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domenica 1 ottobre 2017

VVV... - Degustazione Trebbiano Wine City Day 2017


“Il Trebbiano: Vino e Vitigno” questo il titolo riportato dalla locandina. Una parola vista a 360°, accomunando parentele genetiche e nomi popolari usati nei secoli per identificare vini anche molto diversi.


Appena letta la presentazione non ho avuto esitazione, il richiamo delle 3 “V” é stato irresistibile.

La prima “V” é quella di chi ha condotto il seminario-degustazione... Valentini Gabriele, agronomo, ricercatore e mi azzardo, compagno di intensi scambi di idee da punti di vista spesso diversi. 

Il suo approccio al vino è ritrovarne le origini, il luogo, la tecnica di coltivazione, col tempo ho imparato ad apprezzare il giusto equilibrio fra scienza, vocazione professionale e passione che mette nei suoi racconti. 

Vera “lectio magistralis” sul Trebbiano, raccontata in modo che Tutti potessero trattenere qualcosa da portare a casa. Una storia lunga migliaia di anni di un vitigno fondamentale nel sostenere le esigenze dell'uomo soprattutto nella quantità, ormai relegato nei chiaroscuri del palcoscenico del vino.

Tuttavia, quando interpretato con cura e passione, riesce a tirare fuori dal legame con il territorio risultati ineguagliabili per varietà ben più considerate.

Al solito, il problema è un oceano vinicolo di banalità da cui, qua e là, si eleva un’isola qualitativa dalle vette altissime. Quella benevolenza che a Merlot, Cabernet e magari anche allo Chardonnay si concede con noncuranza, al Trebbiano viene spesso negata. Ingiustamente…


Viene poi la “V” di Venturelli “il prof”... un vero personaggio nei racconti di tanti amici, non lo avevo mai incontrato di persona. Cominciavo a pensarlo come una figura irreale, mitica, sia Lui che le sue bollicine. Invece esistono entrambi, il mito e l'uomo. 

Ha voluto essere assolutamente Lui a servire i suoi vini, nel timore che nei bicchieri finisse anche il fondo. Schivo, dalla voce sussurrata, ha rifiutato con sincera modestia i tanti complimenti ricevuti, ribadendo con forza la totale semplicità con cui lavora in vigneto e in cantina.

Coccola come un figlio il Trebbiano di Spagna, varietà dimenticata, soggetta ad acinellatura, chicchi piccolissimi e grappolo spargolo.

Ne fa un 🍷 rifermentato con dolcezza di frutto e nitidezza che ben raramente si trovano in questa tecnica dei tempi passati. Sorso di spessore ed equilibrio, magistrale la serenità dei profumi nel bicchiere ancora dopo 2 ore.

In anteprima solo per Noi 🍷 Trebbiano di Spagna Metodo Classico 2013, il suo “siampagn”, naturalmente senza alcun dosaggio, letteralmente il capolavoro che mi avevano descritto. Se da un Trebbiano non si può certo pretendere un arcobaleno di profumi, la bocca ha un'impostazione che in Italia trova pochi uguali.

Carbonica finissima nel bicchiere come al palato, il sorso ha pienezza misurata, un attacco aromatico di frutta secca con quel soffio delicatissimo di evoluzione ad amplificarne le sensazioni. Rende pienamente merito al talento della mano che lo ha realizzato.

Vino di bocca, alla dolcezza fruttata aggiunge agrume candito, mandorla, un finale mentolato che poi contagerà anche i profumi, chiusura lunghissima e rifinita. Difficile rimanere con i piedi per terra e convincersi che siamo in Italia, a due passi dal fiume, con un'altezza di ben 20 metri sul livello del mare. 

Ultima “V” quella di Valentini, 🍷 Trebbiano d'Abruzzo 2013... inizialmente non dichiarata nella lista, era più che ovvio che “il Valentini” ci sarebbe stato. 

Tremendamente giovane, figlio di una stagione magica, quel carattere che basta aver sentito una sola volta nella vita per non dimenticarlo mai più. Il “brodo” di Valentini vien fuori subito, salinità, spezie, i toni sulfurei della pirite appena spaccata, fiori azzurri... profuma di sole, mare e conchiglie.

Un telaio ancora primordiale, riscalda la gola per un attimo prima di far decollare un'acidità intransigente, saporita di pompelmo, metallo e tisana alle erbe, mineralità che danza in punta di piedi. 

Stupendamente scomposto, quando metterà giudizio potrà provare a raggiungere le vette del 2010 e al limite accomodarsi un millimetro sotto, comunque tanto più alto di altri.

Le 3 “V”... Gabriele Valentini ci ha guidati per mano dagli “siampagn” del “prof” Venturelli fino ad uno dei più grandi bianchi d'Italia, il Trebbiano d'Abruzzo dell'Azienda Agricola Valentini.

Lungo il percorso, tanti altri bellissimi vini... di ognuno scriverò due cose nelle foto d'insieme, per non farla troppo lunga in questa parte del racconto. Le leggerà a parte chi ne avrà voglia.

Chiusura in rosa, con il 🍷 Sorbara rifermentato del “prof”, fragrante e con ancora una punta di dolcezza avvertibile, per questo ancor più toccante nel cuore.

Compagni di degustazione allo stesso tavolo Raffaella, Chiara, Marco e Davide. Tutti ragazzi ONAV, praticamente circondato, posso confermare che non mordono, anzi sono parecchio simpatici 😇.

Simpaticissima invece Rita, oltre che brava produttrice, che ho salutato finalmente dal vivo con gran piacere.


Grazie speciale a Nicola e a tutti i colleghi di AMO, per questo meraviglioso pomeriggio di vino e di risate.


🍷 Venturelli – Trebbiano di Spagna rifermentato in bottiglia 2015

🍷 Venturelli – Trebbiano di Spagna Metodo Classico 2013

🍷 Colle Stefano – Verdicchio di Matelica 2015

🍷 Suavia – Trebbiano di Soave “Massifitti” 2015

🍷 Torre dei Beati – Trebbiano d'Abruzzo “Bianchi grilli per la testa” 2015

🍷 Valle Reale - Trebbiano d'Abruzzo “Vigna di Capestrano” 2014

🍷 Valentini - Trebbiano d'Abruzzo 2013

🍷 Guccione – Trebbiano “Veruzza” 2011

🍷 Torre dei Beati – Pecorino “Bianchi grilli per la testa” 2014

🍷 Venturelli – Sorbara rifermentato in bottiglia 2015

Il 🍷 rifermentato del prof. ha dolcezza di frutto e una nitidezza che ben raramente si trova in questa tecnica dei tempi passati. Sorso con spessore ed equilibrio, magistrale la serenità dei profumi ancora dopo ben 2 ore nel bicchiere.

Anteprima solo per Noi con il 🍷 Trebbiano di Spagna Metodo Classico 2013, il suo “siampagn”, naturalmente senza alcun dosaggio, letteralmente il capolavoro che mi avevano descritto. Se da un Trebbiano non si può certo pretendere un arcobaleno di profumi, la bocca ha un'impostazione che in Italia trova pochi uguali.

Carbonica finissima, nel bicchiere come al palato, il sorso ha pienezza misurata, un attacco aromatico di frutta secca con quel soffio delicatissimo di evoluzione ad amplificarne le sensazioni. Rende pienamente merito al talento della mano che lo ha realizzato.

Vino di bocca, alla dolcezza fruttata aggiunge agrume candito, mandorla, un finale mentolato che poi contagerà anche i profumi, una chiusura lunghissima e rifinita. Difficile rimanere con i piedi per terra e convincersi che siamo in Italia, a due passi dal fiume, con un'altezza di ben 20 metri sul livello del mare.

Abbiamo cominciato con un “Trebbiano” di assonanza, il 🍷 Verdicchio di Matelica 2015 di Colle Stefano, in realtà un 🍇 Trebbiano di Soave come attestano documenti storici. Profilo aromatico giustamente originale rispetto agli altri che seguiranno, mentolato, pepato e dolce al naso come in bocca. Volume ed equilibrio, bella bottiglia.

A seguire un 🍇 Trebbiano di Soave dichiarato, il 🍷 “Massifitti” 2015 di Suavia, cresciuto su basalti che ne hanno esaltato gli aspetto agrumati, erbacei, ferrosi, affilandone la struttura. Finale non lunghissimo, brilla tuttavia di una freschezza serena.

Trebbiano “vero” quello d'Abruzzo, 🍷 “Bianchi grilli per la testa” 2015 di Torre dei Beati, con cui mi sono riappacificato ben volentieri. Tutti quanti dobbiamo davvero ringraziare Fausto Albanese per la presenza in sala. Speziato, confettoso, dal meraviglioso ricordo del fiore di vite, uno di quei profumi che non si scorda mai. Particolare nel sorso, caldo, burroso dal sapore di anice e cera d'api.

Meraviglioso il 🍷 Trebbiano d'Abruzzo “Vigna di Capestrano” 2014 di Valle Reale già dal colore, giallo denso e opalescente. Tutto su pompelmo e timo, la parte erbacea così nobile da portare dritti a Sancerre. A questo parallelo si allontana in bocca, tornando sui binari dolci e morbidi dei vini che lo hanno preceduto, salinità metallica in chiusura... avercene!

Tremendamente giovane il 🍷 Trebbiano d'Abruzzo 2013 di Valentini, figlio di una stagione magica, quel carattere che basta aver sentito una sola volta nella vita per non dimenticarlo mai più. Il “brodo” di Valentini vien fuori subito, salinità, spezie, i toni sulfurei della pirite appena spaccata, fiori azzurri... profuma di sole, mare e conchiglie.

Un telaio ancora primordiale, riscalda la gola per un attimo prima di far decollare un'acidità intransigente, saporita di pompelmo, metallo e tisana alle erbe, mineralità che danza in punta di piedi.

Stupendamente scomposto, quando metterà giudizio potrà provare a raggiungere le vette del 2010 e al limite accomodarsi un millimetro sotto, comunque tanto più alto di altri.

A seguire, dalla Sicilia, il 🍷 Trebbiano “Veruzza” 2011 di Guccione, tropicale e suadente nei profumi, evoluto nel colore e anche negli aromi. Buono il finale jodato e di grafite, ma decisamente stanco.

Tanto per non essere legati solo al tema del seminario, un vero omaggio da parte di Fausto sotto forma del suo 🍷 Pecorino “Bianchi grilli per la testa” 2014, prodotto in sole 2400 bottiglie. Mi sbilancio pensando che sia la migliore espressione mai sentita di questo vitigno. Soave e misurato accostando il naso al bicchiere, di una pienezza marina che solletica il finale di gola. Piaciuto oltre ogni aspettativa.

Chiusura in rosa, con il 🍷 Sorbara 2015 rifermentato del “prof”, fragrante e con ancora una punta di dolcezza avvertibile, per questo ancor più toccante nel cuore.

Thunderstorm... - Il Mosnel "grandi annate" 11/06/2017


La serata é iniziata accomodandoci imprudentemente all'aperto, l'idea era quella di sciabolare qualche bottiglia, ma dopo le 4 chiacchiere introduttive di Federico Ariola, giovane responsabile commerciale della cantina, un forte temporale ci ha costretto a riparare al chiuso.


Appena più stretti ma anche più intimi, siamo stati proprio bene, dopo poco il vino ha sciolto la lingua creando un'atmosfera allegra, da vecchi amici.


Naturalmente conoscevo l'azienda di nome senza però avere ricordi precisi dei suoi Franciacorta, assaggiati qua e là nel passato, ne avevo sentito parlare bene da tanti, posso solo confermare la buona impressione... questo territorio sta venendo fuori con della sostanza da anni in cui invece aveva corso molto il marketing.

Azienda con 180 anni di storia distribuiti su 5 generazioni, 40ha di vigneto tutti condotti in regime biologico, da poco é uscito il loro primo spumante con certificazione BIO, perché averla sulle uve e averla sul vino fa differenza, c'é sempre qualcosa da imparare.

Molta fermentazione in legno naturalmente usato, dai 5 ai 20 anni, dosaggi sempre molto bassi, il Pinot Bianco usato in percentuali importanti negli assemblaggi, un pò per conservare una tradizione in declino, un pò per avere un Franciacorta diverso da altri. 


La bottiglia che mi ha colpito di più é stato il 🍷 "PasRosé" 2011, unione dei termini Pas Dosé e Rosé, da 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay. Mai nome poteva essere più azzeccato, la sfumatura rosata è davvero leggera, figlia di un contatto con le bucce brevissimo, proprio perché non avendo morbidezza di zuccheri, l'estrazione di polifenoli deve essere minima. 

Tuttavia nei profumi e negli aromi é pura essenza di Pinot Nero, mostra tutta la pienezza del vitigno con ricordi ferrosi e di piccoli frutti selvatici, uno spessore gustativo centrato, una magica chiusura di bocca condita e lunga. Splendida l'unione con lo Chardonnay, che porta quel soffio di eleganza che lo completa. 


Allo stesso modo l'Extra Brut 🍷 "E.B.B." 2012 é invece un manifesto della natura dello Chardonnay con cui viene realizzato in purezza, delezione dalle vigne aziendali più vecchie, tutta fermentazione in legno, solo prima pressatura, nessuna malolattica e in realtà nemmeno dosaggio.

Giovanissimo e di un bianco abbagliante nell'espressione di pesca, tiglio, cedro, con una bocca salina e succosa, il ritorno del frutto a polpa, un finale jodato e di gran pulizia. Agrumi maturi a bicchiere vuoto, bella bottiglia, il futuro gli appartiene.


Si vede che nel basso dosaggio gli spumanti del Mosnel si avvicinano molto al mio gusto, perché anche il 🍷 Brut Nature mi è piaciuto un bel pò. Un naso allegro, fragrante, floreale, quel sorso appena scomposto che crea dinamicità, finale di agrumi giovani, a bicchiere vuoto anche qualche ricordo di burro. Una calice goloso, per rubare parole a quelli più bravi di me.


L'entry level di gamma, il 🍷 Brut da 24 mesi sui lieviti, mi ha invece sorpreso per il carattere deciso, molto orientato su mineralità, frutta secca e tropicale nei profumi come negli aromi, una chiusura tostata e piena. Per nulla concessivo, inteso come biglietto da visita della cantina, mostra che le idee ci sono e non seguono le mode.


Infine una vera chicca, 🍷 l'"E.B.B." 2007 con sboccatura che corre indietro nel tempo di 5 anni, ancora chiarissimo nel colore con un naso meraviglioso, dai ricordi gessosi, di agrumi succosi, ananas, persino salvia e resina. In bocca é pieno, dal volume importante, comprensibilmente appena a debito di freschezza ma con ancora tanto da raccontare, finale sottilmente ammandorlato.

Begli assaggi, bicchieri riempiti e svuotati senza che andasse sprecato nulla, il giorno dopo mancava solo un pò di sonno, ma la testa era nitida.

Questa la lista degli spumanti assaggiati:

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Brut n.m.
🍇 60% Ch, 30% PB, 10% PN (24m sui lieviti, 5g/l dosaggio)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Brut Nature n.m.
🍇 60% Ch, 30% PB, 10% PN (22m sui lieviti, 0g/l)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Extra Brut "E.B.B." 2012
🍇 100% Ch (deg. 09/2016, 0g/l)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Rosé Pas Dosé "PasRosé" 2011
🍇 70% PN, 30% Ch (deg. 10/2016, 0g/l)

🍷 Il Mosnel - Franciacorta Extra Brut "E.B.B." 2007
🍇 100% Ch (deg. 06/2012, 0g/l)

La sigla E.B.B. sta per Emanuela Barzanò Barboglio, fondatrice dell'azienda e, con pochi altri traino della stessa Franciacorta, da poco scomparsa.