Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

lunedì 31 dicembre 2012

Domaine A. et P. De Villaine – Bouzeron AOC 2010


100% Aligoté – 12.5%


Già con il colore, siamo diventati subito amici.

Un brillante giallo paglierino con sfumature verdoline, senza ombra di dubbio da eccellenza.

Il movimento nel bicchiere é agile, come mi aspettavo e come dovrebbe essere.

I primi profumi sono delicati di scorza di limone e pompelmo, ananas ancora non maturo, e fiori bianchi.

Prolungando il contatto con l'aria, la scorza di agrumi vira verso il mandarino e la citronella, mentre il floreale si identifica con il biancospino.

Si può riconoscere anche la pesca bianca e la pera, con una salvia molto leggera.

Quello che invece risulta evidente é l'eleganza e la pulizia di questo vino che, senza una complessità sconvolgenza, ha una finezza indiscutibile.

In bocca é una lama.

Entra con una punta altissima di sapidità e poi emerge, in tutta la sua importanza, la grande freschezza.

Nonostante questo, fornisce comunque una sensazione di avvolgenza e calore che lo rendono, se non equilibrato, certamente un vino completo.

Quella che mi é piaciuta di più, é la sensazione aromatica: appena entra, risale per via retro-nasale un magnifico aroma di lavanda.

Dopo questo, si nota facilmente anche avvicinando il naso al bicchiere.

La lunghezza é nei limiti del vitigno... e per fortuna, altrimenti che Aligoté sarebbe.

Anche in bocca, grande eleganza e pulizia, con un gusto che non ti farebbe mai smettere di riempire il bicchiere.

Per me, il vivo piacere di bere un vino che é sbilanciato verso le sensazioni di gioventù e che non affatica i sensi.

Adesso... si può dare 87 ad un Aligoté?

Una possibile risposta potrebbe essere "ma allora che voto dovrebbe prendere un Meursault?"

Non é un ragionamento sbagliato...

Aubert de Villaine, co-proprietario del DRC, produce bottiglie che escono dalla cantina già a migliaia di Euro.

Nel Domaine di famiglia, invece, con la stessa cura, professionalità e passione crea questo Bouzeron che si trova in enoteca intorno ai 14 Euro.

E anche su questo vino, c'é il suo nome e quindi ci mette la sua faccia.

Allora 87 punti ci possono anche stare, per aver portato l'Aligoté là dove nessun uomo è mai giunto prima (Star Trek, serie classica).

Una raccomandazione: non sprecatelo con il Kirsch.



Weingut Lieselehof – Vino del Passo VdT 2010


100% Solaris – 14.5%

Visto che il vigneto si trova a più di 1300 metri di altezza, nei pressi del Passo della Mendola che é uno dei posti più freddi che io conosca, mi aspettavo un vino verdolino pallido.

E invece, il bicchiere si riempie di un colore che é un mix fra l'oro antico e l'ambra.

Ricorda il miele d'acacia nella luminosità con le sfumature di caramello di quello di castagno.

Visto ne ho ancora in mente le sensazioni, almeno nella tonalità, potrebbe ricordare un Jurancon.

Luce pura e bellissima, oltre il cristallo, quasi al limite del brillante.

Si muove nel bicchiere con la compattezza di un rosso, pur mantenendo una leggerezza che lo allontana da quella dei vini passiti.

C'é una leggera traccia di gas, che verrà poi confermata ai primi assaggi.

Il naso é esplosivo, i 14.5% di alcol si sentono bene e trasportano profumi di spezie e di frutta.

Albicocca disidratata, cocco, miele di acacia, liquerizia e mallo di noce.

Piccante al naso, quasi balsamico.

Ruotando il bicchiere i profumi si spostano decisamente su ricordi dolci, si attenua l'amaro della liquerizia e emerge il marzapane.

Il primo sorso riscalda la bocca, l'impressione alcolica é evidente e ancora slegata da freschezza finale quasi acidula.

Evidente anche la sensazione tannica, indubbiamente é un vino che ha fatto macerazione sulle bucce.

Mi é difficile determinare la lunghezza, per via delle punte così alte di alcol e acidità che tengono nascosta una sapidità anch'essa importante.

Il sapore che riempe la bocca é particolare, in parte di erbe aromatiche con chiusura amarognola di liquerizia.

Una delle poche cose di cui sono certo, é che sia perfettamente secco, per il resto é spiazzante.

E' giovane, e non ha ancora raggiunto l'amalgama, ma quanto tempo gli servirà?

E sopratutto, che cosa diventerà?

Così per questa volta, mi astengo da assegnare un punteggio.

Sarà anche per l'affetto verso l'Alto Adige, la stima nei confronti del lavoro che c'é dietro questo vino, ma ho la speranza che, dopo tanti anni in cantina, la sua bottiglia gemella possa regalarmi grandi soddisfazioni.

Magari fra 10 anni, può essere davvero un qualcosa di simile ad un Jurancon Sec... sognare non costa nulla.

Il Solaris é un ibrido resistente a muffe e batteri, con un albero genealogico piuttosto complesso, in grado di sviluppare molti zuccheri e, per questo motivo, deve essere coltivato in alto.

Direi che con i 1300 metri del passo, ci siamo proprio...

Rileggendo una mail del Sig. Morandell, il proprietario di Lieselehof, apprendo che metà delle uve hanno seguito una vinificazione tradizionale in bianco.

L'altra metà, in effetti, ha fatto macerazione sulle bucce.

Per capire un pò la filosofia e il lavoro di questa persona, consiglio di leggere questa breve storia della tenuta:


Il Vino del Passo viene prodotto in poche centinaia di bottiglie e quindi non trova spazio nei normali canali commerciali.

Io l'ho richiesto direttamente al Sig. Morandell, che me ne ha tenute da parte alcune bottiglie da ritirarsi in estate.



lunedì 24 dicembre 2012

Abate Nero – Trento DOC Extra Brut n.m.


100% Chardonnay – 12.5%



Colore praticamente in pienezza di giallo, faccio fatica ad individuare una sfumatura di verde.

Un ritorno di luce che gli rende una luminosità che va oltre a quella del cristallo, arricchita dai punti brillanti con cui il perlage giovane riempie la flûte.

Giovane nell'aspetto e nell'irruenza, che si potrebbe anche definire appena confusa, per via del numero di catenelle e per la loro velocità.

E allo stesso tempo giovane anche nell'ostinazione, dimostrata anche nel riassaggio del giorno successivo all'apertura.

Il naso é di lieviti freschi, agrumi e frutta bianca ancora da maturare, mela e pera abate, quando sono ancora indietro e, sode come sassi, scroccano quando le addenti.

Sempre in primo piano, un sentore di roccia bianca e un ricordo molto particolare che ho fatto fatica a focalizzare, per poi arrivare alla conclusione che la cosa più simile che potevo associargli, é l'anice verde.

Aggiunge quel tocco particolare, esotico, che lo rende più prezioso.

Pulito, diretto e 100% Chardonnay da breve sosta sui lieviti al naso, in bocca é una lama di coltello senza concessione ai gusti facili.

Carbonica che si era vista nel bicchiere e ora si sente sulla lingua e sulle parti sensibili della bocca.

Freschezza e sapidità a livelli alti, non possono non ricordare le montagne del Trentino con il loro clima freddo e i terreni di roccia erosa.

La vicinanza, con le dovute proporzioni, al gusto di un Blanc de Blancs dello Champagne é evidente.

Se non nella complessità, che non si può chiedere ad un prodotto che é comunque un base, almeno nella lunghezza e nell'impostazione complessiva da metodo classico.

Devo proprio fare outing, forse per la prima volta nella mia vita, ho pensato che qualche grammo in più di zucchero in dosaggio, lo avrebbe reso più completo.

Ma é un dubbio che é durato solo pochi secondi, dopo me ne sono definitivamente innamorato...

Questo gioiellino l'ho acquistato per appena 12 Euro direttamente in cantina, spedito a casa senza spese di spedizione.

Il Sig.Lunelli, titolare di Abate Nero, é stato di una gentilezza e professionalità estrema.

Dietro c'é anche una storia molto istruttiva da raccontare, che magari un giorno mi verrà voglia di scrivere...

Il punteggio?

Mi viene in mente un Franciacorta base sentito qualche mese or sono a cui avevo dato 82... per giustizia, allora, l'Extra Brut di Abate Nero non può prendere meno di 85.

Il primo regalato, il secondo stretto.



domenica 23 dicembre 2012

Tenuta Manincor – A.A. Moscato Giallo 2011


100% Moscato Giallo – 12.5%


Bottiglia trasparente, con la doppia valenza di un vino da consumare giovane per coglierlo al meglio della sua vita, ma anche per rendere merito al suo magnifico colore giallo.

Giallo appena sfumato di verdolino, con una leggera traccia di effervescenza.

Nel bicchiere si muove con agilità con una luce ricca, accattivante, che conquista con la sua capacità di sembrare viva e allo stesso tempo calda.

Profumi varietali tipici, immancabile la salvia, naturalmente freschi e verdi non solo come maturità, ma anche per il ricordo di menta e timo.

Nella sua aromaticità, oscilla fra la vegetalità del Sauvignon e il Riesling giovane, a cui si avvicina per la mineralità di ardesia che riesce a sprigionare.

Pesca e fiori bianchi, agrumi canditi con ricordi di muschio: in poche parole 100% Moscato con profumi salati e piccanti.

In bocca rende perfino meglio l'uva di origine a cui aggiunge comunque una certa morbidezza e calore.

Forse in questo é stato aiutato dal passaggio in botte eseguito con un rispetto totale, dato che profumi e aromi sono rimasti intoccati.

Ha una sapidità gustosa, che sorpassa decisamente la freschezza di uve raccolte ben mature.

Lascia una bocca aromatizzata che sa di caramella al limone ed erbe di montagna.

Chi apprezza i vini ricchi di profumi, potrebbe concordare con me per assegnare almeno 85 punti.

Ho pagato la bottiglia 10 Euro in Enoteca, con un piccolo sconto.

Vino prodotto con uve da agricoltura biologica certificata.


Adoro il Moscato Giallo in versione secca, e spero proprio che a nessuno al mondo venga in mente di farne la versione "macerata".



domenica 16 dicembre 2012

Domaine de l’Ocre Rouge - "La Perle Rosé" Méthode Traditionelle 2009 extra brut


100% Pinot Noir – 12%



Il Domaine é di proprietà di uno dei figli di André Beaufort e ha sede a Nîmes nella parte Sud della Côtes du Rhône, dove continua la vocazione spumantistica di famiglia.

Solita stappatura più complicata del necessario, per via della tenuta a graffetta sul tappo a fungo... riuscirò mai a trovare un modo elegante per toglierla?

Nel bicchiere, sotto uno spessore abbondante di spuma bianca, emerge un splendente colore intermedio fra la buccia di cipolla e il petalo di rosa.

Mi conquista subito.

La superficie continua ad incresparsi per le effetto delle bollicine, piccole senza esagerare in complimenti, che salgono a gran velocità dal fondo del bicchiere.

Sulla persistenza non c'é proprio nulla da invidiare a vini ben più blasonati.

I primi profumi che mi si fissano in mente richiamano dalla memoria la rosa, forse anche per la suggestione indotta dal colore, il talco e la cipria.

Segue il ricordo di frutta, con l'immancabile fragolina di bosco e, in parte, anche di una prugna rossa non ancora matura.

Un naso allo stesso tempo fresco e dolce.

All'assaggio la prima sensazione riguarda il suo equilibrio, con la giusta freschezza e quella parte importante di sapidità che sul finale di bocca diventerà sempre più evidente.

L'anidride carbonica risulta cremosa, non punge, e invade piacevolmente il cavo orale.

Il sapore, sorprendentemente, é all'inizio di frutta gialla matura, mi verrebbe da dire che non sia così privo di zuccheri come dovrebbe, per poi trasformarsi in spuma di arancia e aroma di rosa.

E rimane anche per una bella lunghezza, per poi lasciare la bocca perfettamente pulita.

Davvero un gran bel Rosè, per nulla banale e veramente curioso con questi profumi da frutta rossa e gusto con frutta gialla e agrumi.

Ha fatto una bella compagnia al Cotechino con puré, in linea con la tradizionale gastronomica emiliana di questo periodo.

Gli darei, senza esagerare, almeno 84 punti.

L'ho acquistato per circa 15 Euro, comprese le spese di spedizione, in Belgio dal sito Internet Terrovin.

Ancora una volta, devo proprio ringraziare Wouter per i vini sempre interessanti che propone e mi permette di sentire...


Da quello ho letto dal catalogo, rigorosamente in Olandese, si tratta della vendemmia 2009 che ha fatto 9 mesi in botti piccole usate e poi 12 mesi sui lieviti.



Marisa Cuomo – Furore Bianco "Fiorduva" 2008


Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40% - 13.5%

Paglierino intenso e profondo, reso tale dal passaggio in legno, ma con una luce viva che smentisce i 5 anni passati dalla vendemmia.

Nel bicchiere si muove con la ricchezza di un vino rosso e anche in questo caso il barrique ha sicuramente fatto la sua parte. 

Oltre al grado di maturazione che il clima della Costiera Amalfitana può garantire...

I primi profumi si concentrano sulla speziatura dolce di vaniglia e frutta tropicale matura come banana, mango e ananas sciroppato.

Si riconoscono il burro di nocciolina e il cioccolato bianco con un delicato floreale di fiori anche questi bianchi.

Tutto sommato, però, é come se fosse un pò timido e fà fatica a dispiegare il suo ventaglio di colori.

In bocca però cambia marcia...

Morbido come mi aspettavo, grasso come mi aspettavo, ma la luce che mi aveva colpito guardandolo si concretizza con una freschezza viva e succosa.

E' agrumato di cedro con appena un retrogusto piacevolmente ammandorlato, che ancora una volta possiamo ricondurre al passaggio in legno.

Il tutto condito con una sapidità che é quasi scontato definire marina, vista la posizione delle vigne.

Ha una lunghezza da premiare con 88 punti che sarebbero potuti essere anche di più se il naso fosse stato allo stesso livello.

Ho comprato questa bottiglia in enoteca un paio di anni or sono, affascianato dalla storia di queste vigne autoctone che crescono aggrappate alle pareti del golfo di furore crescendo in orizzontale per via delle pendenze.

Però 40 Euro sono una cifra che non sarei più disposto a spendere.




mercoledì 12 dicembre 2012

Domaine Vincent Pinard – Sancerre "Flores" 2011


100% Sauvignon – 13%


Ultimamente ho potuto degustare diversi Sancerre e devo proprio ammettere che, quando ci incontriamo, é sempre un bel piacere.

Nel bicchiere si presenta con un colore paglierino pallido, senza particelle in sospensione, ma con una luce tale che mi viene subito da pensare che sia stato chiarificato senza filtrazione.

Infatti, nonostante il tono scarico, ha un bella consistenza e un profumo "maturo", senza alcuna traccia di tonalità verdi.

La prima impressione é quella di frutta a polpa gialla, pesca e albicocca, con un sottofondo di menta e una bella punta minerale.

Il floreale é invece bianco, e ricorda un tenue mughetto.

Sono profumi delicati e eleganti, che con il tempo diventano più freschi fino asembrare quasi agrumati.

Per questo Sancerre, ma anche per gli altri "fratelli" di denominazione, il vegetale del bosso é proprio un lontano ricordo.

Il Sauvignon diventa invece protagonista all'assaggio, dove il suo aroma tipico di erbe aromatiche si fonde con una freschezza nervosa e quasi citrina.

Un sapore, particolare, un mix di arancia matura e il pompelmo giallo.

La freschezza maschera il calore, ma sul finale la bocca si scalda e mi lascia individuare con più precisione l'aroma.

Non é arancia e pompelmo, é un ricordo nitido di clementine.

Questo é solo il Sancerre base, tutto acciaio, di Vincent Pinard ma per me non vale meno di 87 punti.

L'ho acquistato tramite un GDA per circa 18 Euro comprese le spese di spedizione, quest'altro anno ne prendo una cassa da 6.

Tanto per avere dei riferimenti, la settimana scorsa mi sono imbattuto in un Cloudy Bay 2007 a base di peperone e asparago.

Nel suo genere, può anche essere considerato un bel vino, ma l'eleganza dei Sancerre é proprio un'altra cosa.


domenica 9 dicembre 2012

Degustazione Barolo BOVIO, Bologna 3 Dicembre 2012


In genere durante le degustazioni pubbliche non riesco a raggiungere la concentrazione necessaria per arrivare a definire bene il vino.

Per me, una buona degustazione, non é un evento pubblico.

In questo caso, però, sia per il mio particolare stato d'animo sia per il ritmo particolarmente blando con cui la serata é lentamente scivolata via, sono riuscito a prendere dei buoni appunti che riporto direttamente dal mio notes.

Per come sono stati serviti i vini, ho potuto degustarli con almeno un bicchiere di vantaggio rispetto ai degustatori ufficiali della serata.

Anche perché, sinceramente, non sono stato così bravo nel trovare tutti quei profumi e quelle sensazioni che hanno trovato loro.

Spero quindi di essere stato influenzato molto poco da quello che veniva declamato alla platea.

Nel complesso abbiamo sentito dei bei vini ma, questione di gusto personale, dovendo proprio scegliere berrei Pinot Nero tutta la vita.

Barolo Rocchettevino 2008
Rubino con orlo granato, di un bel colore vivace, ottima trasparenza e consistenza intermedia.
Il primo naso porta in evidenza la tostatura, che progressivamente tenderà a dissolversi per lasciare sempre più spazio al frutto e alle spezie.
Frutta che dà un'impressione di freschezza sotto forma di ciliegia e arancia rossa su un sottofondo di cannella e terra bagnata.
Non ha una complessità clamorosa, ma é piacevole nella definizione delle sensazioni.
In bocca la freschezza del frutto e di sensazione é piacevole, con tannini ancora ben scolpiti ma assolutamente non verdi, piuttosto quasi polverosi.
Lascia un'impressione di calore, senza avere una persistenza lunghissima.
Bello nella sua, giovane, semplicità vale 86 punti a crescere nel giro di alcuni anni.

Barolo Arborina 2008
Massa colorante importante, ma più spento del precedente, con una consistenza importante.
Profumi non particolarmente intensi, di frutti in bacca e un terziario di cuoio e terra in evidenza.
C'é poi una strana sensazione che più che alla tostatura del legno mi fa pensare proprio alla cenere.
In bocca, pur dimostrando un bel frutto, ha una morbidezza innaturale.
Sicuramente un vino più grosso di quanto non sia elegante e che magari renderà meglio accompagnando il cibo che non in una degustazione.
Non mi fa impazzire, non riesco a dargli più di 83.

Barolo Gattera 2008
Nel colore é ormai completamente sul granato, piuttosto trasparente ma anche positivamente vivace.
Consistenza importante.
Naso elegante, anche se non particolarmente esplosivo, in cui emergono la speziatura di cannella e una bella mineralità.
Seguono frutta in gelatina con un leggero sottofondo di fiori appassiti.
Al gusto ha un bel equilibrio e pur dimostrando una bella ricchezza di tannini li trovo comunque di grande qualità, perfettamente maturi.
Mantiene una freschezza che gli dona un'impressione quasi ematica di grande persistenza.
Riportando il bicchiere al naso emerge una elegante nota di cioccolato.
Di valore assoluto, almeno 88 punti un pò anche di prospettiva.

Barolo Riserva Bricco Parussi 2004
Granato con orlo aranciato, un pò cupo forse anche per la presenza di sedimenti nel bicchiere.
Quella dei sedimenti é stato una presenza frequente nella serata anche perché i vini non vengono filtrati.
A me non danno alcun fastidio, fanno parte del mondo del vino, e d'altronde, coloro che non vogliono sedimenti nel bicchiere possono sempre bere un bel lambrusco d'annata...
Facendo però attenzione che non sia un “metodo ancestrale”.
Ha un profumo intenso e nero di china, spezie sia dolci che piccanti e iniziano a farsi avanti un etereo di vernice e di smalto.
Bellissima la rosa appassita e frutta decisamente in marmellata.
In bocca é perfetto con tannini assolutamente integrati e ancora una freschezza che lo rende quasi un succo di frutta.
Mi fermo ad 87, forse perché da una riserva mi aspettavo un filo in più di eleganza al naso.

Barolo Arborina 1996
Granato con orlo aranciato di consistenza importante.
Profumi ormai quasi completamente spostati sul terziario, mi pare quasi di identificare il gudron.
Ha grande intensità, ma all'inizio pecca un filo di complessità, bisogna lasciargli un pò di tempo per aprirsi.
Poco a poco, con l'ossigenazione, viene fuori la frutta nera e la prugna secca migliorando minuto dopo minuto.
In bocca ha un'ottima morbidezza, ma la freschezza risulta un pò spenta.
Buona invece la persistenza.
Un 89 di stima, ma se ne avessi in cantina delle bottiglie le berrei in fretta.

Barolo Gattera 1996
Colore veramente particolare: bordo aranciato mentre al centro sembra ancora rubino. In pratica, avrebbe saltato una tonalità di colore.
Massa colorante importante e di notevole consistenza.
Finalmente un naso di adeguata complessità e anche molto particolare con i primi profumi che ricordano il tartufo e il petrolio.
Anche in questo caso, dopo tanti anni in bottiglia, bisogna lasciar agire l'ossigeno in modo da poter apprezzare l'aroma di scorza di arancia, l'elegante tostatura e una bella nota balsamica.
In bocca ricorda il succo di prugna e dimostra la freschezza che invece mancava nel precedente. Tannini perfetti così come la persistenza.
Decisamente il fuoriclasse della serata, con 91 punti e forse anche qualcosa di più.

Un applauso speciale agli ottimi formaggi Piemontesi che sono stati serviti in accompagnamento.




sabato 8 dicembre 2012

Sektkellerei L. Martini – A.A. Sekt Ris. "Comitissa" 2006


30% Chardonnay, 30% Pinot Bianco, 40% Pinot Nero – 13%


L'etichetta riporta una sboccatura del 2011.

Il colore é un paglierino profondo, quasi di sabbia rossa, tanto che se fossimo in Champagne, farebbe pensare alla presenza nella cuvée del Pinot Meunier.

Ma qui siamo in Alto Adige, a Cornaiano, ed é più probabile che possa essere dovuto ad un passaggio in legno del vino base o, molto semplicemente, alla buona percentuale di Pinot Nero.

Anche perché, in tutte le altre caratteristiche, di un eventuale passaggio in legno non ce ne sono indizi nè al naso e neppure al gusto.

Bollicine che nascono piccolissime in fondo al bicchiere e che diventano un filo più grandi salendo fino alla superficie.

Potrebbe anche essere considerato un aspetto penalizzante, se non fosse che scrivo queste note il martedì sera, dopo aver aperto la bottiglia domenica a pranzo.

E in più di 2 giorni non ha perso nulla di anidride carbonica.

I profumi sono dominati dallo Chardonnay, un'eleganza cristallina, senza essere di un'intesità clamorosa.

Emerge il floreale e il fragrante, di freschezza e di lieviti, delicato e fine.

Bello!

E in bocca é ancora più bello perché sfodera la grinta e la mineralità tipica dei vini di montagna, per non dire dell'Alto Adige.

La pungenza é appena sopra le righe, la sapidità importante ma, sopra ad ogni cosa, un gusto lunghissimo che lo trasporta ad un punteggio superiore ad 87.

Inizia piano e ti appaga pienamente in bocca.

Un vero metodo classico, che non viene certo da vigneti rubati alla coltivazione del granturco.

L'ho pagato 18.5 Euro al punto di vendita di Niedermayer, di cui Lorenz Martini é stato enologo per tantissimi anni.



Hirschhorner Hof – Pfalz Riesling Q.b.A. Trocken 2009


100% Riesling – 12.5%


Colore intenso e caldo, quasi raggiunge il limite inferiore del dorato con una consistenza, che a bicchiere inclinato, é proprio evidente.

Profumo particolare, forse all'inizio anche non perfettamente pulito, che si concretizza in frutta a polpa matura e, mi pare, appena un accenno di Botrytis.

Sotto, sepolte, le note varietali del Riesling emergono appena per poi uscire, con i minuti in progressione.

Naturalmente sono profumi di gioventù, di frutta e di fiori, visti i pochi anni dalla vendemmia l'idrocarburo é ancora una svuocata visione lontana.

Il calore dell'aspetto c'é anche nel profilo olfattivo, sotto forma di cedro candito, melone bianco, marzapane, e speziatura del miele di acacia.

Non é la Mosella, si vede e si sente, ma é bello lo stesso.

Al caldo si accompagna comunque la freschezza della fragranza, un calore fresco e vivace.

In bocca é coerente: riscalda, é avvolgente, quasi grasso, ma l'acidità scattante lo sostiene e tende a renderlo equilibrato.

Evidente il residuo zuccherino, il Trocken dell'etichetta deve essere sempre considerato con il metro dei vini tedeschi.

Bella coerenza anche nei sapori, che sono quelli di pesca gialla e limone, con chiusura appena ammandorlata.

Il "tende" di prima viene dal fatto che nei sapori ha una strana amalgama, le sensazione sono del livello giusto, ma ancora non fuse.

Probabilmente ha solo bisogno di tempo.

Sulla tenuta mi lascia perplesso e, se é sicuro che possa reggere per diversi anni, potrà arrivare anche a 10, 15 o 20 anni?

Alla fine può portare a casa qualcosa come 86/87 punti.

Acquistandolo tramite un'amica direttamente dal produttore questa bottiglia é costata con le spese di spedizione intorno ai 16-17 Euro.

Più sta a contatto con l'aria e più il Riesling viene fuori.

Veramente curiosa la tappatura con sughero ricoperto da una goccia di ceralacca, forse per ridurre il passaggio d'aria mantenendo i vantaggi dell'elasticità del sughero.

Vino prodotto da agricoltura bio-dinamica.










Cascina Conti Bronda – Uvalino v.d.t.


100% Uvalino – 11.5%

Una bottiglia, regalatami un collega Sommelier, decisamente curiosa e da un vitigno sconosciuto.

Mi sono documentato e ho visto che, insieme ad altri, é al centro di un progetto di recupero e di studio in Piemonte.

Il colore é un rubino con un orlo granato, con massa colorante modesta e vivace.

Mi ha subito fatto pensare alla famiglia dei Pinot e in effetti, anche negli articoli che ho raccolto in seguito, nella composizione chimica delle sostanze coloranti c'é proprio una certa somiglianza.

Nel bicchiere si muove con una certa agilità, con profumi vinosi che ricordano in modo immediato la marasca e la prugna sciroppata.

Un leggero tocco vegetale non invadente viene completato da una sensazione di frutta più nera, come il mirtillo e un floreale, sempre giovane, di rosa canina.

In bocca é leggero con un buona freschezza, sono contento di aver seguito il consiglio in etichetta di servirlo a bassa temperatura.

I tannini sono quasi inesistenti e lascia un sapore di succo di ciliegia in bocca che rimane anche per diversi secondi.

Forse anche il Piemonte può trovare nell'Uvalino l'equivalente della Schiava.

Per me é da 81 punti, un vino veramente simpatico.

Se si vuole una bevuta poco impegnativa e piacevole, l'Uvalino può essere un'ottima risposta.

Il commento del mio collega é stato "sono contento che ti sia piaciuto, ma non so se te lo puoi permettere se mi ricordo bene in cantina costa 3-4 Euro".