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domenica 23 aprile 2017

Échelle... - CaliciVivi e il Pinot Noir, Godò 05/04/2017


Ho conosciuto Matteo tramite Vania, Mario e Alfredo, tutti insieme abbiamo condiviso belle serate, ricordo un'allegra degustazione di Riesling a Correggio terminata ben dopo mezzanotte, con chitarra e canto... in effetti ha una bellissima voce.




Non lo avevo mai sentito parlare di vino e mi é piaciuta molto l'emozione, dichiarata e manifesta, che lo ho preso ad inizia serata... se ce l'ha Lui che queste cose le fa per mestiere, allora posso avercela anch'io quelle poche volte in cui mi trovo con un calice in mano davanti ad un pubblico.

Una degustazione non facile, difficile trovare il taglio giusto dell'esposizione in occasioni di questo tipo, perché davanti potresti avere super appassionati, ma anche persone solamente curiose. 

La chiave di lettura é sempre la semplicità, e Matteo l'ha trovata facendoci percorrere la scala della gerarchia del Pinot Noir, dall'austerità di un Blauburgunder, fino alla completezza di un Grand Cru di Morey-Saint-Denis.

Molto Alto-Atesino, autunnale, ma con una declinazione piacevolmente alleggerita rispetto ad altri dello stessa zona, il 🍷 Pinot Nero 2012 di Maso Thaler, che mai come in questa annata ho trovato così centrato sul suo territorio. Sono contento per i fratelli Motta, la via dei 20 mesi in bottiglia sta dando i suoi frutti.

Spirito Toscano nel 🍷 Civettaja 2013, una versione allegra e per certi versi anche un po' chiassosa di Pinot Nero, giovane, dinamico, nel colore e nelle sensazioni, certamente con qualche piccola sbavatura che gli si perdona ben volentieri.

Contentissimo di risentire il 🍷 Pinot Nero Dalzocchio 2010... naso stupendo, esattamente come lo ricordavo, con ancora un'incantevole violetta che non dovrebbe mai mancare nei vini di questo meraviglioso vitigno. In bocca, tuttavia, quella struttura esile che ha sempre avuto, comincia a cedere dopo 7 anni. Siamo a Rovereto, va bene così.

Il 2010 di Catherine & Claude Maréchal, sarà stato perché in magnum, sarà stato lo spirito di Volnay, ma la grazia e la completezza di questo calice hanno proprio brillato. Servito e partito alla pari con il vino di Elisabetta, con cui inizialmente condivideva la leggerezza minerale del sorso, in pochi minuti ha messo la freccia ed é decollato su altri piani astrali di profumi e aromi.

Muscolare, potente, succoso, persino tartufato, il 🍷 Gevrey-Chambertin 2005 del Domaine Marchand-Grillot, spinto da un'annata magica, si é lasciato alle spalle appena qualche grammo di grazia, ma da gustare con il “guancialino” non ha avuto rivali.

Infine, gotha della serata, il 🍷 Clos de Lambrays 2006 del Domaine de Lambrays. L'ennesima conferma che i Grand Cru di Borgogna, non giocano quasi mai di impatto, ma di sorpresa e profondità. 

Non c'é mai nulla fuori posto, conquistano a poco a poco, crescono il progressione, una ricchezza olfattiva che esprime persino aromi da bianco, una mineralità insinuante e soprattutto la definizione... ogni profumo, ogni aroma, é sezionabile, preciso, individuabile, puro.

Degna conclusione della serata, stranamente più fresca dei giorni che l'hanno preceduta, il “Guancialino con polenta e funghi”, saporito e tenero, che ho piacevolmente spazzato svuotando accuratamente i sei calici che avevo davanti. Bravissimo Massimo Cappi.



Questi i vini degustati:

🍷 Maso Thaler - Alto Adige Pinot Nero 2012 (85/86 🎲)
🍷 Podere della Civettaja - Toscana Igt Pinot Nero 2013 (86/87 🎲)
🍷 Dalzocchio - Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot nero 2010 (86/87 🎲) 
🍷 Catherine & Claude Maréchal - Volnay 2010 (89 🎲)
🍷 Domaine Marchand-Grillot - Gevrey-Chambertin 2005 (87/88 🎲)
🍷 Domaine de Lambrays - Clos de Lambrays Gran Cru 2006 (92 🎲)


🍷 Maso Thaler - Alto Adige Pinot Nero 2012 (85/86 🎲)


Rubino al centro che sfuma gradualmente verso il granato, bella luce, trasparenza perfetta. Naso terroso e ferroso, il frutto é mirtillo croccante, poi cannella, un profumo austero, ma così ben definito che porta serenità, lo completano sbuffi di eucalipto. Sorso sapido, di bacche rosse e mature, la giusta morbidezza, tannini ben levigati, riscalda appena, contrappone una freschezza più che adeguata. Il legno é comprimario senza dominare, regala un'impressione vellutata, il ritorno al naso lo trova più dolce e speziato, arricchito di liquirizia. Bella tenuta all'aria durante la serata.


🍷 Podere della Civettaja - Toscana Igt Pinot Nero 2013 (86/87 
🎲)


Un magico rubino in pienezza, vivace e pulsante. I profumi sono polposi di frutta scura, dolci di amarena, appena mentolati, minerali di grafite, humus, infine viola carnosa. Sorso che parte sottile, il volume arriva dopo qualche secondo e porta un frutto rosso, fragola e pomodoro ben maturi, ricordi ematici in punta di piedi. Scorre bene, gustoso, piacevole, lascia una bocca ben asciutta sui laterali. Magari ha una leggera sbavatura stilistica, si concede qualche aroma non proprio nitido, ma con il lavoro dell'ossigeno diventerà molto più sereno. Seconda bottiglia, servita a fine serata, persino superiore.


🍷 Dalzocchio - Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot nero 2010 (86/87 
🎲


Rubino più cupo, risalta nel confronto con il calice che lo ha preceduto, orlo decisamente granato, bella la trasparenza, non vivacissimo. La violetta che aveva la prima volta che l'ho sentito più di 2 anni or sono é ancora ben nitida, la seguono ribes, lampone, terra calda bagnata dalla pioggia estiva, una leggera vaniglia. Sorso succoso, ha ancora freschezza, snello, appena diluito ma con tanta mineralità che ne caratterizza il finale, insieme ad un ricordo di erbe aromatiche. Tannino praticamente trasparente, ancora un bel bicchiere, ma la sensazione é che sia ormai all'apice. Il ritorno ai profumi trova cannella, cereali e fiori gialli.


🍷 Catherine & Claude Maréchal - Volnay 2010 (89 🎲)



Si tratta di una magnum, il colore é un granato con orlo dalla sfumatura mattonata. Tantissime spezie nei profumi, fungo, piccoli frutti rossi, fragolina, lampone, gelatina di mirtillo, mora, corteccia essiccata. Sorso leggero e profondamente minerale, inizialmente nella saporosità ricorda il Pinot Nero della Dalzocchio, ma già con maggiore freschezza e salinità. Poi letteralmente decolla... al naso crescono sensazioni muschiate e di scorza d'agrumi, la bocca diventa più dolce e guadagna in volume, i sapori di frutta si amplificano raccolti però in un elegante finale jodato. Panettone e uvetta a bicchiere vuoto, bottiglia che mi sarebbe piaciuto avere in cantina.


🍷 Domaine Marchand-Grillot - Gevrey-Chambertin 2005 (87/88 🎲)



Rubino vivace, denso, con orlo granato. Profuma intensamente di amarena, grafite, tabacco, un tocco leggero di legni aromatici, dolcezza di marmellata di fragole, rosa scura e un sottofondo decisamente tartufato. Sorso pieno, muscolare, tirato di succo di lamponi e nel complesso giovanissimo, un tannino che non ha ancora nessuna voglia di farsi domare, finale con sensazioni minerali e fumè che ritorneranno anche al naso a bicchiere vuoto. Il vino più potente della serata, decisamente quello più gastronomico.


🍷 Domaine de Lambrays - Clos de Lambrays Gran Cru 2006 (92 🎲


Granato al centro, con bordo aranciato, ma di una vivacità e con una luce che incantano. I profumi hanno un esordio sottile, per prima arrivano gli agrumi, freschi di arancio e mandarino, segue un passaggio di fumo, fiori e frutti gialli, orzo, erbe aromatiche e balsamicità. In bocca é giovanissimo, ha un allungo minerale pazzesco, non ha nulla che non funzioni, speziatura e mineralità vengono fuori nitide alla masticazione, l'equilibrio é perfetto, un finale saporito di ciliegia candita. L'assaggio ha spiegato le ali ai profumi, l'arancio é diventato più maturo, prima cedro candito e poi ancora chinotto, il floreale più dolce, le sensazioni “da bianco” si arricchiscono di zucchero di canna. Pura eleganza, nessuna ostentazione di forza, “perché i Grand Cru sorprendono, quasi mai nella potenza” (cit. Matteo Pessina).








Az. Agr. Ferlat – Friuli Isonzo Doc Friulano 2015

🍇 100% Friulano – 13%


Da sbatterci la testa contro il muro... ogni volta che apro un vino di Moreno mi aspetto qualcosa che colpisca in modo indistinguibile. Finora non si é mai smentito. 

Giurerei, versandolo nel calice, che una sfumatura appena ramata abbia arricchito questo Friulano dal colore del grano maturo. Poteva essere una semplice suggestione, un effetto della luce d'ambiente che ne ha ricamato i riflessi sulla trama luminosa d'oro antico, se non fosse per quello che il vino racconterà anche dopo ai miei sensi.

Di nuovo... un aroma inatteso si erge a protagonista, un floreale di lavanda e ciliegia dal ricordo orientale di rosa, geranio e spezie, nulla che faccia pensare ad un bianco, il punto di contatto più vicino è comunque l'arancio candito. 

Il tempo e l'aria ne esalteranno la frazione erbacea, la particolarità mi costringe a tornare al bicchiere innumerevoli volte, cercando di cogliere quello che alla fine comunque mi sfuggirà. La cosa più vicina che mi viene in mente é il “Ricordo di Instanbul”, un profumatissimo dessert di Alessandro Panichi.

Il sorso ha un calore saporito di sale, l'espressione aromatica si conferma intensa e coerente, appena più gialla, il fruttato candito ancora come protagonista, la freschezza quel piccolo puntello che basta a far risaltare le altre sensazioni, il finale é di mandorla amara.

Un vino dalla presenza importante che lascia la bocca bagnata dai suoi profumi, una vena aromatica che non mi sarei aspettato da questo vitigno. Moreno ha davvero una mano felice nello spingere i profumi a prendersi gioco del naso dei degustatori. 




Il prossimo sarà il suo Sauvignon e intanto un “in bocca al lupo” dopo l'inizio sfortunato della stagione 2018, come per tanti contrassegnato dalla gelate tardive, aprire una sua bottiglia mi é sembrata la cosa migliore per essergli solidale, a Lui come agli altri.

sabato 22 aprile 2017

Frank Bonville – Champagne Brut BdB “Avize” Grand Cru n.m.

🍇 100% Chardonnay – 12.5%


Una bottiglia su cui ho un ricordo emozionale molto forte, l'ultima di 3 acquistate al volo nella bassa Reggiana ad un prezzo stracciato... non ho idea della sboccatura, sicuramente vecchia, é nella mia cantina ormai da più di due anni.

Il tappo ha perso molta dell'elasticità, ho sentito una doppia spinta mentre lo estraevo senza quasi rumore, appena un soffio, di solito non ho una mano felice nelle aperture. Il colore é perfetto, forse la carbonica non agita così tanto il bicchiere, ma solo l'assaggio chiarirà questo aspetto.

Intanto mi godo i profumi, la purezza dello Chardonnay pienamente espressa in zucchero filato, biscotto dolce, mela golden matura, cedro candito... di sicuro non é giovane, il leggero respiro da grande Bas Armagnac lo impreziosisce e ne amplifica la complessità.

Il sorso é proprio bello, pieno, freddo di temperatura ma caldo nel volume e nell'avvolgenza, la carbonica in effetti poco più di un solletico, non appena l'impatto iniziale cala d'intensità una salinità fresca accompagna una lunga aromaticità di spezie, miele e torrone.




Come sempre l'ultima bottiglia é sempre la migliore, quanto amo la rotondità dei vecchi Champagne...



lunedì 17 aprile 2017

Weingut Von Volxem – Saar Riesling 2015

🍇 100% Riesling Renano – 12%


Viene dalla mia estate in Valle Isarco... una giornata di relax con passeggiata a Bressanone e mi trovo a passare davanti ad un'enoteca con mescita, entro senza intenzione di comprare perché ne ho già fin troppe, ma la lavagnetta mi cattura subito.

Fuori é caldo e ho voglia di Riesling, scelgo proprio questo, me lo versano nel calice accompagnato da uno stuzzichino estivo, niente di che, ma fatto da loro, é buono e con il vino sta più che bene. Allora per una sorta di gratitudine decido di prenderne una bottiglia, per giunta ad un prezzo più che onesto... l'oste ha saputo far bene il suo mestiere.

L'ho aperto ormai da quasi 10 giorni, all'inizio l'ho trovato un po' irrequieto, volevo vedere se si calmava un po', invece é proprio questione di impostazione e alla fine é stato lui a conquistare me.

Quanto adoro i profumi dei Riesling giovani... quel profilo di un bianco accecante che coinvolge pesca e mughetto, ti entrano nelle narici e vibrando si insinuano fino alla base dei pensieri, sono sensazioni dolci ma condite di agrumi, a fare da comprimari mandorla, glassa di zucchero e miele d'arancio.

Non stancano mai...

In bocca pizzica, appena aperto come dopo più di una settimana, giurerei su una sottile vena di carbonica invisibile nel bicchiere, lo rende piccante e amplifica un'acidità nervosa che asciuga splendidamente la bocca, appena sotto qualche grammo di zucchero residuo ci deve essere.

Non ha una lunghezza impossibile, gioca di fioretto e non di spada, lascia un bell'aroma di pesche al limone, quelle che si preparano tagliate a spicchi d'estate e per mangiarle fresche di frigo...



Bottiglia appagante, ed é solo l'entry level della cantina.

domenica 16 aprile 2017

Weingut Zirmerhof - AA Gewurztraminer "Pinus" 2012

🍇 100% Gewurztraminer - 14%


Il Gewürztraminer più raro dell'Alto Adige, vigneto di appena mezzo ettaro, i proprietari hanno uno dei più bei resort della regione in una delle posizioni più isolate e selvagge. 

Naturalmente lo conosco solo tramite Alberto e Serena, perché è quasi introvabile, in tanti anni ne ho viste appena 2 bottiglie.

Magnifico nel colore dai riflessi di oro intenso, naso che pizzica di zenzero, dolce di pesca sciroppata, particolare per il tantissimo anice, più consueto il litchi, poi zucchero di vaniglia, borotalco, spuma al cedro.

Concede anche una lievissima nota di zafferano che emerge appena dalla sensazione balsamica, pepata e dolce di cioccolato Galah.


Sorso stranamente teso, parte subito in freschezza, diventa piccante di menta prima di accompagnare i sensi con un morbido calore. La fruttosità salata conduce ad una lunga scia finale aromatica e dal tocco di liquirizia.


Nel complesso un gran bel bicchiere, giocato su sapidità e complessità aromatica, non solo forza di profumi e morbidezza, ma tantissime sfumature.


venerdì 14 aprile 2017

Domaine Anne Gros – Bourgogne 2013

🍇 100% Pinot Noir - 12.5%


Frutto rosso piccolo e nitido, una succosa marasca ben matura, più offuscata la parte nera che oscilla fra la mora e l'humus, di terra bagnata e grassa. Un filo di vegetalità che fa pensare ad una vinificazione da uva non diraspata, spezie indistinte, ma sicuramente dolci.

Infine una mineralità scura che se al naso é comprimaria diventa protagonista in bocca, dove la bassa temperatura la insaporisce e porta avanti il leggero tannino, piacevolmente maturo... un timido spessore che si pone fra il palato e il vino.

Scorre molto molto bene, condito, fresco, si congeda con un aroma piacevolmente rosso di ferro e di bacche che corrisponde al vivace colore con cui illumina il calice.



L'etichetta blu, in negativo rispetto alle altre, identifica i vini che provengono dall'attività di “negoce” di Anne Gros, comunque intransigente sulla qualità anche su questa piccola bottiglia.

domenica 9 aprile 2017

Manni Nössing – Südtirol Eisacktaler Müller-Thurgau “Sass Rigais” 2014


🍇 100% Müller-Thurgau – 12%


Se si vogliono fare vini eleganti con il Müller-Thurgau bisogna piantarlo in alto, questo vitigno ama disperatamente la quota. Il vigneto di questa bottiglia é a Tiso, a più di 900 metri di altezza, una delle rare coltivazioni su riva sinistra Isarco, all'imbocco di quel paradiso naturale che é la Val di Funes.

Il vino si chiama Sass Rigais, perché i filari guardano la piramide di roccia con lo stesso nome, dalla caratteristica spaccatura nel mezzo, appunto il “sasso rigato”. Esposizione Est, per forza... obbligata per avere la maturazione completa delle uve così in alto.

Che sia un vino “del freddo” lo si capisce già dal colore, dalla glaciale sfumatura verdolina. La sfacciata aromaticità di certi Müller-Thurgau qui é completamente assente, rimane un leggero ricordo di salvia, erba tagliata, mandarino, prugna gialla e fiori di camomilla. Il rapporto di parentela con il Riesling, naturalmente giovane, verrà fuori mano a mano che il livello della bottiglia cala.

Se nei profumi non é esplosivo il sorso invece é saporito, dominato dalla freschezza ma con un nitido sapore di mela e marmellata di albicocche. Lascia in bocca un aroma mentolato, accompagnato da una sapidità leggera, completamente al servizio della bevibilità.



La mineralità concentrata di certi vini di Nössing di alcuni anni or sono ormai un lontano ricordo, del cambio di stile me ne avevano parlato in diversi. Forse in questo caso sarà stata anche complice la difficile annata 2014, che comunque sta regalando solo vini eccellenti.



sabato 8 aprile 2017

Peter Sölva – Südtirol Gewürztraminer 2014

🍇 100% Gewürztraminer – 13.5%
 

L'impatto aromatico é intenso e contrastato, una competizione di sensazioni dolci e speziate, pesca sciroppata e zenzero, tiglio e rosa gialla, salvia e muschio. Ne completano il profilo una mineralità di ardesia, ricordi di budino alla crema, cocco e tanta frutta secca.

L'impressione di dolcezza si conferma nell'attacco di bocca che ha volume morbido, ma dura solo pochi attimi, perché subito si stringe in un sorso che concentra un'inaspettata freschezza e una vibrazione continua di salinità.

Uno dei Gewürztraminer più equilibrati sentiti negli ultimi anni, figlio di una vendemmia in cui si é dovuto lavorare tanto, ma che soprattutto negli aromatici ha regalato slancio, contenuto le sensazioni di calore ed esaltato le potenzialità minerali.




Degustazione Schiave dell'AA 23/03/2017

Una battuta ha fatto nascere una delle degustazioni di Schiava più complete che si possano immaginare... in orizzontalità, perché ha coperto quasi l'intero Alto Adige, in profondità, visto che per lo stesso Cru siamo andati 20 anni indietro nel tempo.



Il plus avere Daniele a scegliere i vini e a condurla, la persona che materialmente ha realizzato dalla più giovane alla più vecchia delle bottiglie di “Huck am Bach” che abbiamo aperto insieme.

L'occasione per andare finalmente a salutare Padre Max nella sua nuova avventura Carpigiana, il Godò, un locale intimo, con una bella luce... sta cercando di fare davvero bene, si capisce dalla scelta di bottiglie che propone e nella volontà di organizzare serate come questa.

Sul tavolo ci ha fatto trovare il libricino per gli appunti, la presentazione della serata, la lista dei vini e tanti bicchieri che durante la serata verranno riempiti e velocemente svuotati.

La Schiava é un rosso sfavillante, da giovane ha una fragranza ineguagliabile, il colore é il più bello del mondo, un vino immediato e raffinato, quello che ha da offrire lo porge senza costringerti a cercare. Luminosa trasparenza, raffinatezza di frutto in ciliegia e mandorla, florealità di garofano o rosa in funzione della maturità delle uve.

Queste le conferme, poi sono venute le sorprese, il lavoro del tempo... in realtà qualche indizio l'avevo avuto, raccontato in una degustazione l'anno passato da Pierluigi Gorgoni, uno dei giornalisti e conoscitori di vino più creativi che abbiamo in Italia.

Con gli anni, possono essere 3, 4, 5 ..., la parte floreale e fruttata della Schiava, che la fa amare da giovane, diminuisce lasciando emergere un'inattesa ricchezza speziata. La struttura, che sembrerebbe così gracile, invece tiene, forse perché non avendo dimensione colossale, non può crollare sotto il proprio peso.

Rimane la snellezza intatta, quello scorrere leggero ma ugualmente saporito di aromi che negli anni diventano sfumature autunnali, una complessità sottile da cui finalmente sale quella mineralità salina che da giovane é nascosta dal frutto. Questo a sua volta si trasforma, da bacca croccante diventa un agrumato dolce.

Come sempre ho scritto molto, ma con così tanti vini é difficile focalizzare il tratto distintivo di ognuno, preferisco allora attingere direttamente ai ricordi più vivi, rimasti impressi anche dopo alcuni giorni.

Magnifica la 🍷 Meraner Vernatsch 2015 di Popphof, di un rubino lucente che in mezzo a tanta altra luminosità riesce comunque a farsi notare. Estremamente floreale, una fragolina fragrante, dolce e succoso in bocca, un vero Skivasser, magrissimo, dal finale di acqua di rose. Rende forse merito all'esposizione ad Ovest del versante di Marlengo, posto freddo, bottiglia adorabile.


Tanto diverso e ugualmente sorprendete il 🍷 Lago di Caldaro 2015 di Manincor, esempio di agricoltura biodinamica e fermentazione spontanea, balsamico, pepato, una mineralità sulfurea di pietra focaia, il piccolo frutto arriva solo in un secondo momento. Il sorso porta un curioso aroma di anguria e dopo aver rinfrescato il palato, conceda anche leggero calore.


Non avevo mai sentito il 🍷 Lago di Caldaro 2015 di Giorgio Grai, più scuro degli altri calici, quasi con bordo aranciato, un'espressione più matura, rocciosa, in cui si percepiscono anche ricordi vanigliati.


Conosco invece meglio i vini Maso Unterganzner, il genio creativo di Josephus Mair, il suo 🍷 Santa Maddalena 2015 ha l'intensità come tratto riconoscibile, per come può esserlo in una Schiava. Speziato di pasta di mandorle, la frutta già verso la gelatina, scontroso e irrequieto in bocca, come devono essere le bevute di carattere... semplicemente buonissimo.


Tutte le volte ci lascio il cuore e stavolta ho avuto pure i testimoni... lo stesso Daniele riconosce a questa bottiglia, il 🍷 Santa Maddalena Classico 2015 di Pfannenstielhof, tutto il valore che merita. Raffinato, elegante, persino la frutta si offre in punta di piedi per lasciare spazio a ricordi ematici, ferrosi, già complessi dopo solo un anno. Il colore é un gioiello, dopo un ingresso in dolcezza floreale, il sorso é minerale, nervoso, vivo. Profuma di sali balsamici a bicchiere vuoto. Non mi ripeto, quello che penso di questo vino l'ho detto mille volte...


Sul filo di lana delle bottiglie d'annata gli é arrivato vicino il 🍷 Santa Maddalena “Moar” 2015 della Cantina di Bolzano, il cru nel cru della “Huck am Bach”, un vino di Daniele, fino all'anno scorso proposto solo in magnum. Naso esplosivo, un solletico di brezza marina, appena più tranquillo in bocca, dove lascia un aroma di ciliegia matura. A calice svuotato, esprime ancora eleganza.


Ci siamo meritati anche l'anteprima del 🍷 Santa Maddalena Classico “Huck am Back” 2016 che ancora deve uscire sul mercato... privilegi da enologo che sfruttiamo con piacere. Un rubino più denso, quasi particellare, giovanissimo e magnificamente speziato di tabacco, dai mille fiorellini di campo, allegri e freschi. Sorso nervoso, tirato, irrequieto, finale croccante di ribes... piaciuto immensamente, il 2016 é stata una grande annata. Quest'anno alla Vernatch Cup avranno da divertirsi.

Nella progressione di 🍷 “Huck am Back” 2015, 2012 e 2008 ho avuto piena conferma di quello che avevo sentito da Pierluigi Gorgoni, la spezia cresce piano piano, dai toni salmastri del più giovane si passa ai ricordi jodati, la frutta da piccola e rossa diventano agrumi maturi, tamarindo e chinotto, la salinità del sorso comincia ad accostare una freschezza che comunque non se ne vuole andare.


Infine... 🍷 "Huck am Bach" 1997 in magnum... granato mattonato, un getto di spezie, macchia mediterranea, menta piperita, resina, aghi di pino... un sorso che è succo di arancia, magro e sottile, fresco come un sorso di acqua in una fontanella di montagna, un filo di evoluzione sul finale di bocca. Aromi jodati e salini come ultimo regalo... outstanding.


Piattino di salumi e formaggi alla fine della degustazione, “carne salada” spettacolare... en passant anche un bellissimo Lagrein Riserva “Taber”, orgoglio della Cantina di Bolzano.






Grande serata, Schiava vino del cuore.

Degustazione Nosiola AIS RE 23/03/2017

0.6% di meno del'1.5%... sono i numeri della produzione di Nosiola su scala nazionale... lo 0.6% del totale del Trentino, che a sua volta é meno dell'1.5% di quella Italiana. In pratica ne sono rimasti circa 60 ettari, fra imbocco Val di Cembra, Valle dei Laghi e Vallagarina.

Quando ho visto la locandina dell'evento ho chiamato Alfredo, un amico che si occupa della degustazioni per l'AIS Reggio, e gli ho detto “solo una persona con una sensibilità per il vino di livello superiore può pensare di organizzare una degustazione di Nosiola in Emilia”.


La Nosiola o il Nosiol, perché a seconda della valle cambia il genere, é un vitigno semisconosciuto e probabilmente mal compreso, identificata con un vino esile e leggero, da consumarsi in fretta. Quando feci il II livello il relatore non ne parlò nemmeno...

L'ho sempre trovato un sorso bellissimo, bevuto ogni volta che mi sia capitato, ma questa é stata un'occasione unica... 8 calici così diversi l'uno a fianco all'altro, da espressioni molto tecniche, altre “nordiche”, altre vere e proprie interpretazioni “calde”.

Il vitigno comunque é sempre venuto fuori... lo ritrovo nei profumi contrastati, in cui sensazioni tostate e salmastre si mischiano a ricordi giovani di fiori e frutti. Una competizione fra evoluzione e fragranza a cui bisogna abituarsi gradualmente, ma poi diventa intrigante.

Il sorso porta sempre freschezza irrequieta e sapidità netta, quasi un velo di aromaticità. La mano del produttore può aggiungere maturità e volume, magari con altri vitigni, come in alcuni dei nostri vini.

Sul Vino Santo ogni parola spesa in più non sarebbe mai abbastanza, forse l'unico passito Italiano non aromatico in cui il vitigno non si fa soggiogare dal metodo, in cui il “dolce” non é mai “così dolce”, un equilibrio che lo mantiene sempre giovane anche a decine di anni dalla vendemmia.

Bottiglia della serata, la Nosiola 2006 di Cesconi, dal colore perfettamente dorato e profumi dai mille colori, prima muschio secco, poi albicocca disidratata, un mondo di spezie svolto fra propoli, anice stellato, un respiro di zafferano, coriandolo, infine dolcezza di tiglio, camomilla e cioccolato bianco.

Letteralmente incapace di stancare e pienamente confermato da una bocca fresca, agrumata e piccante, ancora giovane e leggera dopo 10 anni... porta in dote una lunga profondità aromatica.

Vino freddo dal cuore caldo che l'ossigeno ha nei minuti arricchito di ricordi di pepe e pietra focaia, neanche fosse un 1er Cru di Chablis... un'eccellenza netta.


Questi gli altri vini nella sequenza di servizio.

🍷 Vignaiolo Fanti – Nosiola 2015 (🎲 83 pt)
🍇 100% Nosiola

🍷 Eredi di Cobelli Aldo – Nosiol 2014 (🎲 86 pt)
🍇 100% Nosiola

🍷 Gino Pedrotti – Aura 2014 (🎲 87/88 pt)
🍇 Nosiola, Chardonnay

🍷 Eugenio Rosi – Anisos 2014 (🎲 87/88 pt)
🍇 Nosiola, Pinot Bianco, Chardonnay

🍷 Cesconi – Nosiola 2006 (🎲 91 pt)
🍇 100% Nosiola

🍷 Pravis – Ora 2012 (🎲 87 pt)
🍇 100% Nosiola

🍷 Giovanni Poli – Vino Santo 2005 (🎲 87 pt)
🍇 100% Nosiola

🍷 Pisoni – Vino Santo 2002 (🎲 90 pt)
🍇 100% Nosiola




🍷 Vignaiolo Fanti – Nosiola 2015 (🎲 83 pt)
🍇 100% Nosiola


Chiarissimo, dalla trasparenza spinta e un po' irreale. Profumi muschiati e di mela ammaccata, marmellata di ribes giallo, ananas sciroppato, un soffio di miele e una curiosa impressione aromatica di salvia. Anche in bocca ritorna la sensazione di Moscato, aromi di buccia di frutta, una trasparenza di tannino, morbidezza inattesa, finale mentolato dalla freschezza scomposta. Ricordi fumé a bicchiere vuoto, non mi ha convinto.


🍷 Eredi di Cobelli Aldo – Nosiol 2014 (🎲 86 pt)
🍇 100% Nosiola


Colore in pienezza di gioventù, naso delicato e giovanissimo di fiori bianchi, erba appena tagliata, tantissimi agrumi, il ricordo di pompelmo é evidente. Non così complesso, ma di grande pulizia. In bocca é vibrante, l'acidità nervosa e saporita di mandorla fresca e limone, sapidità a condire l'equilibrio, giusto il volume, il finale é di nuovo quasi aromatico. Il ritorno al naso trova il giglio e il mughetto, una dolcezza di confetto e il pompelmo trasformato in menta. Gran finezza di profumi a bicchiere vuoto. Coincide con la mia idea del vitigno, aggiungo ora... in gioventù.


🍷 Gino Pedrotti – Aura 2014 (🎲 87/88 pt)
🍇 60% Chardonnay, 40% Nosiola


E qui si cambia colore, perché nel calice é dorato rossiccio, semplicemente magnifico e nobile. Profumi dolci di mela al forno e cannella, tisana alle erbe, krapfen all'albicocca, rosmarino, poi arrivano anche sprazzi di piccoli frutti rossi quali la ciliegia candita, in sottofondo speziatura di anice. Sorso teso, di spessore, la tannicità é ben presente, la sensazione di dolcezza sfumata ma non nascosta, finale ammandorlato e di caramella alle erbe. Bevuta dal bel carattere, con il procedere della serata il naso diventerà più sereno, jodato e marino.


🍷 Eugenio Rosi – Anisos 2014 (🎲 87/88 pt)
🍇 Nosiola, Pinot Bianco, Chardonnay


La foto non rende merito alla sfumatura di colore, in cui il giallo si tinge di un leggero riflesso ramato. Porta subito mineralità al naso, espressa con ricordi jodati e salmastri di macchia mediterranea, mela golden, resina, timo, biscotto al miele. Una complessità balsamica e penetrante, in sottofondo anche zucchero di canna, burro e cioccolato, quella sensazione di brodo che ricorre in certi grandissimi bianchi nella loro gioventù. Il sorso é dolce, l'aroma quello di pesca gialla matura, appena una sensazione metallica, retrogusto di mandorla e croccante alla nocciola. Persistenza lunghissima, salina e dal tannino bianco, il ritorno al naso lo trova arricchito di ricordi di malva. Giovanissimo, forse troppo, crescerà tanto in bottiglia.



🍷 Cesconi – Nosiola 2006 (🎲 91 pt)
🍇 100% Nosiola


Bottiglia della serata la Nosiola 2006 di Cesconi, dal colore perfettamente dorato e profumi dai mille colori, prima muschio secco, poi albicocca disidratata, un mondo di spezie svolto fra propoli, anice stellato, un respiro di zafferano, coriandolo, infine dolcezza di tiglio, camomilla e cioccolato bianco. Letteralmente incapace di stancare e pienamente confermato da una bocca fresca, agrumata e piccante, ancora giovane e leggera dopo 10 anni... porta in dote una lunga profondità aromatica. Vino freddo dal cuore caldo che l'ossigeno ha nei minuti arricchito di ricordi pepati e di pietra focaia, neanche fosse un 1er Cru di Chablis... un'eccellenza netta.



🍷 Pravis – Ora 2012 (🎲 87 pt)
🍇 100% Nosiola


Oro rossiccio, ha un naso timido, balsamico di eucalipto, infusione di erbe aromatiche, sale, ruotandolo emerge un frutto dolce, l'albicocca e quei ricordi muschiati che in tanti altri calici sono apparsi durante la serata. Bocca morbida, forse persino con un filo di reale dolcezza, un aroma intenso di pesca sciroppata, anice, liquirizia e sensazioni minerali. Un vino di volume, ma il carattere gli deve essere riconosciuto.


🍷 Giovanni Poli – Vino Santo 2005 (🎲 87 pt)
🍇 100% Nosiola


Ambra brillante, profuma di zafferano, mela cotta, dattero, rosmarino, frutta tropicale, marmellata di arancia, legno secco, zucchero caramellato. Il sorso è dolce con ricordi fumé, porta aromi di tabacco e cannella, conditi di piccoli frutti rossi. Diventa piccante quando i polifenoli raggiungono il fondo della gola. Forse qualche anno in bottiglia lo renderà un po' più sereno, manca tuttavia di quella freschezza necessaria per una lunga prospettiva di vita.


🍷 Pisoni – Vino Santo 2002 (🎲 90 pt)

🍇 100% Nosiola 


Tonalità ambra scura, quantunque trasparente e luminosa di riflessi ramati. Il naso é complesso, con un'evidenza di zafferano, ricordi di fumo e tostature, creme brulée e cioccolato, erbe aromatiche, frutta rossa e nera, miele, scorza di agrumi e nocciola. Sorso succoso, piccante, dagli aromi di ananas caramellato, l'acidità agrumata e nervosa, ma tutto insieme arriva ad un incantevole equilibrio, nonostante l'evidente dolcezza. Finale di torrone, il ritorno al naso trova zenzero e caramella alla liquirizia. Bella bottiglia.




Prima dell'inizio della serata sono state offerte delle specialità gastronomiche di nicchia del Trentino... letteralmente spettacolari la Trota del Sarca marinata nel miele e il Salmerino affumicato, mi sarei riempito fino al collo del Pane di lievito madre del Panificio Moderno, mi sono volutamente limitato con i salumi della Macelleria Corrà.

In abbinamento 2 vini frizzanti, uno Charmat e un rifermentato in bottiglia, da uve Nosiola e Peverella, se non altro curiosi e ben fatti. Ma le bolle il Trentino non sono un problema, di buone se ne trovano.

A fine serata anche 3 grappe di Nosiola, le ho solo annusate, ormai la via del letto era ben segnata.