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sabato 31 dicembre 2011

Domaine Anne Gros – Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits AOC “Cuvée Marine” 2009

100% Chardonnay – 13%

Giovane ma profondo nel colore, come solo il passaggio in barrique può dare, così come gli ha dato una consistenza che si mostra tramite archetti fitti, lacrime che scendono lente, e movimento compatto nel bicchiere.

Profilo aromatico di frutta gialla e tropicale matura, tra cui pesca, albicocca, ananas e banana, spezie dolci (vaniglia) e cioccolato bianco.

Emergono a sprazzi note vivaci di agrumi ed erbe aromatiche (salvia) che rendono il profilo aromatico più fresco.

In bocca lo si percepisce inizialmente come un vino glicerico, morbido e avvolgente, il calore dell'alcol avvertibile.

Poi tutto cambia, dopo aver ben avvinato la bocca, la morbidezza del vino diventa meno evidente.

Comincia a sentirsi la sapidità, finché una freschezza agrumata prende infine il sopravvento e porta il vino ad un equilibrio quasi perfetto.

Un bel finale, di buona lunghezza, lascia in bocca un aroma di cedro.

Riportando il bicchiere al naso, dopo il lungo assaggio, i profumi agrumati sono diventati più evidenti, non solo lampi isolati, ma ormai in primo piano nel profilo olfattivo.

Una denominazione “base” della Borgogna, anche se di una grande produttrice, che un collega sommelier ha acquistato per me direttamente al Domaine per 13 Euro.

Non mi sento di dargli meno di 87 punti.

E se questo é, possiamo dirlo, “un prodotto base”, viene da chiedersi che senso abbia coltivare Chardonnay in altre zone del mondo.

La mia sfortuna, é che ora ne é rimasta una sola bottiglia, la sfortuna del mio amico, é che l'anno prossimo gli romperò le scatole per procurarmene altre.

Infine un particolare che mi ha colpito: tappo in sughero compatto lungo 5 cm per un vino da bere entro qualche anno... indica una grande cura per i propri prodotti, anche per quelli minori.


venerdì 30 dicembre 2011

Michel Tixier – Champagne Brut Cuvée Suprême 1er Cru 2004

40% Pinot Meunier, 30% Chardonnay, 30% Pinot Noir – 12%


Una convenzione non scritta vuole che le bottiglie di questa strana forma identifichino, solo a guardarle, lo Champagne più caratteristico di un produttore.

Nel bicchiere é una sorgente di luce pura, senza nemmeno un riflesso verde o oro.

Letteralmente un gioiello di color paglierino attraversato da un perlage fitto e vivace.

Naso ricco di frutta secca, con fichi, datteri e una punta di dolce che ricorda il miele d'acacia.

Ma anche nocciole, anacardi, e un mondo minerale che si esprime con una bella nota salina e di gesso.

Lasciato un minuto a prendere aria cominciano a svilupparsi ricordi di erbe aromatiche e cipria.

Tutti profumi netti, talmente puri che basta concentrare un attimo l'attenzione che il riconoscimento viene subito alla mente.

All'assaggio le sensazioni di freschezza, avvolgenza, morbidezza e sapidità si esprimono in successione con un ritorno aromatico che ricorda l'albicocca e la pesca matura.

Lungo ed elegante lascia la bocca sotto gli effetti della salivazione indotta, sia laterale che centrale, per diverse decine di secondi.

Nel frattempo, i profumi si sono ulteriormente evoluti con espressioni floreale che richiamano il tiglio e rosa gialla.

Cuvée Suprême” é un nome ambizioso, impegnativo, ma questo piccolo grande RM, lo ha creato con un assemblaggio perfetto dei 3 vitigni, in cui non emergono in modo dominante le caratteristiche dei singoli, ma che nell'insieme rendono perfettamente l'idea di cosa sia uno “Champagne”.

E di quanto siamo lontani da loro con il Metodo Classico italiano...

La qualità, necessariamente, si paga e, in questo caso, si tratta di circa 35 Euro dall'importatore.

Ma per una bottiglia come questa, che vale almeno 90 punti senza essere troppo generosi, si può anche essere contenti di averli spesi.

mercoledì 28 dicembre 2011

Guinot – Blanquette de Limoux AOC Cuvée Réservée Brut

100% Mauzac - 12%


Quando ho visto la bottiglia in enoteca mi é venuta voglia di risentire, dopo diversi anni, questo metodo classico di cui, tutto sommato, conservavo anche un bel ricordo.

Un po' “limonata”, un bel vino da crescentine, ma piacevole e poco impegnativo e, tutto sommato, anche particolare.

Alla stappatura già le cose buttano male, il tappo, comunque decisamente corto, appare deformato come se fosse stato infilato nel collo della bottiglia in modo forzato. 

Però non ho sentito odori strani, quindi...

Particolare lo é davvero nell'aspetto, brillante ma decisamente verdolino, non nei riflessi ma proprio nel colore.

I profumi ricordano le erbe aromatiche, la macchia mediterranea, la roccia e una frutta che rimane indistinta.

Hanno una certa finezza, sono puliti, ma alla fine non trasmettono un'immagine netta che si imprime nella memoria.

In bocca però cala la notte.

Esaurita la spinta pungente dell'anidride carbonica, rimane un gusto dolciastro con un sottofondo salato decisamente poco elegante.

Di freschezza neanche l'ombra, un vino completamente diverso da come me lo ricordavo.

Forse una bottiglia che ha avuto problemi di conservazione, perché di difetti evidenti comunque non ne ho trovati, e dovendo pensare ad un voto, sarebbe un numero anche inferiore al 75.

Il Blanquette l'ho pagato 12 Euro in enoteca ma stasera, per consolarmi, mi apro una bella bottiglia di Champagne.


lunedì 26 dicembre 2011

Forteto della Luja – “Le Grive” Monferrato Rosso DOC 2009

Barbera / Pinot Nero – 14%













Nel bel color rosso porpora intenso e profondo c'é sicuramente il contributo decisivo del Barbara.

I profumi sono principalmente di frutta fresca nera, come mirtillo e mora, e prugne sciroppate.

Un accenno di tostatura, discreto ed elegante, e uno speziato di vaniglia, dato dal passaggio in legno, che dona una sensazione dolce al profilo olfattivo del vino.

A completamento un sentore leggero di sottobosco con, appena appena, un po' di china e caffé.

In bocca ha un buon equilibrio, che non fa sentire come eccessivo il grado alcolico, grazie alla viva freschezza e a un tannino, presente ma ben levigato, che non é aggressivo.

Lascia un aroma che ricorda ancora la frutta e rimane, piacevole, per diversi secondi con un finale ammandorlato che mi viene il dubbio sia dovuto all'abbinamento inconsueto a cui l'ho accompagnato.

Era un regalo di un cara amica, quindi non ho idea del prezzo, ma come punteggio potrebbe essere interno agli 84/85 punti.

Ho cercato di capire i contributi dei 2 vitigni, con percentuale non specificata dal produttore, che compongono questo assemblaggio insolito.

Mi pare di poter dire che il Barbera segna il vino, oltre che nel colore, anche nella freschezza gustativa mentre dal Pinot Nero vengono gli aromi fruttati e ha conferito eleganza.

A mio parere una unione ben riuscita che il rovere ha decisamente ben completato.

domenica 25 dicembre 2011

Fazi Battaglia - Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. classico superiore “Massaccio” 2006

100% Verdicchio – 14%
















Adoro il Verdicchio.

A mio parere é il vitigno a bacca bianca italiano che si esprime, come media fra tutti i produttori, ai livelli più alti. E poi ci sono le punte...

Ho tenuto da parte questa bottiglia per anni, perché ero curioso di seguire la sua evoluzione nel tempo.

Nell'aspetto non mi delude, con un oro “freddo”, al limite della tonalità di giallo inferiore.

Il movimento lento e compatto nel bicchiere lascia presagire un vino con grande morbidezza e gradazione alcolica importante.

Al naso é un vassoio ripieno di frutta tropicale matura, con melone bianco e banana, ananas quasi sciroppato, poi pesca gialla e albicocca.

In parte anche fiori gialli, miele, macchia mediterranea e un accenno di aromi terziari di smalto e cioccolato bianco.

Il tutto avvolto da una piacevole sensazione salmastra che parla di sole e di mare.

Quando lo si assaggio il calore dell'alcol si percepisce bene, ma é nella morbidezza in cui diventa un vino da manuale, un vino ideale per spiegare questo concetto a chi si avvicina al mondo della degustazione.

Ti avvolge la bocca e la riscalda, riportando in primo piano quegli aromi di frutta già così evidenti nei profumi.

Un'avvolgenza che rimane a lungo, con un buon supporto da parte della componenti sapide.

Chiude appena amarognolo, come probabile effetto dell'azione disidratante dell'alcol non adeguatamente contrastata dalla freschezza che si é in parte persa nel tempo.

In ogni caso un gran bel bicchiere, alle soglie dell'eccellenza, che avrebbe forse raggiunto se bevuto almeno 1 anno prima.

Un'annata inferiore al 2004, di avevo 4 bottiglie che ho sentito a distanza di 1 anno l'una dall'altro con un'evoluzione stupenda tanto che, all'ultima, avevo voglia di piangere.

Me lo ha acquistato direttamente nel punto vendita un amico e non mi ricordo bene il prezzo, ma poteva essere qualcosa come 12 Euro.

Champagne Moussy – Brut “Grande Réserve” Blanc de Blancs 2004

100% Chardonnay – 12%














Lo Champagne di Guy Moussy, un piccolo récoltant di Oger, hanno un posto fisso nella mia cantinetta da più di 2 anni, dopo che avevo sentito il prodotto base ad una degustazione dell'AIS.

Sono tutti classificati Grand Cru, fatti bene e con un prezzo onesto.

Versato nella flûte é, come sempre, splendido.

Paglierino brillante e giovane, reso ancor più vino da tante catenelle di piccolissime bollicine che si sprigionano, in una quantità che sinceramente mi ha quasi stupito, dal fondo del bicchiere.

I profumi sono una conferma della gioventù del prodotto, frutta e fiori freschi, fragranti, eleganti con un leggero sottofondo minerale, ovviamente di gesso.

In bocca la spuma é leggera e avvolgente, la freschezza lo rende piacevole e facile da bere, manca un po' di profondità e di incisività.

Forse il dosaggio abbastanza alto, 12 g/l, lo rende un filo troppo morbido e magari più piacevole per chi non é abituato agli Champagne, ma avrebbe bisogno un maggior sapidità per salire più in alto.

Cosa che invece l'annata 2002 aveva...

Mi fermerei sugli 86-86 punti, per una bella bottiglia che, alla fine, spese di spedizione comprese, sono venuto a pagare circa 18 Euro.

Ed é uno Champagne, é Grand Cru, e si é fatto 5 anni sui lieviti quindi, forse, diversi produttori italiani, di una certa zona vocata al metodo classico, dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza.

lunedì 19 dicembre 2011

Azienda Agricola Costadilà - “450” Bianco dei Colli Trevigiani IGT

100% Glera – 11.5%


Veramente difficile... fin dall'apertura: mi sono poco professionalmente preparato con la bottiglia stesa sul lavandino per evitare di lavare il pavimento.

E invece, tolgo il tappo a corona, e non succede nulla !!!

Faccio appena in tempo a capire che la “bidule” é rimasta al suo posto e a chiedermi “e adesso come cavolo la tolgo?” che questa parte con un botto contro la mia mano facendomi anche un discreto male.

Ma é un vino difficile anche perché non ha nulla di quello che ti aspetti, anche considerando che é un “sur lie”.

E' decisamente “torbido”, mi spiace ma “velato” sarebbe un termine veramente riduttivo, con un colore che ricorda una limonata.

I profumi sono puliti, a parte una leggera volatile, però del Prosecco c'é veramente poco.

Appena un ricordo di pera, ma non la Williams matura dolce e succosa, qui si trova un frutto acerbo e comunque in secondo piano rispetto agli agrumi, in cui spicca il limone, e la susina ancora verde.

In fondo un timido accenno di albicocca.

Profumi nel complesso non intensi in cui manca qualcosa per raggiungere la finezza. 

Mi sarei aspettato qualcosa di più.

All'assaggio é, quasi in modo scontato, impostato su una freschezza gustativa agrumata e in difetto di morbidezza.

D'altronde nel Prosecco la morbidezza viene aiutata lasciando un certo residuo zuccherino che qui, per tipologia, é praticamente assente.

I lieviti in sospensione gli conferiscono invece una certa struttura e una pienezza gustatica che rimane nel tempo.

Tirando le somme mi sembra un prodotto fatto bene, dissetante, ma niente di più.

Ed é anche poco riconoscibile in quanto del vitigno di origine non rimane nulla, se non il metodo, tanto che poteva essere un Pinot Bianco, un Cortese o quasi qualsiasi cosa.

Faccio fatica a pensare ad un voto superiore a 78, ma devo anche ammettere di non essere del tutto adeguato a capire vini di questo genere.

La bottiglia, che tra l'altro é una Triple-A di Velier, l'ho pagata poco più di 10 Euro direttamente in enoteca.

Mi piacerebbe risentirla in una degustazione comparativa con altri prodotti simili, ma così com'é non la ricomprerei.

Una curiosità: 450 é la quota slm del vigneto

martedì 13 dicembre 2011

Radoar – Vigneti delle Dolomiti Müller Thurgau IGT 2010

100% Müller Thurgau – 12.5%


E' il fratellino minore dell'”Etza” già degustato qualche settimana or sono.

Stasera avevo voglia di un vino leggero, poco impegnativo, che avesse nella piacevolezza la sua miglior caratteristica e sono andato a colpo sicuro.

Vivo e guizzante nel bicchiere, dai profumi che richiamano gli agrumi freschi e la frutta gialla, erbe aromatiche, menta e prati fioriti.

Al gusto rinfreca, disseta, lascia una bocca coerentemente agrumata. Va da sè che un bicchiere richiama piacevolmente il successivo.

Ci sono vini bianchi bellissimi dalla grande struttura, ma a volte é piacevole lasciarsi trasportare da un bere più semplice e meno intenso per i sensi.

E' il vino “base” di una minuscola cantina della Valle d'Isarco, e farebbe morire d'invidia tante cantine più grandi e conosciute di ogni parte d'Italia.

Uno Chablis in miniatura comprato dal produttore 8 Euro, che potrebbe valere almeno 83-84 punti.

domenica 11 dicembre 2011

Salvatore Murana – Moscato Passito di Pantelleria “Martingana” 2001

100% Moscato d'Alessandria – 14.5% (+14% zuccheri residui)


Ci sono vini che non ha senso sottoporre all'analisi sensoriale.

Perché sono talmente diversi, talmente unici, talmente fuori dagli schemi che il risultato sarebbe irripetibile.

I colori non si inquadrano nelle categorie “previste”, i profumi vengono da mondi completamente diversi, il gusto lascia meravigliati.

E proprio per questo, ogni persona Vi troverà comunque cose diverse, cose che vengono dalla propria esperienza e dalla propria anima.

Potrei dire che é mogano con riflessi verde smeraldo, potrei dire che il profumo mi ricorda il mirto, la menta e la marmellata di ciliegia, potrei direi che in bocca é una fusione di dolcezza e freschezza che non finisce mai.

Ma sarebbero cose estremamente personali, un'altra persona potrebbe ritrovare le stesse cose come di completamente diverse.

Perché in un vino così c'é tutto... e ognuno di Noi potrà estrarre fuori quello che il suo stato d'animo, in quel momento, gli saprà ispirare.

Anch'io domani, sicuramente, nel risentirlo lo vedrei diverso.

A suo tempo avevo solo intuito la genialità della presentazione di Michele per la serata con Fabbri, ora la capisco pienamente.

Dare un voto mi sembra del tutto inutile, però mi viene da suggerire un abbinamento: “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode.

Pagato 36.5 Euro, la bottiglia da 0.5l

sabato 10 dicembre 2011

Les Crêtes – Valle d'Aosta DOP Petite Arvine 2010

100% Petite Arvine – 12.5%


Luminosità profonda e vivace, di un paglierino pieno ancora ravvivato da qualche lampo di luce verdolina.

Ruotando il bicchiere il movimento é lento e compatto, a far presagire una futura morbidezza da confermare all'assaggio.

Profumi eleganti di erbe aromatiche, una miscela di menta e timo, che evolvono rapidamente verso la frutta gialla e un ricordo di miele d'acacia.

Pesca gialla e ananas ben maturi, banana, e agrumi dolci. 

Appena un vapore di mineralità.

Poi, lasciato nel bicchiere per alcuni minuti, il floreale prende il sopravvento.

In bocca il primo sorso é rinfrescante, decisamente agrumato di pompelmo rosa, e lascia in bocca quell'aroma di lavanda che si trova anche al naso, ma a bicchiere ormai vuoto.

Morbidezza ancora da raggiungere, ma sarà proprio obbligatorio farlo evolvere ?

E' talmente bello così, con il suo alcol poco invasivo e la sua vitalità gustativa rafforzata dalla sapidità.

Il voto é 89, per premiare un vino che ha nelle caratteristiche di gioventù la sua forza e che non ci si stanca mai di bere.

Peccato averne prese solo 3 bottiglie, ormai ridotte a 2, direttamente da Les Crêtes grazie ad un'amica e pagato la miseria di 8.9 Euro tutto compreso.

giovedì 8 dicembre 2011

Champagne Pierre Bertrand – Brut Cuvées Prestige Millésime 2000

50% Chardonnay – 50% Pinot Nero

 
Nel bicchiere si presenta paglierino con riflessi color bronzo, in parte potrebbe anche essere un segno dei suoi 10 anni, ma l'impressione visiva mi fà sembrare più verosimile che sia, invece, un marchio del Pinot Nero.

Il perlage é di prim'ordine, con lunghe catene di piccole bollicine che, anche dopo diversi minuti, continuano ostinatamente a salire dal fondo della flûte.

Profumi che all'inizio fanno fatica a distendersi, primi fra questi gli aromi dolci di frutta matura, come albicocca e melone, e frutta secca, seguono sentori di lieviti con un sottofondo di ricordi di erba tagliata e fieno.

Dopo alcuni minuti lo spettro si arricchisce di agrumi canditi, sempre con una leggera mineralità a contorno.

Il primo impatto in bocca é deciso, con una bella sensazione pungente e che induce un ritorno aromatico di agrumi e frutta rossa.

Nella seconda parte emerge la sapidità e una sensazione di morbidezza favorita dall'evoluzione del gusto fruttato che si trasforma in note di frutta secca.

Decisamente buona la persistenza.

Una bella bottiglia, che potrebbe valere un 87, in cui il Pinot Nero domina lo Chardonnay e orienta l'impressione gustativa più sulla potenza che non sulla delicatezza e l'eleganza.

L'ho acquistata direttamente da un piccolo RM di Cumières, che ho contattato tramite Internet, dopo aver letto una bella recensione su una guida francese (Bettane e Desseauve).

Prezzo assolutamente competitivo, appena 16.3 Euro, a cui però si sono aggiunti circa 5 Euro di spese di spedizione a bottiglia. 

Ma ne é valsa decisamente la pena e spero che in futuro, con maggiori quantità, si riesca a fare di meglio.

La titolare, Thérese Bertrand, é stata veramente gentile e molto pronta nel gestire il nostro scambio di e-mail.

Caso incredibile, ha anche risposto, seppur in francese, alla mia prima mail in inglese. 

Al che, per le successive, sono passato al francese anch'io. 

domenica 4 dicembre 2011

Bliard-Moriset – Champagne Brut Tradition Grand Cru

100% Chardonnay – 12%


Un piccolo RM di Le Mesnil sur Oger, per chi volesse approfondire c'é anche un bel sito web a http://www.champagne-bliard-moriset.com.
Da vedersi é bellissimo, un colore fra il giallo e il ghiaccio che pare viva di luce propria e bollicine di una finezza e un persistenza da vera eccellenza.
I profumi sono fini e puliti, principalmente fruttato, in cui si riconoscono la mela e l'albicocca, e di fiori bianchi freschi.
In sottofondo la mineralità del gesso.
All'assaggio la carbonica appare quasi cremosa, confermando l'impressione avuta alla vista, con un bel attacco gustativo importante.
Poi emergono sensazioni che sembrano quasi dolci, con un ritorno di frutta secca, per poi chiudere, con profondità non eccessiva, verso note sapide.
Avesse avuto un impatto più persistente in bocca avrebbe meritato qualche punto in più dell'85 che mi sembra giusto assegnargli.
Un buon metodo classico da aperitivo, forse un po' troppo Blanc de Blanc per accompagnare un pranzo, o forse ultimamente ho frequentato troppo Luciano.
Acquistato per 27 Euro dall'importatore italiano.
Per finire una curiosità: il tappo é un DIAM.
Si tratta di una ditta che ha messo a punto un processo produttivo per evitare che i tappi possano soffrire dell'infestante “odore di tappo”.
Pare che la percentuale di incidenza del problema sia ridotta da circa il 6% a meno dell'1%.

venerdì 2 dicembre 2011

Weingut Heim - Mosel - Dhroner Hofberger 2008 Riesling Spätlese Feinherb

100% Riesling - 10.5%

 
A completare i dati "tecnici", dal sito del produttore si legge che gli zuccheri residui sono 23.5 g/l mentre acidità é di ben 8.7 g/l.
In effetti é dichiarato come “Feinherb” che, é il III livello di dolcezza dei vini tedeschi dopo “Trocken” e “HalbTrocken”, subito prima di Lieblich.
Quindi, in un certo senso, si colloca fra l'abboccato e l'amabile.
Ma ha anche ben 8.7 g/l di acidità! Un valore impensabile in Italia se si vogliono raccogliere uve mature: sono i miracoli del Riesling e della Mosella.
E già alla vista, presentandosi giallo pallido ma vivace e illuminato da lampi verdi, si riconosce un vino che avrà nella freschezza l'arma per raggiungere l'equilibrio e garantirsi una lunga vita.
I profumi, tenui ma netti, sono ancora quelli dei Riesling giovani, fruttati di albicocca, melone, mango, pesca gialla e, naturalmente, agrumi.
Le note floreali sono anch'esse dolci, ricordano più fiori bianchi che gialli, con un sottofondo leggero di erbe aromatiche come melissa e salvia.
La mineralità si esprime ancora più sulla roccia bagnata che non sugli idrocarburi, che verranno sono con il tempo.
Un vino bellissimo nell'aspetto e dal profilo olfattivo elegante.
In bocca la sensazione iniziale di dolcezza é subito bilanciata dall'estrema freschezza che lascia la bocca agrumata di cedro.
Il buon contrasto fra queste sensazioni lo rende comunque estremamente bevibile e per nulla stancante, il tutto aiutato da un alcol appena avvertibile e un corpo leggero.
Finale in cui ritornano sensazioni sapide e fresche, con coerenza di erbe aromatiche.
A priori si tratta di tipologie di vini difficili da abbinare ma, in realtà, con un piatto leggero se la cavano sempre piuttosto bene essendo intrisecamente equilibrati, se servite ben freschi, e mai invasivi.
Un voto possibile per questo vino potrebbe essere 87-88, confermando ancora una volta quanto siano belle le espressioni che raggiunge il Riesling in questo territorio.
Comprato per ben 7.30 Euro direttamente dal produttore, il tutto gestito tramite Internet, a cui si devono aggiungere "bel" 2 Euro di spese di spedizione a bottiglia.
Alla fine ha un rapporto qualità prezzo devastante!
Un consiglio: non usate i cavatappi a lamelle sui tappi che non si sono “incollati” al vetro, il tappo finisce con il cascare dentro alla bottiglia.