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sabato 28 febbraio 2015

Ristorante Tokuyoshi, menù Sensazioni con abbinamenti...

Una bellissima cena, l'occasione per rivedere un ex collega e fare una sorpresa a Lisa, che non ne sapeva assolutamente nulla.



A priori il fatto di essere seduti al banco mi aveva lasciato perplesso, ma in realtà se si é in 2 é la cosa migliore, si é vicini, si riesce a parlare e si sta comodi.

Poi ti perdi ad osservare le preparazioni, e tutte le volte ti chiedi se sia proprio per te il piatto che stanno realizzando...

Menù sensazioni, in 9 portate, il filo conduttore sarà il gioco delle consistenze, sempre presente, tenue e croccante non mancano mai, che sia un finto-risotto, o un dessert particolare o pasta ripiena in brodo.

Nell'attesa burro nocciolato e salato, con pane preparato dal ristorante con lievito madre, nato insieme al locale.

Lo assaggio é gustoso ma faccio di tutto per non farmi coinvolgere, Alberto invece lo finisce quasi tutto da solo.

La prima portata é una tazza con "brodo di verdure recuperate", realizzato con le rimanenze delle verdure della altre preparazioni.

Così caldo é accogliente, aromatico, con quella punta intensa di sapidità che ti apre lo stomaco e fa partire la salivazione.
Tazza bianco, brodo scuro, ricorda un altro piatto... non può essere un caso.

Il primo calice é un Blanc de Morgeaux et de La Salle di Ermes Pavese, vino di naso, penetrante, giovane e verde, acuminato e appena effervescente in bocca, dalla struttura esile come deve essere con questo vitigno.

Da tanto lo volevo sentire, un vino che berrei sempre, nel suo piacevole squilibrio.

Arriva il secondo piatto... “canocchia, canocchia e canocchia”, con polvere di pomodoro e cenere di cipolla.

Un'esplosione di aromi, intensi, diversi ma che non riescono mai dominare la materia prima.

Il gusto del pesce rimane, per decine si secondi, assoluto protagonista quando il piatto é vuoto e non c'é un nuovo boccone per sostituire quello appena mangiato.

Il terzo é il “calamaro in acidità”, ce lo spiega direttamente Yoji, é un piatto estremo, di contrasto, in cui la freschezza può solo che vincere.

Ti appaga, ti ripulisce la bocca, non ti stanca ma rinfresca, sei pronto a ricominciare.

E intanto il calice si riempie del Blatterle di Nusserhof, il vitigno “brutto anatroccolo” dell'Alto Adige.

Un vino che parla di terra, radice, frutta secca, quasi tannico in bocca.

Amo il Blatterle anche perché quasi nessuno lo amo... ma solo perché nessuno lo conosce.

Vino vivo, contadino, di altri tempi con una fame d'aria pazzesca, come se arrivasse impolverato per poi mettersi la veste elegante e accompagnarsi a tavola con noi.

Un altro vino che risento tutte le volte che posso.

Di nuovo Yoji ci accompagna nel percorso con un piatto che non dimenticherò per un bel po... "crema di patate affumicate, spaghetti di patate, cozze e tartufo nero", servito in una ciotola tondeggiante, per darti l'idea di scavare nel piatto per arrivare ai frutti della terra.

Ancora consistenze che giocano, spigoli e sapori affusolati che si mischiano e si fondono, piatto di terra, con una concessione al mare, che ti porta nel cielo.

La portata successiva é “triglia e triglie”, il filetto del pesce, condito con una salsa fatto con tutte le altre parti.

Sembra che Yoji, dopo la sequenza crescente di complessità crescente, ci voglia riportare a casa, con sapori più puri, più vicini a qualcosa di già noto e consueto.

Ma assaggio dopo assaggio ti accorgi che non é così, che il piatto é esso stesso un crescendo, di tenue sensazioni che si distinguono un po' alla volta, perché riposano i sensi.

Quando l'ho terminato, io e Alberto ci guardiamo e pensiamo la stessa cosa... ne avremmo mangiate altre 5 di queste triglie, nella loro del tutto apparente semplicità, un piatto che si schiude piano piano e poi non ti lascia più.

Ci raggiunge anche il terzo calice di vino, “Falistra”, Sorbara in purezza rifermentato in bottiglia del Podere il Saliceto, omaggio alla terra emiliana.

Il colore del Sorbara non lascia mai indifferenti, i profumi danno fragranza e rinfrescano, la bocca rimane leggera e libera.

Lo accompagna un “omaggio a Milano” e sembra davvero un risotto, ma in realtà sono pezzetti di sedano-rapa sminuzzati.

Effetto ottico notevole, in bacca si sente la mantecatura generosa, che Alberto ormai Milanese di adozione conferma in linea al modo di fare i risotti a Milano, e l'impressione tattile del sedano-rapa é notevole.

Seguito subito da un ritorno all'Emilia... "tortelli di zucca con brodo di prosciutto tostato", decisamente una delle portate più belle e appaganti.

La sfida del tortello di zucca, non banale di per se, e per giunta in brodo unisce dolcezza e gusto speziato, mi é piaciuto un sacco.

Il calice si riempie con il colore più bello del mondo, é quello della Schiava, appena più carica del solito, ed é di nuovo Nusserhof che ci regala un profumo di amarena matura e sorsi eleganti, per giunta anche pieni.

L'ho amato subito, di nuovo un vino difficile da trovare e ancor di più da proporre.

Ultimo piatto, prima dei dessert, “l'ossobuco si veste d'inverno”, che é ovviamente ossubuco, accompagnato da verdure tostate, che trasmettono il ricordo delle foglie secche, visivo e di consistenza.

Di nuovo la stessa impressione avuta per le triglie, un piatto che apparentemente ti riporta alla semplicità dei sapori, che entra in punta di piedi e di nuovo ti conquista.

Forte del suo essere di sapori delicati, una finezza che non ti lascia e che tu non vorresti lasciare, nonostante tutte le portate che abbiamo già sentito, ne avresti voluto davvero ancora.

Arriva anche l'ultimo vino... Meulenhof Riesling Spatlese Erdener Treppechen 1994, cerato e cenereo nei profumi, quasi cimiteriale, in bocca scalpitante, scontroso e affascinante.

Un'acidità sopra le righe maschera quasi totalmente lo zucchero, lo avrei voluto provare con i calamari, secondo me poteva starci davvero bene perché quando un gusto non lo puoi contrastare, tanto vale assecondarlo.

Magari poteva funzionare...

Il pre dessert é una "tarte tatin" che spazzoliamo in un attimo seguito da “cemento e terra”, un dolce dall'impressione visiva notevole, sembra una strada sventrata dai lavori stradali.

Anche questo mi conquista per il gioco delle consistenze, la tenerezza del gelato e il croccante del carbone vegetale, ma anche il freddo e il caldo.

Stupende le zuccheriere che non userò, perché il fantastico caffé lo bevo ormai da anni amaro, e quando é veramente buono come questo, diventa appagante.

L'ultimo saluto é con i dolcetti, con anche qua una sorpresa, quella che sembrava una sfrappola, é in realtà la buccia del sedano-rapa...







Stringiamo la mano a Yoji, gentilissimo e umile, a cui Lisa mi presenta come un suo maestro dell'AIS e meno male che siamo in penombra, altrimenti si sarebbe notato che sono arrossito.

Una serata bellissima, un amico di lunga data che mi ospita, e la possibilità di vedere Lisa nella sua nuova vita.

Chiude 3 sere avanti indietro per la Via Emilia... lezione a Bologna martedì, servizio al Carlton mercoledì con macchina aperta e furto del mio notebook, Milano il giovedì sera.

Venerdì mattina non sono nemmeno stanco, quando ne vale la pena é così.

Grazie a Lisa e ad Alberto, grazie a Yoji e tutti gli altri, che ci hanno fatto stare bene.

E abbiate pazienza con la Lisa, non é una cattiva ragazza...






domenica 15 febbraio 2015

Verticale AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg" Cantina di Terlano

Degustazione verticale delle annate 2002-2012


Ben undici annate, coprono ben più del periodo che mi hanno portato da un semplice curioso del vino a diventare relatore AIS proprio per la regione dove questo vino nasce.

A Terlano lo producevano, in realtà già dal 1993, senza poter sapere che una mattina di un sabato invernale, un gruppo di amici si sarebbe riunito in una degustazione seria, ma anarchica per vedere cosa é diventato delle annate più vecchie o cosa promettono quelle più recenti.

Per me anche il cercare di ritrovare nella bottiglia il ricordo delle mie estate trascorse sulle montagne di Siusi... giorni di caldo, freddo, pioggia e sole.

Insieme al Vorberg, altri Pinot Bianco "pirati" (degustati alla cieca), di altri luoghi o di altre mani, per rendere la degustazione più saporita, per stupire, per farsi 2 risate.


E infine, il Pinot Bianco Rarità 2002, 10 anni sur lie, un regalo per tutti i partecipanti e un omaggio morale a Sebastian Stocker, il grande kellermaister di Terlano.


Questi i miei appunti di degustazione, scritti sul momento e completati dal riassaggio del giorno dopo di tutte le bottiglie.


Pierre Gerbais – Champagne "L'Originale" n.m.- 12%

L'AOC Champagne ammette nel disciplinare i "Pinots", e quindi anche il "Pinot Blanc Vrai" che Pierre Gerbais, nell'Aube, é uno dei pochi ad utilizzare in purezza.

Verdolino, con una bolla appena confusa, ha un naso inizialmente dolce e floreale, ma in bocca cambia registro, la finezza di bolla diventa immediatamente riconoscibile, sfodera una freschezza di impatto, tanto da sembrare quasi scomposto.

Si apre nel frattempo anche nei profumi, con ricordi vegetali che amplificano la sensazione gustativa leggermente acerba.

Sapido, anche lungo nella sua semplicità, gli mancano un po' le sfumature di colore, ma l'impostazione é bella e territoriale. 84 punti


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg" 2012 – 14%

Bella trama di colore, spessa, che manda lampi di gioventù.

Nei profumi si conferma fresco, raffinato, ma ancora inespresso, giocato sui profumi da post-fermentazione, già piacevole, deve tuttavia intraprendere la sua strada verso la complessità.

Agrumi e roccia bianca ci sono, ma il Vorberg deve diventare tutt'altro.

Bocca ricca e rotonda, con freschezza e sapidità pungente, ha un'esplosione aromatica frenata da una morbidezza glicerica quasi irreale.

Manca di integrazione, ha componenti che tirano ognuna dalla propria parte senza cantare in concerto, bisogna attenderlo, comprarne una cassa, e scordarsela in cantina. 85 punti


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg" 2011 – 13.5%

Una fotocopia dell'annata assurda, ha già sfumature cariche che cominciano a tingersi di oro antico.

Naso coerente, minerale di fumo, caldo e fruttato di pesca sciroppata, albicocca matura e miele amaro.

Al gusto é retto dalla sapidità, manca quasi completamente di freschezza, con un'aromaticità da caramella che non lo fa distendere.

Ben fatto, ma ormai arrivato. 81 punti


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg" 2010 – 13.5%

Sfiora il dorato colore senza raggiungerlo, carico e denso da buon figlio di un'annata dalle maturazioni perfette, senza nulla sottrarre ad una vivacità di colore che mette allegria.

Potente nei profumi, salati e saporiti di cedro e salvia, ribes giallo e un'irreale aromaticità di litchi.

Anche in bocca non vuole essere da meno, ha freschezza da vendere, supportata da una forza minerale notevole che lascia presagire un lungo futuro davanti.

Lascia un lungo ed elegante ricordo aromatico di pesca... davvero bello già ora. 88 punti



Patrick Uccelli – Vigneti delle Dolomiti IGT "XY" 2010 – 12.5%

Colore sfumato, più trasparente, con minor estrazione, sfumatura giovane.

Naso appena confuso, dalla mineralità rocciosa e di terra umida, da cui traspare un soffio floreale e quasi mentolato.

Al gusto é crudo e violento, con un'acidità ferrosa e una falsa impressione tannica, che lasciano la bocca tirata intrisa di aromi di purea di frutta.

Ha il fascino di una bellezza artigianale, e una beva leggera che mi hanno conquistato da sempre. 83 punti (ho dato +1, ecchisseneimporta)


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg" 2009 – 13.5%

Carico di un oro-topazio, comunque vitale, è ricco di profumi dolci e vanigliati. Si esprime sotto forma di foglia di the, camomilla, menta, miele salato e timo.

Il primo sorso è sapido, poi una dolcezza che inganna per qualche istante, prima di essere travolta da un'acidità nervosa ed elettrica.

L'aroma di bocca è quello di delicati fiori bianchissimi e mughetto, che lo rendono intriso di giovanile eleganza.

Un mix di sensazioni apparentemente discordi è in realtà il filo conduttore di questo vino che lascia una bocca superba, da sembrare leggera nonostante la grande ricchezza. 89 punti (in magnum)


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg" 2008 – 13.5%

Sfumatura ancora verdolina con profumi fumè, di ciambella ancora calda di forno e una decisa pennellata vegetale.

Vino "marino", salato, ricorda l'acqua di olive e il cappero in salamoia... questo inevitabilmente gli toglie un filo di eleganza, ma non di interesse.

In bocca ha una freschezza pungente, ravvivata da quello che mi par essere un accenno di carbonica, ed equilibrata da piacevole sensazione morbida.

Si riscatta in parte nel gusto, in cui è più simile al 2009, soprattutto nella saper distendere gli aromi, ancora di fiori bianchi, che però ad un certo punto cadono, lasciando i sensi sospesi. 85 punti (in magnum)


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg 2007" – 13.5%

Verdolino ancor più sorprendente dei 2 che lo hanno preceduto, ha tuttavia un naso contratto e ferroso, profuma di terra, sale, verde, sottobosco e radice di liquirizia.

Un vino ancor bello, ma che si sta disgregando, anche in bocca é acquoso e dalla chiusura veloce, appena amara. 83 punti (in magnum)











Pierre Frick – Vin d'Alsace Pinot Blanc 2007 – 13%

Quando ho tolto la capsula sono rimasto di stucco... mai e poi mai mi sarei aspettato un tappo a corona in un vino alsaziano del 2007.

Nella retro-etichetta, c'é anche una spiegazione del perché di questa scelta che in un certo senso "incorona" l'estrema naturalità usata nel produrre questo vino, dalla fermentazione con i lieviti indigeni, alla rinuncia alla solforosa.

Nel bicchiere é torbido e aranciato, con sfumature che spaziano, e spiazzano, fra l'ambra e il verde smeraldo.
Profumi dolci e di spezie penetranti, canfora, chiodi garofano, frutta rossa in gelatina, poi cose stranissime, come lacca e bachelite.

Appena aperto la volatile era veramente pungente, l'ho lasciato sfogare per 1 ora prima della degustazione.

Nonostante questo al gusto l'acetico si sente eccome, é un agrodolce pungente, da salamoia di verdura e frutta.

Spietato e spiazzante, di sicuro un vino di impatto, ma anche pieno di difetti da amare con uno schieramento di campo, a cui non riesco ad associarmi... 75 punti


Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg 2006" – 13.5%

La sfumatura di colore ha già una vivacità più aristocratica, un oro-verde più posato, che lascia pensare che il periodo della gioventù é passato e che il vino sia nel pieno della sua cuspide.

Naso raffinato, profuma di biscotto dolce, tisana ai fiori di campo, marmellata di albicocca, terreno di liquirizia e minerale di sabbia scaldata dal sole.

Molto definito, con tanti rivoli da inseguire e trovare, ha tutte le componenti dei gusti base in se.

Al gusto si fa trovare alla stessa altezza, un equilibrio lungo e avvolgente, condito da una aroma di menta.

Il 2006 si conferma alla distanza un'annata splendida. 89 punti



Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg 2005" – 13.5%

Dorato intenso e profondo, figlio di un'annata il cui caldo é rimasto impresso nella memoria.

Chiuso nei profumi, quasi caseari, di polvere e cenere, ha uno sviluppo aromatico limitato.

In bocca le morbidezze la fanno da padrone, tondo e con un alcol pungente, quasi da Sherry fino, ha poco sviluppo e pochi sapori.

Bottiglia in declino, anche a Terlano i miracoli non li possono fare. 78 punti








Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg 2004" – 13.5%

Ambrato, dalla sfumatura rossiccia, sono i primi campanelli di allarme su questo vino.

Naso decisamente ossidato, dolcissimo, ruotando il bicchiere la nota marsalata é più che evidente, da erba fermentata e pungente.

Ha un gusto di mallo di noce, senza freschezza, sul punto di crollare, probabilmente una bottiglia sfortunata. 74 punti










Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg 2003" – 13.5%

Oro verde e vivace, penso già al miracolo su questa annata problematica, ma é un tappo se non clamoroso almeno evidente.

Il giorno dopo, con calma, lo porto alla bocca, che il tappo non ha ancora distrutto, ha freschezza, glicerina, un equilibrio emozionante, per vista e gusto sarebbe stato un vino da 87 punti, ma la sfortuna ha colpito... non giudicabile











Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco Riserva "Vorberg 2002" – 13%

Sfumato nei colori, di grande trasparenza, quasi verdolino

Naso delicato, all'inizio fatica a trovare una sua espressione, dopo che per tanti anni gli é mancato il contatto con l'ossigeno.

Comincia con le note di terra, tuberi, legno appena tagliato, resina e erbe amare, poi si distende, viene fuori il Weissbugunder, sotto forma di frutta a polpa freschissima e fiori gialli.

Il suo assetto definitivo é fra il dolce del polline e lo speziato dei propoli.

Ha un sorso di grande equilibrio, e anche qui gli aromi hanno bisogno del loro tempo per trovare la strada dell'espressione, che però é preziosa, quasi unica in questa verticale.

Il tempo gli ha dato speziatura sorprendente di ginger, fiori bianchi e zucchero di canna, per un alcol assolutamente leggero.

Di seguito il punteggio, che non comprende i 2 punti in più che avrei voluto dargli per l'evoluzione commuovente. 87 punti 



Cantina di Terlano – AA Pinot Bianco 2002 Rarità 13.5%

3340 bottiglie numerate, 10 anni sui lieviti, l'intuizione di Sebastian Stocker diventata una tradizione, vini di una piccola terra che trovano il loro legittimo posto fra i grandi bianchi d'Europa.

Che siamo su un altro livello, ce lo dice già il colore, vivacissimo con tonalità verdoline accese.

Profumi delicati, in punta di piedi, con l'eleganza di una ballerina della Scala, parlano di fumo, miele, sole e fragranti erbe aromatiche saporite.

Menta, pesca bianca croccante, susina, si slancia al limite dei piccoli frutti rossi mano a mano che il vino comincia a far l'amore con l'aria arricchendosi infine anche di fiori di biancospino.

Nulla che lascia pensare a quasi 13 anni, i lieviti lo hanno protetto dal tempo, catapultandolo 10 anni avanti, più ricco ed elegante.

Il sorso é forte, deciso e centrale, ha un gusto gessoso, giocato sulla trama salata che trascende alcol e freschezza.

Tutto diventa sfumato, le sensazioni si fondono, rimane un concetto nitido di nobiltà e eleganza, nessuna forzatura, solo finezza. 93 punti


domenica 8 febbraio 2015

St. Michael - Trento Doc Riserva 2008

55% Chardonnay, 45% Pinot Nero - 12.5%


L'aspetto é meraviglioso, parla di gioventù e spensieratezza, nonostante i più di 60 mesi sui lieviti, senza sfumature né verdi, né oro, di una perfezione di colore quasi arrogante.

Bello anche il perlage, denso e svolazzante, e tanta la spuma bianca che ha ammantato il bicchiere appena versato.

Il naso é accolto da un getto di agrumi freschi, gialli e arancioni, ben in maturazione accompagnati da un floreale leggero e da lieviti croccanti.

Con il gioco della temperatura diventa progressivamente più dolce, emergono la pasticceria e una nota esotica di anice, un gesso bianchissimo e una frutta a polpa gialla quasi matura, a sfiorare il miele.

Al gusto bisogna attendere lo sfogo della carbonica minutissima per arrivare ai sapori, prima sapidi e poi di pesca e albicocca, densi e avvolgenti.

Lascia una bocca saporita, ripiena di vapore, con aromi in parte di caramella al limone ed erbe, in parte di biscotto dolce-salato.

Una realizzazione magistrale, che stupisce sulla persistenza oltre ogni attesa, per questo gusto su cui puoi indugiare con piacere.

Cala appena al gusto in complessità, altrimenti potrebbe davvero volare, non ha davvero nulla da invidiare, a certi Champagne "base".

Si merita davvero 85 punti, che non sono pochi, visto la manica stretta che ultimamente mi accompagna.

I suoi 18.4 Euro di cantina, li vale senza problemi.

La scheda tecnica dice "nessuna malolattica", e gli ha fatto un gran bene, 7.10 di acidità che ormai sono difficili da avere in Italia.


Buffo che la retro-etichetta parli di "almeno 36 mesi sui lieviti", quando ne ha più di 60.




venerdì 6 febbraio 2015

Hanssens Artisanaal - Oude Gueuze

Acqua, Malto, Frumento, Luppolo - 6.5%


Il diploma da degustatore di birra é ormai lontano nel tempo, se commetto subito la sciocchezza di portare alla labbra il primo bicchiere a temperatura di frigorifero.

E' un'esperienza che lascia il segno... sono errori che si pagano, ma a cui é facile rimediare, la bottiglia é piccola e prende temperatura in fretta.

Una cosa che mi é rimasta da quel corso di degustazione, é comunque l'affetto per questa tipologia di birra, tradizionale, estrema a cui riesco a concedere cose che ad un vino non concederei mai.

Le Gueuze non si fanno bere... le devi voler bere, le devi amare, perché sono scontrose, spigolose, ma con un carattere che non troverai mai in nessuna altra birra.

Ha il colore ricco e caldo del miele, con una sfumata coroncina di spuma bianca e bollicine che si attaccano alle pareti del bicchiere.

I profumi mi schiaffeggiano subito con una riduzione da gomma bruciata, che si dissipa nel giro di alcuni minuti, per poi passare ad un'espressione freschissima di frutta acerba e mandarino, in parte acetica.

Poi l'errata temperatura iniziale si alza, e cominciano le noti dolci, di miele amaro, sabbia e intonaco bagnato per finire in caramella d'orzo e fico d'india.

La complessità non manca... pagata in stranezze e storture, ma che da soddisfazione.

Al gusto ha un attacco acido quasi bruciante, ferroso e metallico, una delta di Dirac di sapidità, che lascia un fondo di gola asprigno e pizzicante.

In inverno lascia solo pensare a come potrebbe letteralmente sradicare la sete in una caldissima serata estiva.

Senza dubbio esistono bevute di birra più facili, ma non so quante potrebbero essere così ricche di sensazioni, nel bene o nel male.

Grazie all'amico che me la ha fatta assaggiare.


La data si scadenza in etichetta, mi strappa sempre un sorriso, quando poi differisce di 2 anni in funzione della lingua...





St, Michael - Trento Doc Brut Rosé n.m.

70% Pinot Nero (rosato), 30% Chardonnay - 12.5%


Petalo di rosa delicatissimo e quasi irreale, nemmeno una striatura ramata, segno di grande attenzione nell'evitare la benché minima ossidazione o eccessiva estrazione.

Bollicina abbondante, con una sua finezza più che corretta... davvero bello per come si esprime nel bicchiere.


Profumi delicati di arancia sanguinella appena matura, cipria, lieviti fragranti che si esprimono meglio ruotando il bicchiere.

Dandogli qualche grado di temperatura il naso si addolcisce, si esprime anche in una rosa dal colore congruente e fragoline di bosco.

Senza essere scontato, senza andare verso la caramella, i suoi aggettivi sono semplicità e pulizia.

In bocca ha un'impressione gastronomica, il frutto diventa più voluminoso e sicuramente più maturo, si regge sulla spinta della carbonica e una mineralità saporita.

Rimane un'espressione semplice, ma di lunga espressione, ben oltre a quanto ci si aspetterebbe da un base.

Un rosé che non stanca e si é ben valorizzato in abbinamento con la Mariola, variante Reggiana del cotechino.


Almeno 82, per una bottiglia comprata in cantina intorno ai 10 Euro.



domenica 1 febbraio 2015

Degustazione di allenamento "Trento Doc"

A volte le cose che riescono meglio, sono quelle che nascono senza eccessiva preparazione, così di getto, si scambiano 2 mail, io porto questo tu porti quello, e si parte... senza troppe attese, per il gusto di farle.

Succede allora che c'é chi é stato coinvolto in una degustazione importante, che altri abbiano voglia di un confronto sulle crudité di mare, che ci sia da ingannare il tempo la sera, e nasce una degustazione di Trento doc.

Così fra amici, in casa, con quello che c'é... che poi diventa sempre tanto.

Senza dimenticavo anche un Campione del Mondo di pasticcieria da festeggiare.

Bottiglie per la maggior parte della denominazione Trento doc, con quelche piccolo allargamento di zona, e concessioni al cuore e al territorio di casa.

Tutto rigorosamente alla cieca, senza condizionamenti.

Quelli che seguono sono le mie impressioni, piuttosto in linea con quelle degli altri, magari un filo più generoso con le bottiglie che ho portato io, ma con differenze trascurabili.

E' andata così...


Cà del Vent – Franciacorta Brut Pas Operé 2010
Chardonnay 70%, Pinot Nero 30%


Paglierino pieno e denso, dal perlage disperso nel bicchiere. Maturo di frutta nei profumi, dolci e gialli, fiori delicati e un nota speziata di radice e liquirizia.
In bocca sfodera una freschezza sopra le righe, e un corpo importante con una trame tannica che non si può certo ignorare che ricarda la buccia di frutta matura.
Tornando hai profumi i ricordi di vaniglia si portano in primo piano, mantenendo un dolcezza fruttata di zucchero di canna, minerale di talco e appena muschiato.
E' decisamente piacevole, dissetante, uno spumante che ha i numeri ma sembra quasi che glieli abbiano conficcati a forza, concedendo appena sull'elegante.


Forse l'unico vino della serata che ricomprerei, merita 86 punti.
Sorprendente il dato riportato in etichetta, un Pas Operé da 8.9 gr/l di zuccheri residui... vuole dire che la fermentazione non é andata a fondo.


St.Michael – Trento Doc Brut n.m.
Chardonnay 80%, Pinot Nero 20%


Profumi delicati, un elegante floreale bianco e una nota agrumata più fresca di limone verde.
Al gusto ha una carbonica un pò arruffata, dalla bolla pungente, da cui si trasmettono aromi di pompelmo e cedro, con chiusura appena amarognola forse anche per l'eccesso di CO2.
Semplice, ben fatto, corretto nel prezzo, da 78 punti forse una sboccatura recente.


Zeni – Trento Doc Maso Nero Riserva 2009
Chardonnay 100%


Profumi più dolci del precedente, di lieviti e biscotto, coerenti con il colore, quasi dorato da cui emerge comunque un ricordo pungente di erbe aromatiche.
In bocca ha un ingresso pieno, con una bolllicina più sfumata e gentile, e un sapore di purea di pesca, mela e albicocca.
Peccato per la decisa chiusura amarognalo, decisamente presente che stona con il naso che ha la propria eleganza.
Si ferma allora a 78 punti.


Haderburg – AA Sekt Pas Dosé 2010
Chardonnay 85%, Pinot Nero 15%


Paglierino caldo, con un perlage diffuso, profumi di lieviti nobili, gesso, talco e cipria rinfrescati da un agrume delicato.
Bocca dalla carbonica vaporosa, che nebulizza il vino, dando sostanza e pienezza.
Decisamente sapido, e più basso nella freschezza, con un gusto di frutta candita e un finale che non decolla, e stona nel complesso.
Di sicuro una bolla gastronomica, ma così in degustazione non sale oltre agli 82 punti.


Cantina di Toblino – Trento Doc Antares 2010
Chardonnay 100%


Dorato luminoso, diffonde aromi delicati e piacevoli di agrumi appena maturi.
Bolla minuta, crea un ambiente con liquido e gas in equilibrio, floreale e fruttato di pesca giallo, chiudendo di gran freschezza.


Piacevole e per nulla pesante, ha una gran bevibilità, che gli valgono 84 punti.


Ferrari Spumanti – Trento Doc GF Riserva del Fondatore 2002
Chardonnay 100%


In pienezza di dorato, trasmette profumi complessi di caffé, tostatura, caramello, ferro e the verde.
Ha una carbonica puntiforme, ma ben presente, risulta però austero, con uno spessore sottile appena retto da un residuo di freschezza.
In bocca é decisamente un altro vino, che delude dopo la complessità dei profumi a cui, a bicchiere fermo si é aggiunta una nota salata di timo.


Peccato, incompleto o non realizzato, forse un'annata che non poteva reggere 120 mesi sui lieviti, si ferma a 87 punti.


Cavit – Trento Doc Altemasi 2010
Chardonnay 100%


Qui invece l'annata é più che buona, e decisamente ben sfruttata, con profumi che rimandano una mineralità matura e il frutto maturo dello Chardonnay Trentino, poi croccante ed erbe salate,
Bolla cesellata, paga appena in una certa semplicità ma nel complesso, spicca rispetto ai precedenti in freschezza e facilità di beva.
Corretto e decisamente elegante, in questo caso completo nella sua minor ambizione.


Strappa un 85 punti forse un pò generoso ma che potrebbe anche starci.


St.Michael – Trento Doc Brut Rosé
Pinot Nero rosato 70%, Chardonnay 30%


Petalo di rosa, delicato con un naso da confetto dolce e arancia sanguinella.
Di nuovo una bolla pungente, di forza carbonica, forse troppo per apprezzare un consistente sviluppo aromatico, ma chiude corretto, senza cedimenti a note spiacevoli.


Prende 80 punti, e in abbinamento si valorizzerebbe senz'altro.


Pojer e Sandri – Vigneti delle Dolomiti IGT Brut Rosé
Chardonnay e Pinot Nero


Naso delicatissimo, di cipria gesso e fragola ben matura e marasca, poi note tostate e appena burrose.
Carbonica protagonista senza essere ingombrante, é in perfetto equilibrio, lungo e raffinato.
Che la mano sia buona é evidente, forse poteva avere uno sviluppo aromatico più convincente... oppure ormai siamo stanchi dopo la lunga serata.


Ho scritto 85 punti, ci possono stare.


Cantine della Volta - Lambrusco di Modena D.O.P. Spumante 2010
Lambrusco di Sorbara 100%


Profumi di caramella di zucchero alla fragola, mi riporta in un istante alla mia infanzia, al sapore delle Zigulì alla frutta.
In bocca ha la sua affascinante semplicità, con un bolla minutissima, una notevole spinta acida e il gusto fresco di mandarino.
Messo in sequenza dopo l'eleganza del Pojer e Sandri, paga una generale sensazione di acerba semplicità, pur essendo indiscutibilmente piacevole.
Direi da 82 punti.

La serata si é poi chiusa con sfappole di Gino Fabbri sorseggiando un Cote de Jura di Genevat...