Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

sabato 30 maggio 2015

Dom Perignon 1964... e tanti altri

Se un'amica come Vania ti invita a casa per aprire una bottiglia di Dom Perignon ritrovata nella cantina di un amico che fai? Accetti al volo e fai poche storie...

A maggior ragione quando, conoscendo chi sarà del gruppo, sai bene che scatterà lo spirito competitivo...

Quello che é venuta fuori é una serata quasi, ribadisco quasi, all'insegna esclusiva dello Chardonnay, tutte bottiglie con più di 10 anni sulle spalle, e alla fine la media su tutte e 6 é di 24 anni.

Solo sui 3 Champagne, invece, é di ben 35...


Tutti i vini sono stati degustati alla cieca, nessuno accordo sul tipo di vino, buio totale sull'etichetta, ma una luce splendida nel bicchiere

E' andata così, e tutte le bottiglie sono state finite, nessuna sputacchiera sulla tavola...


Champagne Philipponant - Clos des Goisses Brut 2000
70% Pinot Noir, 30% Chardonnay
Oro brillante luminosissimo, perlage fittissimo e irruento, dai profumi lievitosi croccanti, agrumato vitale di mandarino e arancia candita, gesso e fiori dai colori arancioni e carichi.
Bocca di liquirizia dolce con agrume vivo, freschezza quasi sopra alla righe, poi torrefazione e florealità.
Si allunga in un fruttato dolce di zucchero di canna, in aromaticità piena, e chiude di tabacco biondo, bicchiere vuoto di pura eleganza aristocratica e mineralità sabbiosa.
94 punti


Champagne Renè Collard – Roi René Carte d'Or 1976
100% Chardonnay
Una rarità per Collard, non é Pinot Meunier, ma 100% Chardonnay, questa bottiglia fa parte della cantina rilevata da De Telmont e infatti sotto il tappo c'é il marchio di questa Maison.
Oro con una venatura ramata, con un perlage sfacciatamente attivo, ha un naso di mallo di noce, pepe, frutta tropicale disidratata, radice e legno di cedro.
Il sorso entra falsamente dolce, di piena rotondità, in sapore di buccia di mela golden e dalla mineralità salina e profondamente bianca.
Carbonica sublimata che massaggia delicatamente la lingua, ha una maturità affascinate, ti guarda dall'alto dei suoi 39 anni, puro fascino.
90 punti


Moët et Chandon – Cuvée Dom Perignon Vintage 1964
Chardonnay, Pinot Noir
Il bicchiere é fermo nei movimenti, ma spara un ambrato brillante che già ti racconta di un vino che, a suo modo, ha tenuto.
Profuma di chinotto e zucchero caramellato, rame caldo, biscotto al miele, zabaione e crema gialla.
Ingresso in bocca bellissimo, un tenue solletico sulla punta della lingua, dolce di budino e pesca sciroppata, speziato di rabarbaro, scorzetta di arancio ricoperta di cioccolato, ostrica appena pescata.
Ha un permanenza infinita, ho contato fino a 30 poi ho smesso, e il mio bicchiere vuoto, ha un meraviglioso profumo di torrone.
Ha un anno più di me, ed é persino più in forma, da 92 punti, sempre che per un vino così, dare un punteggia abbia senso.



Domaine Tissot - Côtes du Jura Chardonnay "En Barberon" 2004
100% Chardonnay
Bianco ramato, con un velo leggero, sfoggia un profumo penetrante di limone, netto di pompelmo, selvatico di menta e sfuma in una verve che sfiora l'aromatico.
Diventa poi balsamico, emergono gli idrocarburi arriva al minerale sprezzante di gomma bruciata.
In bocca ha un ingresso glaciale, al limite del crudele, dall'acidità tagliente e io lo amo subito in modo profondo, perché i suoi aromi non mi vogliono più lasciare.
Ho scritto 93 punti, quella che segue é la degustazione del giorno dopo, a fine bottiglia "Ha un colore dorato rossiccio, l'ultimo sorso sarà quasi ramato.
Profuma di pesca salata, polvere di ferro, miele di corbezzolo, gelatina artigianale al limone e di una nitida, rosa gialla carnosa.
In bocca un rasoio agrumato, sposta i confini dei sensi, così spudoratamente immaturo, affascinante nel suo essere diverso.
Il mio amore per lo Chablis vacilla, lo Jura si scava una nicchia nel mio cuore.
E il fondo della bottiglia amplifica tutto...
"


Bellavista – Terre di Franciacorta Bianco Convento SS. Annunciata 2002
100% Chardonnay
Dorato tenue, con lampi di verde, ha ricordi di erbe aromatiche, timo, miele, resina, una tenue vena di botrytis, appena il sentore del sottobosco caldo.
Ha un sorso rotondo, grasso, coerente negli aromi, avvolgente ma ancora con leggerezza.
A bicchiere vuoto il ricordo di luppolo e rucola é ancora più evidente, quando la stagnola é stata tolta, ha lasciato tutti di stucco, sul notes avevo segnato 89 punti, pensavo Alsazie e invece viene da Brescia...


Jean Dauvissat – Chablis Grand Cru Les Preuses 2000
100% Chardonnay
Verdolino lucente, ha un naso mentolato e mineralità di petrolio, cedro fresco, pompelmo, resina, sasso e fumo.
Corteccia e carbone, estremamente penetrante, quasi sfacciato.
Bocca potente nella sua avvolgenza, forte di alcol, che la freschezza riesce appena a frenare.
Si addocisce nei profumi mano a mano che l'aria fa il suo mestiere, emergono i fiori bianchi, la mela, la tisana alle erbe e infine la cera d'api.
Bello, a bottiglia isolata avrebbe fatto furore, si ferma a 88 punti.


Champagne Krug – Brut Grande Cuvée
Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier
Paglierino dalla sfumatura dorata, già dal perlage si vede che si tratta di uno Champagne più giovane.
Ampio nello spettro olfattivo, per prima arriva la tostatura, il legno, il caffé, profondo e penetrante, il tutto aleggia su un orizzonte dolce e suadente, di miele amaro.
Continua con ribes giallo e fragola, chiude, perché ormai sono stnco di cercare e si é fatto tardi, salmastro e conchiglioso.
Dissetante, forte e deciso nella bolla, ha il sapore di agrumi freschi, cioccolato e menta, un volume importante.
Ho segnato 89 punti, forse il ricordo delle bottiglie precedenti, forse perché Vania lo ha voluto aprire dopo i confetti, ormai eravamo tutti andati...


E infine, quello che ha accompagnato la degustazione, forse anche per questo, i sentori di ostrica li abbiamo trovati in tanti vini... o forse no :)






sabato 9 maggio 2015

Guido Marsella – Fiano di Avellino Docg 2007

100% Fiano – 14%


Dorato giovane e lucente, ti avvolge il naso con una nebbia di miele grezzo e mineralità bruna, da roccia vulcanica scheggiata.

Dolce e salato allo stesso tempo, albicocca e frutta tropicale si alternano a mandorla tostata e nocciola, l'evoluzione in bottiglia a tendere verso vernice e smalto.

Poi c'é una sfumatura assolutamente particolare, fresca di piccoli frutti rossi, come il ribes e la ciliegia bianca, che accompagna la vena aromatica muschiata.

Naso evidentemente verso la maturità, ma di classe aristocratica, che incuriosisce e trattiene, a cercare cose nuove che piano piano si mostrano.

Sorso potente, morbido, la forza alcolica lo porta al limite dell'ammandorlato, a cui si contrappone con decisa efficacia la tensione sapida.

Funziona, e anche bene, la bevuta é piacevole e di nuovo porta all'eleganza, impreziosita dal tempo.

Assaggiato il giorno seguente, nei profumi la roccia sulfurea é ormai protagonista, lascia in secondo piano il fruttato dolce, sorpassato anche dal ricordo nocciolato.

Al gusto ha una bellissima vaniglia, di pura evoluzione, perché come dice la retro-etichetta, questo vino non ha mai visto il legno.

Sono i terziari, che si esaltano nei grandi vitigni, come il Fiano e lo Chardonnay, ricordi dolci e cerati, quasi di barrique, in vino che non vedono il legno.

Vino di complessità e avvolgenza, ho segnato 87 punti.


Regalo di una cara persona, bottiglia ormai introvabile, le sono molto grato.




venerdì 1 maggio 2015

Serata ONAV "Vignaioli eroici della Valle d'Aosta"

Alla Valle d'Aosta devo tanto, ben 3 figli or sono ci trascorrevo le ferie estive e ci sciavo d'inverno.



Mi consigliarono il Petit Arvine e me ne innamorai, comprai la mia prima guida dei vini, quella dell'Espresso, proprio perché quell'anno premiarono il Cuvée Bois come miglior bianco italiano.

Poi un giorno, scopri che nella vita, sarei riuscito anche a bere vini rossi...

Ero a Ollomont, alla Locanda della Vecchia Miniera, mi proposero un "Vin de la Sabla", ricordo che guardai l'etichetta, era ancora "Costantino Charrere" e non "Les Crêtes", le due linee erano divise.

Lessi 14.5% e tentennai...

Mi rendo conto solo ora, che se non fossi andato avanti forse qualcosa nel mio percorso sarebbe stato diverso, e nell'immediato non mi sarei goduto quel vino che era un proprio velluto liquido.

L'ho raccontato a Costantino alla fine della serata, e Lui mi ha salutato con un abbraccio, mai e poi mai, tanti anni fa, mentre compravo i suoi vini timido in enoteca, avrei pensato che avrei goduto di un così grande onore.


Ermes Pavese - Blanc de Morgex et de La Salle Metodo classico PAVESE pas dosè 2010
Ovviamente 100% Prié Blanc, e 24 mesi sui lieviti. Chiarissimo, appena macchiato da una venatura verdolina e agitato da bollicine minute, ha un naso inizialmente molto chiuso.
Poi si apre a profumi tenui e dolci, di fiori, frutti, melone, decisamente bianchi, tropicalità, zucchero di canna e confetto.
In bocca ha un'aromaticità più decisa, piena, ben impostata, valorizza la freschezza di uve coltivate così in alto, ma mi rimane strano, alieno, inteso come da vitigno non consueto per gli spumanti.
Ricorda il sapore del metodo classico da Riesling, con una vegetalità marcata, che non amo, chiude veloce, lasciando un gusto salato e un ricordo di anice.
Bevuta spensierata, da 83 punti

Les Crêtes – Valle d'Aosta Petite Arvine 2013
Orgogliosamente con tappo a vite, e orgogliosamente Costantino Charrere parla di come per primo ha creduto in questo vitigno e di come é stato difficile, all'inizio, proporlo e riuscire a farlo apprezzare. Con me sfonda una porta aperta, é uno dei miei vitigni del cuore.
Giallo limone pieno, sembra una piccola gemma. Un colore che ritrovo anche nei profumi, sfumati di giallo-verdi e sanno di nettarina, verbena, e camomilla, quasi un burro salato aromatizzato alle erba, roccioso e minerale.
Il sapore é agrumato, freschissimo, croccante ed elettrico. Gli manca, giustamente, un pò la pienezza, ma ha distensione, e chiude rinfrescante.
Non eccede in complessità, guadagna in facilità di beva, toglie la sete, lasciando in bocca un piacevole aroma di violetta.
Bevuta accattivante, da 87 punti

Les Crêtes – Valle d'Aosta Chardonnay 2013
Anche questo tappo a vite, la parte di Chardonnay che fa solo acciaio, si mostra color del cedro, con un bello spessore.
Ha un naso timido, nocciolato e di mandorla, fumoso, di pietra focaia, nessuna nota burrosa.
Il sorso é pieno, glicerico, con aromi di floreali e di polline, appena una punta di miele dolce, chiusura lunga e amaricante, ma rigorosamente non amara.
Vino da merenda, da 84 punti

Les Crêtes – Valle d'Aosta Chardonnay Cuvée Bois 2013
Una anteprima, Costantino ha voluto farcelo sentire mentre ancora si sta amalgamando prima di andare in commercio, cosa che avverrà verso la fine dell'anno.
Giallo intenso, con sfumature dorate e verdoline nello stesso calice, ha un naso inizialmente timido, che superato lo stupore di trovarsi prematuramente all'aria poi si mostra grasso e importante.
Profuma di burro, pesca gialla matura, pietra focaia, lamiera tagliata, metallo surriscaldato, trasmette piena eleganza... speziatura di cioccolato bianco e vaniglia, volume e freschezza allo stesso tempo.
Il sapore ricorda gli agrumi dolci e la salvia, appena si percepisce il calore dell'alcol perché subito viene bilanciato da una freschezza importante.
Manca appena di lunghezza, si deve irrobustire e legare, ma per questo ha ancora 5 mesi in bottiglia, chiude mentolato e rilassante.
A parte un leggero gusto di tannini dolci, il legno é solo comprimario di una materia prima di grande spessore, per ora 88 punti, ma sfonderà l'eccellenza e le bottiglie che supereranno i 5 anni, diventeranno sublimi.

Ermes Pavese - Blanc de Morgex et de La Salle 2013
Il primo di una sequenza dello stesso vino di Ermes, su 2 millesimi diversi, si mostra scarico di colore, con appena una trasparenza di verdolino.
Anche nei profumi é vaporoso, delicatissimo, di agrumi e prugne in maturazione.
Gusto semplice, freschissimo, di limone, leggero e scattante ma anche un pò povero di sensazioni, appena con un filo di sapidità.
Semplice, ben fatto, da 82 punti

Ermes Pavese - Blanc de Morgex et de La Salle 2010
Sempre piuttosto avaro di materia colorante ma la sfumatura che si intravede é in pienezza di giallo.
Stessa cosa nei profumi, che se ricercati si insinuano con maggior decisione, sono più maturi, con una frutta tropicale di ananas e pesca, dolci di pera, pungenti di caramella all'eucalipto.
Attacco di gusto interessante, una pennellata da Riesling, dall'idrocarburo che non ti aspetti in questi vigneti di roccia, ma così tanto più in alto.
Mineralità distillata, sono stupito, e ancora non so cosa mi attende nel prossimo calice, stacca 87 punti.


Ermes Pavese - Blanc de Morgex et de La Salle "Nathan" 2010
Non ho nemmeno chiesto perché Nathan... mi fa sempre pensare a Nathan Never, che é stato uno dei miei fumetti preferiti.
Oro verde nel bicchiere, un metallo scattante, che ti soffia un faccia una ostentata mineralità, empireumatica, ti roccia colpita violentemente da martelli di ferro.
Mi porta lontano, su altri terroir, che non guardano i ghiacciai del Monti Blanc...
E ancor più lontano, in direzione opposta, viene una frutta tropicale succosa e dolce, decisamente gialla, penetrante di mango, pungente di pepe, stuzzicante di propoli e ginestra.
Avvolge tutto, una pennellata di cioccolato bianco...
Non resisto al desiderio di sentirne subito un sorso, che completa l'estasi e si rivela pieno, complesso, condito di caffè e tostatura.
Nel frattempo Ermes racconta di come gli davano del matto quando per primo ha messo il Prié Blanc in Barriques, il sorriso esce automatico sorseggiando questo vino.
Entra con una sapidità sottile e appetitosa, esplode in un agrumato di cedro, e chiude lasciando una bocca da grande Bas Armagnac.
Personalità devastante, scrivo 92 punti di getto, e mi sono trattenuto...


Les Crêtes – Valle d'Aosta Pinot Nero 2013
Quando vedo queste sfumature di colore sono a casa, é questo che voglio da un rosso, voglio vederci attraverso, voglio che risplenda, voglio che mi trafigga gli occhi con lampi di luce, un perfetto rubino, un gioiello montato in un bicchiere.
Ha un naso di piccoli frutti freschissimi, fragola e lampone, un accenno di violetta che sempre pretendo dal Pinot Noir, ti accarezza le narici come un velluto.
Il sorso é fresco, aromatico, certo é anche semplice, ma rinfresca di arancia sanguinella con una profondità più che corretta, chiude di tamarindo, che amo disperatamente, con tannini trasparenti.
Il termine "da bersi a secchiate é abusato", ma mi ci vedo in una terrazza assolata in estate a guardare il Gran Paradiso con questo bicchiere in mano.
Ogni terroir ha la sua dimensione di Pinot Noir, a questo voglio bene con affetto, da 84 punti.

Les Crêtes – Valle d'Aosta Fumin 2011
Il mio momento di gloria, scambiare impressioni con Costantino Charrere su un suo vino... per tutto il resto c'é Mastercard.
Scurissimo, nero, con bordo ancora porpora, praticamente impossibile vederci attraverso.
Nero anche nel frutto, seppur freschissimo, di mora e mirtillo maturo, quel'intensità viola che si ferma appena sotto al confine con la vegetalità.
Un passo prima é nobiltà, un passo dopo inizierebbe la discesa... e questo si é fermato in tempo.
Caffè, cioccolato fondente, liquirizia, dolce e amaro allo stesso tempo, avvolto in una vaniglia delicatissima e una appena avvertibile sfumatura foxy, che se non l'avesse fatta notare Costantino, non avrei nemmeno colto.
Frutto da incorniciare anche in bocca, con una freschezza così spinta da far sembrare il vino quasi "magro", ma é il tannino di impatto che riporta alla realtà, degno figlio di un vitigno ancestrale.
Di impatto ma di qualità eccelsa, ha solo bisogno che il tempo faccia il suo naturale corso, nel conferirgli anche complessità, nel farlo affusolare.
Coerente negli aromi scuri, di amarena che si allunga verso la maturazione, mette allegria, simpatico e potente allo stesso tempo. A bicchiere vuoto ha un gran naso, fumoso e di frutto ora rossa, piuttosto che nera.
Per giunta é un 2011, e nonostante questo scrivo 88 punti.

Ermes Pavese – "Ninive" Vino da uve stramature VdT 2013
Mentre Ermes racconta che si tratta di un Ice Wine, e di come venne fatta quella vendemmia, lo osservo e mi crolla una certezza perché é giallo paglierino, ricco di materia colorante, ma anche con sfumature verdoline.
Profumo appena avvertibile, speziato e agrumato di cedro candito, citronella e dalla velatura metallica e gessosa.
La bocca é comunque bellissima, la dolcezza si avverte, ma non é la cosa importante, si focalizza l'equilibrio e la lunghezza di aromi che chiudono di idrocarburi.
Un grande Feinherb, non lo metterei sui dolci, ma per secondi difficili, si merita 86 punti.

Les Crêtes – Valle d'Aosta Moscato Passito "Les Abeilles"
Profondità gialla, tendente al dorato, in cui galleggiano correnti verdi lucenti.
Naso da Moscato, una bellissima salvia, rosa gialla, fiori d'arancio, grande finezza, aromaticità pura, rispettosa di un vitigno che così tanto amo.
Sorso dolce e piccante, appena sbilanciato sulla morbidezza ma ha 100gr di zucchero residuo che lo giustificano e lo rendono di sicuro più un vino da dessert del precedente... ma anche con la burrosità di uno Stilton farebbe la sua bella figura.
Sapori coerenti, di erbe aromatiche e agrumi canditi, chiude piacevole e nocciolato strappando 87 punti


Una sola parola per Ermes Pavese, il suo Nathan 2010 é stato il mio Coup de Coeur della serata... allora grazie, grazie davvero.