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domenica 26 aprile 2015

AIS Ferrara, serata Chablis con Samuel Cogliati

Condotta da Samuel Cogliati, in una bella miscela di racconto e degustazione, é filata via piacevole e veloce.


Samuel ha chiesto, visto la giovane età delle bottiglie, che tutti i vini fossero passati prima in decanter e poi di nuovo in bottiglia (solo per questioni di servizio), in modo da provare a forzarne un minimo l'evoluzione e disperdere la solforosa.

Bottiglie servite in batterie di 2, rigorosamente coperte, solo alla fine abbiamo saputo i produttori.

Curioso che i miei proferiti, siano stati i 2 vini di Thomas Pico...



Alice & Olivier De Moor - Chablis “Bel-Air et Clardy” 2013

Dorato chiarissimo e appena velato, ha un esordio di profumi appeni confusi, fumosi, trasmette il sentore della buccia dell'uva, vinosità e un particolare sprigionarsi di forza alcolica.

A bicchiere fermo si stempera, emergono pesca gialla, melissa e verbena, comunque dolce di zucchero di canna, penetrante di mughetto e erbe salate.

In bocca illude con un accenno di morbidezza, poi spiazza con un'acidità violenta, saporita e piccante.

Una delle poche volte in cui trovo una freschezza al limite dell'eccessivo in un vino, chiude con aroma netto di limone, appena sfrangiato, sul filo dell'eccessiva crudezza.

Il ritorno ai profumi porta quasi una ricordo di cera, di getto ho scritto 83 punti, il tempo gli farà bene, ma mi pare comunque un vino segnato dalla maturità delle uve.


Jean-Paul & Benoit Droîn – Chablis 1er Cru Montemains 2013

Samuel ha spiegato che quando il nome del cru é indicato al plurale in etichetta si tratta di una assemblaggio di uve provenienti da parti diversi del climat.

Giallo pallido con sfumatura verdolina, brillantissimo, ha inizialmente un accenno di smalto e vernice, per poi schiarirsi in rosa bianca, delicata ma netta, resina e una splendida pesca.

I profumi legati alla terra arrivano in un secondo momento, sotto forma di rosmarino e timo, roccia scheggiata, calcare bianchissimo.

Al gusto é posato, equilibrato, con appena un piacevole accenno di calore, estremamente aromatico ancora di pesca, un inconsueto litchi, la dolcezza ammandorlata del confetto.

Eleganza e finezza, nei profumi e nelle sensazioni, almeno 87 punti.



Domaine Pattes Loup (Thomas Pico) – Chablis 2012

Paglierino denso di colore, con sfumatura appena verdolina, all'inizio chiuso, profuma appena di cenere e sale.

Pesca, un soffio di menta, dolce, sabbia bagnata, anche se l'intensità é bassa trasmette nitidamente l'idea di una vino rotondo e pieno.

Cambia registro in bocca, dove é saporito, coerente di frutta gialla, si amplifica, acquista volume, ha potenza aromatica di fiori di campo e vento marino.

Acidità tagliente, ma assolutamente ordinata, tanto da lasciare anche un piccolo spazio al lieve calore dell'alcol.

Compensa al gusto quello che non regala al naso, vino da cui lasciarsi conquistare gustandolo, così é stato, 87 punti.


Jean Claude Bessin – Chablis 1er Cru La Forêt 2012

Verdolino luminosissimo, profuma di cenere, nebbia, aromi minerali di conchiglia, jodato.

Una importante parte aromatica di erba montana sfalciata, anice, timo, a sbuffi si apre a delicati ricordi di pesca bianca.

Saporito, salatissimo, ancora a tendere all'equilibrio, lascia aromi di ribes giallo, succo di albicocca e carta di pergamena.

Tuttavia chiude senza allungo, e un po' bruciante, quindi scomposto.

Ho segnato 85 punti



William Fèvre – Chablis 1er Cru Vaillons

Di nuovo verdolino, ricco di luce, ma con quella che mi é ingannevolmente sembrata un accenno di velatura.

Particolare, nei profumi si stacca dagli altri, oltre alla consueta salinità marina, di conchiglie e erbe fragranti, ha un ricordo nocciolato, con una sfumatura di legno, torbato, di carta bagnata.

Un naso immediato, che si concede subito, a scapito di un lieve calo sulla finezza, dovuta a sensazioni di malto e pasta frolla.

In bocca é rotondo, dalla freschezza affusolata, e anche in questo é diverso da quelli che lo hanno preceduto, tende alla pienezza e non abbandona subito.

Masticandolo ha quasi una sensazione di piccoli frutti rossi, fragola croccante, esprime una mineralità ferrosa e appena cruda, di acciaio e ferro.

Chiude di liquirizia, ho calato il voto in successivi assaggi, quell'immediatezza iniziale ha ceduto ad una certa incoerenza, l'ultimo numero é 86.


Domaine Pattes Loup (Thomas Pico) – Chablis 1er Cru Beauregard 2012

Al limite del dorato, e decisamente un “vino di luce”, con una gran forza cromatica, solare e bellissimo.

Profuma di pasta di mandorle, tabacco biondo e pergamena, poi dolce di pesca gialla e marmellata di albicocche, aromatico di alloro, ricordi legati alla terra, secca e salmastra, quasi come gli aromi avessero spessore.

Penetra nelle narici e non le molla, cattura magneticamente il naso...

Al gusto ha un volume vaporoso, minerale e fruttato, un puro succo di albicocca e cedro, con un sottofondo che stuzzica, quasi piccante.

Anche floreale, una sferzata di freschezza marina, dall'acidità serena, perché non deve lottare per emergere, perché non ha l'ansia di primeggiare, nobile, in perfetta democrazia.

Bellissimo vino, da bersi ora, senza il problema di doversi chiedere se diventerà ancor più bello in futuro, lo si beve e basta.

Ho segnato, forse di generosità, 91 punti, ho vuotato il calice, e sono andato a casa...








In realtà, prima di andarmene, mi sono finito i 2 stupendi formaggi in accompagnamento alla degustazione :)


sabato 25 aprile 2015

Domaine de Clos Naudin – Vouvrau Demi-Sec 2007

100% Chenin Blanc – 13%


Oro leggero, appena increspato di particelle minute, prezioso fin dal primo sguardo.

Uno sbuffo di "rancio" ti accoglie il naso, con quel misto di dolce e di agro, che nell'insieme fonde miele amaro, acqua salmastra, resina di pino, cannella, albicocca disidratata, cappero e zafferano.

In bocca un flash di sensazioni gustative in rapida successione, freschezza, dolcezza, poi sapidità golosa e infine pura salinità.

Di nuovo l'accattivante aroma della botrytis, stonerebbe con i dolci e poi é troppo equilibrato, zuccheri quasi da comprimari, tantissimo sale.

Una sorta di dolcezza piccante, quasi la sensazione pungente del miele, dinamico e lunghissimo.

Lascia un gusto di frutta rossa, lunghissimo, che invoglia a berlo da solo o come aperitivo, per gustarne la purezza.

Il ritorno al naso si arricchisce in modo netto di fiori scuri e improbabili, come la violetta, eppur ci sono.

Eccellenza netta, valica i 90 in scioltezza.





sabato 18 aprile 2015

Verticale Cà del Bosco - Cuvée Annamaria Clementi

A poco più di 2 mesi di distanza, dopo il Giulio Ferrari, di nuovo l'occasione di sentire in degustazione verticale un altro, o forse l'altro, Metodo Classico italiano, la Cuvée Annamaria Clementi.




Quello che mi ha insegnato questa visita, che mi rimarrà impresso, é che per farsi un parere complessivo su un vino, bisogna conoscere l'azienda.

Non basta bere, il giudizio é incompleto, parziale, si perde la possibilità di intuire perché ora un vino é così e quello che potrà diventare.

Vedere da dove vengono quelle uve, come vengono coltivate, la meticolosità, il metodo, la ricerca, ti dice che quando uno spumante é impostato per il futuro, avanti negli anni, bisogna saperlo aspettare.

Il mercato é crudele, reclama ogni anno nuovi prodotti...

Grazie a Stefano Cappelli, enologo di Cà del Bosco, per aver guidato la degustazione, grazie a Maurizio Zanella per averci accolto nella sua casa e averci aperto le porte della sua azienda, ma anche di tutta la Franciacorta.

Mi ha toccato il cuore sentirlo parlare della madre Annamaria, e delle 2 persone, André Dubois e Antonio Gandossi, che all'inizio hanno creduto con Lui in un sogno.

Una piccola nota... le annate più recenti della Cuvée Annamaria Clementi sono imbottigliate con una tecnica che minimizza il contatto con l'ossigeno. Per questo hanno un'evoluzione lentissima, che le rende meno espressive in questo momento. Ho deciso allora di riportare solo la trascrizione dei miei appunti, senza il relativo voto. Tutte le bottiglie, a parte la 2005, sono state appositamente sboccate per la nostra degustazione e non dosate, ricolmandole solo con vini di riserva.

In realtà, prima della Cuvée, siamo partiti con i Dosage Zero Noir ;)


Cà del Bosco – Dosage Zero Noir 2005
(Pinot Nero 100%)
Dorato vivo, con una sfumatura rossiccia, perlage minuto e popoloso, bellissimo.
Naso appena contratto, regala subito pasticceria e un agrume elegante e sottile, per poi aprirsi piano piano a marzapane, spezie, fragranza di nocciola, caffé e tostatura.
Bocca incisiva, con una bolla irruenta, esaltata dalla bassa di temperatura, che porta aromi di arancio candito, dal gusto ferroso e salato.
Pulizia nei sapori, nessuna sbavatura di amaro, nessuna punta di dolcezza, chiude con un elegante aroma di chinotto, da cui mi lascio conquistare...
Quando il naso sarà più esplosivo, valicherà l'asticella, per ora si ferma a 88

Cà del Bosco – Dosage Zero Noir 2001
(Pinot Nero 100%)
Prima annata prodotta, se ricordo bene, che si mostra con una sfumatura rosso/dorata, increspata da una bolla appena meno puntiforme del precedente.
Profuma di frutta dolce, i toni agrumati sono in secondo piano rispetto alla frutta rossa, di ribes e melograno, il Pinot Noir viene fuori in modo netto.
Un naso rotondo, già espressivo, anche ricco di note fragranti di cereali, ciambella, rotonde di pera matura.
In bocca ha una bolla vaporosa, con una tensione sapida che sorpassa la freschezza, saporito di conchiglia e mare, un filo più evoluto a renderlo più complesso.
Ti dona un aroma di arancio candito, cioccolato, mi si visualizza in mente l'immagine di un dolce di casa, il "panone".
Direi al massimo del suo percorso, con 87 punti

Cà del Bosco – Cuvée Annamaria Clementi 2005
(Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%)
Paglierino, chiarissimo, con appena una sfumatura verdolina, perlage in punto da spillo, ma con una forza caotica che dimostra la sua giovane età.
Giovinezza che si esprime anche nei sentori lieviti, fragranti, la presenza di uve a bacca bianca provoca uno stacco netto rispetto al puro Pinot Noir dei precedenti.
Una evidente pesca bianca si fa accompagnare da felce, mineralità gessosa, mela croccante e mandorla.
Al gusto ha una sequenza di sensazioni precisa, prima la bolla pungente, poi la sapidità, un picco di volume e poi tende a sfuggire... bisogna dargli tempo in bottiglia.
Per ora regala aromi giovani di arancia gialla e albicocca, chissà fra qualche anno?


Cà del Bosco – Cuvée Annamaria Clementi 2001
(Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%)
Dorato, con ancora una sfumatura verde, luminosissimo, ha il riflesso di un lingotto d'oro tagliato e lavorato.
Profuma di bigné alla crema, frutta tropicale, rocce bianche aride, incrostate di sale.
In bocca ha volume, bolla vaporosa, sapidissimo con aromi terreni di sottobosco e legno bagnato, molto elegante.
Manca appena di profondità, ma l'aggiunta del "per ora", mi sembra d'obbligo.

Cà del Bosco – Cuvée Annamaria Clementi 1999
(Chardonnay 60%, Pinot Bianco 20%, Pinot Nero 20%)
Sfumatura completamente dorata, ma una vero e propria sorgente di luce, con una bollicina nobile, che si muove con grazia ordinata, senza affrettarsi.
Magnifico naso terziario, di liquirizia e radice, budino alla crema, sale, erbe di montagna essiccate in fienile, frutta tropicale matura, succosa e fresca.
La bollicina apparentemente timida diventa protagonista in bocca, poi in sequenza freschezza e di nuovo sapidità, un filo conduttore di questi vini.
Aromi floreali, fruttati più freschi di pesca gialla, con distensione lunghissima, alla cieca lo si potrebbe battezzare come una Grande Année di Bollinger.
Metodo Classico di valore assoluto, non solo in Italia, da almeno almeno, 94 punti.

Cà del Bosco – Cuvée Annamaria Clementi 1995
(Chardonnay 55%, Pinot Bianco 25%, Pinot Nero 20%)
Dorato con sfumatura ambra, di una bellezza affascianate, a cui non si può chiedere altro.
Matrice minerale pazzesca, di roccia sulfurea, mi sembra da subito lo stesso profilo olfattivo del Vouvray 2007 di Chidaine che ho sentito la sera prima, un flash... é assurdo ma ne sono sicuro.
Poi torta al limone, nocciola, piccoli frutti gialli, uva spina, muschio e licheni.
Al gusto ha una bolla cesellata, salmastro, dal gusto di cedro entra molto alto e poi ha un calo repentino, per poi assestarsi su note sfumate ma coerenti.
Ancora un gran spumante, 90 punti.

Cà del Bosco – Cuvée Annamaria Clementi 1985
(Chardonnay 35%, Pinot Bianco 35%, Pinot Nero 30%)
Oro antico dalla sfumatura ramata, ha profumi ferrosi, muschiati, vellutati di brezza marina e iodio.
In bocca maturità e sapidità, con la freschezza che ormai é comprimaria e non protagonista, dall'alto dei suoi nobili 30 anni, rimane la pienezza di una grande base-vino.
Riportando al naso ora ritrovo la fragranza di una crostata di albicocca e più lo assaggio e più mi piace, capolavoro da 91 punti.


In coda aggiungo alcune foto, dell'incredibile percorso nel bosco, che porta al vigneto del Dosage Zero Noir, una balconata sul Lago d'Iseo.












sabato 11 aprile 2015

18 Riesling, e per ogni vino, una storia...

Una mattinata piacevole, ma impegnativa, tanti vini da servire, amici con cui chiacchierare, il ruolo di ospite, non si addicono a prendere appunti, pensare, trovare, riconoscere sensazioni e dare punteggi.

Il bello di organizzare cose come questa, se da un lato ti perdi il fascino della degustazione alla cieca, é che, volendo, puoi gustarti il vino e basta, avere conferme di vecchi assaggi, stupirti di come le cose siano cambiate, lasciarti abbandonare ai sensi.

Potrei anche sparare una sequenza di numeri, tentare di spremere la memoria e ricordare profumi, aromi e sensazioni, invece ho pensato di raccontare una piccola storia, bottiglia per bottiglia...



Prima Batteria – Quasi Riesling ?

Sono i vini che, nei precedenti assaggi o per consiglio, mi avevano in qualche modo ricordato i nobili profumi di questo straordinario vitigno: il Riesling.

1 – Vini Giovannini – Albana di Romagna Docg “Gioja” 2007
Mi ha toccato il cuore ad Enologica, quest'anno, ma conoscevo Jacopo dall'edizione precedente, dove mi aveva fatto sentire un riposante “Gioja” 2010 e trasferito la sua passione, la sua voglia di fare bene.
Sono andato a trovarlo in cantina, mi ha mostrato il suo lavoro, mi ha parlato del suo passaggio da produttore di uve a imbottigliatore, mi ha scelto le bottiglie di questo 2007, di cui ricordavo i netti sentori da Riesling.
La bottiglia che abbiamo aperto era meno fortunata di quella di Enologica, ma ancora vitale e piacevole, appena evoluta al naso, giovane nel sapore.



2 – Lieselhof – Vigneti delle Dolomiti Bianco Igt “Julian” 2008 (Bronner)
Rincorro questo vitigno da anni, mi piace il sogno di Werner Morandell, di Lieselhof, che vuole una viticultura senza chimica e per riuscirci é disposto anche a rinunciare, in parte, alle varietà tradizionali dell'Alto Adige, che gli darebbero un facile mercato.
Quando nello scorso Agosto sono passato a trovarlo, per ritirare le mie 2 bottiglie del “Vino del Passo”, mi ha fatto assaggiare questo Bronner, messo da parte per 6 anni, che ora esce in commercio in appena 1500 bottiglie.
Integro, come se il tempo non fosse passato, ha acquistato complessità, ha guadagnato in leggerezza, e davvero... sembra un piccolo Riesling.



3 – Rocche del Gatto – Riviera Ligure Igp Pigato “Acini Rari” 2006
Fratello del famoso Spigau, a parità di annata lo ritengo anche superiore, é una di quelle bottiglie che ad etichetta scoperta genera gli osanna delle folle, che non ti azzardi a criticare, visto che tutti ne parlano così bene.
Io gli ho trovato dei seri limiti, e questa bottiglia li ha confermati, naso intrigante ma conquistato a spese di un'evoluzione evidente, svuotato in bocca, seduto.
Insegna a confrontarsi con i proprio sensi, senza tenere conto di quello che dicono gli altri.



4 – Domaine de Haurds - Cour-Cheverny Aoc “Romo” 2010 (Romorantin)
Mentre Paolo Babini mi snocciolava quello che sentiva nel bicchiere, senza avere la più pallida idea di cosa stesse bevendo, ero letteralmente prostrato dallo stupore.
In tutto quello che esiste nel panorama vinicolo mondiale, colpo dopo colpo, restringeva il cerchio, andando sempre più vicino al bersaglio... c'é chi é un dilettante (io) e chi il vino lo vive (Paolo).
Bottiglia straordinaria, ha tutto quello che vuoi da un bicchiere di vino, compresa una sbarazzina disomogeneità delle componenti, che lo rende anche più interessante.
A bottiglia coperta é un Riesling netto, magari non mettendolo in Mosella, ma davvero Riesling netto.
Amo il Ramoratin, mio "Coup de Coeur" a Gusto Nudo 2014, grazie a Bruno Folli.



5 – Adegas Valmiñor – Rías Baixas Do “Ed. especial 10 años” 2010 (Albariño)
Il futuro della viticultura in Spagna, e chi la conosce bene, come la mia cara amica Lola, aveva giustamente suggerito che poteva ricordare il Riesling.
In enoteca, cercando altro, me lo sono trovato davanti e ho pensato che fra 16 e 17 bottiglie (poi saranno 18) non avrebbe fatto una gran differenza.
Certo, ancora giovane, ma ha fatto la sua figura, a bicchiere vuoto poteva senz'altro passare per il nobile vitigno, bellissimo naso, più scomposto in bocca, fra 3 anni spaccherà il mondo, perché l'annata é buona e i numeri li ha.



6 – Radoar - Vigneti delle Dolomiti Igt “Radoy” 2013 (Kerner)
Il vitigno geneticamente più vicino al Riesling, figlio palestrato con i profumi del padre (il Riesling) e la forza della madre (il Trollinger).
Ci vuole l'altezza, il fresco un terreno povero, per renderlo più slanciato, una mano coraggiosa per proporlo nella versione Feinherb, cioè “demi-sec”.
Queste componenti ci sono tutte e 2, nel Radoy, dai vigneti altissimi, sulla roccia della Valle Isarco, baciata dal sole.
Ha la finezza di un grande moscato, profumi ammalianti, bocca freschissima, chiama subito un dolce “poco dolce”, come la Torta di Riso.
Sempre con la stessa regola, che fra 17 e 18 bottiglie non avrebbe fatto una gran differenza, l'ho cercato, visto e preso a Villa Favorita.



Seconda Batteria – Riesling d'Italie

1 – Vigne dei Boschi – Ravenna Bianco Igt “16 anime” 2012
Con Paolo mi sento sempre in debito, per una polemica infantile su questa espressione Brisighellese del Riesling, a cui, comunqnue, Lui non ha mai direttamente partecipato, perché una persona pacatissima di carattere.
L'ho conosciuto di persona in alcune degustazioni Reggiana, una bellissima persona, crea come un'aurea di serenità intorno.
Gli ho chiesto se aveva voglia di essere dei nostri e ha detto subito di sì, mi ha riempito di vini, ha portato un salame stupendo e si é seduto con Noi, ci ha arricchito ed é stato un ospite incantevole.
La bottiglie di “16 anime” era appena segnata da un filo di tappo, ma comunque viva, se magari meno espressiva nei profumi, ricca e gustosa in bocca.
Rimane un buon vino, il sogno di Paolo, una cara persona...



2 – Ettore Germano – Langhe Bianco Doc Riesling “Herzù” 2013
3 – G.D. Vajra - Langhe Doc Riesling “Pétracine” 2012
Li metto insieme perché della stessa terra, le Langhe, e perché rappresentano 2 mostri sacri del Riesling nazionale.
L'Herzù eletto miglior Riesling d'Italia nelle giornate di Naturno, proprio il caso di dire vincitore “fuori casa”, in Alto Adige.
Vini piacevoli, vitigno riconoscibile, tuttavia entrambi evidentemente da annate sfortunate, con una carbonica evidente, sopratutto nel Pétracine, mancano di allungo, di spessore.
Fossero stati 2010 sarebbe stata un'altra cosa e di sicuro qualche altro anno in bottiglia potrebbe fargli bene, ma il segno del millesimo rimarrà.




4 – Kuen Hof – AA Valle d'Isarco Doc Riesling “Kaiton” 2009
Bottiglia gelosamente conservata per anni, acquistata direttamente in cantina, una sorta di test personale sulle possibilità di evoluzione con il tappo a vite.
Ancora non conoscevo bene Armin Kobler e in realtà avevo già sperimentato uno splendido Sylvaner, vecchio di qualche anno, pescato in enoteca.
I 5 anni gli hanno fatto un gran bene, é diventato un vino pieno, senza essere pesante, di stampo completamente Valle Isarco, assolutamente secco, freschezza e sapidità a raggiungere l'equilibrio.
Avercene... ma era l'ultimo, rimane suo fratello Gewurztraminer, su cui ripongo adesso grandi aspettative.



Seconda Batteria – Riesling du Monde

1 – Alzinger – Wachau Riesling Smaragd “Liebenberg” 2013
Appena l'ho messo al naso ho pensato “o mio Dio!!!”, irriconoscibile... mi ero quasi vergognato di aver messo questa bottiglia nella batteria, tanto avevo trovato inespressiva la sua gemella, circa 1 anno fa, un vino grasso, glicerico, seduto, senza spinta.
E invece ha avuto un'evoluzione splendida, un Riesling leggero, elettrico, con un meraviglio e lunghissimo gusto di mandarino.
Ho dovuto confessare ai miei ospiti che se avessi saputo quanto era buono, me lo sarei tenuto egoisticamente per me, di sicuro la miglior bottiglia fra i “fuori zona”.
Cantina serissima, nella difficile annata 2014 ha deciso di uscire con tutti i vini declassati a Federspiel, praticamente nessun Smaragd, che invece aveva su tutti i cru nel 2013.
Impariamo, gente, impariamo...



2 – Chateau St.Michelle & Dr.Loosen – Columbia Valley Riesling “Eroica” 2012
La storia della viticultura negli Stati Uniti mi ha affascinato nei film “Sideways”, e “Bottle Shock” per poi letteralmente conquistarmi, pagina dopo pagina, leggendo il libro di G.Taber “Judgment of Paris”.
Ho voluto fortemente questa bottiglia, dopo averne letto dell'acidità sorprendente dalla scheda tecnica... é inutile, i numeri mi piacciono, sono di natura ingegnere.
Un Riesling di oltre oceano che parla tedesco, nei profumi e nella mano di chi ha contribuito a farlo, appunto Dr.Loosen, e allo stesso tempo che strizza l'occhio agli americani, per la pienezza gustativa.
Potenzialità enormi, per quella regione, quando salirà il livello qualitativo della richiesta del mercato interno, faranno sfracelli.



3 – Martin Schaetzel – Alsace Grand Cru “Pfersigberg” Riesling 2011
Una bottiglia che viene dalla mia voglia di esplorare il mondo dei vini di Francia, e quando fai le cose da solo, senza una guida, il rischio di non centrare il bersaglio diventa alto.
Cantina quotata, terreni vocati, ma annata sfortunata, il 2011 é proprio da evitare in tutta Europa (a parte i vini di Marko Fon, ma questa é un'altra storia).
Non é una bevuta spiacevole, ma non ti lascia molto, peccato.



Quarta Batteria – Riesling

1 – Weingut Tesch – Nahe QbA “Langenlonsheimer Königsschild” Riesling 2011
Ho conosciuto i vini di Tesch da un articolo di Bibenda, quando ancora era una rivista seria e bellissima.
Tesch produce solo vini perfettamente secchi, il sito web é da paura, la home contiene un viso scuro che assomiglia al conte Dracula, e l'aquila del VDP ha una caricatura scheletrica da bandiera pirata.
Si può acquistare il “probierpaket” da 6 bottiglie, con tutti i cru di Tesch... così li ho conosciuti e amati, ancora una volta per una bottiglia dimenticata in cantina proprio perché le gemelle, ancora una volta, da giovani mi erano sembrate poco interessanti.
Pazienza... ci vuole pazienza con i vini.
La Nahe é nota per i suoi vini diritti, taglienti, profondamente minerali, aspetti che si riflettano con una incarnazione da manuale nei vini di Tesch.



2 – Markus Molitor – Mosel QmP “Zeltinger Sonnenuhr” Riesling Spätlese 2009
Sempre acquistata in cantina, scorrendo il listino, e limitandomi agli Spätlese, perché gli unici con una prezzo “umano”.
Il nome della cantina é importante, questo gli permette di tenere alti i prezzi, giustamente, data l'indiscussa qualità.
Aperta, bellissima, godibilissima ora, ma poteva stare sfacciatamente lì per altri 5 anni, senza paura di nulla.



3 – Hirschhorner Hof – Pfalz Reisling “Buntsandstein” 2009
Palatinato, regione più calda, lo senti tutto in questa bottiglia, polputa, piena, con una naso ricco e folto, anche di Botrytis.
Produttore biodinamico, regala questi vini splendidi, dalla bevibilità golosa, che la Manu riesce a farmi avere qui in Italia.
Ho ancora 3 dell'annata 2010, che mi sono gelosamente tenuto, ma anche con il 2009, i miei ospiti non se la sono passata male.



4 – Erben Bürgermeister Lauer – Mosel QmP “Dhroner Hofberger” Riesling Spätlese Halbtrocken 1996 (15.3 RZ, 8.6 S, 81.5 GA)
Gioco l'asso e sbarazzo il piatto, la più bella bottiglia che abbia mai comprato per la pazzesca cifra di 4.75 Euro.
Ho sentito la prima volta questa cantina in una degustazione dell'AIS di Imola, l'ho inseguita per anni, prima di ritrovarla, con difficoltà, perché intanto aveva cambiato nome.
Il produttore mi ha mandato il listino, e io gli ho chiesto se aveva annate vecchie... fra quelle ho scelto ancora una volta sulla base dei dati tecnici.
Ancora verdolino, un'acidità nervosa, lo zucchero che quasi non si sente, ampiezza di profumi, complessità, ha tutto.
La mia ultima, ora tocca ricomprarla, ma ormai hanno alzato i prezzi, ora costa ben 7.5 Euro, farò il sacrificio.



5 – Erben Bürgermeister Lauer – Mosel QmP “Neumagener Rosengärtchen” Riesling Auslese 1990 (30.2 RZ, 9.3 S, 90.2 GA)
Questa di Euro, se ricordo bene, ne é costati ben 10, é appena più appesantita nei profumi della sorella più giovane, ma ha una bocca che rapisce.
Senti il diverso peso della maturazione, capisci che se gli Spätlese sono più facili da bere, la classe degli Auslese é comunque superiore... poi ognuno sceglie con il suo gusto.
Ben 25 anni chiuso in una bottiglia senza sentirli... e il 1989, in teoria annata peggiore, é ancora meglio.
Vigneto che non esiste più, riconvertito dopo il 2000 a Pinot Nero, roba da denuncia.



Quinta Batteria – Il Riesling di Karl Mayr

1 - Dr.Bürklin-Wolf – Pfalz QbA “Forster Pechstein” Riesling Trocken GC 2011
Quest'anno mi sono concesso una visita al Pretzhof, una sorta di pellegrinaggio e... non é mica facile arrivarci.
Devi staccarti dalla strada principale, andare avanti, avanti e avanti fino a quando non arrivi ad un vero e proprio “maso”, con tanto di animali nella stalla.
Ho visto le stanze per l'affinamento dei formaggi e dello speck, ho visitato le cantina, non volevo più uscire.
La bottiglia me l'ha scelta Karl Mayr, in persona, e ce la siamo goduta nonostante ne avessimo sentite già altre 17.
Calda e avvolgente, come si conviene ad un Riesling del Palatinato, equilibrio e posatezza, da Grand Cru.





lunedì 6 aprile 2015

Francois Chidaine - Vouvray "Le Bouchet" 2007

100% Chenin Blanc – 13.5%


Paglierino chiaro, con sfumature appena dorate, profuma di mela Golden matura, miele leggero, marmellata di albicocche.

Un rapporto intimo con profumi di terra e di mare, sale dolce, ostrica, legno umido spiaggiato, zucchero di canna e suolo ferroso.

Entra in bocca in punta di dolcezza, ma dura solo un attimo, sfrutta la più immediata percezione di questo gusto, perché poi parte sulla tangente di una fragrante salinità che supera e distacca l'aroma di pesca gialla.

Mentolato, lunghissimo, intrigante in questo contrasto di sapori suadenti e piccanti.

Lascia una scia di erbe di montagna e eucalipto, particolare, appagante.

Bottiglia rimasta da una degustazione per la scelta dei vini da proporre in un ciclo di serate AIS sulla Loira, non ho idea del prezzo, ma da quello che si vede usando Internet, intorno ai 20 Euro.


Lo Chenin, uno dei vitigni più poliedrici al mondo, questo da almeno 88 punti





sabato 4 aprile 2015

Ristorante "Il 25" - I vini di Marko Fon

Con Marko Fon avevo una storia di un solo calice, preso "al volo" di passaggio in enoteca a Bologna, era una Malvasia, ricordo il commento di chi me lo aveva proposto "Non hai mai sentito Marko Fon? Allora lo devi proprio sentire".



Un bicchiere che mi é rimasto nel cuore, i suoi sono vini difficili da trovare, ha 4ha, divisi in 12 parcelle, e produce appena 6000 bottiglie all'anno.

Avere la possibilità di incontrarlo, sentirlo parlare del suo lavoro, di ricerca e ricostruzione, era un'occasione unica e si é rivelata una serata straordinaria, formativa.

E' stato come andare davvero nel Carso Sloveno, a pungersi i piedi con la roccia, sentire il freddo, il calore del corpo portato via dal vento, sentire le parole di Fon, vedere le vecchie piante ritorte, la voglia di accarezzarle.



Vini straordinari, davvero straordinari, sarò nordico di impostazione, ma nel Carso sono a casa.

Per tanti anni, ho avuto voglia di risentire e conoscere, sono stato finalmente appagato...

E se a priori, in maniere sciocca e ignorante, avevo pensato "beh se si fa tardi posso anche non sentire i Terrano", ora so come, ancora una volta, la superficialità di certi pensieri ci ricorda di essere sempre umili.

Un vino semplicemente straordinario...


Aperitivo...



Az.Agr. Fon – Kras Malvazija 2013
Dorato, dal profumo tannico, bello, con ricordi netti di cera e pepe, terra e polline, solletica e pizzica le narici.
Da annata calda, esprime l'aromaticità non esplosiva della  Malvazija.
Bocca calda, polposa e dolce, comunque quasi leggera. Beverina, si distende bene, bagna e rifresca, lasciando un sapore di cioccolato bianco.
84 punti


Prima Sessione: Vitovska... la vitovska ama la roccia





Az.Agr. Fon – Kras Vitovska 2010
Miele profondo, ti porta al naso il sentore piccante di buccia dell'uva e roccia sulfurea, erbe aromatiche saporite, ferro battuto, martellato a caldo, bianco di calore per sfumare su una gentile confettura di albicocche e scorza di cedro.
Sorso salato, pieno, saporito e caldo, lunghissimo.
A bicchiere vuoto uno splendido profumo di uva sultanina.
86 punti

Az.Agr. Fon – Kras Vitovska 2009 (in magnum)
Più chiaro, più brillante nonostante l'anno in più, magia del contenitore e di chissà cos'altro... tempo, clima...
Parte immediato di erbe aromatiche, timo, alloro, salvia e muschio verde umido di rugiada. Diventa poi più terreno, di terra bagnata e idrocarburi, che salgono a protagonisti, potrebbe fingere di essere un Riesling a ingannare tanti degustatori.
Un inganno che continua anche in bocca, dove é posato ed elegante, freschissimo tanto da ingannare l'alcol, a mascherarne la forza, che é quella di un Meursault. Un'eccellenza evidente, dal sapore di miele d'acacia.
91 punti

Az.Agr. Fon – Kras Vitovska 2007
Ormai ambrato, con quegli strani riflessi verde smerando che a volte accompagnano questa sfumatura di colore.
Naso appena contratto, molto sulla frutta in marmellata, buccia di mela, cenere, fumo e legno antico. 
Un profilo olfattivo autunnale, austero, che continua al gusto, dove la pienezza sta cominciando a cedere, lasciando spazio alle componenti importanti, alcol e salinità.
Finisce peraltro in modo piacevole di marzapane, senza l'allung dei fratelli più giovani.
85 punti


Seconda Sessione: Chardonnay... mai prodotto, appena 108 litri



Az.Agr. Fon – Chardonnay "Oktober" 2010
Paglierino giovane e di spessore, vivacissimo, dai profumi pepati, dolci, terziari di vernice e acetone, affascinante.
In bocca tutto lo Chardonnay viene fuori, caldo, rotondo, estremamente glicerico, burroso e nocciolato, di lunghezza impressionante che lascia la bocca insaporita di frutta esotica matura, banana, mango e melone.
A bicchiere vuoto una splendida aromaticità cioccolato bianco, con un filo in meno di spessore poteva sfondare il muro dell'eccellenza.
87 punti


Terza Sessione: la Malvazija di Marko Fon...





Az.Agr. Fon – Kras Malvazija 2011 (in magnum)
Luminescente, dai riflessi ancora verdolini, con espressione aromatica dolce, suadente e calda, fumosa.
Al gusto é sottile, beverina, parla di calore e freschezza allo stesso tempo, senza essere impegnativo, chiude salmastro e piacevole, nella sua relativa semplicità.
86 punti

Az.Agr. Fon – Kras Malvazija Riserva 2011
Dorato splendido, appena velato dalla ricchezza materica, penetrante, minerale, ancora una volta un'espressione netta di idrocarburi, di roccia nera scheggiata, rifinita sottilmente da erba aromatica essiccata.
In bocca é saporito, sapidissimo, espresso in perfetto equilibrio, ricco di aromi di the verde. Lunghissimo, forse appena sotto l'eccellenza, ma non voglio sembrare avaro, quindi...
90 punti

Az.Agr. Fon – Kras Malvazija Riserva 2009
Un oro antico, che arriva a sfiorare l'ambra, ma un metallo lucidato e reso brillante da una grande cura.
Naso semplicemente affascianante, da grande Auslese, dolce di caramella d'orzo e confettura di Marillen, mineralità jodata e potassica, toni penetranti di menta, calicantus.
Infine, quando ormai la voglia di portarlo alle labbra mi strappa a malavoglia dall'incantesimo dei profumi, colgo un ultimo sbuffo salmastro di acqua di olive.
Sorso succoso, accogliente, dal calore tiepido e rassicurante, ha un aroma di tabacco e pergamena fragile, poi dolce di frutta gialla a polpa.
In un primo momento chiude timido e appena amaricante di liquirizia, ma bisogna dargli tempo, fargli fare l'amore con l'aria, e allora si addolcisce e diventa smodato... grandissima bottiglia.
92 punti

Nota: il termine "riserva" si riferisce ad una selezione delle Malvasie provenienti dai vigneti più vecchi e più vocati


Quarta Sessione: un'altra Malvazija, un cru di altra epoca...



Az.Agr. Fon – Kras Malvazija "4 stati" 2011
Ambra sfumato di rosa, piccante e dalla mineraità bianca, di talco, gesso, roccia bianca scalfita, fumo e miele salato.
Al gusto é caldo e freschissimo allo stesso tempo, assolutamente particolare, e coerente nell'espressione aromatica minerale, ferrosa di acciaio e fruttata di pesca bianca matura spruzzata di menta.
In progressione, fra qualche anno spaccherà il mondo.
90 punti

Un vigneto vecchissimo, strappato alla distruzione, passato sulle carte georafiche di 4 stati diversi, che Marko Fon lavora insieme all'amico Marko Tavčar con cui divide gli appena 200 litri di Malvasia che produce. 


Quinta Sessione: Teran, il vino del cuore...





Az.Agr. Fon – Kras Teran 2011
Rubino meraviglioso, pieno, scuro, ma vivo come il sangue e con un filo di bordo ancora porpora.
Comincia con profumi di amarena sotto spirito, poi diventa più fresco, sfodera i piccoli frutti di bosco, neri e rossi, ancora con la buccia dura e tesa.
Vanigliato di legno nobile, poi il ricordo del terreno, scuro, di grafite e carbone, nemmeno una trasparenza di vegetalità, solo grazia e forza ematica.
In bocca é freschissimo, goloso, spacca di brutto con questo frutto croccante, ribes e fragola grande matura.
Pieno, avvolgente e lungo, vellutato, deve solo sfruttare il tempo per salire in quota.
88 punti

Az.Agr. Fon – "Lui" 2008 (in magnum)
Da annata debole, tanto da non potersi fregiare secondo Marko del nome "teran", ma é il vino più importante, quello più carsico, quello che di deve essere.
Rosso scuro e compatto nel colore, polveroso, cinereo, erba aromatica di alloro e rosmarino nei profumi, quasi cimiteriale.
Al gusto sfodera comunque una freschezza appena acerba e un tannino scalpitante che probabilmente non si calmerà mai, manca di lunghezza, Marko ovviamente aveva ragione.
85 punti, comunque un gran bel bicchiere

Az.Agr. Fon – Kras Teran 2006
Un rosso ancor più profondo dei precedenti, segno di una materia estremamente concentrata.
Trasmette eleganza e finezza fin dalla prima olfazione, con la matrice comune degli altri, di ribes, erbe aromatiche e spezie, dolce e vanigliato, il legno completa ed esalta le altre componenti.
In bocca mostra in modo sfacciato la sua matrice minerale, con una freschezza da vino di annata e tannini che rasentano la perfezione.
Aromi ematici, ferrosi, coerentemente rossi, finezza ed eleganza fatta vino, ha l'impressione gustativa da Pinot Noir... e invece é un Terrano, o forse "il" Teran, semplicemente grandioso, coup de coeur
92 punti





Durante la serata Marko Fon ha ricevuto tanti complimenti, a molti dei quali ha risposto in modo modesto, come se non fossero meritati, e in tanti vini così apprezzati, ha spesso trovato qualcosa che non lo soddisfava.

Prima di andarmene, sono andato a salutarlo, gli ho stretto la mano, e gli ho fatto i complimenti per il Terrano... e lì, allora, l'ho visto per la prima volta sorridere.


Hanno accompagnato la serata gli splendidi piatti dello Chef Pierluigi Vanzolini, del Ristorante "il 25" di Carpi:



- Tartare di tonno bianco con verdure croccanti
- hamburgher di salmone alla griglia con verza e maionese di panna acida
- Polenta con baccalà mantecato su spuma al latte