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martedì 27 marzo 2012

Cà del Bosco – Cuvée Annamaria Clementi Rosé Extra Brut Riserva 2004

100% Pinot Nero – 12.5%

Le regole sono fatte per essere infrante.

La mia era quella che avrei scritto solo dei vini degustati a casa, per prendermi il tempo necessario per assaggiarli più volte, magari anche il giorno dopo.

Ma l'Annamaria Clementi Rosé (e anche non Rosé) non é un vino per le mie tasche e quindi faccio di necessità virtù.

Trascrivo gli appunti che ho scritto in occasione della degustazione delle Riserve del Franciacorta durante il Vinitaly 2012 condotta da Nicola Bonera, miglior Sommelier d'Italia.

Lui é molto bravo, ma quello che segue, è solo farina del mio sacco.

Dopo 4 riserve dai colori verso l'evoluzione, l'Annamaria Clementi Rosé si distingue per una luce bellissima, con uno spledido color salmone dai riflessi ramati.

La luminosità è sconvolgente, poche volte ho visto vini con questa vitalità scalpitante.

Il perlage é abbondante, rispetto a quelli venuti prima di lui é decismanete di un'altra categoria.

Corona il bicchiere con una spuma bianca, magari le bollicine non sono finissime, ma visto che ormai é il quinto che si comporta in questo modo, non può essere che colpa dei bicchieri.

Il naso é un'esplosione di piccoli frutti rossi, ancora ben freschi dopo tanti anni dalla vendemmia e, finalmente, non é solo il classico "lampone" dei Rosé.

Qui c'é una bellissima fragola, non dolce come quella di bosco, ma con un profilo più fresco.

Vengono poi ricordi ferrosi e minerali di pietra bianca arsa dal sole mentre, alla rotazione del bicchiere, la frutta si trasforma in profumi di arancia rossa appena tagliata.

In bocca, la prima impressione che si coglie é la cremosità dell'anidride carbonica, poi emerge la grande incisività con una sapidità che supera, dopo una lunga rincorsa, la comunque grande freschezza.

Tagliente come DEVE essere un metodo classico.


Ha peso, ha struttuta e, a confermare il pensiero che un grande vino deve confermare nel sapore quello che ha promesso al naso come profumi, il gusto é quello di succo di fragole e di arancia rossa.

Non meno di 91 punti, per un prezzo che ho dovuto cercare in guida perché mai e poi mai andrò in enoteca per comprarne una bottiglia: la "2000 vini" dice, con mio rammarico, 140 Euro.

Come abbinamento, l'unica possibile scelta é condividere un calice con un'amica Sommelier brava e competente, come colei che sedeva vicino a me  durante la degustazione.

Insieme, per potersi confrontare e per scoprire le caratteristiche di un vino la cui bellezza non é possibile condensare in 3 righe di appunti.

Seguono 2 note, della serie "Ad essere onesti..."

Nota 1: la settimana scorsa ho avuto il piacere di degustare, visitando l'azienda Monterossa, il Cabochon Rosé. Bellissimo anche questo, un filo più sapido, un file meno fresco, e per una frazione infinitesima di punto, per me, superiore.

Nota 2: questa sera ho terminato una bottiglia di uno Champagne 1er cru realizzato da un piccolo RM. Non era nemmeno il prodotto di punta ma, nell'eleganza dei profumi e nell'impatto gustativo, non posso non pensare che, basandosi sul rapporto qualità/prezzo, in Franciacorta devono da darsi una bella regolata.


domenica 25 marzo 2012

Weingut Dr. Loosen - Mosel Riesling Trocken 2009 “Blauschiefer”



Da quello che capisco nella confusa classificazione tedesca e nelle ancor più confuse etichette, non é un vino con “predikat” nonostante l'indicazione di "trocken".

La cantina é importante, ma il piccolo tappo di silicone mi fa pensare che si tratta di un prodotto “entry level”.

Ha una bella luce, ma manca di quella sfumatura verdolina-elettrica che mi piace trovare nei Riesling della Mosella e, a maggior ragione, vorrei in un vino così giovane.

Il movimento nel bicchiere é fluido, che può anche starci data la zona d'origine e il vitigno.

Profumi minerali lo legano immediatamente al territorio, seguiti da erbe aromatiche un pò verdi, che fanno pensare a qualcosa di immaturo, e frutta a polpa gialla.

In bocca manca di amalgama, la sapidità é in grande evidenza e non si fonde, come dovrebbe, con il residuo zuccherino ben avvertibile, nonostante il “trocken”.

C'é una certa mancanza di pienezza di gusto, di sapore, a bocca vuota rimane solo una lunga scia minerale.

E' il regalo di un collega che ormai vive e lavora in Germania, e lo ringrazio tanto per il suo gesto gentile, ma il voto non può essere superiore a 78.

Si sente la mano di un buon enologo, ma i prodotti di Dr. Loosen sono altri.

"Blauschiefer" significa, in tedesco, "scisti blu".



sabato 24 marzo 2012

Belisario – Verdicchio di Matelica Riserva "Cambrugiano" 2006

100% Verdicchio di Matelica – 13%

Il "Cambrugiano" é uno dei miei vini preferiti, insiema al "Podium" di Garofoli.

Colore caldo, dorato pieno, ma allo stesso modo tempo vivace e ben luminoso.

Notevole massa colorante, figlia del tempo ma anche dell'elevazione in barrique.

Movimento compatto e imbuto di rotazione che risale alto mentre al centro il liquido che si incava profondamente.

Naso di frutta esotica e di spezie.

Ananas, mango, banana maturi insieme a profumi dolci di miele, crema pasticcera, vaniglia, cioccolato bianco, burro fuso e, pare incredibile, ma ci si trova anche il cocco.

Infine un leggero, ma riconoscibile, contributo di erbe aromatiche quali timo e rosmarino.

Nel complesso, pur con un profilo prevalentemente dolce, sono profumi talmenti ricchi di sfaccettature, che non arriva mai a stancare.

In bocca ha ancora un'iniziale impressione di freschezza.

Tuttavia, dopo pochi istanti, morbidezza e calore prendono il controllo dei sensi appena contrastati dalla sapidità.

Purtroppo i singoli elementi hanno perso di amalgama, lasciando un'impressione leggermente acquoso e una lunghezza intermedia.

E' ancora piacevole, ma ormai sulla via del declino.

Il naso sarebbe ancora da eccellenza, ma complessivamente siamo intorno agli 86 punti.

Il "Cambrugiano" 2003, bevuto nel 2009, era un vino splendido ma, come spesso accade, ad annata diversa corrisponde evoluzione diversa.

Anche questa bottiglia viene sempre dallo stesso amico che mi ha procurato il "Massaccio" e il costo, ormai, chi se lo ricorda più...


Domaine Ecard - Savigny-Les-Beaune 1er Cru "Les Hauts Jarrons" 2009

100% Pinot Bianco – 13%

Non é un errore, é proprio Pinot Bianco !

Ebbene sì, i 1er cru bianchi di Borgogna non sono solo Chardonnay e la spiegazione é semplice.

Le AOC 1er cru sono parte delle AOC comunali di Borgogna quindi, dato che nel territorio di Savigny-Les-Beaune il Pinot Bianco é ammesso, é possibile avere un 1er cru che non é a base Chardonnay.

Confesso che ho acquistato questa bottiglia anche per curiosità, oltre che per il prezzo onesto e l'annata buona.

Nel bicchiere é un bel vino senza essere clamoroso, buona la vivacità e la luce, colore paglierino profondo senza sfumature verso la gioventù o l'evoluzione.

Profumi che ricordano sopratutto gli agrumi, in questo caso il limone, l'ananas e una mineralità quasi gessosa.

In secondo piano pesca e fiori gialli riscaldano appena il profilo olfattivo.

Un naso non intenso, ma con una certa eleganza in cui i sentori tipici del legno, probabilmente non di 1° passaggio, sono piacevomente molto delicati.

In bocca sta raggiungendo la sua morbidezza, con freschezza e mineralità che tengono ben contenuto il calore dell'alcol tuttavia avvertibile nel finale.

Complessivamente, anche grazie ad un bel ritorno fruttato di mela gialla matura, al gusto é un vino piacevole e fine, senza essere lunghissimo.

L'ho preferito all'assaggio, piuttosto che nei profumi, che intanto hanno guadagnato un ricordo di fieno e di erba tagliata.

Ogni tanto ci vuole anche qualche bottiglia poco impegnativa, per riposare i sensi, ma mi aspettavo comunque di più da un 1er cru di Borgogna, che magari nel futuro potrà migliorare, ma al momento non siamo sopra agli 82 punti.

Speriamo... ne ho ancora 5 bottiglie, che ho pagato 15.9 Euro acquistandole tramite Internet da un sito che propone vini francesi.

giovedì 8 marzo 2012

Cantina di Tramin – Vigneto delle Dolomiti IGT "T-Bianco" 2011

Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco, Riesling – 12.5%

Un piccolo gioiellino da 5.5 Euro in enoteca, prodotto dalla Cantina Sociale di Termeno e in bottiglia forse da nemmeno 1 mese.

La linea di prodotti a cui appartiene é quella dichiarata come "Vini d'Autore" da leggersi come: l'enologo sfoga la sua creatività.

E a me viene da aggiungere "... a beneficio di chi li beve".

A guardarlo ha una luce fredda e bellissima che ricorda un cristallo di ghiaccio verde.

Alto Adige al 110%, come se lo avesse scritto sulla Carta d'Identità.

Nei profumi il Sauvignon e il Riesling la fanno da padroni, il primo porta sentori verdi di erbe aromatiche, il secondo, sempre su quel filone, ma con note più dolci e gentili.

Poi vengono, a completarne lo spettro, gli agrumi in maturazione con un tocco di gelsomino e pesca bianca..

Tenere il naso nel bicchiere non stanca mai.

Mi piace il fatto che l'enologo non abbia ceduto alla facile tentazione di renderlo più ruffiano aggiungendo una piccola percentuale di Gewürztraminer.

Adoro il Gewürztraminer, ma lo preferisco da solo.

In bocca ha un'impressione iniziale di morbidezza che viene presto sopraffatta dalla grande freschezza e sapidità.

Non rimane per un tempo lunghissimo, ma abbastanza per far notare un piacevole ritorno aromatico di menta di grande coerenza.

Un vino giovane da bere giovane, e senza tanti pensieri in testa.

Non posso dargli meno di 82 punti.