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sabato 28 marzo 2015

Serata Loreto Aprutino AIS Reggio Emilia 2015

Che sia stato un'evento quasi unico nel suo genere, non c'é ombra di dubbio...

Quello che da molti é ritenuto il più grande produttore di vino in Italia, che si muove dalla sua cantina e sale fino a Reggio Emilia, per la seconda volta dopo un evento con gli stessi produttori, tenuto qualche anno fa a Bologna con l'ONAV di Davide Galia.


La parte teorica della serata é stata molto interessata, ma più impostata come un simposio sul vino di Abruzzo, che non come una vera e propria degustazione, é risultata molto lunga.

Fosse stata alle 3 del pomeriggio, senza tanti vini da sentire, me la sarei goduta al 110% percento, sarei rimasto ad ascoltare per ore.

Invece così, uscendo tardi dal lavoro, e dovendo tornare in ufficio il mattino dopo, ne ho sentito la lunghezza.

3 cantine dall'impostazione molto diversa, mi verrebbe da dire la naturalità, la via moderna e poi Lui, Valentini, il grande...

Un confronto interessante e spiazzante, con filosofie e risultati talmente diversi, ma comunque seduti allo stesso tavolo a parlare degli stessi vitigni, dello stesso territorio, con la stessa passione.

Lo stupore viene ovviamente da un mio limite, dalla mia ignoranza, sono vini che conosco poco e luoghi in cui non mi reco mai.

Mi rimane comunque una sensazione confermata sul Montepulciano, almeno nella versione vinificata in rosso, di un vitigno più portato all'intensità che non all'eleganza.

Spesso carico, e dai sentori con cui non riesco ad entrare in sintonia, mi é anche parso che l'invecchiamento non gli giovi più di tanto... forse la tradizione del Cerasuolo non é poi così sbagliata, in fondo.


Az.Agr. da Fermo


Abruzzo Pecorino "Don Carlito" 2013
Una sorta di topazio, dorato e brillante. Profumi maturi, con un filo di evoluzione, terreno e ricco di sentori di buccia. Trasmette un forza alcolica importante, intrisa di un floreale dolce di iris giallo, crema e miele selvaggio. In bocca ha una carbonica evidente, un'acidità pungente e sgarbata, finale aromatico di frutta tropicale matura e compatta.
Un vino giocato sull'intensità, da 78 punti

Cerasuolo d'Abruzzo "Le Cince" 2013
Colore magnifico, la buccia della ciliegia croccante e lucida, amarena chiarissima con sfumatura amaranto.
Profumi di caramella al lampone, fine e non sfacciato come in tanti rosati, acqua di pomodori maturi, rosa canina e fiori di giaggiolo.
Al gusto di nuovo la carbonica, al limite del vivace, una buona freschezza e un equilibri salato che mi piace e si allunga. Rimane però con un'aromaticità semplice, simpatica ma non intrigante.
Con l'aumento della temperatura, se il naso rimane integro, al gusto tende a sfaldarsi.
Di questa cantina é quello che mi é piaciuto di più, 82 punti

Montepulciano d'Abruzzo "Prologo" 2011
Porpora scurissimo, non sottoposto a filtratura.
Naso decisamente confuso, e anche un pò scontroso per le note foxy e vegetali, ha toni foschi, si sente una macerazione pesante.
In bocca ha comunque una certa freschezza, tannini decisamente aggressivi, davvero difficile avvicinarsi ad un secondo sorso.
Ho segnato sul momento 76 punti, ad onor del vero, dopo 4 ore di serata, tornando al bicchiere, l'ho trovato molto ripulito nei profumi.
Però porca miseria... bisogna aprire le bottiglie 6 ore prima di servirla?


Torre dei Beati – Abruzzo Pecorino "Bianchi Grilli per la testa" 2013

Paglierino chiarissimo e vivace, dai profumi fini, dolci e vanigliati, che ancora ricordano gli aromi fermentativi, caldi, di frutta tropicale.
Banana, fiori gialli penetranti, camomilla, un leggero sottofondo fumé, decisamente piacevole, forse anche fin troppo curato.
In bocca ha spessore, freschezza, risulta appena pungente, riscalda e conforta con uno sfumato sapore di menta, sapido e saporito, finisce quasi dolce.
Fatto bene, me lo sarei aspettato un pò più di carattere, 83 punti












Torre dei Beati – Montepulciano d'Abruzzo "Cocciapazza" 2012

Rubino cangiante, con bordo ancora porpora, quasi sanguigno, talmente ricco di materia colorante, quasi che si addensasse in pulviscolo, senza perdere in vivacità.
Fresco anche nei profumi, di piccoli frutti neri e rossi in gelatina, arancia sanguinella, speziato di liquirizia e cannella, minerale di selce e terra asciutta.
Sorso vitale, dal tannino importante ormai avviato verso la strada della completa maturità, distende un lungo e sottile aroma di mirtillo.
85 punti, decisamente un vino gastronomico












Torre dei Beati – Montepulciano d'Abruzzo "Mazzamurello" 2012

Appena più scuro rispetto al suo predecessore, dal naso appena confuso, fortemente agrumato e ricco di spezie, una distinguibile fragolina.
Si mette a fuoco quasi subito, acquistando la stessa finezza del Cocciapazza, con cui rivaleggia in freschezza gustativa.
Tannini equilibrati, appena asciuganti, riempie la bocca, ha volume, spande un aroma di scorza d'arancia e amarena.
Un leggera sbavatura di sottofondo non lo compromette, rimane però appena troppo voluminoso.
84 punti












Az. Agr. Valentini – Trebbiano d'Abruzzo 2011

Paglierino profondo, ricco di materia, bellissimo, scintillante, mi pare di intravedere una sfumatura quasi verdolina, incredibile in un'annata così calda.
Naso di sabbia, acqua di olive, timo e menta, salino, volendo anche un pò scontroso, burbero dal cuore d'oro.
A bicchiere fermo diventa più dolce, di fiori gialli, banana, pesca matura e melone, in movimento si esprime salmastro e minerale, come il profumo del mare che bagna gli scogli.
In bocca ha un ingresso sottile, quasi diluito, appena acidulo e con un filo di carbonica, ma subito si riempie, acquista polpa, senza diventare importante.
Non ha nell'intensità il suo tratto dominante, ma nella lunghezza.
87 punti






Az. Agr. Valentini – Cerasuolo d'Abruzzo 2012

Bellissimo, iridescente, quasi dominato da una sfumatura ramata, che si esalta nel suo colore trasparente.
Ha un floreale sottile, non invadente come quello di tanti rosati, sempre marcato da un profilo salino e minerale, con una sottilissima concessione al vegetale.
Il sorso é avvolgente, morbido, inizialmente salmastro ma poi si ripulisce e acquista una nota agrumata.
Sia a questo che il suo predecessore guadagnano in progressione al contatto con l'aria.
86 punti











Piccola pausa con degustazione di Olio Extra Vergine di Oliva sempre di Valentini e... semplicemente grandioso



Az. Agr. Valentini – Trebbiano d'Abruzzo 1998

Dorato vitale, risso, con qualche particella in sospensione.
Profumi marini e di erbe aromatiche, salvia e timo, una sfumatura terziaria elegante di acetone, fiori gialli secchi.
Minerale di metallo caldo, una pennellata bianca di gesso, penetrante di silice.
Bocca piena, un tannino sfumato ma avvertibile, salino e appena spiritato, jodato lascia un aroma di liquirizia e radice.
89 punti


Az. Agr. Valentini – Trebbiano d'Abruzzo 1990

Colorato di miele amaro, appena appannato, dai delicati profumi dolci di pesca bianca, zucchero, mandorle, ravvivato da un floreale bianco di grande freschezza.
Il sorso mantiene la matrice salina e terrena dei sui predecessori più giovani, lunghissimo, non così esplosivo ma di finezza e eleganza inequivocabili.
Riempie la bocca, in modo ancor di più evidente nel secondo bicchiere che mi servono, del colore dell'oro antico.
Miglior vino della serata, 91 punti



Az. Agr. Valentini – Montepulciano d'Abruzzo 2001

Rubino scattante, con orlo appena granato.
Profumi ematici, ferrosi, fragranti di piccoli frutti rossi verso la maturazione, qualche lampo di frutta più nera, una sfumatura appena offuscata e vegetale.
In bocca é equilibrato, posato, appena tannico, ha una buona lunghezza di sensazioni ma manca di slancio aromatico, mi lascia perplesso.
Finale salino, da 85 punti


Az. Agr. Valentini – Montepulciano d'Abruzzo 1995

Decisamente granato, dal profumo di sottobosco, muschio umido e frutta nera in gelatina.
In bocca esce subito una sottile pungenza di carbonica, poi amaricante, con l'alcol avvertibile e una lunghezza sapida.
Correto, fine, ma ancora lo trovo mancante di aromaticità.
Ho segnato 86 punti, sia questo che il precedente non mi sono rimasti in memoria.


Nota finale: al testo iniziale ho apportato alcune correzioni, dopo il confronto con uno dei produttori, che mi ha fatto notare come avessi male interpretato il suo modo di intendere il vino e ancora peggio descritto a parole certi aspetti della serata.
L'intento non era fin dall'inizio così estremo, ma il risultato era interpretabile in modo peggiore rispetto a quello che non avessi voluto e forse una punta di animosità, da parte mia, poteva anche esserci.

Senza per altro alcun motivo... anche oggi, magari, ho imparato qualcosa e di questo lo ringrazio.




sabato 21 marzo 2015

Borgogna Rossa 2015, presso ONAV di Modena

Una serata che é volata via come se fosse una carezza vellutata, leggera e piacevole allo stesso tempo, un dosaggio perfetto fra la parte narrata e quella di degustazione.


Camillo Favaro é veramente bravo, Sergio é un ospite di prim'ordine, una sala con un pubblico divertente, gente ormai malata fino al midollo dalla Côte d'Or, ma anche simpatici produttori e bevitori di Lambrusco.

I conduttori hanno reso partecipi tutti quanti, e per quanto riguarda i vini, non hanno fatto altro che parlare nel bicchiere... con una voce calda e suadente, quasi come quela di Barbra Streisand.

E' andata così...

Georges Chicotot – Nuits St. Georges "Les Charmottes" 2013


Colore denso, quasi oltre le attese, materico, seppur luminoso e giovane, ha sull'orlo una sfumatura color succo di mirtillo, magnifico rubino al centro.
Profumatissimo, seppur senza una straordinaria articolazione, é dominato da piccoli frutti nerissimi con un soffio vegetale, penso subito ad una vinificazione con i raspi, cosa che Camillo confermerà nella descrizione della cantina.
Rabarbaro e sottobosco, anche gli aromi vanigliati del legno reclamano la loro attenzione diventando più evidenti al primo sorso.
E' un vino giovanissimo, gli é senz'altro concesso... giovane anche nella freschezza e nei tannini un pò rustici, nel complesso sottile come si conviene ad un village comunque di classe.
84 punti


C & C Meréchal – Savigny-les-Beaunes Vieilles Vignes 2012


Il confronto con il precedente é automatico, più scuro, meno vivace, screziato di granato nelle parti con meno spessore.
Potente nei profumi, é immediatamente violetta selvaggia, rosa rossa intensa, vaniglia e cannella.
Si si distende in note dolci di terra e fragole zuccherate per un gusto dapprima ingannevolmente morbido ma poi dominato dalla freschezza e da un tannino appena acerbo.
Struttura un pò incerta, finale non lunghissimo, vino di naso, ma ci sta.
83 punti


Amiot Servelle – Chambolle-Musigny 2012


Granato scurissimo, appena ci metto il naso dentro vengo catapultato a casa, a 800km da Musigny... perché il primo profumo é quello della "mostarda bolognese", dolce e fragrante.
Immediato nel concedersi, ingannevolmente semplice, quando ci entri in sintonia esce un profumo "di terra", per un vino "di terra", giocato su radice, liquirizia, caramella morositas, carruba, cuoio per finire al suolo rosso bagnato e ferroso.
E' Lui... il naso del Pinot Noir...
Al gusto é rotondo, di profondità, forse anche appena confuso e sbavato, ma di grande personalità con tannino presente, e ancora diversi spigoli da smussare.
Trasmette uno strano contrasto fra la delicatezza dei profumi e una certa rusticità dei sapori, andando avanti nella serata dimostrerà una tenuta all'aria impressionante.
85 punti, a salire


Joseph Voillot – Volnay Vieilles Vignes 2012


Granato luminoso e trasparente.
Si gioca sulle espressione più agrumate del Pinot Noir, concentrata in chinotto e tamarindo, per poi adagiarsi su una cannella bellissima e raffinata e una punta inconsueta di erbe aromatiche, quasi da bianco di montagna.
Finezza ed eleganza, mineralità e dolcezza di ribes, mi ha subito conquistato, subito!
Ingresso tondo e piena, con una sferzata di freschezza affilata, ma un tannino così distillato, che non lo avverti se non ci pensi.
Di nuovo impressioni gustative che normalmente associo ad un vino bianco, é freschissimo e estremamente aromatico, lascia la bocca di fragola e lampone.
Lunghezza corretta, una bevuta raffinata e senza troppi pensieri, con una buona conversazione una bottiglia che non durerebbe più di mezz'ora.
86 punti, sicuramente a salire...


Gilles Burguet – Gevray-Chambertin "Les Carvées" 2002


Granato pieno, con orlo ormai in sfumatura aranciata, anche nella vivacità di colore il salto nel tempo si manifesta evidente.
Naso terziario, l'eredità del vitigno è nella scorza d'arancio ricoperta di cioccolato, il sottobosco, le foglie secche il fungo.
Un profilo aromatico autunnale, completato da corteccia e china, appena spento, chiaro scuro, ormai verso il crepuscolo.
In bocca ha una freschezza che mi pare appena acetica, tannini polverosi ecomunque piacevoli, un sapore ematico
Questa sensazione un po cruda lo salva ancora, ne esalta l'eleganza antica e ancora avvertibile
82 punti (a Camillo, invece, è piaciuto molto, ad onor del vero)


J.M.Millot - Clos de Vougeot Grand Cru "Grand Maupertui" 2011


Granato vino e chiarissimo, poca massa colorante
Profuma di cioccolato fondente, mineralità scura di grafite, una vegetalità avvertibile di ortaggi scuri, tostatura e tanto legno che non è ancora stato integrato.
Fatica ad esprimersi, è trattenuto, appesantito...
In bocca cambia registro, ha il blasone del cru di origine, con un attacco rotondo, dal l'apparenza dolce, e un'aromaticità che riempie e crea volume, si allunga in sottiliezza.
Si insinua e non demorde, tannini già maturi, degni testimoni di un'annata calda e strana.
L'alcol si sente, ma una quasi imprevista freschezza lo regge.
86 punti, ma non so se lo terrei in cantina ad attendere


D. de Courcel - Pommard 1er Cru "Grand Clos des Épenots" 2007


Granato-aranciato, quasi una sfumature mattone antico.
Naso di ciliegie sotto spirito, cioccolato "mon cheri", tartufo e carruba, tutta la muscolosità di un Pommard, condita di un sottofondo salino di olive in salamoia.
Potente, di impatto, penetrante, ti dona tanto e subito, con un ultimo regalo di goudron e tabacco piccante.
Al gusto si trasforma, così forte nell'aria, estremamente posato in bocca, comunica eleganza, passa dalla spada al fioretto.
Cesellato senza volere far apparire uno spessore che é appena sotto alla superficie, si distende piano piano e ti riempie la bocca.
Succoso, ha un gusto ferroso e di arancia sanguinella, una meraviglia, con persistenza infinita.
Nella sua fame d'aria, anche il naso si impreziosisce, e i profumi terreni diventano più aerei, quasi di incenso.
90 punti


Héritière Luis Remy – Clos de la Roche Grand Cru 1999


Ancora in pienezza di rubino, con unica concessione ad una sfumatura granato sull'unghia, decisamente più vivo del precedente che ha 8 anni di meno.
Naso sfumato, che esalta una evidente eleganza profumata di terra rossa, sale e toni ferrosi.
Speziato di cioccolato amaro, fruttato di arancia, chinotto e amarena fresca, poi diventa più dolce, la frutta selvatica, piccola e rossa, infine le sfumatura più sottile, ad impreziosire, di cocomero, violetta e tessuto morbido.
Un velluto di aromi, che continuano anche al gusto, sempre salino e dalla freschezza ancora intatta e ormai fusa nella struttura dai tannini perfetti.
Condito e saporito...
In questa sua falsa sottiliezza conquista, ti trattiene diventa profondissimo sfodera ostinatamente il suo essere un Grand Cru.
Ha ormai 15 anni, di questo ne vorrei tanti in cantina, per vedere quanto si tratterà, ostinatamente, in questo suo plateau di perfezione... e sono sicuro di non dover avere fretta.
Profuma elegantemente di cenere a bicchiere vuoto
94 punti

I colori del Pinot Nero sono bellissimi, grazie Sergio








domenica 15 marzo 2015

Utile e dilettevole, un sabato a pranzo alla Chiocciola...

Un sabato, a pranzo, con tutta la famiglia ospiti di Athos, alla Chiocciola, gli devo portare qualche bottiglia, che abbiamo acquistato insieme, e quale migliore occasione per stare davanti ad una bella tavola a gustare una cucina che qualche settimana fa, mi ha conquistato... 


Inizio con un calice di Pinot Meunier 2002 di Casa Caterina, uno spumante con cui ho un rapporto discontinuo, di alti e bassi, ormai da anni, dalla prima volta che lo assaggiai a Gusto Nudo.
Il colore è un perfetto Del Bono's style, ossia quello che non ti aspetteresti da un rosé... quasi amaranto, piuttosto cupo come lo sono i primi profumi, maturi, terrosi, scuri.
Gli ci vorrà un po per liberarsene, come se fosse una coperta pesante, e trovare una dimensione più agrumata e fresca, quasi floreale.
In bocca, invece, ha fin da subito un altro registro, raggiunto grazie ad una carbonica puntiforme e una freschezza seppur rotonda, che lo rende più gastronomico che fine a se stesso.
E' andato via, d'amore e d'accordo, con il benvenuto di Athos a base di un tortino di cavolo nero, spuma di parmigiano e gocce di saba.

Non ne faccio un mistero, il mio concetto di abbinamento è "quello che ho voglia di bere, con quello che ho voglia di mangiare", detto in parole più cool sarebbe la "scuola inglese"... il buono va con il buono.
Ci marcio un po su, non è proprio vero, come questa volta, in cui sfogliando la carta di Athos, ho puntato la Cuvée Julien di Genevat, per giunta 2010, una grande annata.


Avrei scommesso che con la cucina di pesce dai sapori anche intensi di Athos sarebbe andato comunque bene, ma non pensavo così bene.
La sua freschezza ha stretto un feeling con la “Terrina di Anguilla con pesto di olive taggiasche e capperi”, semplicemente deliziosa, l'avevo già sentita e l'ho ripresa con golosità.
L'anguilla diventa delicata senza perdere in intensità di sapore, e il saporito del pesto di olive crea la controparte, un ciuffo di insalatina porta invece freschezza (immagine rubata, non l'avevo fotografata). 
 

Ma dove il matrimonio fra cibo e vino si é concretizzato in toto, é con la “Cocotte composta da scaloppa di ombrina, seppia, capasanta, tonno e gamberi” gratinata al forno.
La scelta dei diversi tipi di pesce porta tutti i possibili gradi di consistenza, morbidezza della ombrina, tenacità della seppia, slaldabilità del tonno, croccantezza dei gamberi, scioglievolezza della capasanta... tutti uniti dalla gratinatura, come filo comune, e dal sughetto che apporta la parte liquida.
La vena agrumata del Pinot Noir si lega al pomodoro, il suo gusto terreno e ferroso, completa la parte dolce del piatto, i tannini appena accennati, asciugano quel che basta il condimento.
Non ho potuto fare a meno di ripensare ad una frase letta da poco nel libro di Rizzieri... “gli abbinamenti di colore in genere funzionano”, e ha proprio ragione.


Quasi dimenticavo, fra primi e secondi, é arrivato un piatto di frittura di Zotoli, da mangiarsi come patatine, ma molto, molto meglio... un omaggio di Athos, per onorare una materia prima freschissima, e non facile da trovare (anche per questo, niente foto, sono timido per natura).


Mentre il resto della famiglia si orientava sul dolce, io non posso ormai più fare a meno della mia abituale chiusura di pasto, che sta sostituendo il caffè.
Pedro Ximenez 1983, gran riserva, dolce e confortante, per appagare i sensi comunque reduci da un bel pranzo, con un sapore intenso di prugna e datteri, mallo di noce e cioccolato.
Ben 32 anni che si sentono appena in una leggera concessione al calore, da centellinare, lascia una bocca stupenda...


 In coda, mi salvo un commento sul Pinot Noir di Genevat, che avevo già scritto in un commento precedente, visto che su FB, dopo un pò, non si ritrova più nulla.

Un vino di luce, che profuma di fresco e di gioventù, esalta al massimo i toni agrumati e ematici del Pinot Noir, ma più sull'arancia sanguinella e il ferroso, che non il tamarindo e il chinotto dei Borgogna.
Leggero al gusto, quasi in punta di piedi,
con appena un velo di tannini, per altro assolutamente maturi.
Campestre ed aereo, come il Jura, da cui viene...
Un gioiello, perfetto per una cucina di pesce di carattere, l'ho letteralmente adorato, come adoro i vini di Genevat.
Coup de coeur


Grazie ad Athos e famiglia, un saluto al babbo 

 

domenica 8 marzo 2015

Giulio Ferrari - Riserva del Fondatore

Verticale storica di 8 annate...



Non so davvero se riuscirò mai a ripetere una esperienza di questo tipo.
Ospite della famiglia Lunelli, visita al vigneto di Maso Pianizza, all'azienda, tutta la gamma Ferrari Spumanti in degustazione, a fianco dell'enologo Ruben Larentis, accompagnati da Marcello e Franco Lunelli.
Per finire, la verticale di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, mito e leggenda del Metodo Classico Italiano.
Con me Francesco Falcone e Vania Valentini, la sequenza di servizio é stata scelta dall'enologo stesso, per esaltare differenze e contrasti.
E lì ho capito, che davvero solo il GF é l'unico spumante italiano che può tenere testa, e mettersi dietro, tanti Champagne.


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1999 


Carbonica densa e puntiforme, su uno sfondo di oro ricco e assai vivace.
Naso marino e fine di pasticceria, seguito da fiori gialli freschissimi.
In bocca la bolla posata risulta estremamente vaporoso, dal gusto sapido e appena calante nella freschezza.
Ne risulta uno spumante di equilibrio, sul momento appagante, ma che tende a svuotarsi, a mancare di definizione aromatica.
Chiusura su note di liquirizia.
86 punti.


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1996


Dorato intenso, dal riflesso quasi metallico, bollicine ancora una volta finissime.
Naso di salgemma, quasi di acqua di olive, e polvere da sparo.
Nel contatto progressivo con l'aria emerge la frutta secca, i toni ferrosi, note tostate e tartufate.
In bocca é giovanissimo, con una verve acida sorprendentemente sopra alle righe, quasi dissonante con il gusto nocciolato e di mallo di noce.
Pecca appena di spessore altrimenti avrebbe valicato l'asticella, fa delle contraddizioni giovani-mature, la sua grande forza.
89 punti


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1993 

 
Particolare già dal colore, con riflessi quasi ramati, ha un naso giovane, fresco quasi sprezzante.
Profuma immediati di biscotti croccanti e frutta tropicale, che alla rotazione si arricchiscono di sentori burrosi e fragranti, sembra di essere sull'arenile, ad aspirare la brezza del mattino, ricca di iodio e sale.
In bocca ha una crescita progressiva, aumenta mano a mano in volume di sapidità e sopratutto freschezza, lasciando una scia aromatica tostata e di caffè.
Mi é piaciuto un sacco, per la mancanza di equilibrio, che raggiungerà chissà quando, il biglietto da visita per il futuro e la grandezza.
In quel momento ho pensato di aver sentito il miglior Giulio Ferrari di sempre, ma non sapevo ancora quello che mi aspettava dopo...
Rimarrà comunque, se non il più grande, quello che ho amato di più, quello più vicino alla mia idea di Metodo Classico, di sicuro diverso da tutti gli altri.
L'enologo, al mio fianco, dice che in effetti diverso lo é davvero... l'unico GF, figlio di un'annata particolare, che non abbia mai fatto la maloattica.
92 punti (ma mi ha letteralmente rubato il cuore)


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2000


Dorato dai riflessi ambra.
Naso dalla tostatura quasi sgarbata, salinità ad un livello esasperato, ricordi dolci di budino alla crema, risulta nel complesso austero per l'assenza evidente di sfumature fresche.
In bocca ha una carbonica appena pungente, che contrasta con una struttura sovradimensionato, manca di slancio aromatico, risulta veloce e sbrigativo.
Uno spumante nobile, ma purtroppo stanco
85 punti


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2002


Dorato nel bicchiere, con bellissimo perlage.
Sfumature aromatiche di fette biscottate, caramello, liquirizia e foglie di tè verde, complesso, si arricchisce al contatto con l'aria d dimostrare la sua nobiltà.
In bocca ha una bolla accattivante, una discreta freschezza, ma manca di sapore, si svuota in un attimo.
Assolutamente non all'altezza rispetto ai profumi, peccato davvero.
87 punti


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004


In anteprima, sboccato per noi, la bottiglia non è ancora in commercio.
Meraviglioso sfumatura appena dorata, naso finissimo, dolce e croccante, di ciambella appena sfornata.
Sta ancora sviluppando complessità ed amalgama, ma il punto di partenza promette tantissimo.
Lo Chardonnay é comunque riconoscibile in modo puro, con le sue note avvolgenti e burrose.
In bocca dimosra ha una spina dorsale acida fuori dal comune, anche al gusto si avverte uno sviluppo solo parziale dei sapori, ma le singole componenti hanno livello pazzeschi.
Dosaggio 2 gr/l, diventerà una bottiglia straordinaria.
90 punti (per ora, e per tutto il 2015 non uscirà dalle Cantine Ferrari)


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1987

 
In Magnum, un vero RD, sboccatura 2012.
Colore spiazzante, é appena un paglierino tenue, trasparente e giovane, senza nemmeno una sfumatura calda.
Carbonica a punta di spillo naso, aromi tartufati, penetranti, quasi da metallo caldo, con un terziario delicato e dolce di caramelle amare e cera d'api, appena una sfumatura di canfora.
Un vero giardino di spezie.
In bocca trascende l'eleganza, solo apparentemente sottile, ti lascia espandere in bocca un'aromaticità di ostrica, resina, conchiglie scheggiate e anice stellato che sembra non voler finire mai.
Finezza, pulizia, semplicemente perfetto.
95 punti


Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Collezione 1995


Una bottiglia che sta per uscire in commercio ora, con una veste diversa a sottolineare un'eccellenza dell'eccellenza.
Dorato con sfumature ambra, parla di sottobosco, fungo, terroso, sotterraneo, polveroso condito con note più dolci di pan di Spagna, miele delicato, una punta di pepe bianco.
Intrigante con tutto il ventaglio di colore che distende.
Completato da una bollicina cesellata, piccole goccioline di vapore, ha volume e polpa, é denso di sapore, una complessità che mi lascia cadere la matita sul notes e smettere di scrivere... sarebbe inutile, é indescrivibile.
Estasiato, non scrivo altro, il più grande Metodo Classico mai prodotto in Italia, senza ombra di alcun dubbio, che solo pochissimo Champagne, posso pensare di guardare da appena più in alto.
96 punti

E qui é dove nasce tutto quanto, Maso Pianizza, 500-600m slm, esposizione Ovest, luogo magico...

Foto dedicata ad una cara amica...