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sabato 24 febbraio 2018

Il mondo dei formaggi... (oltre l'immaginazione)

Un venerdì sera che mi costringe a trattenermi in "eremo land" è diventata l'occasione per trascorrere qualche ora in compagnia di due persone che, seppur su argomenti diversi, condividono passioni di pari intensità trasformandole nel proprio lavoro.


Con Matteo avevo già condiviso diversi momenti, a lui sono comunque più vicino come interessi, mi è sempre piaciuta l'aria serena che si respira nei suoi incontri, in cui lascia sempre spazio per le impressioni degli altri, piuttosto che dettare le sue. Propone sempre vini tutt'altro che banali, frutto di ricerche e visite conservate per anni, bottiglie da offrire e condividere, anche questa volta c'è stato da divertirsi.

Giovanni invece lo avevo incrociato solo un paio di volte alle serate dell'AIS Reggio, anche se i suoi prodotti sono stati spesso i protagonisti di serate fra amici. Anche solo quei pochi minuti mi erano bastati per cogliere quanta selezione, passione, curiosità, senso critico, metta nel proprio lavoro.

Una professionalità subito evidente nel come stava meticolosamente curando il suo banco nell'immediato pre-serata, senza contare i profumi decisi e di pura voglia, colti appena varcata la soglia di Itinere.

Conoscenza profonda, sicurezza, il legittimo orgoglio nel proporre 8 meravigliosi formaggi da tutto il mondo, dalle forme, sapori, colori, assortiti oltre ogni possibile immaginazione. Loro i voluti protagonisti della serata, con Matteo nell'arduo compito, per altro riuscito, di stare a pari passo come interesse e, perché no anche azzardo, negli abbinamenti.

Se per crudeltà estrema ne dovessi scegliere uno e uno solo, sarebbe senza dubbio il  Bettelmat con 2 anni di stagionatura in grotta. Anzi... potrei quasi dire che la spinta definitiva nel decidere di partecipare alla serata, è stata proprio la possibilità di poter sentire questa rarità della Val Formazza.

Intuizione decisamente felice, che mi ha regalato tanto di più. Tutte le possibile consistenze ed espressioni della burrosità, dalla friabilità asciutta alla decisa grassezza, iniziale dolcezza per finire con intensa sapidità, carezze per i sensi seguite da sensazioni via via più intense, sempre condite di sapore e mai fini a se stesse. Se il naso può essere ingannato, il gusto non mente mai.


Difficile per Matteo essere alla stessa altezza nella scelta dei vini, e invece ancora una volta si é superato regalandoci piccoli sorsi rari e particolari.

Dolce seppur solo nei profumi, speziato e burroso, quasi Borgognone al gusto, l'unica versione esistente di  Picolit “secco”, l'Oasi 2013 di Aquila della Torre. Quando ricapiterà mai di sentirlo?

Vero asso nella manica il  Marche Igt Ottoni 2008 di WineCircus, poche centinaia di bottiglie ispirate da Roberto Cipresso con uve Viognier. Naso e bocca che viaggiano in direzione opposte, caldo, maturo, allineato con il colore il primo, dall'acidità nervosa e un importante tannino “da bianco” il secondo. Il paradosso fatto fascino...

Il  Pinot Nero Tiurema, coltivato a più di mille metri sull'Etna da Nunzio Puglisi, aveva già un posto fra i miei favoriti, per quella bella fruttosità che stuzzica le narici e ingolosisce i sapori, c'é tutta la grazia del vitigno, ma in una diversa espressione. Vino che rinuncia solo in parte alle sensazioni ematiche e di sottobosco asciutto, per aprirsi nel sorriso solare della luce Siciliana.

Che gioia la Malvasia !!!  Archeus di Illica, vendemmia tardiva 2013 di questa piccola azienda dei Colli Piacentini. Capolavoro di dolcezza animato da zenzero e succo di agrumi, suadente e vivace allo stesso tempo, inebriante nei profumi dai mille colori, sorsi che non stancano mai.

Facendo più o meno i conti, se fra i primi 4 assaggi si arriva ad un totale di 4000 bottiglie mi sa che abbiamo pure esagerato, la voglia e la disponibilità a condividere di Matteo sono uniche.

Infine, come ultimi abbinamenti, vuoi la crescita in intensità aromatica e gustativa i formaggi, vuoi per assecondare i particolari affinamenti degli ultimi gioielli di Giovanni, sono arrivati due  Gin serviti a mezza dose. E anche così, almeno per me, in una sera si è trattato di più di quello che abbia mai bevuto in tutta una vita...

Profumi intensi, piccanti al naso, comunque definiti e affascinanti, dal mondo erbaceo a quello agrumato, con naturalmente un'intensa ricchezza di spezie. In bocca di una secchezza spietata che ha portato in superficie tutti i miei limiti di bevitore delicato, ma seppur messo in difficoltà, la qualità si coglieva comunque in modo evidente.


Proprio una bella serata, diversa, divertente, in cui il vino ha avuto un altrettanto profumato e saporito compagno di viaggio, condotta dei migliori piloti che si poteva sperare di avere.

Di seguito la lista dei formaggi e dei vini
🧀 Petit pain de Ventadour fromage de chèvre Fermier au lait cru (Loira)
🧀 Brie de Meaux Fermier (Ile de France)
🧀 Pecorino del fondatore (Maremma)
🧀 Capra ubriaco affinata nella vinaccia di Traminer
🧀 Bettelmatt alpeggio vaccino (Val Formazza)
🧀 “Golden Gel” erborinatiovaccino affinato in vinaccia (Degust)
🧀 “Ginepro” formaggio vaccino a crosta lavata affinato con ginepro e Gin (Val Pusteria)
🧀 Epoisses vaccino a crosta lavata affinato nel Marc de Bourgogne

🍞 Cestino di pane ai cereali, veramente spettacolare, da un piccolo forno di Reggio

🍷 Aquila della Torre – Vino Bianco "Oasi" 2015 (Picolit secco)
🍷 WineCircus (Roberto Cipresso) – Marche Bianco “Ottoni” 2008 (Viognier)
🍷 Enò-Trio - Terre Siciliane Pinot Nero "Tiurema" 2014
🍷 Illica - Colli Piacentini Malvasia Passito "Archeus" 2013
🍸 "Geranium" Premium London Dry Gin 55% (Inghilterra)
🍸 "Nikka Coffey" Gin 47% (Giappone)



domenica 4 febbraio 2018

Enogea Night... - Il Bordeaux di Alessandro Masnaghetti (25/01/2018)

Il racconto di un viaggiatore, di chi ci è stato non solo per lavoro, ma anche a godersi e vivere un territorio. Parole che pongono l'accento sui particolari da osservare per cogliere il perché certe zone sono in un modo e non in un altro, per quale ragione lì finiscono le vigne mentre altrove continuano, il modo in cui centinaia di anni di storia hanno consolidato abitudini che ora potrebbero anche essere messe in discussione.


Si è parlato anche di terreni, naturalmente, ma senza tutta quell'enfasi che ultimamente sembra dover per forza trasformare gli appassionati di vino in geologi.

La storia come protagonista, una narrazione di fatti passati che hanno influito sul modo di pensare e sulla filosofia di produzione dei giorni nostri, del perché siano nate certe preferenze. Come, ad esempio, la natura contadina profondamente radicata sulla riva destra della Dordogna abbia necessariamente scelto il più "mansueto" e produttivo Merlot per la ricostruzione dei vigneti dopo la fillossera.

Sui vini un'analisi molto lucida, per certi versi anche critica, confermata nitidamente dai calici che abbiamo assaggiato insieme. Da un lato vinificazioni molto precise, il tanto proclamato erbaceo/peperone del Cabernet non è mai venuto fuori, come per altro accade di norma quando questo vitigno è trattato come dovrebbe, e non solo a Bordeaux.

Freschezza e un tannino di polso,
tuttavia senza mai voler essere assoluto protagonista. Un bel sorso, lo stesso per il frutto, gastronomici e nemmeno così impegnativi sui sensi, decisamente con più scorrevolezza di quanto mi aspettassi. Ogni tanto qualche sensazione di tostatura ha fatto capolino, quasi mai in modo stancante.

Sull'altro piatto della bilancia un'intrinseca mancanza di lirica, di slancio, l'effetto della ricerca di una precisione maniacale che tende però a dettare tanti denominatori comuni. Rimane comunque netto lo stacco, anche per scelta dei vitigni e di tutto quello che ne consegue, fra la riva sinistra e quella destra della Gironda.

Alessandro gentilissimo, gli ho rubato un po' di tempo prima della serata per parlare come non eravamo riusciti a fare in tanti anni da appassionato lettore della sua Enogea. Come sorpresa, a narrazione iniziata, inaspettatamente dal fondo della sala si è unito a noi anche il Falco... quasi fosse proprio una reunion “Enogea-Night”. Vederli insieme è stata una cosa speciale, devo molto della mia passione ad entrambi.

Serata preceduta come d'abitudine da un ricco buffet messo a disposizione dai colleghi sommelier di Reggio Emilia, professionali e impeccabili come sempre. In abbinamento un 🍷 Bordeaux Blanc “Clarendelle” 2016 profumatissimo, giocato su un dualismo dolce-salato, ma nel complesso con troppo indugio sulle morbidezze. Interessante da assaggiare, ma non molto di più.

Altra cosa invece la selezione finale di formaggi proposti da Giovanni Gazzetti della “Boutiques del Formaggio e del Salume” di Scandiano. Non provo nemmeno a descriverli, perché me li sono goduti mettendo in folle il cervello e in fondo... che gusto ci sarebbe a parlarne senza poterli sentire? Mi sono comunque riascoltato il suo racconto nella registrazione, una competenza e una passione spettacolari.

Questo lo splendido piatto proposto:

🧀 Cantal, 100% vaccino, Massiccio Centrale
🧀 Beaufort d'Alpage, 100% vaccino, Alta Savoia
🧀 Comté 40 mesi, 100% vaccino, Jura
🧀 Gregoriano, 100% pecora a coagulazione lattica, Abruzzo
🧀 Maroilles, 100% vaccino a crosta lavata, dipartimento del Nord


Di seguito i vini degustati seguendo l'ordine di servizio. Le descrizioni sono come al solito a parte, miglior bottiglia Château Haut-Bailly 2013, la più vicina ai miei gusti Château Calon-Sègur 2012, la più elegante Château Giscours 2015, era quasi scontato.

🍷 Château Potensac 2013, Médoc
🍇 49% Cabernet S., 30% Merlot, 20% Cabernet F., 1% Petit Verdot

🍷 Château Calon-Sègur 2012, Saint-Estèphe
🍇 78% Cabernet S., 20% Merlot, 2% Petit Verdot

🍷 Château d'Armailhac 2013, Puillac
🍇 59% Cabernet S., 28% Merlot, 12% Cabernet F., 1% Petit Verdot

🍷 Château Langoa-Barton 2012, Saint-Julien
🍇 Cabernet S., Merlot, Cabernet F.

🍷 Château Giscours 2015, Margaux
🍇 Cabernet S., Merlot, Cabernet F., Petit Verdot

🍷 Château Pavie-Macquin 2012, Saint Émilion
🍇 85% Merlot, 14% Cabernet F., 1% Cabernet S.

🍷 Château Haut-Bailly 2013, Pessac-Léognan
🍇 64% Cabernet S., 34% Merlot, 2% Cabernet F.

🍷 Château Nenin 2000, Pomerol
🍇 67% Merlot, 33% Cabernet F.


Ad accompagnare il buffet:

🍷 Dillon Wines - Bordeaux Blanc “Clarendelle” 2016
🍇 47% Semillon, 42% Sauvignon, 11% Muscadelle



In mezzo a 8 calici la mia preferenza è andata allo 🍷 Château Haut-Bailly 2013, Grand Cru Classé di Pessac-Léognan. Il più minerale, il più intransigente e variegato, con un naso che spazia dal piccolo frutto croccante scuro, al fiore carnoso, alla torrefazione, fino alla cenere e nessuna esagerazione in questa complessità. In bocca un tannino che si fa dare del Lei e un'acidità bella tirata, senza tuttavia senza risultare sgarbato. Aromi di rosmarino come ultimo regalo finale, magnifico sorso.

Poi... saranno i miei gusti a tirarmi per i capelli, ma sono stato conquistato dalla freschezza velatamente immatura dello 🍷 Château Calon-Sègur 2012, 3ème Grand Cru Classé di Saint-Estèphe. Un inizio di profumi dolci e bluastri di gelatina di mirtillo, che minuto dopo minuto si è trasformata nella freschezza di sanguinella tardiva. A contorno una salinità delicata, iris, sfumature di ruggine, un sottobosco leggero. Bello l'attacco di bocca, minerale, vivace, che continua fruttato e succoso, concedendosi appena un aroma delicatamente tostato. Bicchiere di gran classe, nitido testimone della sua denominazione.

Decano della degustazione lo 🍷 Château Nenin 2000 di Pomerol, in splendida forma, mediterraneo, iodato, dalla frazione medicinale gentile e delicata, comunque forte in ricchezza di spezie dolci. Così come dolce é il primo sapore, riposante, sensuale, per poi arricchirsi di ricami mentolati e trovare in essi profondità. Afferma i suoi anni con ancora tanta energia, finale piccante che lascia la bocca accarezzata da una bella sensazione di caffè in polvere. Il ritorno ai profumi viene premiato da china e chinotto.

Con il Merlot ho litigato subito, stavo ancora indugiando sul precedente bicchiere quando distrattamente ho infilato il naso
nel 1er Grand Cru Classé B di Saint Émilion, lo 🍷 Château Pavie-Macquin 2012, che mi avevano appena servito. Un esordio scontroso, con sensazioni animali, fungine, una presenza di sottobosco umido, cuoio, pelliccia... col tempo si è poi placato, ma il feeling era ormai compromesso. Fin da subito bella la bocca, giovane, dalla freschezza pepata, equilibrio spostato dalla parte giusta, tuttavia a debito di ampiezza aromatica.

Primo bicchiere ad essere servito lo 🍷 Château Potensac 2013 del Médoc, dal piccolo frutto orientato su tonalità rosse e suggestioni erbacee, ribes, melograno, garofano e rosa selvatica. Tostatura avvertibile, ma non eccessiva. Bocca un po' immatura, congruente nei tannini sfumati di verde e dalla sensazione asciugante. Un inizio discreto, ma in assoluto una bottiglia non esaltante.

Decisamente più convincente, apprezzata da tanti in sala compreso il Masna, lo 🍷 Château d'Armailhac 2013, 5ème Grand Cru Classé di Puillac. Si distinguerà per essere il più floreale e nella sensazione calda con cui accarezza la bocca. Aggiunge però dolcezza di spezie, agrume colorato di giallo, anche un leggero indizio di tostatura. Succoso, salino, saporito di mora e amarena, ha equilibrio e allo stesso tempo vivacità, una scia di grafite ne accompagna il finale.

Meno felice il calice di
🍷 Château Langoa-Barton 2012, 3ème Cru Classé di Saint-Julien, che al frutto piuttosto maturo aggiunge sensazioni tartufate, salmastre, permettendo anche al legno di far capolino. Se al naso questo aspetto rimane tutto sommato secondario, in bocca diventa troppo marcato e ne monopolizza la chiusura aromatica. Peccato, perché l'esordio fresco e di piccoli frutti non mi era affatto spiaciuto.


Bottiglia più raffinata della serata lo 🍷 Château Giscours 2015, 3ème Cru Classé di Margaux. Profumato intensamente di gelée alla fragola, tanto sale, il ribes, persino di rosa, mentre alla rotazione il ricordo di incenso è una vera pietra preziosa. Sorso pieno, sontuoso e morbido, splendida la texture che sottindente una intrigante vena salina. Solletica al gusto e nelle sensazioni tattili, mostra in modo pieno e nobile il carattere di un'annata fresca. L'angolo più elegante del Médoc non poteva smentirsi.



venerdì 2 febbraio 2018

🍷 Cascina Garitina – Nizza Docg NeuvSent Margherita 2014

🍇 100% Barbera – 14.5%


Se mi fosse concessa solo una parola per descriverlo pienamente sarebbe "intensità"... quasi troppo facile associarla al colore, così profondo, scuro al centro e pulsante di gioventù ai bordi, un guizzo di notte intrappolato fra pareti di vetro.

Nonostante questo, e contro le leggi della fisica, è il profumo che supera la velocità della luce. Appena tolto lo screwtap che lo ha protetto, senza nemmeno che lo abbia versato, l'aria trasporta un frutto succoso, mora e mirtillo, dolci e appena raccolte.

Poi è Arianna ad essere colpita da questa forza aromatica, dall'altra parte del tavolo e lontana anni luce dalla mia maniacale passione per questi liquido capace di mille sorprese, il suo "che profumo questo vino!" è spontaneo, mai glielo avevo sentito dire prima.

Un'intensità che in bocca diventa gentile, un abbraccio di velluto dalla tessitura gessosa, fermo nella presenza ma nervoso nel movimento, un vino che non ne vuol sapere di stare fermo. Quando la loro natura è così puoi rincorrerli finché vuoi, ma non si faranno mai prendere, li devi solo accettare.

Ha la freschezza di ciliegia selvatica e un tannino vivace, un'autostrada che porta ad un futuro lontano. Mi piace tantissimo come reagisce alla temperatura fresca a cui me lo godo, gli regala uno sprint vinoso e appena qualche spigolo, che mi godo accarezzandolo qualche istante in più sul palato.

Magnifico, nitido e naturalmente ancora intenso, il ricordo di cannella a bicchiere vuoto, di nuovo una splendida conferma per la vendemmia 2014, complicata ma che sta dando così tante soddisfazioni.

L'abbinamento mi è stato consigliato da una cara amica, la stessa persona che devo ringraziare per questa bottiglia... e per tanto altro.




Margherita è il nome della vigna, una delle tre selezioni parcellari per il 900 di Gianluca Morino.