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domenica 25 novembre 2012

Domaine Guy Robin – Chablis "Vieilles Vignes" 2010


100% Chardonnay – 12.5%


Paglierino scarico di colore, non ha una luce pura da cristallo e questo mi ha un pò stupito.

Mi sarei aspettato qualcosa di più da un vino del freddo, ma tutto sommato potrebbe significare che non ci sono andati giù pesante con la filtratura.

Ruotando il bicchiere mostra una consistenza intermedia, d'altronde, la scala dei cru di Chablis, dovrà pur significare qualcosa...

Con i profumi, diventiamo già più amici.

Frutta matura, sotto forma di ananas e agrumi, albicocca ma anche frutta secca, espressa come mandorla e nocciola.

Poi spezie, quasi riconosco una traccia di Botrytis, che potrebbe anche essere visto l'andamento dell'annata, e un aroma che ricorda quasi il passaggio in legno.

Ma questo Chablis é vinificato ed elevato completamente in acciaio, quindi in realtà é proprio lo Chardonnay che esprire i suoi tratti burrosi e vanigliati.

In bocca dimostra, allo stesso tempo, una buona freschezza e un sorso pieno, importante e morbido, che lo rende un pò più grasso di quello che mi sarei aspettato.

C'é anche un'impressione di un passaggio di fumo, per nulla spiacevole che ne aumenta l'eleganza.

Buona lunghezza, lascia una bocca che tira, per effetto di quella sapidità che se é poco espressa al naso, si sente al gusto negli effetti senza renderla salata.

Tutto sommato, un vino che può meritare almeno 84 punti, con l'unico, se si può chiamare, difetto di risultare così rotondo.

Da uno Chablis del 2010, avrei preferito un gusto più tagliente.

Bottiglia con un prezzo veramente accattivante: circa 15 Euro, comprese le spese di spedizione, tramite un GDA.



domenica 18 novembre 2012

Sektkellerei Sebastian Stocker - Extra Brut Riserva 2003

33% Chardonnay, 33% Pinot Bianco, 33% Sauvignon - 12%


Fa sorridere constatare che sia, dal punto di vista della legge, praticamente un vino da tavola.

Mi viene da pensare "come il Sassicaia quando é nato" con tutto il rispetto per... lo spumante di Stocker.

Prodotto in poche migliaia di bottiglie contro un vino esaltato, giustamente, dalla critica di cui se ne fanno appena 200.000 bottiglie all'anno.

Anche quest'anno butta bene, perché per il mio compleanno posso ancora concedermene una bottiglia, identica a quella dell'anno passato e identica a quella che potrò aprire anche il prossimo anno.

Non ho voglia di fare una vera e propria degustazione in cui potrei parlare ad esempio del perlage, senza un'ombra di cedimento a quasi 10 anni dalla vendemmia.

Potrei osservare che le collarette, che all'École ci hanno insegnato ad osservare in fretta perché svaniscono subito, nella mia flûte é rimasta per diversi minuti.

Potrei anche parlare della persistenza di queste bollicine, che si ostinano a percorrere il bicchiere senza diventare più grandi mentre salgono... 

Puntini alla nascita e puntini quando arrivano sull'orlo del liquido.

Volendo essere critico, potrei osservare che, al gusto manca un filo di freschezza in un'annata come il 2003 in cui é stato un caldo assassino e anche in Champagne, ben più a Nord dell'Alto Adige, molti hanno rinunciato a produrre i millesimati.

Ma sarei molto critico, e ingiusto... perché la cremosità con cui l'anidride carbonica invade piacevolmente il cavo orale e la sapidità compensano alla grande.

Per un gusto che non finisce mai...

Ma non volevo parlare di tutto questo e non voglio sparare dei punteggi.

Quello che volevo invece osservare, é che dopo lo Champagne di Beaufort e il Pascal Doquet 1998 di venerdì sera, il Fallet-Prevostat del post-École solo per citare i vini più vicini, tutte le volte che apro una bottiglie di Stocker ho sempre il piacere e la voglia di ritornare a berlo.

E con non lo cambierei mai, ad esempio, con il Perlé Nero 2005 da 5 grappoli sentito con gli amici.

Basta così






Didier Herbert – Champagne Mailly Grand Cru Brut n.m.


65% Pinot Noir, 35% Chardonnay – 12%


Indubbiamente color champagne, di verdolino non ce n'é nemmeno l'ombra.

Appena versato ha riempito il bicchiere con una bella spuma, lasciando un perlage puntiforme e appena timido.

Il profumo ricorda la crosta di pane ed é orientato verso la frutta rossa, la prugna gialla e l'albicocca.

L'agrumato, imposto dalla maggioranza di Pinot Nero, si esprime con un ricordo di arancia.

Anche al gusto, che inizia con una bella sensazione cremosa di anidride carbonica, ritorna una frutta che ha lo stesso colore dei profumi.

Complessivamente é decisamente piacevole, ma sembra quasi un esercizio tecnico e manca un filo di sfaccettature.

Ha tutto quello che serve in equilibrio, freschezza e incisività però finisce in fretta.

Una nota, magari appena stonata, ma fuori dal coro l'avrebbe impreziosito creando interesse.

Per essere uno Champagne, mi fermo con il voto a 84 punti.

Prezzo incognito, é il gradito regalo di una cara amica che avrà naturalmente tutto il diritto di replica.

Può essere che, semplicemente, dopo 5 serate di École de Champagne e grandi bottiglie sto diventando un pò esigente...

O forse no...

A mio parziale discolpa, come testimonianza di buona fede, l'Extra Brut Reserve 2003 di Sebastian Stocker che ho aperto oggi per il mio compleanno, mi é comunque sembrato di un'altra categoria.

In assoluto

Az. Agr. Torricella – Colli Bolognesi Sauvignon "Mastronicola" 2011


100% Sauvignon – 13.5%

Una bottiglia che mi ha regalato Alessandro Bartolini, quando ci siamo incontrati in occasione della vendemmia presso un comune amico.

Paglierino puro, nessuna traccia verdolina nonostante il millesimo recente, grande luce e colore pieno.

Rotazione lenta, imbuto profondo, denuncia ricchezza di materia e alcol importante.

Primi profumi di scorza di agrumi e di menta, gli danno grande freschezza, poi pesca bianca, ananas ancora da maturare e uva spina.

Non ha un varietale spinto, ricorda senza ombra di dubbio più la frutta che non il mondo vegetale.

Gli aromi tipici del Sauvignon si esprimono con maggior forza in bocca, accompagnato da un sorso pieno e allo stesso tempo ancora sapido e rinfrescante.

Ha un gusto che strizza l'occhio alla Francia, da cui rimane distante per la potenza e la morbidezza data dai suoi 13.5% di alcol.

Clima più caldo e maturazioni più veloci, non c'é nulla da fare, ma veramente un bel vino.

Ho sempre pensato che con queste espressioni di Sauvignon i Colli Bolognesi potrebbero esprimere una loro identità e farsi apprezzare fra i migliori vini d'Italia.

Un altro esempio é il Sauvignon "Sassobacco" 2006 di Cinti Floriano.

A bicchiere più caldo, esce una bellissima albicocca.

Il "Mastronicola" potrebbe meritare almeno un bel 86 punti e forse anche qualcosa in più, se non fosse che ho ancora in bocca il ricordo del "Clos de La Poussie" bevuto qualche giorno prima.


Ma lì si gioca in un'altra categoria...

Grazie ancora ad Alessandro, per il regalo e complimenti per il suo lavoro.



domenica 11 novembre 2012

Domaine de l'Ocre Rouge – Vin de France "La Perle" 2009


66% Chardonnay, 34% Pinot Noir – 12.5%


Un piccolo metodo classico, con rifermentazione in bottiglia ottenuta per aggiunta di mosto fresco al vino base.

La tonalità é intermedia fra il paglierino pieno e il dorato, probabilmente le uve sono state raccolte ben mature.

Mi ricorda per certi versi, il colore di alcuni vini frizzanti dei Colli Bolognesi.

Ma la similitudine si ferma qui...

Ha una bella spuma e un perlage di qualità, se non é così diffuso ha però bollicine minute che rimangono a lungo nel bicchiere.

I profumi sono dolci, di frutta ben matura e forse anche un poco oltre. 

Mi pare di notare anche una leggera traccia di ossidazione talmente velata da non disturbare.

Mela gialla, albicocca disidratata, nocciola, liquerizia e scorza di agrumi caramellata precedono fiori gialli e una pennellata di spezie dolci.

In bocca é cremoso, avvolgente, quasi dolce all'inizio e appena ammandorlato nel finale.

Mi colpisce per la sua finezza e per la coerenza di aromi: in bocca é perfettamente lo specchio del naso.

Devo ricredermi, sentendo il sapore devo concludere che non c'é alcuna traccia di ossidazione.

Per il voto mi oriento su un 82, ma riconosco che, in generale, il gusto personale incide molto sul giudizio di questo vino.

Per me ma anche per altri...

L'ho acquistato per 11.6 Euro + IVA e trasporto da Wouter in Belgio.

Il Domaine de L'Ocre Rouge é condotto da Aymeric, un altro figlio di Jacques Beaufort.


Come nel caso del Domaine Alice Beaufort, c'é un'estrema attenzione nell'intervenire il meno possibile con la chimica nella produzione del vino.

Devo ammettere che la mia preferenza va ai vini di Quentin Beaufort, come dicevo, é una questione di gusto. 

Curiosa la tappatura della bottiglia.





Kellerai Kaltern – AA Gewürztraminer "Campaner" 2008


100% Gewürztraminer – 14.5%

Mentre tolgo il tappo dalla bottiglia comincio già a sentire il profumo di rosa.

Nel bicchiere ha la classica luce calda e profonda che ci si aspetta da un Gewürztraminer, pur rimanendendo vivace e splendida.

Il primo odore é il fruttato di litchi, la rosa gialla dopo la prima esplosione é più tenue, poi seguono in scia gli aromi minerali, salati, e la frutta a pasta gialla e tropicale ben matura.

Albicocca e melone bianco sono ben definiti.

In bocca ha naturalmente un attacco avvolgente, con un'impressione quasi dolce per l'azione sinergica di alcol e morbidezza.

Lo zucchero residuo é ben al di sotto di tanti altri Gewürztraminer dell'Alto Adige.

A tutto questo si oppone una salinità quasi piccante che, al di fuori della degustazione, se lo si accompagna al vino diventa ancora più evidente.

La freschezza é inferiore, e sul finale di bocca il vino scalda inevitabilmente il palato dimostrando tutti i suoi 14.5% di alcol.

Allo stesso tempo, sfodera una persistenza da far invidia a molti.

Ritornando al naso, emerge un profumo agrumato particolare, di mandarino e mapo.

E' un 2008, perfettamente integro, a dimostrazione che i Gewürztraminer possono andare avanti nel tempo anche senza caricarli di alcol e zuccheri.

Questo é un bellissimo mix di eleganza e struttura che gli valgono, a mio parere, non meno di 87 punti.

Ce l'ho in cantinetta da un sacco di tempo, ricordo di averlo acquistato direttamente al Wine Center ma non il prezzo.

L'annata 2011 viene venduta a 11.90 Euro.


domenica 4 novembre 2012

Haderburg – Südtiroler Sekt Brut Ris. Hausmannhof 1997


100% Chardonnay – 12.5%

Ho aperto la bottiglia il lunedì sera, in coda ad un servizio ai corsi, per sentirla in compagnia dei colleghi.

Purtroppo, come si può vedere dalla foto, il tappo era ormai al limite.

Pur non avendo perso del tutto l'anidride carbonica, quello che abbiamo sentito insieme, era comunque un gran Metodo Classico, ma sicuramente in fase calante.

Ne ho comunque un bel ricordo, ma non così nitido da poter trascrivere gli appunti di degustazione.

L'impressione che mi é rimasta più viva delle sensazioni avute é che, come spesso accade con i Metodo Classico Italiani, questa bottiglia era prima di tutto un vino e poi spumante.

Nello Champagne, non é così...

La bottiglia non era andata completamente finita, ne era rimasta circa 1/3, e quando l'avevo accuratamente tappata e messa in frigo.

Quando dopo 2 giorni l'ho ripresa per degustarla con calma, ormai anche l'ultima traccia di perlage se n'era andata.

Me lo aspettavo, ma avevo sperato che non succedesse...

Dopo aver assaggiato il vino, ormai completamente fermo, ho deciso di degustarlo come tale perché, nonostante tutto, estremamente degno di interesse.

Quella che segue, quindi, é la degustazione di un grande Metodo Classico visto però come un vino fermo.

Il colore é dorato, pieno, e nonostante tutto con un bel ritorno di luce.

I primi profumi ricordano il burro e la speziatura dolce di vaniglia.

Segue un aroma terziario, di tartufo e di sottobosco, che sarebbe problematico in uno spumante, ma che non stona per nulla in un vino fermo.

Pesca gialla sciroppata, frutta secca e aromi tropicali di banana e cocco emergono in modo nitido ruotando il bicchiere mentre non erano evidenti a vino fermo.

C'é anche un sentore balsamico che si pone a metà fra il legno tagliato e gli agrumi maturi.

Alla fine, un profilo olfattivo di una complessità non indifferente.

In bocca ha un attacco leggermente dolce, gli zuccheri sono più evidente per la mancanza di anidride carbonica, con un accenno di freschezza residuo e una sapidità che, invece, é ancora ben viva.

Sul finale di bocca, sembra quasi di sentire anche un leggero tannino che lascia un piacevole retrogusto amarognolo.

Manca ovviamente di struttura, ma é avvolgente.

Più lo bevo e più mi piace.

Non mi resta che confermare il voto che avevo in mente la sera stessa in cui l'ho aperto, ancora come spumante: 88.

In questo caso, però, come vino fermo...

Cosa si può volere di più da uno Chardonnay che ha ormai 15 anni?

Ovviamente senza disturbare i vini di una zona, a poche decine di Km dalla cantina di Haderburg, sempre in Alto Adige.

Il mia pensiero che i Metodi Classici Italiani siamo prima Vini e poi Spumanti ha avuto una conferma.

Bottiglia pagata 28.2 Euro alla solita Enoteca di Fié dello Sciliar.

Peccato non averla "beccata" 2 anni or sono.




sabato 3 novembre 2012

Torricella – Colli Bolognesi Clas. Pignoletto "Lefisio" 2011

100% Pignoletto – 13.5%

Un bel paglierino pieno, talmente profondo che da quasi l'impressione di tingersi di dorato.

Un vino che appare ricco anche dal movimento, lento e importante, con cui risponde alla rotazione del bicchiere.

I primi profumi ricordano la frutta gialla matura, in particolare pesca ed ananas, e fiori freschi dello stesso colore.

E' un naso dolce, ma con un guizzo di freschezza e un lieve sottofondo minerale.

Anche in bocca stupisce per una freschezza quasi inattesa, che all'inizio tiene ben nascosto il calore dell'alcol di emergere.

Un sorso pieno e ricco di sapore, dolce e di buona acidità allo stesso tempo.

Mi viene naturale pensare al succo di ananas.

Sul finale i 13.5% si sentono tutti, con in generale una persistenza corretta, senza esagerare.

Un Pignoletto potente, ben maturo, da spendere in abbinamento anche se, bevuto in compagnia, si finisce la bottiglia senza accorgersene.

Tra l'altro, un gradito regalo del produttore, l'amico Alessandro.

Punteggio... diciamo intorno agli 83 punti usando un metro molto severo ma solo perché il 2010, di questi giorni, si dimostra decimente superiore.

E allora non bisogna andare troppo in alto, con i numeri...



Hirschhorner Hof – Deutscher Sekt Riesling Brut 2008

100% Riesling – 11.5 %



Il colore é bellissimo, così come il perlage.

E' un giallo tenue con sfumature verdoline, brillante, con tante bollicine minute, che anche dopo diversi minuti continuano ostinatamente a percorrere tutta la lunghezza del bicchiere.

Sui profumi, però, comincia la mancanza di sintonia.

Ha una fragranza di fiori e frutta bianca, esprime con forza una piena giovinezza, però, nel sottofondo, emerge quella nota intermedia fra il muschio bianco e le erbe aromatiche che non riesco proprio a farmi piacere negli spumanti.

Inevitabilmente, trovo che faccia perdere al vino in eleganza, lo rende alieno rispetto ai sentori tipici da Chardonnay e dai Pinot.

In bocca l'attacco dell'anidride carbonica é pungente, seguita da una piacevole nota fresca, che tuttavia non riesce a mascherare una evidente punta di dolcezza.

Non si può certo dire che non abbia equilibrio, ma gli manca un filo in più di spinta alcolica a cui cercano di sopperire, con una diversa efficacia, gli zuccheri residui.

La loro presenza diventa più evidente sul finale di bocca quando svanisce, dopo alcuni secondi, la pienezza di gusto.

Ho un limite personale evidente quando sul Metodo Classico emergono troppo le caratteristiche organolettiche del vitigno.

Non me li riesco a far piacere...

Come voto non mi sento di andare oltre agli 82, dovendo però ammettere che si tratta di uno spumante tecnicamente perfetto e senza alcun difetto.

L'abbiamo pagato in GDA l'onestissima cifra di 16.66 Euro, direttamente dal produttore, comprese le spese di produzione.

Onestamente, non lo ricomprerei...

È un gran bel vino da aperitivo, peccato che a casa mia aperitivi non se ne facciano, mai.

Bellissima la capsula !