anche l'oro biondo del grano, le sfumature della frutta sugli alberi.


Di sicuro se lo merita, a me resta il ricordo di una meravigliosa serata, forse irripetibile... una vita, raccontata in 3 ore volate come il vento.  







domenica 20 novembre 2016

Banco d'assaggio del Trento Doc al Muse, novembre 2016

Ormai da tre anni un appuntamento ospitato nel magnifico Museo di Storia Naturale di Trento, il Muse.



Conferme, piccole sorprese e qualche sfumata delusione rispetto all'anno passato...

La conferma viene dallo stato generale della denominazione, che offre un livello decisamente alto.

Ho notato che anche le Cooperative storicamente senza tradizione spumantistica stanno cominciando a farsi le ossa con Trento Doc ben fatti, semplici ma corretti, da spendersi come ottimi aperitivi.

Le riserve di grandi e piccoli sono prodotti davvero buoni ad un prezzo onesto, sicuramente da accostare al cibo, la tendenza ad uscire a non meno di 50 mesi sui lieviti è quasi la regola e questo sforzo é ben ricompensato dalla qualità. Alla lunga il GF ha fatto scuola...

Poi il dosaggio... usato da tutti con maestria, nessuno sopra ai 6 g/l, la media intorno ai 3-4 a dare quel filo di volume in più senza peccare d'orgoglio nel voler rinunciare a quest'arma potentissima.

Infine, rispetto allo scorso anno, ho trovato meno disturbatrice la presenza di una percentuale significativa di PN nelle Cuvée, anzi... chi lo ha fatto ha lavora bene aggiungendo qualcosa.

Rimango comunque convinto che il profumo dello Chardonnay Trentino in purezza nel bicchiere sia qualcosa di meraviglioso, territoriale, che distingue la denominazione. Quando lo ritrovo mi brillano gli occhi.

Il numero di Rosè presentati quest'anno era in calo, e non mi dispiace. Sempre una realizzazione difficile, un vino da occhi, ma spesso irrequieto in bocca e bizzarro al naso. Ne salverei pochi o forse uno, comunque non mi ci sono dedicato.

La piccola delusione, lo vedo dai miei voti, certo alti, ma compressi sotto alla soglia dell'eccellenza. Mi sono mancati nel valicare l'asticella il GF 2005 e il Madame Martis 2006, che a priori erano quasi obbligati.

Rifinito e aristocratico il primo, ma senza quel guizzo, quella irrequietudine scomposta che la grandi bottiglie da giovani devono avere. Il 2005 è annata calda, nasce rotondo, per me rimarrà così.

Per il secondo proviamo ad aspettare, bottiglia che conosco meno, sospetto che dietro una certa mancanza ci sia qualcosa che potrà crescere, e il 2006 è una buona annata, adesso si vedono cose straordinarie.

Una di queste è il nuovo Ferrari Perlè Bianco 2006, dello stesso colore in profumi ed aromi, uno spumante di mare e conchiglie. Appena sotto al fratello maggiore, gran bella bolla, non certo una mossa commerciale e basta, sotto c'é qualità alta.

Sempre un 2006 è la Riserva 976 di Letrari, che ha avvicinati di brutto GF e la Madame, fino a quasi ha buttato la testa avanti. Porta pasticceria e bocca di panettone, da sempre uno dei miei preferiti.

Fra i "fratelli minori" ha brillato il Brut Riserva 2009 di Maso Martis, in cui il PN esalta finalmente una mineralità ferrosa e di grafite. Si aggiunge il suo cugino Rosé 2010 in magnum, decisamente il migliore della sua tipologia, l'unico che porterei a casa.

Spendo due parole in più per 2 "piccoli", che già nelle edizioni passate mi avevano fatto una bella impressione.


Il primo di questi è Giorgio Zeni, lui si ricordava delle mie belle parole dell'anno scorso, io posso solo confermarle quest'anno. Il suo Zeni Giorgio Brut BdB 2010 é proprio puro Chardonnay Trentino al naso, agrumato, minerale dalla dolcezza di fiori bianchi. Saporito, salato e lungo in bocca, viene fuori la vaniglia intrinseca del vitigno. 2000 bottiglie, 2000 gioiellini.

Sfioro l'auto celebrazione per la Riserva 2009 di San Michael, perché li seguo con grande piacere dalla loro prima uscita e con questo nuovo 72 mesi da 55% Pinot Nero e 45% Chardonnay si sono confermati alla grande.

Hanno interrotto la commercializzazione del meraviglioso 2008 per farlo affinare ancora, e sono passati al millesimo successivo. Si sente che deve ancora assestarsi ma ha pienezza, volume, un nitido frutto rosso, bocca candita e un rivolo finale fresco. Altro gioiellino in 2000 bottiglie.

Un ultimissimo consiglio sul rapporto qualità/prezzo... l'Altemasi ora commercializza il millesimato 2011, che si sta facendo bene, ma hanno ancora le magnum del millesimato 2010, che non costa un tubo ed é letteralmente la miglior uscita di questa etichetta. Sarebbe da approfittarne.


Agraria Riva del Garda - Brezza Riva Brut s.a. - 100% Ch – 83/84pt

Altemasi – Pas Dosé 2007 – 60% Ch, 40% PN – 86pt
Altemasi – Brut Riserva “Graal” 2008 - 70% Ch, 30% PN – 88/89pt
Altemasi – Brut Rosé s.a. - 70% Ch, 30% PN – 83pt

Balter – Brut s.a. - 100% Ch – 83/84pt
Balter – Brut DZ Riserva 2010 - 80% Ch, 20% PN – 87/88pt
Balter – Brut Rosé s.a. - 80% Ch, 20% PN – 84/85pt

Bellaveder – Brut Nature DZ Riserva 2011 – 100% Ch – 86/87pt
Bellaveder – Brut Riserva 2011 – 100% Ch – 87/88pt

Borgo dei Posseri – Brut Tananai 2012 - 50% Ch, 50% PN – 84pt

Cantina Mori Colli Zugna – Brut s.a. - 100% Ch – 82pt
Cantina Mori Colli Zugna – Brut “Morus” 2012 – 70% Ch, 30% PN – 87pt

Cantina di Toblino – Brut Antares 2011 – 100% Ch – 83pt
Cantina di Toblino – Brut Antares Rosé 2011 – 80% Ch, 20% PN – 83pt

Cembra cantina di montagna – Dosaggio Zero “Ororosso” s.a. - 100% Chardonnay – 86pt
Cembra cantina di montagna – Brut “Ororosso” s.a. - 80% Ch, 20% PN – 85pt
Cembra cantina di montagna – Brut Rosè “Doss24” s.a. - 85% Ch, 15% PN – 82pt

Cesarini Sforza – Extra Brut Riserva “Tridentium” 2008 – 100% Ch - 86pt
Cesarini Sforza – Brut Riserva “Aquila Reale” 2007 – 100% Ch – 86/87pt

Concilio – Brut “600uno” s.a. - 100% Ch – 84/85pt

Conti Bossi Fedrigotti – Brut Riserva “Conte Federico” 2012 – 60% Ch, 20% PN – 84pt

Etyssa – Extra Brut “Cuvée n°1” 2012 – 100% Ch – 84pt

Ferrari – Brut “Perlé Nero” Riserva 2008 – 100% PN – 86pt
Ferrari – Brut “Perlé Bianco” Riserva 2006 – 100% Ch – 88pt
Ferrari – Extra Brut “Riserva Lunelli” Riserva 2007 – 100% Ch – 87pt
Ferrari – Extra Brut “GF Riserva del Fondatore” Riserva 2005 – 100% Ch – 89pt

Letrari – Dosaggio Zero Riserva 2009 – 60% Ch, 40% PN – 84pt
Letrari – Riserva “Quore” 2009 – 100% Ch – 86pt
Letrari – Brut Riserva “Riserva del Fondatore 976” 2006 - 50% Ch, 50% PN – 88pt

Marco Tonini – Brut DZ 2013 – 70% Ch, 30% PN – 83pt

Mas dei Chini – Brut Riserva “Inkino” 2010 – 100% Ch – 84pt

Maso Martis – Brut Riserva 2009 – 70% PN, 30% Ch – 88/89pt
Maso Martis – Brut Riserva 2007 (in magnum) – 70% PN, 30% Ch – 87pt
Maso Martis – Brut Riserva “Madame Martis” 2006 – 70% PN, 25% Ch, 5% PM – 87pt
Maso Martis – Extra Brut Rosé 2012 – 100% PN – 84pt
Maso Martis – Brut Rosé 2010 (in magnum) – 100% PN – 87pt

Maso Nero – Brut Riserva 2010 – 100% Ch – 86/87pt
Maso Nero – Brut Rosé 2010 – 60% Ch, 40% PN – 86pt

Metius – Brut Riserva “Methius” 2010 - 60% Ch, 40% PN – 87pt

Moser 51.151 – Brut s.a. - 100% Ch – 83pt
Moser 51.151 – Extra Brut Rosé 2012 - 100% PN – 82pt

Pedrotti – Dosaggio Zero Riserva “111” 2009 – 90% Ch, 10% PN – 86/87pt

Rotari – Brut Riserva “Flavio” 2007 – 100% Ch – 84pt

San Michael – Brut Riserva 2009 – 55% Ch, 45% PN – 87/88pt

Simoncelli – Brut 2012 – 100% Ch – 84pt

Vivallis – Brut “Weinfeld” s.a. - 100% Ch – 80pt

Zanotelli – Brut “For4neri” 2012 – 100% Ch – 86pt
Zanotelli – Brut Rosé “For4neri” 2013 – 80% PN, 20% Ch – 85pt

Zeni Giorgio – Brut 2010 – 100% Ch – 87/88pt




sabato 19 novembre 2016

Domaine Les Grandes Vignes - Anjou Village "L'Ancrie" 2014

100% Cabernet Franc - 13.5°


La cosa più bella delle riunioni AIS è che si chiudono sempre con una sbicchierata più o meno seria. Stavolta è il mio Presidente Annalisa che ha voglia di giocare, tira fuori un bottiglia coperta e dice "ditemi che cos'è?".

Non sono tipo da ste cose, non sono un degustatore orizzontale, ma Annalisa prima di essere il mio Presidente è mia amica, mia maestra, la prima a credere in me nell'AIS. Allora posso anche giocare, poi avevo pure sete...


Il bicchiere ė un guizzo di inchiostro violaceo, vivo nel riflesso, libero nel movimento.

Lo avvicino al naso e penso subito ad una Grolla, arancio tagliato a fette, cannella intensissima, gli stessi profumi amplificati dalla temperatura. C'è anche terra calda e secca, il cioccolato fondente, in quel ricordo quasi metallico che raggiunge quando la percentuale di cacao sfiora la purezza.

Appena versato canta allegro su queste tonalità, poi il frutto diventerà a polpa scura, più piccolo e maturo, la sfumatura vegetale, lievissima, arriva ad essere un ricordo di rosa, vellutatamente rossa.

Il sorso offre un tannino trasparente, incapace di nasconde una freschezza fruttata e una vena minerale di cenere. La tostatura è appena sfumata, preludio ad un finale succoso, pulito e lineare, aromatico da bastoncino di liquirizia.

Questo è il vino ma il quesito è ancora lì, come un bambino interrogato davanti alla lavagna, non ho voglia di far brutte figure. Con gli altri scolari cominciamo ad escludere piuttosto che provare ad indovinare.

Alla mia destra un amico azzarda "di sicuro non è un Cabernet"... una luce si illumina e gli rispondo di getto, "se fosse un Cabernet Franc della Loira sarebbe proprio così".

Bella bottiglia, me la sono finita a casa con piacere.



Giusto perché ho letto la scheda per curiosità... 20mg/l di SO2 totale di origine naturale. Bravi, bravi

Castello della Sala – Umbria Igt “Cervaro della Sala” 2007

Chardonnay e Grechetto – 13%



Solo la sfumatura di colore tradisce i quasi 10 anni dalla vendemmia, ma già da come rimanda la luce si comprende tutta la sua gioventù. 

Il legno che lo ha cresciuto si è diluito nel tempo, ha raggiunto la soglia dell'aromaticità, profuma di ardesia, ferro bagnato, pesca tabacchiera, ribes giallo e ricordi velati di miele.

Lasciato nel bicchiere emerge una leggera nota tartufata, poi fumo e giglio bianchissimo, limone e glassa di confetto. A bicchiere vuoto, acqua di sorgente, bocciolo di rosa e infine Tè Earl Grey. 

Il sorso è pure rugiada che bagna agrumi freschissimi con un soffio di cioccolato bianco, ancora disperatamente giovane. Poteva essere ora come fra 10 anni, poteva essere Yonne invece ė Umbria, di sicuro è un capolavoro... 



sabato 12 novembre 2016

Vigne dei Boschi – Ravenna Igt Bianco "Borgo Casale" 2012

100% Sauvignon – 13%


"Famolo strano", un Sauvignon di Romagna... a parte che ci sono rari ma illustri precedenti, se poi viene bene è l'unica cosa che conta.

Gli amanti dei presunti varietali del Sauvignon farebbero fatica a ritrovarsi in questo bicchiere, ha un profumo nitido di pompelmo e caramella alla menta, miele e mandarino... non é il Collio, ma Loira mediata dal calore delle colline di Brisighella.

Mettendoci il naso dentro bisognerebbe davvero essere senza cuore per non riconoscere la Romagna.

Sorso citrino, tagliente come un Sancerre di Labaille, ancora da amalgamarsi con una dolcezza di sottofondo, poi decolla una freschezza agrumata di ribes, uva regina e prugna gialla.

Finale di un calore salato, affascinante, il marchio distintivo dei bianchi di J.P. Babini, che col tempo ho imparato ad amare.




Bottiglia sorprendente...




venerdì 11 novembre 2016

Az.Agr. Bini Denny – Emilia Igt "Rosa dei Venti" 2014

100% Lambrusco Grasparossa – 12%


Rosato da uve Lambrusco Grasparossa, offerto in una bottiglia trasparente che ne valorizza il colore, un puro amaranto orlato di spuma bianca, ricco di carbonica, nel bicchiere la sfumatura é resa ancora più densa dai residui di fermentazione che ancora lo accompagnano, difendendolo dal tempo.

I lieviti sono la prima cosa che si avverte nei profumi, freschi e pungenti. Poi c'é la parte agrumata, di arancia amara e chinotto, il piccolo frutto rosso espresso in fragola e ciliegia, un erbaceo lieve che conferma l'uva di origine, infine resina e canfora, tirate al limite della balsamicità.

Sorso di spessore, materico, il flusso aromatico é ricco di agrumi, la sfumatura amaricante e medicinale appena un sussurro, saluta i sensi regalandogli una lunga sapidità speziata.




Bottiglia che mi é sempre piaciuta, la trovo comunque cresciuta tantissimo negli ultimi anni, come del resto la favolosa Malvasia 2015

domenica 6 novembre 2016

Guy Moussy - Champagne GC "Cuvée Harpège" Brut 2008

100% Chardonnay - 12.5%


Cuvée da 3 village GC della Côte des Blancs, Oger, Cramant, Mesnil sur Oger.

Da tempo mi ero staccato dagli Champagne di Moussy, diventati lontani dalla mia idea di gusto, questa bottiglia l'avevo acquistata un anno or sono, attirato dal volontà di fare qualcosa di nuovo in un'annata molto bella.

È stata a riposare in cantina tutto questo tempo, cosa che agli Champagne giova sempre tanto. Non avevo fretta di aprirla, sinceramente non nutrivo così tante speranze... sarà invece una bella sorpresa.

A cominciare dalla luce, violenta, quell'essere così netta che mi piace, in pienezza, di spessore.

Profumi tostati, eleganti, lineari, l'agrume è cedro, speziatura di vaniglia e cioccolato bianco, fette biscottate e polvere di caffè, salinità e appena un sussurro di menta.

L'ingresso di bocca porta una carbonica equilibrata, una vena fruttata dolce di pesca, la freschezza agrumata di mandarino e pompelmo rosa. Il dosaggio si avverte, ma è stato usato molto bene quindi completa il gusto invece di modificarlo.

Finale saporito, esce bene una mineralità pietrosa, manca un filo di ampiezza aromatica e di distensione, forse anche in contrasto con la pienezza iniziale del sorso.



La finezza della bollicina però mi piace proprio, bottiglia promossa, considerando il prezzo.

Vino e aria... – 25/10/2016 "LaVineria del 25" Degustazione Cantina di Bolzano

Durante la cena ho scritto molto, tanti appunti scritti fitti fitti sul depliant della cantina, sfruttando ogni piccolo spazio vuoto. Certo... avevo con me il solito notes, ma non tenerlo sul tavolo mi ha fatto sentire più discreto, più caldo il clima della serata, ha eliminato un elemento estraneo, rendendo tutto più intimo.


Mi piace raccontare quello che il vino regala nel bicchiere, gli appunti fissano le sensazioni e di solito li trascrivo mettendoci appena una sistemazione estetica, ma questa parte invece l'ho messa giù al mattino, senza rileggere nulla, attingendo ai ricordi puri, quelli rimaste attaccate alla memoria delle ore da poco passate.


L'immagine più nitido é lo straordinario rapporto con l'aria che hanno avuto i vini di Daniele, spesso non ci si sofferma su questo punto, che é invece indice assoluto di qualità. Ne ho goduto perché diversamente dal solito, strano per me che sono un "goloso" di vino, ho tenuto tutti i calici fino alla fine, li ho coccolati, sono tornato spesso da loro, li ho ascoltati e mi hanno dato soddisfazione.

Bellissima la progressione dei bianchi... appena versati più immediati e scalpitanti le selezioni Mock e Kleinstein, più raffinate le corrispondenti riserve, con quella del Sauvigon dall'impostazione decisamente Borgognona.

Definire un Sauvignon "borgognone" é un controsenso, ma il pensiero é salito spontaneo... rappresenta eleganza, pienezza, avvolgenza nei profumi, sorso ricco sostenuto da una freschezza vibrante, e soprattutto uso magistrale del legno, che amplifica e senza coprire.

Ecco... l'aria ha spostato l'ago della bilancia, col tempo ha fatto mettere la freccia alle selezioni, i profumi si sono affusolati, diminuendo di intensità hanno aggiunto tanti colori, sbocciando nella parte agrumata. Mantenendo l'originale e spontanea piacevolezza, si sono issati fino alla raffinatezza delle riserve, senza che queste avessero comunque ceduto di un solo millimetro.

Il Gewürztraminer non é voluto essere da meno... la grassezza iniziale, l'intenso floreale di rosa che amo e vorrei sempre reso in modo così nitido in questo straordinario vitigno, il penetrante fruttato del litchi, si sono via via affilati, diventando a fine serata più freschi e nervosi. Sono sbocciati i fiori d'arancio, i pungenti profumi di zenzero, la fresca dolcezza dello sciroppo di fiori di sambuco, un vero e proprio flash d'estate.

Avere tutte insieme le riserve dei rossi é stato impagabile, ha permesso di vedere come il vitigno si esprima in modo nitido mediato dal terroir dell'Alto Adige. Clima, terreni e mani capaci di assottigliare la pomposità del Merlot, lasciandogli i tratti carnosi, e distillare l'eleganza del Cabernet.

Daniele non me ne vorrà, ma l'ho preferito alla pienezza speziata del Taber. Il Mumelter ha un sorso elegante, dagli aromi autunnali, posato, retto da equilibrio e lunghezza... piaciuto tanto. Come ho già pensato in passato, "se tutti i Cabernet fossero così, si potrebbe anche bere Cabernet".

Per la prima volta ho sentito il Moar, selezione del Santa Maddalena, prodotto solo in magnum, più sottile nel frutto dell'Huck am Bach, si esalta nei tratti speziati e salini. Bottiglia che lasciata a riposare potrebbe davvero aprire a interessanti prospettive di evoluzione.

La chiusura delle sequenza con un vino di pura luce, il Vinalia, passito da un altro vitigno del cuore, il Moscato Giallo. Ha arricchito un'interpretazione tutta emiliana dello strudel, inconsueta, diversa, ma ben riuscita, di profumi canditi e dolcezza di pasta alla mandorla.


In abbinamento i piatti del grande Pier Vinzolini, "Ceviche di ricciola" e "Roast beef di tonno bianco" leggeri, estivi e speziati per i bianchi, una selezione di formaggi dell'Alto Adige e salumi Emiliani per i rossi. Come sempre al 25 si sta molto bene, e la nuova sistemazione della Vineria é splendida, proprio adatta a serate come questa.


Di Daniele non c'é molto da dire, mentre parlava con grande serenità del suo lavoro, dei suoi vini, della sua vita gli brillavano gli occhi, si é divertito anche Lui, si é divertito tanto...


Cantina di Bolzano - AA Sauvignon Mock 2015
Cantina di Bolzano - AA Sauvignon Riserva 2012


Serviti in tandem, il cru é per entrambi quello di Maso Mock, dalla esposizione Sud-Est, al mattino riceve la luce in anticipo. La Riserva viene prodotta con le piante più vecchie del vigneto, ancora condotte a pergola.

Il Mock ha una luminescente la sfumatura verdolina, mentre al naso esalta il vitigno nel modo più nobile e tipico dell'AA, con la purezza del fiore di sambuco, intenso e pungente. Netto é anche il ricordo di erbe aromatiche, una verdissima menta che tuttavia non maschera un fruttato vivo, protagonista, di pompelmo rosa e tanto frutto della passione.

Ingresso di bocca morbido, falsamente dolce, riscalda appena il fondo della gola regalando un aroma erbaceo di ortica e lavanda. A bicchiere più caldo dispiegherà ali di frutta tropicale e melone.

Di un giallo pieno e vivace, che ancora rifugge il dorato, si mostra la Riserva, dolce nei profumi di nocciola, melone bianco, ananas maturo, il floreale é intenso e fresco, alla rotazione regala un soffio di menta. La barrique si sentirà appena, ma solo a bicchiere più caldo.

Al sorso esce prepotente la freschezza, che lascia addirittura indietro quella del fratello più giovane, la barrique offre un'elegante concessione burrosa, ricordi di pasticceria, un finale bellissimo di albicocca. Vino di pura eleganza Borgognona, in cui il legno completa tenendosi comunque in secondo piano, lasciando al vitigno il compito di dettare i ritmi.


Cantina di Bolzano - AA Chardonnay Kleinstein 2015
Cantina di Bolzano - AA Chardonnay Riserva 2012


Anche il questo caso le uve vengono dallo stesso vigneto, un pò più alto rispetto a quello del Mock, a ricercare una maggior freschezza per il vitigno.

Una parte della selezione viene comunque passata in barrique per abbassare l'acidità della massa complessiva, forse questo spiega viene l'intensa colorazione.

Il naso porta ricordi di pesca gialla e albicocca, erbe aromatiche, mango, spuma di mare, mentre il sorso è dinamico, pieno, con un leggero e confortevole calore che avvolge la bocca. Il perfetto equilibrio regala serenità, il finale una sapidità lunghissima.

All'alzarsi della temperatura i profumi diventeranno sorprendentemente ancora più freschi, l'agrume si ergerà a protagonista, la chiusura aromatica nettamente di pompelmo.

La Riserva ha un inizio più timido, piano piano si apre su burro, cioccolato bianco, mandorla, fino ad esprimere pienamente una raffinatezza arricchita di aromi floreali, pesca sciroppata, tisana alla camomilla.

Bocca condita, saporita e minerale, dal profondo allungo fruttato e finale che si conferma, come in tanti altri vini della serata, profondamente salino.


Cantina di Bolzano - AA Gewürztraminer Kleinstein 2015


Vengono utilizzate una minima parte di uve appassite per dare morbidezza, perché l'alcol potente porta una sensazione gustativa asciugante, che deve essere bilanciata.

Nel bicchiere si mostra di un giallo appena dorato, una concentrazione notevole che si nota già mentre viene versato, così come sono intensi i profumi, dolci di pesca allo zucchero, litchi, miele leggero, vaniglia.

Segue un passaggio di fumo, un accenno di brodo, ma infine sono i fiori a diventare protagonisti, dal varietale intenso di rosa gialla al mughetto bianco e profumatissimo.

In sorso aleggia su un equilibrio grasso, l'alcol importante viene combattuto da un'acidità tirata, ma é la forza aromatica che colpisce. Quello che il naso ha già goduto viene restituito amplificato, un vero mazzo di rose, un cesto frutta tropicale.

Il contatto con l'aria avrà risultati sorprendenti, rinfrescando i profumi, arricchendoli di ginger e succo di fiori di sambuco. Si avvicina molto al mio canone di perfezione per questo vitigno.



Cantina di Bolzano - AA Santa Maddalena Moar 2012

Micro Cru di appena mezzo ettaro, principalmente Schiava e qualche grappolo di Lagrein, per una produzione di sole Magnum che esco a non meno di un anno dalla vendemmia. Non una Riserva. ma quasi...

Il colore é bellissimo, il più bello del mondo, una fiamma rubino profumata di ciliegia croccante, mirtillo e pasta di mandorle, leggero il ricordo di tostatura.

In bocca ha freschezza vivace, che non domina una certa rotondità vellutata non così frequente nei Santa Maddalena, ne ho amato la sapidità minerale e condita, preambolo di un chiusura speziata.

I love Santa Maddalena... e questo ha tutti i presupposti per poter anche invecchiare diventando un vino diverso, ma in grado di regalare vere sorprese.

Cantina di Bolzano – AA Merlot Riserva Siebeneich 2014

Il vigneto si trova a Settequerce, la parte più calda di Bolzano, quasi ai confini con Terlano, su sfasciumi di porfido rosso.

Colore rubino, denso e luminoso, focalizza immediatamente un frutto rosso carnoso, sottobosco, terra umida, cuoio, cacao, grafite, un tostatura che arricchisce di eleganza senza essere invasiva.

La bocca é morbida, polposa, sapida, si conferma il frutto piccolo e scuro, il mirtillo maturo, così come di nuovo ritorna un'ampia orizzontalità speziata. Con la temperatura crescente guadagna in freschezza e svela un finale di cioccolato dolce.

Il vitigno é reso fedelmente, l'Alto Adige ne ha snellito la linea a tutto vantaggio della bevibilità.



Cantina di Bolzano - AA Cabernet Riserva Mumelter 2014

Non solo Cabernet Sauvignon, la percentuale del Cabernet Franc é significativa ed é in progetto di farla crescere. Anch'esso rubino, é però meno denso nel colore e più brillante del Siebeneich.

Profumi speziati, aristocratici, di terra riarsa e cacao in polvere, ematici e minerali di ferro, nemmeno un accenno vegetale, piuttosto legni orientali, piccolo frutto rosso e tanta cannella.

Bocca rotonda, sapida, un gusto sottile e minerale dall'aromaticità netta di cuoio con finale intenso di cioccolato in polvere e caffè. L'aria lo renderà tiratissimo, se tutti i Cabernet fossero così potrei anche arrivare ad amare il Cabernet.

Cantina di Bolzano - AA Lagrein Riserva Taber 2012

Scurissimo, dalla trama fitta, ma l'orlo é ostinatamente ancora porpora, ha un naso immediato di spezie dolci e arancio rosso, caffè e amarena, denso di mora, fresco di lampone e chinotto.

Sorso avvolgente, dai ricordi di cioccolato e un volume importante senza diventare invadente, tannino potente ma raffinato, un lunghissimo e sottile sviluppo sapido.

Questa è la quintessenza delle riserve del Lagrein, il vino più premiato dell'Alto Adige, nulla viene dal caso... figlio di una grande annata, il 2012, ancora giovanissimo e dal luminoso futuro.


Cantina di Bolzano - AA Moscato Giallo Vinalia 2015


Un regalo imprevisto voluto da Daniele per concludere la serata, nasce da uve Moscato Giallo lasciate appassire naturalmente per 6 mesi all'aperto, sotto ad una semplice tettoia.

Fermenta in barrique, dove il processo si arresta spontaneamente al raggiungimento di un equilibrio fra alcol, zuccheri ed acidità. Ogni anno é quindi sempre diverso, nella nostra bottiglia la natura ha deciso che dovevano rimanere 250g/l di zuccheri residui.

Un vero vino di luce, un luminoso oro brillante, profuma di canditi e ricotta dolce, par nato per abbinarsi ad un cannolo siciliano, tuttavia questo é solo un preludio a frutta secca, croccante al miele, fiori d'arancio e caramella mou.

In bocca non può che essere dolce, sorretto da una spalla acida che nel sottofondo é presente e attiva, gli aromi succosi confermano in modo ancor più evidente torrone, dattero, frutta matura e zucchero di canna.

Con lo strudel é andato divinamente, e non poteva esserci risultato diverso.


Ceviche di ricciola con lime, passion fruit e pere candite alla vaniglia


Fresca già nei profumi, con il lime che quasi ricorda una leggera marinatura, in bocca é tenerissima, nel gusto si esalta con la speziatura del peperone, particolare l'accostamento con il dolce della pera candita. Il Mock l'ha accompagnata davvero alla grande.


Roast beef di tonno bianco, yogurt e arance


Molto bello da vedere, in bocca gioca sulla rincorsa fra la saporosità sapida del tonno e la freschezza agrumata dell'arancio, il pepe a fare l'ago della bilancia. Piatto ruffiano, ma nel senso buono, perché conquista subito con una piacevolezza immediata. Proposto con gli Chardonnay, pareva nato per la morbidezza della riserva.


Primiero di malga a latte crudo

Un anno di affinamento, mi ha ricordato un formaggio di malga preso questa estate da Degust a Bressanone. Saporito e sapido, dall'aromaticità potente, si sarebbe sposato volentieri con il Cabernet, piuttosto che con il Gewürztraminer, ma queste sono cose che si scoprono sempre dopo.


Selezione dei nostri migliori salumi


Tutti molto buoni, un plus per il salame, chiaramente un prodotto artigianale.


Strudel



Inconsueto Strudel di pasta sfoglia, raro da trovare in Alto Adige, che porta una sensazione croccante e friabile. Mi é proprio piaciuta quella particolare sfumatura agrumata che ha legato davvero bene con il Vinalia.

Infine, i colori dei rossi, da sinistra a destra, Taber, Mumelter, Siebeneich, Moar in grande di nuovo il Santa Maddalena