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mercoledì 29 febbraio 2012

Weingut Niklas – "Mondevinum" Südtiroler Weiß DOC 2006

60% Pinot Bianco, 30% Sauvignon , 10% Chardonnay – 13.5%

Cominciando da quella che di solito é la fine il valore di questo vino, a mio parere, sfonda la quota delle eccellenze ed é, almeno, di 90 punti.

Io adoro i vini di Niklas, ma questa volta sono convinto di non aver regalato nulla.

Imparziale o meno, ci siano ben pochi bianchi italiani che possono stare al livello di questo piccolo capolavoro.

Facendola ancora più semplice, c'é da chiedersi quanti bianchi italiani, dopo 6 anni dalla vendemmia, siano ancora perfettamente integri.

Era da molto tempo che non sentivo un "Mondevinum" Weiss e il ricordo più nitido era la profondità di colore, resa marcata dal passaggio in legno piccolo.

Questa profondità la ritrovo subito nel calice da degustazione, ma é la tonalità la vera gioia per gli occhi, perché si tratta di un magnifico oro verde, quasi elettrico.

Una eccellenza alla vista, senza ombra di dubbio...

Venendo ai profumi, il flash iniziale é di agrumi, fiori e il profumo del mare al mattino.

Il legno piccolo ha trasmesso il tipico speziato di vaniglia, che ormai il tempo ha integrato nella struttura del vino fino a renderlo un perfetto completamento.

Negli aromi di frutta si riconosce l'ananas maturo e la pesca, in quello dei fiori  c'è una bellissima nota di lavanda, mentre la salinità iniziale é resa più complessa dal contributo di erbe aromatiche.

Leggero, leggero arriva anche un profumo di burro fuso, piacevole e non invadente.

Penso che sia difficile trovare una cuvée in cui il contributo dei singoli vitigni é così nitido e riconoscibile.

Il Pinot Bianco ha contribuito con la sua tipica nota di noce moscata assorbendo mineralità dal territorio, il Sauvignon ha dato freschezza con i suoi ricordi vegetali e di erbe aromatiche, lo Chardonnay ha portato i profumi più dolci e avvolgenti.

Anche all'esame olfattivo, un'eccellenza senza discussioni...

In bocca non abbassa il livello: ha sapore, di agrumi e frutta matura, morbidezza e concentrazione.

In questo l'ha aiutato il legno, che si ritrova anche nei ritorni aromatici, ma con una delicatezza che impreziosisce.

La freschezza é ben viva e, aiutata dalla sapidità, tiene a bada il calore dell'alcol lasciando al vino ancora parecchi anni di evoluzione.

Seppur ben contenuto, l'alcol é comunque ben presente e si evidenzia con una leggera punta di amaro in chiusura.

E' l'unica, minuscola, sbavatura...

Sono passati più di 3 anni da quando ho comprato questa e altre 5 bottiglie direttamente in cantina quindi ho solo un vago ricordo del prezzo.

Non l'ho pagata poco, probabilemente intorno ai 16 Euro, ma ora, e per alcuni anni, sono diventate delle grandi bottiglie.

E la cosa bella é che ne ho ancora 3 !

domenica 26 febbraio 2012

Pierre Bertrand – Champagne Brut "Élisée" 2004

50% Chardonnay, 50% Pinot Nero – 12%


Avevo già sentito il fratello maggiore, il millesimato 2000, e per come me lo ricordo questa Cuvée gli assomiglia molto.

Un bel color paglia pieno, luminoso e vivace, con una densità di colore che gli viene probabilmente dall'alta percentuale di Pinot Nero.

Sul perlage c'é poco da dire, bollicine finissime, anche se magari non così abbondanti, come nella tradizione dello Champagne.

Il naso é di gesso e di frutta, ben matura, in cui si distinguono le note dolci di mela gialla e albicocca.

Con il tempo e una maggior attenzione i profumi virano verso ricordi di pan brioche e miele, per poi lasciare emergere frutta a polpa rossa che potrebbe essere la prugna ben matura e il melograno.

Assaggiandolo ne apprezzo il succo e il frutto, che lo rendono rinfrescante e coerente, per via del ritorno aromatico di frutta matura.

La lunga permanenza sui lieviti gli ha conferito morbidezza e rotondità, tanto da dare di nuovo una falsa impressione di dolcezza.

Il finale é saporito e di buona lunghezza, senza strafare.

Uno Champagne artigianale, marcanto più dal Pinot Nero che non dallo Chardonnay, a cui, con affetto, mi sento di assegnare almeno 87 punti.

Acquistandolo direttamente in cantino il costo é di appena 16 Euro a bottiglia, poi, naturalmente, bisogna aggiungere le tutt'altro che trascurabili spese di spedizione.



sabato 25 febbraio 2012

Heinrich Basten – Mosel Ellenzer Kurfürst Riesling 2008

100% Riesling – 10%

Un Riesling senza "predikat" quindi difficile indovinare a priori il possibile residuo zuccherino. 

In ogni caso, il 10% indicato in etichetta, tutto lasciava pensare tranne che fosse completamente secco.

Ma in questi vini, lo zucchero residuo ha un valore relativo perché l'acidità, che può arrivare vicino alla doppia cifra, ha un ruolo fondamentale nell'equilibrio.

Un tappo in silicone cortissimo, mi predispone verso un prodotto "entry level".

Versato nel bicchiere é bellissimo, un gioiello di pura luce verdolina che solo un Riesling della Mosella riesce ad avere.

Mi stupisco sempre con vini così, che anche dopo 3 anni dalla vendemmia riescano ad apparire senza tempo.

Il territorio e il vitigno fanno miracoli anche nei prodotti minori.

E qui finisce il sogno...

Naso estremamente semplice, un evidente ricordo di mela Granny Smith, nemmeno tanto matura, un leggero floreale, poco altro.

Si potrebbe definirli come "profumi indistinti di gioventù" e nessuna traccia del vero Riesling.

In bocca si arriva quasi alla dolcezza, appena contenuto dalla grande freschezza che comunque questo vino possiede.

Non ha difetti, non é spiacevole, ma é privo di "sapore" e non si é invogliati a continuare a berlo.

Praticamente inabbinabile, non mi pare possa meritare più di 76.

E' un regalo di un collega tedesco, che in ogni caso ringrazio per il gesto, e quindi non ne posso sapere il prezzo.

Dai "segni" che ho intravisto, direi (e spero proprio) che si tratta di un prodotto economico.


Roger Brun – Champagne Grand Cru "Cuvée de Sires" 2005

70% Chardonnay, 30% Pinot Nero – 12%

Mi sono trovato ad aver tempo di scrivere qualche appunto di degustazione solo il giorno dopo alla prima apertura, non sono le condizioni migliori, ma a volte il tempo é quello che é.

Nonostante questo, le catene di bollicine che si sprigionano dal fondo, dopo averlo versato nel bicchiere, sono ancora uno spettacolo di finezza e vivacità.

E sono ancora veramente tante, ad impreziosire e a rendere brillante il color paglierino pieno dello Champagne. 

Alla Roger Brun, non hanno nulla da imparare sulla tecnica del metodo classico.

I profumi, eleganti, ricordano la frutta mutura, con particolari di pesca sciroppata e susina gialla per arrivare ad un profilo complessivamente "dolce" completato da note di miele di castagno, zucchero filato e biscotto.

Sul sottofondo si trovano anche fiori gialli e l'immancabile mineralità del gesso.

In bocca lo trovo fresco, ma morbido con una impressione agrumata che permane a lungo e si trasforma progressivamente in un finale sapido.

Tirando le somme un naso elegante e piacevole da bere, ma manca un filo di "cuore" in più superare gli 86 punti.

Viene prodotto a partire di uve provenienti solo dai vigneti di Aÿ, con vinificazione in barrique e dosaggio utilizzando lo stesso vino e una aggiunta di soli 8 g/l di zucchero.

L'ho acquistato direttamente da Roger Brun insieme ad un amico, riuscendo ad ottenere un buono sconto, per una cifra intorno ai 29 Euro a bottiglia a cui aggiungere le spese di spedizione.


domenica 19 febbraio 2012

Nusserhof – Blaterle VdT Bianco 2009

100% Blaterle – 12%

Il Blaterle é uno dei vecchi vitigni autoctoni dell'Alto Adige ormai coltivato da pochi produttori e dai contadini, che ne hanno ancora qualche filare nei loro masi.

Mi ricordo l'orgoglio con cui uno di loro, dopo aver sentito insieme la sua versione "sur lie" del Blaterle, mi ha portato in vigna per farmi ammirare la meraviglia delle sue piante.

Era un vitigno molto diffuso in Valle d'isarco e in Val Venosta, ora sostituito da uve più nobili come il Riesling, il Kerner e così via.

La bottiglia di oggi viene dalla tenuta di Heinrich Mayr-Nusser nella periferia Nord di Bolzano, in cui il Blaterle é coltivato da sempre.

Nel bicchiere si presenta con una tonalità di colore degna di un Riesling della Mosella: é verdolino brillante con ritorno di luce da sogno.

I profumi sono sottili ma particolari, ricordano la roccia, la brezza marina, gli agrumi verdi e fiori gialli.

Poi, piano piano, il salmastro si evolve verso la macchia mediterranea arricchendosi di profumi indistinti di erbe aromatiche e di mandorla.

Non é un naso esplosivo, ha la sua bellezza nei cambiamenti che ha con il passare del tempo.

Quando decido di assaggiarlo il floreale é diventato il profumo dominante.

In bocca é denso, piccante e sapido.

Una iniziale patina di morbidezza viene asciugata dai sali e dall'alcol, che porta a dubitare dei soli 12% riportati in etichetta.

Pulisce la bocca in modo perfetto, peccato per la mancanza di un ritorno aromatico di frutta a polpa gialla che lo avrebbe reso un vino più completo.

Chiusura piacevolmente ammandorlata.

Non é certamente un vino da aperitivo, ma con il cibo si esalta alla grande.

Questa bottiglia l'ho acquistata presso il Museo del Vino di Caldaro, pagandola 11.5 Euro.

Mi sembra un prezzo tutto sommato corretto per un prodotto di nicchia a cui, per simpatia, mi pare equo assegnare almeno 84 punti.


sabato 18 febbraio 2012

Lahnhof – Alto Adige Pinot Grigio 2010

100% Pinot Grigio – 14%

Una new entry nei piccoli produttori dell'Alto Adige, ex conferitore di San Michele Appiano, ora vinificatore indipendente all'interno del gruppo "Tenute Costa".

Nel bicchiere é paglierino neutro, con una consistenza come si trova a volte nei Pinot Grigio, a ricordarci le sue origini di uva a bacca quasi-rossa.

Un vino che profuma di roccia, alla cieca indistinguibile dai suoi cugini del Friuli.

Al minerale seguono agrumi maturi, limone, susina e ananas insieme a delicati fiori gialli.

Lasciato riposare per qualche secondo emerge anche una leggera balsamicità di erbe aromatiche.

In bocca é sapidità e freschezza riescono a mascherare bene il grado alcol che tuttavia ogni tanto, si impone con delle punte di calore.

L'impressione gustativa iniziale ricorda le erbe aromatiche, ma purtroppo scompare in fretta lasciando la bocca un pò delusa.

Chiude con una calda mineralità.

Per essere un Pinot Grigio, mi aspettavo un maggior carattere, ma é la prima vendemmia targata "Lahnhof" e nei prossimi anni si potrà provare ad osare di più.

Per ora, un esercizio tecnico perfetto.

Riportando il bicchiere al naso, i profumi si sono trasformati verso toni più caldi, facendo emergere la pesca gialla, quasi sciroppata e il cedro candito.

Questi maggior rotondità, che coinvolge anche il gusto, lo impreziosisce e mi porta a correggere il voto iniziale in un 84.

L'ho acquistato in enoteca a Bologna per la cifra, non proprio economica, di 17 Euro.


Casa Coste Piane – Valdobbiadene Prosecco DOCG ????

100% Prosecco – 11%

In etichetta troviamo l'indicazione "Frizzante... Naturalmente".

Si tratta infatti di un "sur lie" un tipologia rara, che mi piace tantissimo.

Il naturalmente si riferisce alla rifermentazione naturale in bottiglia per l'imbottigliamento con i lieviti vivi.

Ma io vi leggo anche una leggera nota polemica, a sottolineare la tradizione storica per la vinificazione del Prosecco, ormai quasi abbandonata per seguire strade più commerciali.

Sempre naturalmente, nel bicchiere non può essere che velato, me se non fosse per i residui dei lieviti che gli conferiscono un colore più carico, sarebbe sicuramente verdolino.

I profumi, sono sia dolci che freschi.

Fra i dolci, primo fra tutti c'é il varietale di pera Williams, accompagnato da albicocca matura, tiglio e un sottile, ma elegante, soffio di fiori di sambuco che arriva solo in un secondo momento.

I profumi freschi sono di agrumi e susina gialla in maturazione, quasi una nota aromatica di uva e infine, un ricordo vegetale indistinto che potrebbe essere di erba appena tagliata.

All'assaggio é leggero, piacevole, naturalmente fresco, con un equilibrio che, nonostante tutto, non é eccessivamente spostato verso le sensazioni dure del vino.

In questo lo aiutano la presenza dei lieviti in sospensione che danno una sensazione di morbidezza e lo rendono, per brevi attimi, quasi "dolce".

Chiude, con una persistenza corretta, con la tipica punta di amaro che, sommata alle altre sensazione aromatiche, non può che riportare alla mente il succo di pompelmo.

Nel complesso la caratteristica principale del vino é la sua grande bevibilità che non stanca mai.

Potrebbe valere almeno 88 punti, senza regalargli nulla, anzi...

L'ho trovato in un piccolo, ma molto ben fornito, Bar alla periferia di Bologna a far compagnia sugli scaffali a vini ricercati, dagli Champagne di RM ai vini di Borgogna, che il proprietario seleziona direttamente in Francia.

Viene venduto, di solito, a 12 Euro.

Una curiosità: pur essendo DOCG in nessuna delle etichette é riportata l'annata della vendemmia.

Non dovrebbe essere possibile.

domenica 12 febbraio 2012

Denise Jaques – Sancerre AOC "Les Montachines" 2006

100% Sauvignon Blanc – 12.5%

Ho comprato questa bottiglia spinto dalla curiosità, dopo averla vista sullo scaffale dell'importatore, in un periodo in cui avevo sentito diversi Sauvignon italiani.

Poteva essere un confronto interessante.

Domaine mai sentito prima, ma AOC di vertice per questo vitigno con qualche dubbio sulla tenuta a 5 anni dalla vendemmia.

Il prezzo, non ricordo di preciso ma era qualcosa intorno ai 25 Euro, mi é sembrato tutto sommato affrontabile.

Si presenta paglierino, con una notevole profondità di colore, e una leggera sfumatura che tende al dorato.

Il movimento e il modo in cui bagna le pareti del bicchiere, indicano un vino con una buona struttura.

I profumi non sono invasivi, cosa non scontata in un Sauvignon, con il tipico varietale addolcito dal fruttato di pesca gialla matura.

Li accompagna un ricordo di erbe aromatiche e caramella alla menta che lo rende quasi balsamico.

Nel complesso un profilo olfattivo dolce, accompagnato ad un sottofondo appena salmastro.

In bocca ha una leggera, ma piacevole, nota di evoluzione che richiama ad impressioni di frutta matura coerenti con i precedenti profumi.

La sensazione alcolica é sicuramente superiore ai 12.5% dichiarati per via di una freschezza ormai in declino.

Chiude, dopo un tempo intermedio, con l'alcol che lascia la bocca asciutta e una leggera impressione amarognola.

Non mi sento di assegnargli più di 82.

Ha perso molto delle caratteristiche del vitigno e si trova decisamente avviato verso il declino.

Personalmente, preferisco Sauvignon più giovani.


sabato 11 febbraio 2012

Azienda Agricola "Le Bertarole" – Amarone della Valpolicella Classico DOC 2007 Podere "Le Marognole"

30% Corvina, 40% Corvinone, 20% Rondinella, 5% Dindarella, 5% Croatina - 15%

Rubino perfetto, senza alcuna sfumatura verso la gioventù o verso la maturità, profondo e poco trasparente.

Decisamente ricco anche dal movimento nel bicchiere, che si mostra fitto e denso.

A conferma di queste impressioni iniziali, a bottiglia finita, mi sono accorto che si tratta di un vino che non subisce filtrazioni.

La prima impressione olfattiva é un fruttato di amarene e un floreale di viola mammola a confermare che, per essere un Amarone, é ancora un vino giovane.

Segue un delicato tocco di vaniglia, dato dal passaggio in legno, e frutti di bosco scuri e freschi, che mi ridordano il mirtillo e la fragola.

Con i minuti, il profilo si evolve verso sentori più "caldi" di prugna sciroppata, marmellata di more e, infine, uno accenno speziato di china e liquerizia.

Appena assaggiato l'impressione gustativa mi ricorda un succo di prugna e mirtillo.

Il calore dell'alcol, ben 15% e non sentirli, é adeguatamente limitato dalla grande freschezza e dai tannini ormai quasi arrotondati.

Lascia la bocca piacevolmente asciutta, non é ancora un Amarone morbido, ma nel giro di qualche mese ci arriverà.

Un vino di impatto con un finale lungo, l'intesità cala progressivamente con il passare dei secondi mantenendo la completezza delle sensazioni iniziali.

Riportando il bicchiere al naso dopo la degustazione, rimane l'impressione iniziale di frutta con una maggiore evidenza dell'affinamento in legno piccolo.

Attualmente potrebbe valere 87 punti e tutto sommato non sono del tutto convinto che un ulteriore affinamento in bottiglia lo renderà più piacevole.

Non é detto che quello che acquisterà compensi quello che indubbiamente andrà a perdere.

In questo momento, ha ancora qualche spigolo da smussare ma, su certi cibi, questi peccati di gioventù sono dei plus da sfruttare.

Confesso di averlo provato con la "Salama da Sugo" facendo rizzare i capelli ai puristi degli abbinamenti, a cui, a questo punto, lascio volentieri il Fortana.

Dal sito del produttore, esclusivamente in inglese (?), si legge che il vino affina 4 mesi in acciaio, 30 mesi in rovere di Slavonia, 10-12 mesi in barriques ed, infine, 6 mesi in bottiglia.

Non ho idea del prezzo, questa bottiglia é il regalo di una cara amica e bravissima Sommelier.

Che ringrazio anche per questo.


Weingut Gottardi – Alto Adige Gewürztraminer DOC 2009

100% Gewürztraminer – 13.5%

Ho inseguito questa bottiglia per un sacco di tempo, l'ho cercata in tante enoteche dell'Alto Adige, e alla fine l'ho trovata in centro a Bologna.

La Weingut Gottardi é conosciuta per il suo Pinot Nero, uno  dei migliori (il migliore?) in Italia, ma coltiva (o coltivava?) anche un ettaro di Gewürztraminer, sempre a Mazzon.

Il clima di Mazzon, che protegge i grappoli dal forte sole e permette una maturazione lenta delle uve portando eleganza e profumi al vino, sono particolarmente favorevoli per questi 2 vitigni.

Appena versato nel bicchiere subito la prima sorpresa, perché non é facile trovare un Gewürztraminer con riflessi verdolini.

Di solito sono sempre così carichi di colore, con sfumature dorate, a causa del fatto che, se non coltivato nel clima più favorevole, questo vitigno tende a sviluppare pienamente i profumi solo a maturazione avanzata.

Per lo stesso motivo non si trovano quasi mai vini sotto i 14.5%.

La seconda sorpresa, ancora più piacevole, viene da naso: finalmente un Gewürztraminer che profuma di Rosa Gialla !

La Rosa Gialla é ritenuta la caratteristica olfattiva principale, per non dire da manuale, di questo vitigno, seguita poi da Litchi e spezie, principalmente cannella.

E invece nelle degustazioni degli ultimi anni, ho sempre trovato Gewürztraminer che avevano il Litchi come profumo dominante.

In questo Gottardi, la frutta viene dopo la Rosa, con dei ricordi di albicocca, pesca gialla, un dolcissimo melone bianche, ma anche una rinfrescante uva spina ad equilibrare il profilo.

In sottofondo, il floreale si evolve in una nota "bianca" di mughetto.

Quando lo si assaggia é avvolgente, con un buon equilibrio dovuto ad un alcol che, per fortuna, non si avverte così potente come in altri Gewürztraminer.

E' anche perfettamente secco, pur lasciando nel cavo orale un aroma di miele, di cui si sentono gli aromi, senza avvertire alcuna dolcezza.

L'equilibrio é retto praticamente solo dalla sapidità, con una freschezza in secondo piano che é forse la mancanza principale di questo vino.

In fondo, sono anche passati 3 anni dalla vendemmia, qualcosa in questo senso é normale che abbia perso.

Nel complesso un Gewürztraminer elegante, di buona lunghezza, che avrebbe potuto meritarsi un punteggio migliore di 87 se avesse avuto una maggior bevibilità.

O, magari, se avessi aperto questa bottiglia un anno prima... ma l'ho trovata solo ora pagandola 15.9 Euro.

A Caldaro, nella Vinoteca Battisti, un piccolo ma fornitissimo negozio che ha in vendita le migliori cantine della zona, mi hanno detto che dopo la morte di Bruno Gottardi il figlio ha espiantato Gewürztraminer per coltivare altro Pinot Nero.

Spero proprio che non sia vero, sul sito del produttore non ne fà parola.

Sono ancora orfano del mio, "personale", miglior Gewürztraminer dell'Alto Adige, dopo che Stroblhof ha fatto la stessa cosa alcuni anni fà.

Gli indizi mi dicono che la risposta, é nella Valle d'Isarco.


sabato 4 febbraio 2012

Eikendal Vineyard – Stellenbosch Chenin Blanc 2008

100% Chenin Blanc – 13%

Devo essere onesto, pur sapendo di sbagliare, ho un atteggiamento prevenuto verso i vini del nuovo mondo, in particolare verso il Sud Africa e l'Australia.

E ho anche un atteggiamento prevenuto verso i tappi a vite, quando non sono lo Stevil+ ormai largamente usato da anni dai produttori dell'Alto Adige per preservare la fragranza dei loro profumatissimi bianchi.

Quindi, con questa bottiglia, la partenza é decisamente in salita.

Però, un pò perché la curiosità é più forte del pregiudizio, un pò in previsione di una serie di serate dedicate ai vini internazionali, un pò perché ho assistito ad una bellissima presentazione sui metodi di tappatura che mi ha fatto rivalutato i tappi a vite, ma sopratutto perché acquistata dall'importatore costava solo 9.5 Euro, alla fine l'ho comprata.

Lo devo proprio dire, le aspettative erano basse.

Tanto più che, da quello che ho visto sul sito della Eikendal, non producono più vini a base Chenin.

Il vino nel bicchierre ha un colore spiazzante, é letteralmente giallo limone, ma luminoso come un cristallo.

La tonalità é talmente profonda che sembra artificiale, e la prima cosa che mi é venuta in mente, é che sia dovuta all'aiuto di un passaggio in barrique.

Il movimento nel bicchiere é morbido e denso, presentandosi come un vino ricco di sostanza.

Nei profumi, la prima impressione é di idrocarburi, quasi fosse un Riesling della Mosella.

Non avendo mai sentito uno Chenin prima, mi chiedo se siano tipici del vitigno.

Seguono burro e vaniglia, che confermano che il passaggio in legno piccolo c'é sicuramente stato.

Ruotando il bicchiere emergono aromi verdi di cedro e un vegetale di peperone per un profilo complessivo che alla fine contiene molti elementi, é di impatto e forse per questo cede un file nell'eleganza.

A bicchiere fermo, dopo una decina di secondi, il vegetale si placa, così come gli idrocarburi, ed emerge una piacevole ricordo floreale di camomilla.

In bocca é morbido, avvolgente pur mantenendo una freschezza ben viva e vivace che induce una notevole salivazione.
Il gusto ricorda inizialmente la pesca gialla matura e l'albicocca per poi cambiare in agrumi maturi quali cedro e pompelmo rosa.

Nel complesso ha una lunghezza intermedia, da non disprezzare e, a bocca ormai ben asciutta, permane un piacevole finale sapido.

Tutto sommato, un 81 potrebbe anche essere un punteggio adeguato per un prodotto che viene così da lontano e ha un prezzo contenuto.

Dopo la degustazione, ho cercato sul web qualche dato tecnico, come conferma alle impressioni avute: il 90% del vino sosta 6 mesi in barrique di quercia francese di cui il 10% nuove, residuo zuccherino 2.1 g/l, acidità 6.5 g/l.


giovedì 2 febbraio 2012

René Collard – Champagne Brut "Carte d'Or" 1990

100% Pinot Meunier – 12%

Inizio da quella che di solito é la fine: il voto.

Sarebbe 92, oppure 94, o magari anche 96, o probabilmente non importa niente, perché una bottiglia così é fuori da ogni possibile classifica.

L'annata é il 1990, e nel 90 ero ancora astemio.

Io sono cambiato, mi diverto ad assaggiare vini, mentre per lo Champagne di Collard il tempo é rimasto  fermo.

Fin dalla stappatura le cose promettono bene.

La CO2 spinge con forza il tappo per farsi strada e questo mi fa subito pensare che il vino si sia conservato bene.

E non era per nulla scontato, dopo 20 anni, anche se la sboccatura dovrebbe essere recente.

Il primo bicchiere versato é appena dorato, con un perlage di razza, ma il secondo, più lo guardo e più mi sembra che abbia dei riflessi verdolini.

Non é la prima volta che mi capita con Champagne dall'affinamento così lungo e quindi, anche se la cosa può non aver senso, comincio a crederci.

Potrebbe essere la prolungata mancanza di ossigeno, o forse sto solo sognando.

Ma non mi interessa, l'impressione é questa e, spinto dall'affetto, voto per il fatto che sia vero.

E qualsiasi colore sia, la sua vivacità, i suoi riflessi di luce, mi dicono che é un Champagne "vivo".

In naso é delicato, quasi timido all'inizio, con appena una traccia di evoluzione che lascia pensare ad agrumi canditi e ad una bellissima nota boisé.

Il profilo aromatico é decisamente dolce.

Ci si trovano la mela cotogna, la prugna gialla matura, lo zucchero filato e un soffio di miele.

Non mancano profumi più freschi, di frutta tropicale, fiori gialli e un sorprendente ricordo di ribes.

E naturalmente il gesso, come potrebbe mancare?

In bocca é freschissimo, quasi citrino, ha buona sapidità, ma con i 20 anni in bottiglia ha raggiunto morbidezza ed equilibrio.

Il ritorno aromatico inizia da pan brioche e frutta gialla matura e si trasforma in agrumi freschi.

Dimostra un decimo degli anni che effettivamente ha.

Il tempo gli ha regalato complessità ed eleganza, sprigionando una serie di micro sensazioni che rimangono in bocca per un tempo infinito.

Il meno nobile dei 3 vitigni dello Champagne, il rustico Pinot Meunier, si é trasformato in un principe.

Per un vino così, posso sbilanciarmi in un abbinamento: "Alive & Kicking" dei Simple Minds.

Un titolo che lo rappresenta in modo perfetto.

L'ho acquistato in Belgio, da un Sommelier professionista che ha la distribuzioni di grandi etichette poco conosciute, per 52.50 Euro + IVA + spese di spedizioni.

Ne ho un'altra bottiglia e devo assolutamente farne la scorta prima che si esaurisca.


mercoledì 1 febbraio 2012

Lis Neris – Friuli Isonzo DOC Pinot Grigio 2010

100% Pinot Grigio – 13.5%

Già che ci sono, visto che ho degustato anche questo, ho pensato di mettere giù qualche nota anche per l'annata 2010.

Il 2009 e il 2010 sono molto simili, nonostante andamenti climatici diversi e un affinamento in bottiglia che é, ovviamente, di un anno superiore.

Alla vista sono praticamente indistinguibili, naturalmente il 2009 ha un verdolino meno marcato per via dell'evoluzione.

L'estrazione é invece leggermente inferiore nel 2010, e questo é dovuto senz'altro al clima dell'annata.

Al naso invece le differenze sono marcate.

Nel 2010 prevalgono le note floreali e fruttate, con una mineralità comunque presente, ma non ancora così in primo piano.

In bocca tornano le somiglianze con leggere differenze nella stessa direzione di quelle dei profumi.

Definirei il 2010 più elegante e il 2009 più potente, ma sono sfumature.

Anche per questo vino, un voto coerente potrebbe essere sempre 84.

Mentre rileggo le note che ho scritto, mi viene da pensare che le somiglianze siano per la maggior parte dovute al fatto che si tratta di vini in cui troviamo le caratteristiche del territorio piuttosto che del vitigno.



Lis Neris – Friuli Isonzo DOC Pinot Grigio 2009

100% Pinot Grigio – 13.5%

Ho cercato un 2010 per prepararmi alla serata di Lis Neris ma, in tutta Bologna, sono riuscito a trovare solo l'annata 2009 a 12 Euro in enoteca.

Tutto il resto é esaurito, il produttore ha quindi buoni motivi per essere contento.

Il colore, nonostante i 2 anni dalla vendemmia, parla di un vino giovane sia nelle sfumature, che nel paglierino si tingono ancora di verde, sia nella viva brillantezza.

La profondità é quella di un vino che ha subito una bella estrazione, ben 8 mesi sulle fecce con frequenti bâtonnage, e quindi mi aspetto un bicchiere ricco di alcol e morbidezza.

Il naso racconta la sua terra d'origine, con un'impressione minerale tipica di tanti vini friulani.

Dietro la mineralità, questo profumo di pietra e di calore, viene un ricordo di erbe aromatiche, quasi di resina, che mi riporta alla mente il profumo dei boschi di montagna nelle prime ore del pomeriggio estivo.

Infine arriva il frutto, decisamente a pasta gialla, ma anche agrumi e ananas.

Quando lo si assaggia, si é spettatori della lotta fra la sapidità e sensazioni morbide per determinare chi deve emergere.

All'inizio si sente la sapità, poi l'alcol e i polialcoli danno un sentore quasi "dolce" e, infine, é di nuovo la mineralità che sale in primo piano, portando con sé un ritorno aromatico di frutta a pasta gialla.

La lunghezza, pur non essendo clamorosa, é comunque corretta.

Gli manca solo un fino di eleganza, in parte negatagli dalla mineralità irruenta, per superare gli 84 punti.