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sabato 8 settembre 2018

Tutto cambia, l'uomo resta – I vini di Paolo Babini al 25 di Carpi (25/01/2017)



Ad un certo punto è diventata la battuta della serata "Jean Paul caspita che bottiglia, ne hai ancora?", "eh no... di questo ne sono rimaste solo 6 bottiglie".



Siamo stati fortunati, davvero, a poter sentire, o meglio seguire, o più precisamente scoprire, la storia enologica di “Vigne dei Boschi” degli ultimi 15 anni.

Una storia che parla di vitigni internazionali, di spumanti, di rifermentazioni in bottiglia, di affinamento sotto la flor, di vin doux naturelle, di vini che c'erano e ora non ci sono più, di vini che erano in un modo e ora son diversi, di altri che ci sono e magari non ci saranno. 

Quasi 20 anni di sperimentazione, ma sempre lo stesso uomo, una sola filosofia un preciso filo conduttore che ha allacciato le 22 bottiglie che abbiamo sentito e condiviso, in una splendida sera al “25” di Carpi.

Vino che giocano sulla competizione fra la mineralità del terreno e la freschezza inaspettata del clima dell'alta Valle del Lamone, sorsi vivi e pulsanti in cui lo spessore non eccede mai sulla natura nemmeno nelle annate più assolate e calde.

Vini che alla mattina dopo non ti fanno svegliare con il mal di testa, nonostante i 22 assaggi e un letto raggiunto alle 2 di notte. 

Dietro lo sguardo gioviale e i toni pacati, si nasconde una mano sensibile nel vigneto e felice in cantina, capace di raccogliere il massimo da quello che la natura, con le sue bizzarrie imprevedibili, ogni anno gli ha offerto. 

Alcuni vini li ho sentiti diverse volte negli ultimi anni, tutte bottiglie che stanno benissimo ad aspettare in cantina, crescendo mese dopo mese, alcune che mi hanno fatto chiedere “ma dove vogliono arrivare?”.

Tutto cambia, l'uomo resta...

Ci volevano Jean Paul e il Falco per farmi sedere fra Gabellini e Berto, a due posti dalla Donegaglia e da Malavasi, sull'orizzonte Marchetti e Villa, purtroppo in lontananza Costanza, nell'altro tavolo Davide e Lorena, amici che sono venuti da lontano, il piacere di rivedere Manuela, poi tanti altri volti noti, che magari ora non ricordo.

Un bel gruppo, goliardico e chiassoso, il tempo é volato, ce ne fossero stati altri 10 da sentire li avremmo aperti senza batter ciglio, la festa di Jean Paul, felicissimo di esserci stato.

Doveva essere Volnay, invece é stato J.P. Babini, non farei cambio per nulla al mondo.


1️⃣ Sezione BOLLICINE ARTIGIANE

🍷 Vino frizzante bianco "JPB0"
🍇 100% Trebbiano

"0" sta per anno 0, é un rifermentato in bottiglia prodotto con le uve dei vigneti di pianura della famiglia di Jean Paul, piante di 50 anni, in passato completamente conferiti alla cooperativa. Ha un colore ricco di materia, un giallo diafano da succo di limone. Al naso apre su toni sulfurei, che nel giro di pochi minuti spariranno completamente, lasciando l'agrume giallo, un floreale bianco delicato, yogurt, infine ricordi di fieno essiccato. In bocca ha una piacevole densità, assolutamente secco e dalla freschezza allegra, chiude su toni erbacei e nocciolati concedendosi anche un leggero calore. Un vero “vin de soif”, come direbbe il Falco.


🍷 Vsq Metodo Classico 2009
🍇 100% Albana

JP spiega che l'Albana ha due momenti di vendemmia: quando gli acini sono ancora con una tonalità verdolina, poi quando invece sono di un intenso giallo carico. I vini che ne vengono sono completamente diversi, nel primo caso dominerà la freschezza ed é proprio da quella scelta che nascono quell'unico esperimento di Metodo Classico. La sboccatura é del 2013, il colore sfiora la sfumatura dorata, lo spettro olfattivo é ricco, speziato, denso, dolce di albicocca matura e pasta di mandorla, un ricordo di brodo che si ritrova, rarissimo, solo in grandi bianchi. In bocca la bollicina é finissima, porta sale e solletica il palato, morbido e pieno ma in equilibrio, l'allungo minerale e di erbe aromatiche. Il ritorno al bicchiere ha il profumo del sole, ferro, terra calda e rosmarino. Gran bolla e qui comincia la gag “eh... ne sono rimaste solo 6 bottiglie”.


🍴 intermezzo - Insalata di Gamberi con verdure fresche

Amo la consistenza croccante dei gamberi, che si esalta con quella delle verdure fresche, l'abbinamento con funziona anche molto bene, peccato che lo spumante me lo sia bevuto quasi tutto ben prima che arrivasse questo piatto che ti porta per un attimo ad una sera d'estate. Io sono un goloso nella degustazione, del vino faccio pochi prigionieri, questo ormai si sa...


2️⃣ Sezione RARITÀ IN BIANCO

🍷 Ravenna Igt Bianco “Borgo Casale” 2012
🍇 100% Sauvignon Blanc

È sempre lui, si conferma di una bontà estrema, l'ho scoperto da pochi mesi e me ne sono innamorato senza speranza. Ha un naso di pietra focaia, la natura erbacea del vitigno espressa nella maniera più nobile in fiore di sambuco, leggero, e tantissimo pompelmo. Ha un sorso meravigliosamente minerale, il profilo é di bianco abbagliante, Loira e Romagna allo stesso tempo, miele a bicchiere vuoto. Per me Outstaning... sì certo, sono di parte, ma non me ne importa un accidente.

🍴 intermezzo - Spiedini di seppie con tortino di ricotta e verdure

La seppia ha anch'essa una buon consistenza, soda senza essere gommosa, è saporita e la panatura croccante da un bel brio. Sta molto bene con la morbida dolcezza del tortino di verdure. Anche questo abbinamento è ben riuscito, fantastico il profumo di miele del Borgo Casale a bicchiere vuoto.


🍷 Ravenna Igt Bianco "Persefone" 2013
🍇 100% Albana

15 mesi in anfora interrata, molti di più dopo in bottiglia, l'avevo sentita proprio appena uscita e già allora era un bel vino, seppur ancora scomposto. Il colore è un dorato rossiccio, il profumi raccontano una dolcezza di cioccolato bianco, tisana alle erbe, the earl gray, pesca sciroppata, una incredibile rosa gialla. In bocca entra importante, piena, equilibrata, con un filo conduttore salino e allo stesso tempo fresco. Ha un'aromaticità da macedonia di frutta, una sottile fibra tannica, chiude in profondità da succo di albicocca. Ora il naso si è allineato sulla frutta tropicale, croissant con marmellata di marillen, in bocca invece l'ultimo respiro sono fiori bianchi. Più potente del Borgo Casale, giocoforza gli cede in raffinatezza. Comunque bottiglia cresciuta tantissimo, meno male ne ho una in cantina, a JP inutile chiederlo 😅


3️⃣ Sezione DESAPARECIDO IN BIANCO

🍷 Pagadebit macerato "Selva dei lupi" 2004
🍇 100% Bombino Bianco

Il Falco racconta che é l'unico esempio esistente di pagadebit macerato. Il colore é magnifico, un'ambra chiara e luminosa con sfumature infredibili fra il ramato e il rosato. L'ossidazione é controllatissima, apre su miele amaro, leggero mallo di noce, tantissimo zafferano, metallo caldo, sale, un pizzicore balsamico. La bocca é sfavillante, inusualmente freschissima, agrumata, nettissima la mela rosso croccante, poi ciliegia, un filo di tannicità che quasi arriva alla tostatura. Al naso si é arricchito anche di sbuffi di caffè, gli aromi hanno una lunghezza incredibile. Rimango con gli occhi sbarrati, leggo ora sul notes “devastante”, ho osservato Costanza goderselo per minuti prima di assaggiarlo. Forse il miglior vino della serata. Albicocca a bicchiere vuoto.


4️⃣ Sezione CLASSICI BIANCHI IN VERTICALE

🍷 Ravenna Igt Bianco "16 Anime" 2015
🍇 100% Riesling Renano

Materico e denso nel colore, come piace tantissimo a me, ha un naso appena sulfureo che si schiarisce in pochi minuti per lasciar spazio al ricordo di granita al limone con foglioline di menta ed evolvere ancora verso una giovane pesca bianca. Il sorso é salato, ricco, spesso, con un ritorno coerente del frutto. I profumi rimangono appena fumosi e contratti, tuttavia arricchiti del floreale di lavanda. Bottiglia che deve crescere, e lo farà, come tutti i vini di Paolo.


🍷 Ravenna Igt Bianco "16 Anime" 2014
🍇 100% Riesling Renano

A contrario del precedente questo calice é invece limpidissimo. Nei profumi la mineralità salata é sempre presente, segue la parte fumosa, infine i bellissimi profumi dolci di fiori e frutti dei Riesling giovani. Una dolcezza che invece in bocca é assente, perché perfettamente secco, tirato, saporito, leggermente aromatico di liquirizia nel finale. Manca appena di distensione ma ha un bell'equilibrio.


🍷 Ravenna Igt Bianco "16 Anime" 2012
🍇 100% Riesling Renano

Giallo intenso, l'evoluzione del Riesling comincia a sentirsi e allo stesso tempo spunta un ricordo di Botrytis, la speziatura di cannella e miele, the verde e pesca gialla sciroppata. Bellissimo naso, ma decisamente più trattenuto nel sorso, salatissimo, dove ricalca bene i profumi tuttavia con minore intensità. La 2012 é stata un'annata molto calda, con pochissime pioggie, forse questo lo spiega.


🍷 Ravenna Igt Bianco "Monterè" 2012
🍇 100% Albana

Giallo ricco che sfiora il dorato, dai profumi dolci, di nuovo un ricordo di brodo, un filo di zafferano, fruttato di litchi, quasi una sensazione aromatica di uve e di erbe. Bocca morbida e potente, intensa di sale e marmellata di albicocca, saporosa, muscolare in un mix di sensazioni tattile e grande freschezza. Appena un calore sul fondo della gola, un'altra grande bottiglia. La seconda annata di Albana senza macerazione dopo il 2011.


🍷 Ravenna Igt Bianco "Monterè" 2004
🍇 100% Albana

Ramato luminoso, che ostenta la macerazione. I profumi sono assolutamente particolari, di tartufo, sidol, acqua di porto, caramella, sono già presenti i terziari di colla e smalto. Sorso quasi violento, potente e caldo, ma anche fresco allo stesso tempo. Il finale bruciante, alleviato dalla suadenza dell'aroma di budino alla vaniglia.


🍷 Ravenna Igt Bianco "Monterè" 2002
🍇 100% Albana

Vino prodotto con agricoltura convenzionale, cosa che fa rumoreggiare alcuni compagni di tavola, in un'annata difficilissima. La sfumatura é di oro antico, i profumi salmastri, marini, dolci di krapfen all'albicocca. Bocca decisamente meno assestata, con una parte acquosa e un'aromaticità da ciliegia acerba. Una bottiglia più semplice delle precedenti... sta a vedere che il popolo della naturalità ha proprio ragione.


5️⃣ Sezione RARITÀ IN ROSSO


🍷 Ravenna Igt Rosso "Longrè" 2008
🍇 100% Shiraz

Rubino in pienezza, trasparente e luminoso. Ricordi tartufati, terrosi, di gelatina d'arancia, cioccolato al latte, pomodoro. In bocca un'acidità tirata, nervosa, succosa di ciliegia e ribes, lo frena un tannino generosamente dimensionato, che porta ad un finale amaricante.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Neroselva" 2003
🍇 100% Pinot Nero

La sfumatura é quella del Pinot Nero, anche in un'annata caldissima, la densità di colore decisamente figlia del terroir. Nei profumi il vitigno fa capolino a tratti, con sentori ematici e di cannella, a cui si aggiungono contaminazione esterne di sottobosco, legno essiccato e marmellata di ciliegia. Mi piace parecchio. Sorprendente il sorso che mantiene una buona freschezza, conferma la cannella, chiudo con ricordi appena erbacei.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Borgo Stignani" 2002
🍇 100% Malbo gentile

Scurissimo, ricco di particelle, granato ma con l'orlo che si mantiene rubino. Naso scuro, di humus, funghi essiccati, foglie macerate, grafite, piccoli frutti neri, speziatura dolce di carruba, prugne sciroppate. Mantiene comunque una sua energia dopo tanti anni. Sorso sottile, saporoso di frutti, dal tannino dolce e maturo, sanguigno e dalla freschezza importante.


6️⃣ Sezione DESAPARECIDO IN ROSSO


🍷 Ravenna Igt Rosso "Rosso per Te" 2006
🍇 100% Centesimino

Un raro esperimento di Centesimino, vitigno semi-aromatico, al di fuori della zona di elezione, quella di Oriolo dei Fichi. Rubino granato, con una bella la trasparenza. Ha un naso fresco e rosso, di rosa e fragola, zucchero filato, in cui qualche lampo vegetale si illumina di tanto in tanto. In bocca riscalda, ha pienezza, manca di distensione aromatica per regalando una chiusura pulita. Il ritorno ai profumi ora offre particolarità di fiori gialli.


7️⃣ Sezione CLASSICI ROSSI IN VERTICALE

🍷 Ravenna Igt Rosso "Settepievi" 2011
🍇 100% Malbo

Selezione massale da un vecchio clone di Malbo ricavato dalla vigna più vecchia. Rubino scuro, dai ricordi ferrosi, ematici, con ciliegia croccante e terra rossa scaldata dal sole. Sorso importante, tannino potente, ha la dolcezza del frutto nero surmaturo, asciuga appena ma ancora una volta il finale é lineare e pulito, lascia la bocca profumata di spezie dolci. Ancora molto giovane, c'è da commettere che crescerà tanto in bottiglia.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Settepievi" 2008
🍇 100% Malbo

Rubino giovanissimo, apre con profumi tartufati, terrosi, la tostatura e il legno si sentono ancora bene, poi grafite e amarena. Bocca speziata e fresca, dal tannino limato, un bell'equilibrio dal sapore di mirtillo maturo. Il ritorno al calice lo trova arricchito di tabacco.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Settepievi" 2002
🍇 100% Malbo

Rubino scuro, ha un'apertura raffinata di terra polverosa bagnata dalla pioggia in una calda giornata d'estate, gelatina Majani alla fragola, spezie, cannella, ricordi salmastri e fumé. Il sorso ha un'intesità sussurrata, posata e tranquilla, il tannino é smussato, l'aroma speziatissimo. Lascia una bocca profumata di frutta giovane, come da succo di lamponi. Una delle più belle bottiglie della serata.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Poggio Tura" 2014
🍇 100% Sangiovese
Anche questa una selezione massale da vecchie vigne, allevate ad Alberello Romagnolo. Il colore é stupendo, scarico di colore, trasparente come il Sangiovese dovrebbe sempre essere e al naso mi piace tantissimo, c'é il ribes netto e pulito, la vaniglia... é dolce, raffinato al punto da arrivare al ricordo di fiori gialli. In bocca ha un attacco inizialmente deciso, poi rimane un po' corto e leggermente acquoso. Il ritorno al calice trova ora una sorprendente violetta e la rosa. Anche questo avrà un bel futuro, basta aspettarlo.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Poggio Tura" 2011
🍇 100% Sangiovese

Rubino scuro, denso di colore ha profumi intensi, terrosi, sanguigni, di spezie dolci, carruba, marmellata di ciliegie. Anche in bocca il frutto é maturo, il sorso é pieno, il tannino vigoroso ma gentile, poi c'é un finale di marasca che é sovrannaturale. L'aroma non sembra volersene andare più via, ho contato fino a 30 secondi poi ho smesso, rimane integro, non perde frazioni aromatiche, come é entrato così resta. In naso ora ha la ricchezza della macchia mediterranea. Sui fogli spiegazzati che uso per scribacchiare gli appunti, quando ormai mezzanotte l'abbiamo salutata da un po', ho scritto “che vino!!”.


🍷 Ravenna Igt Rosso "Poggio Tura" 2003
🍇 100% Sangiovese

Un'annata mai uscita in commercio, ha la sfumatura rubino molto pallida, con appena un'ombra granato. Naso di garofano, fragole, lampone, sottile e raffinato, poi di nuovo polvere e terra secca... un descrittore che é comparso tante volte nei vini precedenti, il marchio di un terroir come la dolcezza del frutto. Sorso cado e salino, non ha distensione aromatica, il tannino chiude un po' amaro, ma ha anche 13 anni, e quindi gli vogliamo bene lo stesso.


8️⃣ Sezione MEDITAZIONE

🍷 Vino liquoroso rosso “La mia idea di Banyuls" 2003
🍇 100% Centesimino

Colore marron-cioccolato, porta alle narici la forza dell'alco, il mallo di noce, carne alla griglia, cacao fondente, erbe balsamiche incenso, terracotta. Bocca meravigliosa, dolce, straordinariamente equilibrata, gustosa, dal sapore di marzapane e “Mozartkugeln”. A quest'ora della notte, quello che ci vuole per i sensi, contenti ma ormai un po' stanchi.


🍷 Vino liquoroso bianco “Anarkiko” n.m.
🍇 uve varie

Mai commercializzato, vino affinato sotto la flor in botte scolma, riempite con vini diversi, anno dopo anno. Il colore é quello che non ti aspetti da un vino in stile ossidativo, uno scintillante oro-ramato animato da luce propria, un vero gioiello. Il naso ti incanta, dopo la parte alcolica arriva una frazione freschissima di frutta tropicale, zenzero, caramella alla menta, muschio bianco, un soffio di ossidazione quasi non si avverte. Bocca altrettanto spiazzante, ha una freschezza pungente e acetica che fa sgranare gli occhi. L'ultimo incredibile vino di una serie pazzesca di 22 calici.















Il post di lancio

Doveva essere Volnay e invece sarà JP Babini... al posto del Pinot Noir di Borgogna, il cuore e l'arte di un vignaiolo di Romagna.

E sono molto contento che sia così...

Da JP ho imparato tanto in questi anni, e non solo ad apprezzare i suoi vini, ma soprattutto sul piano umano, per il modo pacato in cui ha sopportato certe mie vecchie, sciocche, prese di posizione quando ancora avevo tanto da imparare su di Lui e sui suoi vini.

Conosco meglio i bianchi, per attitudine personale, da ultimo sono rimasto folgorato da quello più inatteso... il "Borgo Casale", un Sauvignon con il cuore caldo della Romagna e lo stile francese.

Ma sono tutti bellissime bevute, dalle due versioni di Albana, all'inconsueto Riesling "16 Anime". Finalmente sono riuscito a farlo mio, smettendo di cercare l'espressione che questo vitigno ha in altre zone e trovando invece l'uomo.

Li andrò a risentire tutti più che volentieri, e avrò l'occasione di assaggiare meglio i rossi.

JP è una persona da conoscere per il valore umano e un produttore che, come tanti altri, sta dando tanto alla sua terra. Per questo mi sono sbilanciato nello spendere due parole su questa degustazione con cena, che si terrà il 25 gennaio al Ristorante "il 25" di Carpi.

La serata sarà guidata da uno dei più grandi degustatori Italiani, Francesco Falcone, del locale, avrò già detto mille volte quanto mi piace, e posso anche ripetermi, perché è pura verità.

Sul sito de "il 25" ci sono tutti i dettagli



giovedì 6 settembre 2018

Armando Castagno - “Castellina, Il Baricentro del Chianti Classico” (01/09/2018)

“Castellina, Il Baricentro del Chianti Classico”... così era intitolato il seminario con cui Armando ha aperto le degustazioni dei “I 3 giorni di Sangiovese 2018” a Rocca delle Caminate, nostalgica residenza dominante su Predappio e, in realtà, sull'intera Romagna. 


Un pomeriggio che partendo dal sole d'estate si è chiuso spalancando le porte alle piogge d'autunno, il rumore dell'acqua battente, l'aria fredda che filtrava pungente dalle finestre della sala. Ce ne siamo accorti solo alla fine, presi dal racconto e dagli assaggi. 

“Baricentro” per la posizione geografica, per le altezze comprese fra la pianura e l'alta collina, per una geologia di terreni che accoglie tutti i sottosuoli del Chianti, per l'espressione dei vini che racchiude almeno un poco di tutte le caratteristiche salienti dei comuni vicini, amalgamandole senza enfatizzarne alcuna. 

Albarese, Formazione di Sillano, Argille Azzurre si alternano senza criterio per un caos di movimenti tettonici lungo milioni di anni. La geometria dei vigneti visti dallo spazio insegue la matrice dei sottosuoli, sporadici a Nord, più densi al centro, al Sud le aziende, anche grandi, che hanno fatto la storia di Castellina. In generale una qualità media molto alta, con tanti piccoli produttori che lavorano bene. 

Una degustazione che per me è stata un vero salto nel buio, ho una storia di assaggi del Chianti Classico scarsa e frammentata. Ancora una volta mi rendo conto di quanto sia stato miope nel trascurarlo, ora invece, di calice in calice, lo scopro con entusiasmo sempre più vicini ai miei gusti. 

Da esordiente totale mi è sembrato che l'equilibrio sia la cifra dei vini di Castellina, più intesa come grazia, priva di eccessi evidenti senza rinunciare ad essere un sorso vivace e pulsante, un'anima dal peso delicato, l'ingresso di bocca dolce di frutto che poi sceglie e sposa la via della salinità. A volte un timido calore come ultimo saluto nei 2015, impronta indelebile di un'annata solare, guizzante e meravigliosamente sottili i frutti della 2016. 

Lì sul momento non sono stato a fare classifiche, ho preferito assorbire il più possibile delle parole di Armando, non ho annotato punteggi probabilmente improbabili, solo un piccolo segno a fianco di quelli con cui ho raggiunto una maggior sintonia. 

Il primo vino ha sempre una chance in più di rimanere nel cuore, per un mix di sete e di voglia, a maggior ragione se così leggero, disimpegnato, tuttavia per nulla banale come il 🍷 Rubiolo 2016 di Gagliole, vino di ingresso anche per la stessa azienda. 

Ti accoglie allora con un profumo delicatamente floreale, morbido di spezie, dal soffio di terra rossa e il frutto turgido che sboccia solo ruotando il bicchiere. All'assaggio ne godi la freschezza e il ristoro, un garbo infinito nel mostrare appena un'ombra di tannino, finale di sale e di sole. 

Avevo già sentito almeno nominare il 🍷 Casavecchia alla Piazza di Buondonno, Armando condurrà una serata su Michelangelo a Bologna ad inizio ottobre e ci sarà anche questo vino. L'azienda è storicamente appartenuta a Leonardo, nipote del Buonarroti, che nonostante un destino apparentemente segnato da nome e cognome, ha preferito la vita in campagna all'arte. 

É stato subito “mio” fin dal colore, saettante, luminoso, giovane. Se anche gli fossi sfuggito mi avrebbe comunque raggiunto con quel piccolo frutto, croccante e succoso, alleato di un sottofondo di sottobosco autunnale, complice di sensazioni aperte su erbe officinali e caramella alla liquirizia. In bocca semplicemente buonissimo, per quella freschezza di un millimetro sopra alle righe come sempre vorrei, coerente nello sviluppo aromatico, lunghissimo nella chiusura di gelato alla fragola. 

Infine, su canoni completamente opposti, il 🍷 Vigna Viacosta 2015 della Fattoria Rodáno. Un colore più scuro che contrasta con la leggerezza che lo aveva preceduto, balsamico, penetrante, l'eucalipto che prova a nascondere un frutto dolce, bluastro, dalla nitida maturità. Trasmette sole, calore, quasi ambizioni terziarie, persino un refolo salmastro e iodato. Così diverso e ugualmente magnifico. 

Strana e meravigliosa la progressione del sorso... inizia caldo, largo, pieno, poi si stringe aggrappandosi ad una salinità scura, distillando una natura essenzialmente minerale che ne placa l'intensità e lo proietta così avanti che sembra non voler porsi limiti. Se lo dovessi definire usando una sola parola, sarebbe “carattere”. 


Ci sono stati tanti altri assaggi, tutti comunque diversi e di piena soddisfazione, ma quando si conosce poco penso sia meglio non dilungarsi tanto, metterò allora solo la lista completa, senza altri racconti. 

🍷 Gagliole – Chianti Classico Rubiolo 2016 

🍷 Bibbiano - Chianti Classico 2016 

🍷 Buondonno - Chianti Classico Casavecchia alla Piazza 2016 

🍷 Setriolo - Chianti Classico 2015 

🍷 Villa Pomona - Chianti Classico Bandini 2015 

🍷 Fattoria Rodáno - Chianti Classico Vigna Viacosta 2015 

🍷 Lilliano - Chianti Classico Riserva 2015 

🍷 Rocca delle Macie – Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli 2014 

Da Armando ci si devono sempre aspettare degustazioni magnifiche, ho rivisto con piacere Francesco con cui avevo condiviso un'emozionante degustazione di Castello di Monsanto a Bologna, posso solo ringraziare ancora Stefano, per aver ancora una volta organizzato questo evento.


lunedì 6 agosto 2018

Masterclass con il produttore: Villa Bucci – FICO Eataly World (03/08/2018)


Ampelio Bucci trasmette un'energia allegra, una bella panciotta, spontaneità, il sorriso che gli anima il volto, lo rendono simpatico “a pelle”. Insieme al figlio e all'agronomo di Villa Bucci, sfidando il peggior weekend di traffico dell'anno, si è fatto delle Marche fino a FICO per venire a raccontare in prima persona la sua azienda.


Ha proiettato una piccola presentazione, quasi subito si è fermato sull'immagine della sezione di un terreno visibilmente diviso in 3 strati “quando ho iniziato, nel 1980, ho cercato suoli così, sopra 30 cm di terra sciolta, sotto mezzo metro di calcare, in fondo argilla, fondamentale per preservare l'umidità”. Un insegnamento appreso in Francia “senza il calcare non ci può essere nel vino eleganza ed equilibrio”.


Fissato questo punto fermo, si è dovuto adattare a lavorare con qualche difficoltà in più. Ben 25ha di Verdicchio, altri 5ha fra Sangiovese e Montepulciano, distribuiti su 7 appezzamenti anche piuttosto distanti, “perché le Marche non sono piene di vigna, c'è biodiversità”. Altezza compresa fra i 180 e i 470 metri, non tutti con l'esposizione ritenuta a quei tempi “giusta”, il pieno Sud.

Adesso Ampelio ringrazia di avere anche tante esposizioni “sfortunate”, i vigneti a Ovest o addirittura a Nord gli danno un'arma per combattere nei suoi vini il riscaldamento globale, perché le uve vanno sempre e comunque raccolte a maturazione perfetta, nessuna facile scorciatoia. “Quando abbiamo iniziato facevamo 12°, ora siamo sui 13.5° nelle annate calde, non dobbiamo mai e poi mai superare i 14°, sopra non ci può essere vera finezza”.

Ha voluto che la degustazione iniziasse dai rossi serviti a temperatura ben fresca, “come si fa in Francia”. Ovviamente aveva tutti i motivi per sovvertire un'usanza assodata che purtroppo ancora molte scuole seguono. Le ragioni sono diventati a tutti evidenti assaggio dopo assaggio, quello che guida nella sequenza è la persistenza, mai il colore.

Pongelli 2016 e Villa Bucci Rosso 2015 sono blend in percentuali diverse di Sangiovese e Montepulciano. Rossi gastronomici, più sul piccolo frutto selvatico il primo, con maggior profondità e dolcezza il secondo, per la maggior presenza di Moltepulciano capace di regalare rotondità. Tannini presenti, ma smussati dalla maturità delle uve, il Villa Bucci uscirà nettamente di classe alla distanza.

Verdicchio a confronto in ben 4 versioni. Il Morbido Ampelio 2016, cuvée che esiste solo ad Eataly voluta di getto da Farinetti in persona durante una visita in azienda, Bucci 2016, Villa Bucci Riserva 2015 e infine una vera chicca, direttamente dalla scatola del tempo aziendale, Villa Bucci Riserva 2004.

Un percorso in crescita... 1, 2, 3, 4 si sale un gradino alla volta in complessità e ampiezza, guidati in binari paralleli dalla coerenza evidente nel rispetto di un vitigno nel suo territorio di elezione. Anche lungo 14 anni di vendemmie, emerge netta una mineralità dolce di brezza marina e sale, profumi di confetto alle mandorle, che l'annata si diverte ad accompagnare con miele leggero, agrumi maturi e lavanda.

Ovviamente, l'origine della vigna e l'ambizione del blend dettano differenze in struttura e allungo, rimanendo comunque tutti quanti calici capaci di reggere magnificamente la temperatura. Nel confronto nato fra il pubblico non si è mai parlato di forza alcolica, a nessuno è mai venuto in mente che ci fosse una qualche segno imposto dal legno, che Ampelio ci conferma grande e ormai puro contenitore.

Due parole in più solo per la Riserva 2004, se anche giustamente già in parte indirizzato su un percorso di evoluzione, in bocca sfoggia ancora un'integrità spettacolare. E' un solletico di tisana alle erbe e liquirizia, un sorso dagli aromi ferrosi, insinuanti, quasi a sfiorare il piccolo frutto rosso, una profondità che buca la gola da parte a parte.

Mi è piaciuta un sacco questa serata, ho conosciuto un grande artigiano del vino italiano che con tutta la sincerità delle persone costrette a sporcarsi davvero le mani nella vita, ha accettato senza problemi di scambiare quattro chiacchiere anche con me, che nel mondo del vino sono solo un volenteroso dopolavorista.

Federica, una cara amica, ha guidato le degustazioni portando a casa il risultato con l'atteggiamento e il modo giusto di porsi, sono le cose davvero importanti, scioltezza e dettaglio arriveranno con l'esperienza. L'AIS ha bisogno di persone come lei e come Ilaria, di gente brava a pontificare dal piedistallo, ne abbiamo già tante.


Dedico questo racconto ad un amico, Matteo Pessina, compagno di tante bevute, che è forse il miglior esempio che conosco di come si possa comunicare il vino per tutti, dagli appassionati ormai persi, ai semplici curiosi. Gli è scappato scritto che Villa Bucci è il suo Verdicchio preferito, oggi è il suo 🎂 Compleanno, sarà un piccolo regalo 🎁 per lui.

🍷 Rosso Piceno Pongelli 2016

🍷 Rosso Piceno Villa Bucci 2015

🍷 Verdicchio dei Castelli di Jesi Il Morbido Ampelio 2016

🍷 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Bucci 2016

🍷 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci 2015

🍷 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci 2004





domenica 5 agosto 2018

Le lezioni di cucina di Rino Duca, episodio #1 "La Sicilia in 3 piatti" (2/07/2018)

Non avrei mai pensato che assistere dal vivo alla preparazione di un piatto potesse essere così coinvolgente.


Sono partito con la voglia di tornare al Grano di Pepe, rivedere Rino, sentire di nuovo la sua cucina e passare una serata tranquilla, senza tanti piatti, senza troppi vini e invece, in molti momenti è stato davvero emozionante.

Sentire descrivere le origini, il perché si mettono o no certi ingredienti, quali possono essere le varianti, ma soprattutto vedere nascere davanti ai miei occhi i sapori che di lì a qualche minuto avrai gustato… è il grande fascino della creazione!

L'osteria si è rinnovata da tempo, uno spazio intimo dalle linee definite e colori riposanti, il contesto prevedeva la scelta del posto in totale libertà, unendo quindi al piacere della cena la possibilità di conoscere nuove persone.

Sui piatti non vorrei raccontare tanto, li ho voluti godere, sono stati tutti una sorpresa, per nuovi sapori e splendide consistenze che solo una cucina al eseguite al momento può regalare.

Per prime le  Panelle, piatto principe della cucina di strada Palermitana. L’unico punto di contatto con l'Emilia è la frittura, ma come dice Rino, qui in zona dei legumi non sappiamo proprio nulla. Buonissime, complete, non sentivo la mancanza di aggiungere altro, letteralmente divorate, non ne è rimasta nemmeno la foto.


Dalla  Pasta con le Sarde mi attendevo ignorantemente sapori forti e intensità salata, invece ho trovato un piatto di grande equilibrio, ricco ma bilanciato, con la dolcezza fruttata dell’uvetta, il croccante dei pinoli, la tostatura del pane, la sensazione aromatica del finocchietto e infine l’aroma dello zafferano, che il calore ha fatto letteralmente sbocciare.

Magnifica la texture degli spaghetti trafilati a mano, in simbiosi al ricordo carnoso e marino dei tanti momenti di gioia in cui, portando la forchetta alle labbra, si incontrava un pezzetto di pesce.


E poi è arrivato il  Cannolo Siciliano… cancellando in una sola sera tutti quelli assaggiati in mezzo secolo di vita. Preparato al momento seguendo alla lettera la tradizione, arrotolandolo la pasta attorno ad una sezione di canna di fiume, da cui il nome del dolce.

Pasta fragrante dallo spessore di una pergamena, ricotta di mucca dal Caseificio Rosola, semplicemente la più buona del mondo, perché “in Sicilia non è che ci siano poi tutte ste pecore”. Nessun candito, a Rino “non piace mischiare i sapori”, giusto un filo di limone caramellato adagiato sopra, due praline di cioccolato e alla base succo di anguria, per completare il capolavoro con un soffio di freschezza.


Un pranzo senza vino dovrebbe chiamarsi colazione, quindi una bottiglia non poteva mancare… ho scelto il  Cloé di Battista Belvisi, calice che ha il colore, l’abbraccio caldo e l’anima di un tramonto sull'isola di Pantelleria, il profondo respiro del Mediterraneo e tanti piccoli sapori sono emersi senza fretta, con tutta la calma che le cose belle sempre pretendono.

Non poteva esserci abbinamento diverso in questa serata fantastica e quindi anch’essa, giustamente, senza tempo… grazie davvero Rino , trasmettilo anche ai tuoi ragazzi.

🍷 Domaine Lafogue - Meursault Les Meix-Chavaux 2016

Sì vabbè è giovanissimo, pure da un'annata complicata e un climat molto alto... però, che diamine, mi son stufato di comprare ora per bere fra chissà quanti anni.


Mi godo allora gioventù e l'ennesima demolizione dello stereotipo di Meursault grassi, tutto burro e nocciolina... qua manco per niente.

Certo la frutta è matura, ma sono comunque agrumi, e seppur dolci di cedro quello che emerge, in ogni caso, sono comunque lavanda ed erbe aromatiche, pungenti e decise.

In bocca è snello, tirato, con un'acidità nervosa che al momento comanda sui sapori, concedendo granita di limone e menta, un guizzo di pesca e finale sottilmente salino.

Rilassante sorso d'estate e per l'estate...

Suggestioni di Hokkaido – Osteria Grano di Pepe (16/07/2018)


Il viaggio di Rino in Giappone, l'incontro di due culture così distanti con nessuna lingua in comune, a priori una barriera insuperabile. Come un novello capitano Nathan in “L'ultimo Samurai” alla fine il ponte lo crea quello a cui entrambe le parti hanno dedicato la vita.


Non le katane dei suggestivi scontri all'arma bianca del film, ma comunque lame affilatissime, quelle dei coltelli usate nelle cucine del ryokan che lo ha ospitato l'inverno passato, fra i paesaggi innevati dell'isola di Hokkaido, a scambiare frammenti di storie, tradizioni e gesti vissuti nei rispettivi ristoranti.

Suggestioni” inteso come ispirazione, nel portare anche a noi una visione diversa di piatti lontani, usando magari ingredienti domestici, persino frequenti sulle nostre tavole, oppure partendo dall'esatto contrario. Innovazione e ricerca, due aspetti che, con grande rammarico, spesso ai colleghi orientali di Rino sono negati per ragioni troppo profonde da sradicare, la cosa che più ci invidiano come Italiani.

Sarà stato perché era ormai il terzo appuntamento di queste “Lezioni”, sarà stata la presenza in sala di un'amica e allieva come Alessia, saranno stati i potenti mezzi 😎 audiovisivi 📺 messi in opera per riprendere i suoi gesti sulla tv, ma ho visto Rino molto più rilassato. O più semplicemente, anche solo per poche ore ha rivissuto con noi un'esperienza che per sempre porterà nel cuore 💖... il sorriso non gli è mancato nemmeno un attimo.

Una serata ricca di nomi esotici e incogniti, sapori e consistenze da godere in puro piacere, la sorpresa di avere i vini di Angela Sini in abbinamento, la buona compagnia al tavolo. Il tempo è volato senza nessuna voglia di guardarlo passare sull'orologio.

Ho visto molte persone prendere appunti, almeno per una volta il notes me lo sono risparmiato, ma un messaggio è comunque arrivato. Se anche non prenderò mai un coltello in mano, nonostante non abbia la minima idea di quali debbano essere quantità e tempi, le preparazioni dei piatti le ricordo ancora. Poi, da qui a provare a riprodurli c'è proprio la mia barriera culturale in mezzo, semplicemente non è il mio mestiere... seppur, persino stavolta, solo per quei 2-3 secondi, una piccola voglia è venuta.


Come apertura il 🍴 Tempura di scampi e verdure. In una ciotola si mettono farina di riso, acqua, cubetti di ghiaccio, ma potrebbe andar bene anche acqua molto fredda, mescolati fino ad ottenere una pastella piuttosto fluida in cui intingere gli ingredienti. Olio a temperatura non elevatissima, la frittura richiede il suo tempo e quindi pazienza, volendo si può aggiungere pastella direttamente sopra al pezzetto di cibo, quando non si vedono più bollicine, segno che il vapor acqueo si è ormai dissipato, allora la cottura è completa.

Lo abbiamo mangiato con le bacchette, intingendo in due versioni di salsa di soia in piccole ciottoloni, una più semplice, dai sentori piuttosto tostati, l’altra con più acidità, quasi dal ricordo di salsa balsamica. Semplicemente meravigliosa, in pura ignoranza occidentale l'abbiamo finita con il pane... e che diamine!


A seguire 🍴 Parmigiana di melanzane in versione giapponese. Partendo da cubetti di melanzane appena scottate, sopra si mette provola affumicata, veloce passaggio al forno, si completa con scaglie finissime di Parmigiano, per dare l'idea del Katsuobushi. Solo dopo si versa un Dashi ricavato da pomodorini tagliati a fette messi in un canovaccio e lasciati colare in frigo per una notte, si scalda il liquido in una teiera e si aggiunge basilico fresco, per goderne la fragranza.

Un sorso che ti porta in paradiso, per un aroma saporito di bergamotto e agrumi talmente buono che abbiamo chiesto il bis, del solo Dashi. La grandezza delle cose semplici, l'esaltazione della materia prima, sulle labbra il sapore dell'estate e del sole.


Ancora rapito da questa esperienza sono stato meno attento all'introduzione dello 🍴 Yakitori, spiedino di pollo alla brace con salsa teriyaki, insalata al peperoncino, tofu fermentato. Ricordo invece benissimo il risultato, la carne tenerissima e saporita accompagnata da una delicata idea di carbonella e appena una punta piccante. Altra esperienza tattile e gustativa con pochi uguali nel mio passato.


Shock finale dal 🍴 Gelato al wasabi e melone, un impatto di sapore e sensazioni pungenti schiaffeggiante, quasi metallico, capace di scuotere le papille, un vero battesimo da Samurai o, ancora meglio, l'occasione per chiedere a Rino di preparare come contrappasso uno dei suoi meravigliosi 🍴 Cannoli. Ho potuto osservare in diretta gli effetti taumaturgici sulle ragazze.

Non dimentico certo i vini, ma nel racconto li ho tenuti volutamente separati, perché rispetto al mondo della cucina sono mentalmente così distante che ragiono ad un livello di coscienza diverso, a maggior ragione con piatti così estranei alla mia esperienza.


Mi ha fatto tanto piacere la presenza di Angela, la sua passione nel trasmettere la storia e il futuro di Cantina della Volta è stata pari a quella infusa da Rino nel suo racconto. Il mondo del vino emiliano ha bisogno di gente che “ci crede” davvero, soddisfatta per quello che vende non solo per il registro di cantina, ma perché è proprio come piace a lui.

Riccò è un terroir straordinario, dai suoi 650 metri di altezza porta a maturazione Chardonnay e Pinot Nero in maniera ottimale, il Mattaglio è sempre stato il mio spumante fra quelli di Christian Bellei, soprattutto il Blanc de Blancs. La versione 🍷 Nature ha un naso che immediatamente delinea senza incertezza la nobiltà dei vitigni da cui è ottenuto, più austero e contratto in bocca, forse ha solo bisogno di attendere ancora qualche mese in bottiglia.

Sempre dagli stessi altissimi vigneti 🍷 Il Base, un inedito fermo da Chardonnay in purezza, vinificazione che vede solo acciaio lungo il suo percorso. Ricavato comunque da cloni per spumanti, ha un'espressione aromatica fresca e agrumata, vino snello, leggero, ma non nella personalità. Ha legato alla grande con gli aromi del Dashi.

Davvero magnifica l'uscita del 🍷 Trentasei portata da Angela. In realtà sui lieviti per oltre 41 mesi, colore più carico del solito, anche nei profumi un frutto più rosso e di maggior maturità. Ingresso di bocca quasi morbido e dolce, per un attimo una sensazione balsamica, finale di bocca lungo, definito e bellissimo. Dimostra tutta la nobiltà che il Sorbara può dare in pienezza e non solo in freschezza, uno spumante nello stesso filone degli “Sciampàgn” del Prof. Venturelli.

Come finale altro vino fermo e altra novità, 🍷 Il Nero. Pinot nero da solo acciaio, calice essenziale, vino di occhi e di naso, servito bello fresco come la stagione comanda. Profumi fragranti, di piccoli frutti rossi maturi senza la minima traccia di eccesso, in bocca sottile e dal tocco leggero, da sorseggiare defaticando alla fine di questa bellissima serata.


Lezione, cena, calici, chiacchiere fra amici... inconsueta, talmente in relax, che il giorno dopo non ho nemmeno sentito le ore di sonno mancanti.






Lezioni di Cucina di Rino Duca, episodio #5 "declinazioni sulla melanzana 🍆"


La melanzana ha un ruolo centrale nella cucina Siciliana, Rino ha ammesso di averne quasi un timore reverenziale, tanto che raramente la usa nelle preparazioni tradizionali in Osteria, per non sfidare ricordi, profumi e sapori così legati alla sua infanzia.


A noi ha regalato un'eccezione, usando i frutti del suo stesso orto, dove le melanzane sono trattate con amore e rispetto. Ha raccontato che a ognuna ha assegnato un nome, persino in un'annata generosa nella produzione come il 2018, quella adagiata nel cestino sul tavolo si chiama “Melanie”.


Subito un fuori programma ha preso vita davanti ai nostri occhi, una 🍴 Caponata delicatissima nel ricordo agrodolce, con tutta la freschezza delle verdurine croccanti, una versione così leggera che non stancherebbe mai.

Aveva già preparato la 🍴 Parmigiana tradizionale, ben 7 strati alternati di melanzane, pomodoro e formaggio in una padella rigorosamente di rame o alluminio, fondamentale per avere un'immediata propagazione del calore una volta nel forno già caldo.

Prima di servircela l'ha presentata con la meritata soddisfazione, bellissima già da vedersi, una vera delizia nei profumi, confermati poi dall'assaggio goloso ma sempre bilanciato nei sapori, il tocco delicato di Rino che non manca mai. Per quel che mi riguarda un altro piatto che rappresenta un punto di svolta con il passato, mai assaggiato così prima.

Insieme, solo per modo di dire, abbiamo invece realizzato la 🍴 versione "light", ormai da alcuni mesi nel menù del Grano di Pepe. Dalla melanzana si ricava un parallelepipedo di sola polpa, veloce passaggio sulla piastra su ogni lato lasciando poi propagare la cottura verso l'interno per conduzione.

Sopra una passata di pomodoro dolce sempre frutto del lavoro nell'orto, scamorza leggermente affumicata e infine una fogliolina di profumatissimo basilico. In bocca la materia prima viene fuori in modo netto, esaltata nella freschezza da una trasformazione così minimale e rispettosa.

Piatto forte della lezione la 🍴 Pasta alla Norma, dalla semplicità disarmante se vista eseguire da Rino. Fondamentale, ovviamente, la scelta dei giusti ingredienti.

Intanto... gli spaghetti sono trafilati al bronzo direttamente in Osteria per avere in cottura una consistenza altrimenti irraggiungibile. Lo stesso vale per la ricotta salata, ottenuta dopo un paziente riposo di due settimane in frigorifero dalla versione già meravigliosa del Caseificio Rosola, con appena l'aggiunta di un pizzico di sale per asciugarla.

In questo caso la passata di pomodoro è di datterini, per avere un punto maggiore di acidità, delle melanzane ho già detto, immancabile la fragranza basilico. Il risultato è una gioia di sensazioni tattili, aromi e sapori, un filo conduttore che è continuato senza incertezze preparazione dopo preparazione in queste serate.


Per rispettare il tema, la divagazione sulla melanzana è arrivata fino al dessert, ricavato da una macerazione del frutto in acqua zuccherata usandone poi solo la polpa, completata da ricotta e buonissimo cioccolato. Nel complesso un'esperienza curiosa, dalla dolcezza estiva e rinfrescante.


Contento, soddisfatto, ma forse anche stanco da questi 5 lunedì sera di fila, Rino, dopo tante spiegazioni e risposte, si è concesso in serenità due chiacchiere e un calice di Cantina della Volta finalmente seduto con a noi.


Angela stavolta si è superata portando chicche e un paio di anteprime assolute, come il 🍷 Mattaglio BdN 2012, dal colore appena sfumato di rame, profumi che hanno avuto bisogno solo di qualche minuto per definirsi. Fin da subito una bocca buonissima, nervosa, profonda, capace di aggrapparsi fermamente al palato per salinità e sapori.

Bottiglia nuda per il 🍷 Rimosso 2017, non ancora in commercio e quindi senza etichetta, un Sorbara dall'aspetto opalescente ancora giustamente legato a ricordi dell'uva appena spremuta. Tuttavia c'è già spessore, ha solo bisogno di qualche mese per crescere.

Un assaggio anche del 🍷 Mattaglio Rosé, intensamente profumato di melograno e lampone. Sorso invece più delicato e trattenuto, soprattutto se confrontato con l'incisività del BdN di apertura.

Giusto prima del dessert, ringrazio ancora Angela per avermi tolto la curiosità di assaggiare il 🍷 DDR 2009, da una partita speciale di Sorbara lasciata a contatto con i lieviti per ormai più di 8 anni. Un'espressione originale, speziatissima, persino di struttura, lunghissimo e capace di conquistare sulla distanza quando la temperatura è salita e la carbonica appena attenuata.

Confesso di essere stato un po' meno attento del solito sulle preparazioni, era l'ultima settimana di lavoro prima delle ferie e avevo solo voglia di godermela fino in fondo, non solo per piatti e spumanti, ma anche per la compagnia e l'ambiente così domestico.

Rino si è inventato proprio una bella cosa con la complicità di Angela e degli spumanti di Christian, se è piaciuta a tanti come a me, e sono proprio convinto che sia così, devo soltanto aspettare quello che lo Chef ha promesso per il prossimo autunno. Scommetterei che si è divertito un sacco anche Lui.


Quasi dimenticavo... la versione speciale di 🍴 Pane Cunzato fatta in emergenza per un guasto al forno, in versione infagottata e fritta, era letteralmente pornografica 😎.