Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

sabato 27 giugno 2015

Eredi di Aldo Cobelli – VSQ "Aldo" Dosaggio Zero 2010

100% Chardonnay – 13%


Sboccatura recentissima, ho fatto fatica ad estrarre il tappo a fungo, ancora perfettamente elastico.

Saranno poco meno di 4 anni sui lieviti, facendo due conti sull'anno della vendemmia.

Nel bicchiere é perfettamente verdolino, la sfumatura gialla é irrisoria, rimanda una trasparenza luminosa, esaltata da un perlage fitto ma ordinato, con bollicine che forse una temperatura più bassa avrebbe potuto esaltare.

Profumi fragrante, di pane appena sfornato, nocciola tostata, limone e cedro immaturi, fiori bianchi nitidissimi a dargli una nota frizzante e nitida.

Non é un mostro di complessità, ma manda un flash di freschezza, un naso sbarazzino e giovane, di estrema pulizia, senza sbavature.

In bocca ha un ingresso caldo, con l'apparenza gentile della carbonica che diventa inaspettatamente irruenta, portando aromi minerali e ammandorlati, ad esaltare una vena sapida potente.

Tanto potente da arrivare quasi ad una scodata verso una vena amarognola, che viene salvato dal calore dell'alcol che nel complesso lo armonizza, permettando una lunga distensione aromatica, davvero piacevole.

Rimane comunque l'impressione di un bel naso e un sorso ancora da rifinire, ma per essere una prima uscita, per quello che mi risulta, é venuta davvero bero.

Certo che la loro Nosiola é tutta un'altra cosa, un vero capolavoro.


Non ho idea del prezzo, perché la bottiglia é un caro regalo, si colloca intorno agli 83 punti.


Il segnetto sul fondo della bottiglia, che indica il remuage manuale, mi riesce sempre a strappare un sorriso, é una nota romantica che mi tocca sempre il cuore.



domenica 21 giugno 2015

Gravner – Venezia Guilia IGT Ribolla "Anfora" 2001

100% Ribolla Gialla – 12.5%


La fotografia non riuscirà mai a cogliere quanto sia rossa la sfumatura del punto più profondo del bicchiere, una tonalità persa in un mare di austera luce ambrata, con pennellate di verde smeraldo.

Ha un movimento fluido dai profumi intensi, di frutti carnosi, dalla polpa matura, balsamici e officinali.

Mi ricorda il panettone, ciliegia candita e prugna sotto spirito, pasta frolla, zucchero caramellato, datteri, resina e miele dolci, e il sale... tantissimo sale.

A bicchiere fermo vira su note di mirto, le narici sature della fragranza pungente di chiodi di garofano e canfora.

In bocca me lo aspetterei grasso, opulento, di patina spessa, ma il sorso é invece quello di un liquido minerale, timido dei sapori, profondamente salino, di acqua di mare.

La parte tannica é importante, il senso minerale di terra rossa e ferro evidente, chiude caldo e pepato.

Un vino controverso, appaga i sensi in modo incoerente, ha forza e spende tanto e si dispiega pienamente nei profumi, per poi cantare su un'unica ottava negli aromi e nel gusto.

L'ho aspettato, riassaggiato per 3 settimane, giocando su diverse temperature, ma Lui ha battuto in modo testardo sugli stessi tasti del pianoforte.

Non l'ho amato, lo devo confessare, e faccio fatica a trovare un voto adeguato per un bicchiere così... alto, sicuramente, ma da eccellenza?


Ha il fascino dell'essere particolare e diverso, ma per questo é stato sacrificato sull'altare dell'eleganza e il vero problema, é che il primo bicchiere non chiama il secondo.

E questo é un limite...

domenica 7 giugno 2015

Weingut Kiemberger – Mitterberg Weiss "Weisses Handwerk" 2012

Chardonnay ???, Sauvignon ??? - 14%



Si chiama "bianco fatto a mano", e nello stile di Norbert Kofler la scelta di un nome così, ci sta tutta.

Ho scritto Chardonnay e Sauvignon, ma in realtà non ne ho la minima idea, tiro ad indovinare sulla base della zona di produzione.

Un vino che é esistito in poche centinaia di bottiglie, ormai tutte esaurite, nessuna notizia da nessuna parte.

Paglierino di grande concentrazione, con sfumatura d'orzo maturo, ha profumi dolci, delicati di miele d'acacia, gelatina di marillen (tra marillen e albicocche la differenza é evidente), fiori puri e bianchissimi, spezie suadenti, ribes giallo.

Come ti accarezza il naso, ti accarezza anche la bocca, con un sorso che accarezza, riposante, ricco di apparente dolcezza, puro oro liquido.

La freschezza é completamente dedicata ad integrarsi con la struttura, si sente solo la fusione, come se non avesse componenti distinti, un grande orchestra che suona all'unisono.

Dopo 10 minuti dall'ultimo sorso, ne ho ancora il sapore di miele pungente, tisana alle erbe, un lunghissimo Earl Grey Tea.

Pura uva, una grandissima bottiglia, profuma e gusta di Borgogna.

Ne vorrei ancora ma non si trova più, l'avrei lasciato lì, per fargli scavalcare l'asticella, che lì dai suoi 89 punti, é a portata di mano.

Il vino più simile che ho sentito di recente, é l'altrettanto grande Pinot Bianco Riserva 2002, della linea "selezioni" di Terlano, appena uscito.


Non ricordo con precisione il costo dell'"Weisses Handwerk", direi sui 20 Euro, nella fantastica Enoteca "Alla Porta" di Bologna.






Nathalie Falmet – Champagne Brut 2011

80% Pinot Noir, 20% Chardonnay – 12%


Bicchiere dalla particolare sfumatura di sabbia rosata, che non un Champagne a maggioranza di Chardonnay é ben evidente già nel colore.

Il perlage é irrequieto, vorticoso, catene minute che si intrecciano a perline appena più grandi, la superficie ribolle.

Lievitoso, dolce, pesca gialla, pera dolce, le tonalità aromatiche calde dei Blanc de Noir, vanigliato, una sfumatura quasi di legno dove di sicuro il legno non c'é che ogni tanto si ritrova, attira e non stanca.

Mineralità bianca e rossiccia, di cipria e talco, fiori fruschi di campo e rosa gialla.

Minutissimo in bocca, delicato, con una vena acidula di piccole bacche rosse, più dolci di albicocca e frutto della passione.

Chiude in un fruttato di mela, distensione adeguata, appena dolce di pura avvolgenza.

Champagne artigiano, ma di carattere, che mi piace molto, porta subito al cibo, nel mio caso, una rustica fetta di culaccia.


Ho segnato 85 punti, per un Champagne che esce in cantina a 17 Euro.

In etichetta viene riportato il dosaggio, 7 g/l e sboccatura molto recente, come il perlage dimostrava.




martedì 2 giugno 2015

Rossese di Dolceacqua - Ristorante "Il 25" a Carpi

Al Rossese ero legato, già prima di questa serata, da un sacco di motivi diversi... un nome che incanta, la domanda all'esame da Sommelier, la posizione e le vigne.


Sopratutto le vigne... dopo aver visto le prime foto non ho potuto fare a meno di pensare che se, qualcuno si ostina a coltivare questi posti dalle pendenze assurde, su terrazze rubate alle pareti delle montagne, per ricavarne un rosso che poi non si trova da nessuna parte d'Italia, allora sta letteralmente custodendo un tesoro.

Prima di questa degustazione solo qualche frettoloso assaggio l'anno scorso al Vinessum di Andrea e Tiziano, servito solo per far crescere ancora di più il desiderio.

Quando ho saputo di questa serata, al 25 di Carpi, in cui si mangia bene in un'atmosfera accogliente e familiare, non ci ho messo più di 5 secondi ad iscrivermi.



Il Falco definisce il Rossese come "la Macondo dell'enologia italiana", un luogo dimenticato, in cui il tempo si é fermato, e continua una storia che é solo sua e di quelli che ci abitano.

Questo un brano degli appunti del Falco, molto vero "Osservatori e operatori che per decenni hanno preferito concentrarsi sui marchi e non sulle identità. Sui punteggi e non sulle particolarità. Sul volume e non sulle minuzie. In questo senso mi piace ciò che dice Andrea Marchetti: per molto tempo ci siamo burocratizzati, enologicamente parlando.

Con il Falco c'era, Filippo Rondelli produttore di Terre Bianche, ma anche "cartografo" della zona del Rossese.



Ci ha mostrato come di queste valli intagliate nell'entroterra ligure sia stata fatta, indietro nei secoli, una mappatura dei vigneti che non ha nulla da invidiare a quella di Borgogna.


Abbiamo un tesoro, quello che potenzialmente é un rosso di livello mondiale, proprio qui in Italia, e quasi nessuno lo sa, così come, anche chi lo ha almeno sentito nominare, non si immaginerebbe che dietro a questo vino scarico di colore ci possa essere tanta intensità, struttura e potenziale di invecchiamento.

Adesso qualche passo in avanti lo ho fatto, grazie al Falco, a Filippo e ai produttori che hanno reso disponibili i vini della serata.

La serata é cominciata in giardino, sorseggiando nell'attesa un calice di Montepulciano di Abruzzo 1995 di Valentini, maturo e caldo.


Sempre in giardino, sboccatura à la volée di una bolla in anteprima di Silvio Piona, 60 mesi sui lieviti di Corvina, Garganega e Trebbiano, dai profumi dolci, floreali, una bella carbonica, ma dal gusto ancora da rifinire.

Poi si é iniziato, cominciando da 2 bianchi che sono serviti per arrivare a definire il terroir del Rossese, che i profumi dal bianco li ha proprio nel dna, e infine giù a rotta di collo per queste valli baciate dal sole, che guardano il mare...


Terra Bianche – Riviera Ligure di Ponente 2014
Agrumi e polvere da sparo, limone e anice, appena vegetale, semplice.
In bocca é spesso, glicerico, ma con allungo acidulo, tagliente, un filo di carbonica residua.
Sapore di menta e ghiacciolo al limone, poco impegnativo. 82 punti

Terra Bianche – Arcagna Bianco Pigato 2014
Luminoso, al limite del dorato.
Naso di frutta tropicale, vanigliato, burro e mandorla. Inizio di idrocarburi, resina e verbena.
Ha spessore e lunghezza, aromi di ardesia bagnata, grande eleganza, molto bello, il mio genere di bianco. 87 punti


Terra Bianche – Rossese di Dolceacqua 2014
Amaranto luminoso e trasparente, ricorda il colore del ghiacciolo all'amarena.
Frutto freschissimo e piccolo, floreale nitido e delicato, lampone dolce e maturo. Vegetale elegante, nel complesso grande finezza.
Sfumature olfattive da bianco, pesca matura tagliata con zucchero e limone.
Sapido, equilibrato, con tannino fermo e deciso, sorprendente in un vino con un colore simile, ancora immaturo.
Chiude con sfumatura amaricante. 83 punti

Kà Manciné – Rossese di Dolceacqua Beragna 2014
Porpora e rubino mischiati insieme.
Terroso, sottobosco, muschiato, un vegetale aromatico.
In bocca ha forza alcolica, rimane coerente su toni di foglia essiccata e torbati, tannini importanti, si devono smussare.
Guadagna tantissimo con il contatto con l'aria, é geranio elegante a bicchiere vuoto. 86 punti

Giovanna Maccario – Rossese di Dolceacqua Superiore Curli 2013
Bottiglia ancora non in commercio, il Falco racconta che Giovanna gli aveva detto di non farla sentire, il suo commento é stato "io non ho paura di quelli grossi, figurati di una donna minuta come Giovanna".
Secondo me il Falco rischia grosso, ma intanto noi ci godiamo questa vera e propria gioia per gli occhi, luminosa nel bicchiere come un ghiacciolo all'arancio.
Profuma di garofano, resina, spezie, pepe nero, poi... chinotto, con la stessa vena agrumata-terrosa del Pinot Noir.
Al primo sorso é appena amaricante, ovviamente Giovanna aveva le sue ragioni, ma dopo alcuni attimi c'é un guizzo di frutto rosso, si sente la pienezza, ma deve completare l'eveluzione, l'aroma fatica ancora ad emergere.
La sensazione di una grande bottiglia, per ora 85 punti

Nino Testalonga – Dolceacqua 2013
Fuori programma, non compare nella lista orginale, ha un aspetto che stacca per maggior massa colorante rispetto al precedente, anche per la presenza di particelle in sospensione.
Profuma di tabacco biondo, miele amaro, fiori e arancio gialli, potrebbe essere scambiato per un bianco in una degustazione a bicchiere nero.
Bocca cesellata, ematica e ferrosa, dal tannino perfetto, in chiusura lunghissima dolce-salata. Comincia l'estasi.
Vino incredibile, 89 punti

Terre Bianche – Rossese di Dolcacqua Bricco Arcagna 2013
Anche questo gioca fra porpora e rubino, sempre dalla luce accattivante.
Ha profumi smaltati, di gomma bruciata, minerali sulfurei, con in mezzo bellissimi lampi fruttati, di mirtillo croccante. Strano e affascinante, in quel rimbalzare fra sensazioni forti e sensazioni suadenti, pugno e carezza.
Al gusto continua sulla stesso registro, in modo scioccante, appena sbavato, ma con evidente grandezza, la scontrosità dei grandi.
Quando avrà smorzato gli spigoli, quando si sarà amalgamato, spaccherà il mondo, ora ha un finale appena diluito, ma intensamente minerale. 87 punti

Tenuta Anfosso – Rossese di Dolceacqua Superiore Poggio Pini 2012
Rubino appena velato.
Naso caldo, di arancia rossa e caramella zuccherosa alla fragola, crostata di frutta, polveroso di caffé, terreno di corteccia essiccata, carnoso di carruba.
Notevole in speziatura e aromaticità, resinosa di macchia mediterranea.
Il sorso ha un alcol potente, morbido, gusto della ciliegia sotto spirito, tannino é importante ma maturo.
Vino di volume, cede in eleganza, con finale che riscalda la bocca. 86 punti


Kà Manciné – Rossese di Dolceacqua Galae 2010
Rubino con sfumature amaranto.
Ha profumi di frutta in gelatina, fragola fresca, viola mammola, decisamente salato, appena erbaceo.
Entra di impatto, seppur con buona freschezza, non accompagna a lungo. 83 punti.


Giovanna Maccario – Rossese di Dolceacqua Posaù 2010
Rubino vivace, dal bordo appena amaranto, é finissimo e fresco nei profumi, di chinotto e mirtillo in maturazione, siliceo e marino, ricorda cespugli di mirto e incenso, un naso liturgico.
Leggera tostatura, quasi un passaggio di fumo, riposa i sensi con acqua di rose e succo di melograno.
In bocca ha un attacco dolce, poi si espande e acquista in freschezza fino a raggiungere l'armonia e l'equilibrio.
Ha aromaticità di frutta matura e lunghezza corretta, anche questo é da attendere, di sicuro avvenire. 88 punti

Tenuta Anfosso – Rossese di Dolceacqua Vigneto Luvaira 2007
Naso da "panone", un dolce Natalizio di Bologna, che ha fra gli ingredienti principali la frutta candita e il cioccolato, contornato di spezie dolci, cannella e pomodoro maturo.
Con l'aria il frutto diventa ancor più fresco, tendendo all'agrume e al ferroso.
Bocca quasi dolce, potente, in equilibrio nonostante l'alcol vigoroso, ha aromaticità di prugna sciroppata, lunghissimo e tremendamente buono.
Da 90 punti, e crescerà


Giovanna Maccario – Rossese di Dolceacqua Superiore Vigneto Luvaira 2001
Granato, con orlo aranciato, spazia fra le piccole bacche nere matura e una frutta rossa potente, poi anguria, vellutato, erba aromatica in espressione di felce e menta.
Il sorso é divino, riscaldato dall'alcol ma non dominato, ha un aroma croccante di sottobosco, morbidezza, gusto di arancia, sentori di terra rossa scaldata dal sole.
Piaciuto un sacco, avercene. 92 punti


Terre Bianche – Rossese di Dolceacqua Bricco Arcagna 1996
Aranciato ricco di materia in sospensione, si presenta nel bicchiere con ricordi terrosi, di cioccolato dolce, frutta sotto spirito, pan di spagna, mela caramellata, castagna, un spettro olfattivo rotondo.
In bocca rimane un velo di freschezza, in tannino disintegrato, appena un soffio di alcol, aromi di frutta rossa essiccata.
Chiude evoluto, in ricordo di nobiltà, ma il tempo lo ha compromesso.
Nessun voto, non avrebbe senso


Tenuta Giuncheo, Arnaldo Biamonti - Rossese di Dolceacqua Pian del Vescovo 1986
Arancianto, il fondo della bottiglia contiene molto deposito, lo scrivo solo come una constatazione personalmente, non l'ho mai considerato un problema.
Il fondo é l'anima del vino diventata solida.
Naso austero, di ciliegia sotto spirito, funghi secchi, terra umida, ciambella al cioccolato, elegante, sublimato, dalla mineralità carboniosa.
In bocca é una suadenza di frutta in gelatina, dolce ed equilibrato, ha un aroma di arancio amaro e tamarindo, quasi una bibita nella sua leggerezza.
Finale puro, senza alcuna oscillazione, sarà la miglior bottiglia della serata.
Un possibile confronto porterebbe necessariamente in Borgogna, ho segnato 94 punti e ho quasi pianto.


Mondino Cane – Rossese di Dolceacqua Arcagna 1985
Con ancora nella testa il bicchiere precedente, questo é più chiaro nel colore, la sfumatura dei bordi ancora fissata sul granato.
Cioccolatoso, ha il profumo della campagna bagnata dalla pioggia, balsamico di eucalipto, pane grigliato appena tolto dal forno.
Il primo sorso é un pò sfrangiato, inizia di frutto poi non si completa, e chiude in sfumatura di alcol.
Ma sono anche 30 anni, scrivo un 87 punti, di stima per l'età veneranda.


Mondino Cane – Rossese di Dolceacqua Superiore Vigneti d'Arcagna 1978
Rubino... sì é proprio rubino nel centro seppur con bordo aranciato, chiarissimo e tuttavia vivo.
Naso delicato, di frutta rossa fresca, fragola e ribes, miele, erba di montagna essiccata, arancio e cedro candito.
In bocca ha una straordinaria freschezza da vendere, un tannino ancora arrabbiato, ematico, dal gusto di amarena appena matura, chiude asciugante, si ferma appena sotto al Giuncheo 1986.
93 punti


Antonio Perrino "Testalonga" – Rossese di Dolceacqua (Arcagna) 1973
Bottiglia mai uscita in commercio, solo per il consumo personale, anche bassa di collo, ma se il Falco decide di servirla, gli concedo volentieri il beneficio del dubbio... avrà avuto i suoi buoni motivi.
Aranciato chiarissimo, ha perso molto del colore, ora in forma di detriti.
Ha un filo di ossidazione, ma molto lieve, poi si dispiega di frutti di bosco, mora e lampone, in parte sotto spirito, carbonella e alloro, funghi secchi, verdura scottata.
Salato e dolce allo stesso tempo, conserva una freschezza straordinaria, lunghissimo, potrebbe passare per Pinot Noir, di nobile e vetusta eleganza, ma comunque vivo e scalpitante.
Incredibile, da 92 punti, ha 42 anni, e doveva solo allietare la tavola di un vignoiolo.


Seguono 2 vini, dello stesso millesimo del Falco, il 1976, per festeggiare il suo compleanno, un base della Cantina Produttori di Barbaresco, salmastro e marino, ma in debito di integrità, e un Benedict Loosen-Erben Auslese che ho avuto modo di sentire 3 volte negli ultimi mesi.

Quest'ultima una discreta bottiglia, né ho sentita una migliore e una peggiore, ma non posso fare a meno di pensare, che quel vino trasparente e poco coloranto, che nessuno conosce e su cui non scommetteresti un soldo, se li é lasciati tutti e 2 ben alle spalle, loro molto più titolati.



Nel mezzo i piatti di Pier Vanzolini, il Trancio di Spigola con patate saltate e polvere di pomodoro é da ribaltarsi per terre, la torta di compleanno del falco servita ormai a mezzanotte... ne ho continuato a cercare il sapore per tutto il viaggio di ritorno all'eremo.