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domenica 17 febbraio 2013

Brouwerij Boon – Oude Geuze "à l'Ancienne" Saison Brassicole 2010-2011


Acqua, Malto, Frumento, Lieviti – 7%


E sì, oggi gira così... me la sono trovata davanti ad Eataly e, nonostante ritenga Boon un produttore di Geuze piuttosto addomesticate, non ho saputo resistere.

Il mondo delle birre Belghe a fermentazione spontanea mi ha sempre affascinato: difficili da trovare, e difficilissime da bere.

Da quello che si legge in etichetta é una birra rifermentata in bottiglia, all'inglese Bottle-conditioned, pertanto non é né filtrata, né pastorizzata.

Tolta la curiosa tappatura con gabbietta e tappo di sughero, che dimostra una bella elasticità, nel bicchiere ha un colore dorato-ramato chiaro, velato dai residui dei lieviti.

Per essere più precisi mi ricorda proprio il colore del Té Earl Grey, con una bellissima schiuma bianca candida persistente e aderente alle pareti.

I profumi hanno la complessità tipica di queste birre.

Cominciando dai più belli, é molto agrumata, ricorda l'arancio e il mandarino, con anche una leggera, ma ben precisa, nota di luppolo.

E anche in questo, oltre che nel titolo alcolometrico, Boon si dimostra fuori dagli schemi.

Nelle lambic il luppolo vecchio non dovrebbe cedere aromi e profumi.

Trovo anche il fiore di tarassaco, l'ananas stra-maturo e poi cominciamo con le cose strane...

Funghi champignon, sabbia bagnata e intonaco fresco tanto per fermarci qui.

La faccio sentire a mia moglie dicendole "stai attenta, però" e lei, dopo averci messo il naso dentro, se ne esce con la naturalità di un bambino in "ma puzza!".

E certo che puzza: “une vrai gueuze doit puer

In bocca é pastosa, un effetto della percentuale di frumento con cui viene prodotta.

Per un attimo spara un punta di amaro altissima, come effetto dell'estrema secchezza e della grande acidità, ma dura solo un frazione di secondo.

Poi diventa fruttata, decisamente citrina, e ripulisce la bocca in modo galattico.

In estate, bevuta fresca, deve essere estremamente dissetante.

Mi viene voglia di tentare uno strano abbinamento internazionale e la provo con il "Camembert de Normandie" acquistato, anche questo, da Eataly.

Ci sta in modo divino: in sintonia sui profumi forti, acidità e pungenza che combattono la grande grassezza del formaggio.

Non sarebbe facile trovare punte gustative altrettanto alte in un vino.

A pranzo finito, riporto il naso al bicchiere vuoto e l'aroma acetico é più che evidente.

E questa é una Geuze decisamente addomesticata, con Cantillon e Girardin si viaggia su altri binari.

Da Eataly costa 5.2 Euro la bottiglia da 0.375.

Faccio notare nel retro-etichetta la data si scadenza: 2032.


Per forza, non é un prodotto che possa andare a male, di fatto nasce come una colonia batterica (faccina che strizza l'occhietto).





sabato 16 febbraio 2013

La Chablisienne – Petit Chablis "pas si petit" 2009


100% Chardonnay – 12.5%


I vini di Chablis mi sono piaciuti fin dal primo incontro, per la gioventù che trasmettono, per il loro modo di essere così diretti.

Mi piace la bevibilità agro-sapido dei più semplici, mi piace la forza e la complessità che acquistano salendo la scala dei cru.

Sempre vibranti, mai con l'alcol in primo piano.

I Petit Chablis, come questo, hanno il pregio della facilità di lettura, senza cedere sull'eleganza.

Profumi di pompelmo e limone, susina ancora da maturare, fragranza di fiori bianchi e un'indistinta sensazione di erbe aromatiche.

Al gusto, alla quasi scontata freschezza, si aggiunge un auspicabile gusto salato che ripulisce in modo perfetto.

Un sorso piacevolmente poco impegnativo, entra alto e in pochi secondi la bocca rimane perfettamente neutra.

Si é subito pronti al successivo sorso o al prossimo boccone.

Non é un vino nato per rimanere impresso nella memoria, ma per essere piacevole nel momento stesso in cui lo si beve.

Aperitivo perfetto o una gran bella bevuta per un pranzo di tutti i giorni in famiglia.

Direi che sia almeno da 82 punti, é fatto molto bene.

Regalo di una cara amica, con cui mi sarebbe piaciuto aprirlo, anche se temo non sarebbe stato il suo vino.


sabato 9 febbraio 2013

Champagne Roger Brun – Réserve Familiale Oenothèque Grand Cru Extra Brut 1999


2/3 Pinot Noir, 1/3 Chardonnay – 12%


Nel clip di YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=vI4nTlpc1eI) Philippe Brun lo descrive come "prodotto solo nelle annate eccezionali, per lo Champagne, ma anche per la famiglia, quando nasce qualcuno".

Il punto che mi piace di più é quando dice "not to drink in actress boots".

Ci sono anche altri filmati e l'inglese di Philippe é veramente simpatico, con quell'accento francese quasi da caricatura.

A volte si tiene in cantina una bottiglia per tanto tempo, magari una bottiglia che é anche costata parecchio.

Quando la si apre, vista l'aspettativa, c'é sempre il rischio di avere una delusione, grande o piccola che sia.

Magari si tratta di una bottiglia mai sentita prima, magari é anche l'unica.

E se la delusione c'é davvero, ci si costringe ad amarla comunque, a farsela piacere.

Ma non é questo il caso... siamo al di là della più ottimistica previsione.

Uno Champagne veramente straordinario, che ha atteso più di 120 mesi sui lieviti, ma nei profumi e al gusto non ha nulla che dimostri la sua età.

Se non con un'eleganza e una precisione che solo il tempo può dare, pur rimanendo allo stesso tempo fresco e giovane nel colore, nei profumi e al gusto.

Ha la pulizia olfattiva di uno Chardonnay millesimato e la forza di un Pinot Noir che ha passato tanti anni sui lieviti.

Appena paglierino intenso nel colore, con una sfumatura che rende da manuale il color Champagne che identifica il Pinot Noir.

Nessun accesso di dorato.

Profumo di crosta di pane, pera dolce e matura, rinfrescata da agrumi appena canditi.

Un leggerissimo ricordo di crema, un accenno di miele, la mineralità del gesso ad avvolgere tutto quanto.

In bocca é cremoso, fase liquida e gassosa perfettamente fuse, con ancora tutta l'acidità che sarebbe servita a spingerlo anni avanti nel tempo.

Nessuna traccia di ossidazione o di evoluzione, gusto che rimane per un tempo che sembra infinito.

Per quanto mi riguarda, uno Champagne straordinario, così come l'occasione in cui ho aperto questa bottiglia, fra amici, che non poteva essere migliore.

Mi sbilancio per almeno 92 punti.

Nel listino della Roger Brun non compare nemmeno, viste le quantità estremamente limitate.

I 40 Euro che l'ho pagata, a cui togliere un piccolo sconto, li vale tutti fino all'ultimo centesimo.


Tappatura vintage, un vezzo da Réserve Familiale...




4 Febbraio 2013 – Azienda Agricola Torricella


Verticale Cabernet-Sauvignon "Narciso"


Alessandro Bartolini mi é proprio simpatico, per la sua grande spontaneità.

E' una persona vera, che Ti racconta le cose come stanno e che se ti deve mandare a quel paese lo fa senza tanti scrupoli.

Siamo compagni di vendemmia, ma non nei suoi vigneti, piuttosto lungo i filari di un comune amico che mantiene una delle vigne più sgangherate dei Colli Bolognesi.

Vigna sgangherata, ma anche in una delle posizioni più belle, e del "mio vino", ne ho già parlato altre volte.


Alessandro mi ha insegnato come tenere le forbici, come raccogliere il grappolo senza richiare di tagliarmi un dito, come riconoscere le malattie.

Quello che mi ha insegnato Lui, Io l'ho raccontato ai miei figli, che a volte mi accompagnano in questa annuale "espiazione" della mia passione da Sommelier.

Ho voluto degustare il vino? Allora almeno una volta all'anno devo sentire la fatica che ci vuole a raccoglierlo...

Una volta ho avuto l'onore di presentare i vini di Alessandro, perché quella sera Lui era impegnato in una degustazione di Krug.

Un'altra volta, con Lui, ho incontrato degli importatori americani di vino, trattando con loro in inglese in uno dei posti più belli intorno a Bologna nel cortile dell'Azienda Agricola Tizzano.

Quella mattina, mai come altre volte, mi sono sentito come se stessi facendo quello che davvero volevo fare nella vita: parlare di vino in un bel posto.

Per me, é stato un piacere partecipare a questa verticale.

Devo essere onesto, Io ho una grande passione per i bianchi di Alessandro, mentre mi capita di sentire i rossi relativamente di rado.

Alessandro ha presentato il suo percorso da produttore di vino con grande semplicità, e con grande umiltà.

E' orgoglioso dei risultati che ha ottenuto, ma tiene i suoi piedi ben piantati per terra.

Quasi commuovente quando ci racconta della delusione che gli ha dato l'annata 2012.

Lui, come altri viticulturi onesti dei Colli Bolognesi come Cinti e San Vito, non si nascondono dietro troppi giri di parole: da queste parti un'annata pessima.

Eravamo in pochi alla Verticale, ma penso che sia piaciuta a tutti, sopratutto per l'atmosfera famigliare in cui si é svolta.

Poi, alla fine, Alessandro si é dimostrato ancora una volta una gran persona.

Ha regalato una bottiglia di Cabernet "Bastiano" a tutti quelli che hanno partecipato e una confezione con il suo eccellente Sauvignon "Mastronicola" e di Cabernet "Narciso" a tutti i ragazzi che hanno servito i vini e organizzato la serata.

Quale altro produttore ha mai fatto una cosa del genere?

E più che un ringraziamento, mi é sembrata proprio la voglia di far apprezzare a tutti i suoi vini.

Trascrivo i miei appunti di degustazione, così come li ho presi:

Cabernet-Sauvignon "Narciso" 2009 – 13%
Colore fitto, porpora sull'unghia, di grande vivacità.
Profumi di piccoli frutti di bosco neri, con un leggero sentore vegetale.
China, pepe, liquirizia, un mix fra tostatura e grafite, appena un ricordo di vaniglia.
Con tempo, esce la prugna sciroppata.
In bocca sono ancora le parti dure a dominare, tannini e sapidità, é ancora giovane.
Persistenza intermedia, vale 84 punti

Cabernet-Sauvignon "Narciso" 2009 – 14%
Perfettamente rubino al centro, molto profondo mentre il bordo, anche se in misura minore al precedente, ha ancora l'orlo porpora.
Hanno in comune anche la luce, bella viva.
Naso di frutta, mirtillo nero, amarena ben matura e un sorprendente ricordo di viola, veramente nitido.
In bocca ha un maggior equilibrio, pagato da una freschezza più spenta.
Viene retto dalla sapidità, ma ha tannini un pò diluiti.
Lascia una sensazione un pò acquosa in bocca.
Mi é piaciuto meno al gusto, siamo sugli 83 punti.

Cabernet-Sauvignon "Narciso" 2007 – 14%
Rubino pieno, con vivacità appena più spenta, ma sempre di grande densità, arriva a tingere il bicchiere.
Profumi più dolci, con la frutta che si mostra in marmellata di frutti di bosco.
Floreale secco, un soffio di smalto, vaniglia, un sentore di cipria nessuna traccia di note vegetali.
In bocca ha un ingresso rotondo, dimostra una bella freschezza ed é perfettamente coerente negli aromi di frutta che lascia.
Bella la lunghezza, si merita almeno 86 punti.
Probabilmente l'abbiamo colto al massimo della sua evoluzione.


Cabernet-Sauvignon "Bastiano" 2007 – 14%
E' il fratello minore del "Narciso", che evolve in botte di cemento invece che in barrique.
Lo presenta Alessandro, lo ha voluto Lui perché lo ha sentito di recente e si é quasi stupito di come si sia mantenuto.
Nella degustazione, Alessandro si dimostra un gran critico del suo stesso lavoro, bastonandolo un pò, ma con grande affetto.
Io lo trovo di un bel rubino, perfetto e anche sorprendentemente vivace: la differenza di colore con il Narciso é evidente.
Profumi più spenti, sempre di frutta neri, manca quasi del tutto la speziatura dolce mentre si trova una liquirizia un pò cruda.
In bocca ha ancora freschezza e tannini ancora evidenti e che , se non si sono limati fino ad adesso, non lo faranno più.
Paga il confronto con il pari-annata, e si ferma ad 80 punti.
Che non é poi così male per un "base" di 5 anni.

Cabernet-Sauvignon "Narciso" 2006 – 14%
Bordo decisamente granato.
I profumi sparano un bellissimo eucalipto in primo piano, poi sottobosco bagnato, foglie secche, humus.
Fruttato di gelatina di mirtillo, caramella alla liquirizia, sentori tostati di fumo e catrame.
Siamo davvero nei Colli Bolognesi?
In bocca ha un'impressione dolce, di perfetto equilibrio, tannini smussati e grande freschezza che lo premia nella bevibilità.
Non penso si possa chiedere di più al terroir delle nostre colline, e merita 87 punti.

Cabernet-Sauvignon "Narciso" 2005 – 13.5%
Completamente granato, anche un pò spento.
Naso minerale, fumoso, di cenere.
Frutta secca, mi ricorda la prugna Santarosa, speziato di cannella e chiodi di garofano.
E' chiuso, dopo un pò i profumi si riprendono e diventano più dolci.
Anche al gusto é ormai in discesa, ha una bella lunghezza ma che abbia imboccato il viale del tramonto é evidente senza essere ancora completamente finito.
Manca la freschezza ma bisogna anche che ci ricordiamo che annata calda é stata il 2005.
Anche tenendo conto di questo, difende con orgoglio gli 82 punti.

Tirando le somme, tutti quelli che hanno snobbato la serata, visto che si trattava di un produttore dei nostri colli, hanno proprio perso qualcosa.

E quelli che erano presenti, compresi i responsabili delle Degustazioni, sono invece andati a casa contenti per la bella serata passata insieme.



venerdì 1 febbraio 2013

T. Dornach – V. delle Dolomiti IGT Pinot Blanc XY 2010


100% Pinot Blanc – 12.5%


Ho atteso qualche giorno prima di aprirlo, come faccio sempre per far riposare una bottiglia dopo un viaggio.

La curiosità, ormai, era ormai arrivata al limite.

Non ho aspettato una cena speciale, semplicemente il venerdì sera, la fine della settimana lavorativa, una cosa in famiglia.

In relax, questo era importante.

Mi piace già nel bicchiere, con una luce che é anche più bella di quella che mi ero immaginato, la sua vivacità, i suoi toni giovani, appena stemperati di verdolino.

Preziosa, viva, non si direbbe che abbia fatto legno.

Profuma di frutta e di spezie, di agrumi e vaniglia, solletica il naso, é quasi piccante.

Il legno si avverte, ma é delicato, si unisce al frutto e non lo sovrasta, quasi lo esalta.

Mano a mano che la temperatura si alza, l'agrume diventa mandarino e poi lascia spazio ad un elegante floreale di biancospino.

In bocca ha una freschezza sferzante, disseta e la lascia asciutta.

Negli aromi, ha una coerenza assoluta.

E' giovane, giovanissimo, gli si aprono davanti come minimo 5 anni di evoluzione per arrivare ad una piena rotondità che per ora, e ne sono contento, gli manca.

Sì, sono contento che sia proprio così... perché era da tempo che cercavo un vino in cui non é l'alcol il protagonista.

Però devo ammettere il mio errore: andava comunque servito a temperatura un filo più alta.

Sotto alla grande freschezza, lasciandolo scaldare un pò, viene fuori quella mineralità del territorio che solo il Pinot Bianco dell'Alto Adige riesce a trasferire in modo così nitido nel bicchiere.

Nel complesso ha un'impostazione molto francese e con questo uso veramente ben dosato del rovere può davvero ricordare un Bourgogne.

Un grazie a Patrick Ucceli, proprietario di Tenuta Dornach, per averlo creato e per la gentilezza che mi ha dimostrato durante il nostro scambio di mail per arrivare  all'acquisto.

In questo momento, é un vino da non meno di 87 punti, ma se gli diamo qualche anno, potrà salire anche di un bel pò.

Fra spese di spedizione e tutto quanto, l'ho pagato circa 16 Euro, che per una produzione così limitata, é un prezzo più che ragionevole.

Dalla scheda tecnica, leggo che ha fatto fermentazione e 10 mesi in barrique di rovere francese, compresa la malolattica (!!!).

A cui é seguito un altro anno in bottiglia, prima di andare in commercio.

La mia era la bottiglia 620 di 1554, questo vuole dire che sulla terra ci sono potenzialmente altri 1552 felici possessori del XY 2010 (io di bottiglie ne ho 2).