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sabato 27 agosto 2016

Pieropan – Soave Classico Doc “Calvarino” 2006


70% Garganega, 30% Trebbiano Soave - 12.5% 


Nella carta ho notato un Calvarino 2006 di Pieropan, e non ho saputo resistere... il colore sfuma irrequieto quasi sull'oro, mentre i profumi hanno bisogno di non più di 3 secondi per capire che il tappo non li separa più dall'ossigeno, per poi scatenarsi in una rincorsa di salgemma, mare, zafferano, fortissimo polline, ostrica, conchiglia, cerfoglio, ginestra e origano pungente. 

Ad un naso così vivace, fa contrasto una bocca dalla struttura posata, scorrevole, un liquido freschissimo dal soffio tostato, su cui aleggia un ricamo di erbe aromatiche dolci che porta ad un finale balsamico di the alla menta, ghiacciato, con uno spruzzo di limone... integrità aromatica impressionante, per un vino dal sorso apparentemente leggero e beverino, dai soli 12.5% di alcol.

Infine, con il contributo dell'aria e della temperatura, anche i profumi diventano tanto più sereni, ora dolci e bianchi di candide campanule, altrettanto nitido il ricordo di Mojito a bicchiere vuoto.



A suo tempo, 3 bicchieri Gambero Rosso assolutamente meritati, in questo momento ancora di più

mercoledì 24 agosto 2016

Marco Buvoli – Metodo Classico Rosè "Sette" Extra Brut

Guardando la bottiglia controluce prima di aprirla, mi ero accorto della presenza di sedimenti in sospensione.


Anche se sono convinto che non sia stata una cosa voluta, alla fine non si tratta di nulla più di un leggero inconveniente estetico, a cui non ho dato la minima importanza... in fondo anche Movia, con i suoi "Puro", propone eccellenti spumanti non sboccati.

Versato nel bicchiere é di un fascino immediato, arancio ramato guardandolo all'altezza degli occhi, dalla sfumatura carica di petalo di rosa inclinando il bicchiere ad indicare la lunga sosta sui lieviti che ne ha impreziosito il colore.

La materia in sospensione rende più densa la tonalità, sul bordo del bicchiere c'é una sottile coroncina di bollicine, che conferma la sensazione di una carbonica sfumata, che ho avuto togliendo delicatamente il tappo.

I profumi hanno bisogno di qualche minuto per diventare nitidi, forse su questo l'influenza dei lieviti ancora nello spumante hanno un minimo di effetto, poi però inizia la danza...

L'iniziale velo di maturità lascia spazio ad un fruttato succoso di arancio, melone, prugna Santa Rosa croccante, rosa di adeguato colore e bevanda al chinotto. Mano a mano, grazie al contatto con l'aria, il bicchiere si arricchisce di un tono di miele leggero, mentre la lunga sosta sui lieviti porta ricordi tostati e di frutta secca.

Il primo sorso é pieno, condito e marino, la bollicina é appena un solletico sulle pareti della bocca, aggiungendo finezza di sensazioni tattili ad un'eleganza vinosa. Si confermano gli aromi tostati, su una filigrana di leggera evoluzione, che porta ad un finale lunghissimo di caramella zuccherosa alla ciliegia e agrumi canditi.

L'ultima goccia lascia la bocca in uno stato di grande appagamento, a calice vuoto escono profumi di caramello, tè verde e fragola.



Ne avevo sentito parlare molto bene, posso solo dire che questo é un bellissimo Rosè. Posso solo ringraziare Rosita, che crede tanto in Marco Buvoli, per avermene procurata una bottiglia...

Quel che resta di... Tenuta Dornach 21/08/2016

Rubo una foto di Armin e la sovrappongo alla mia, scattata la mattina del giorno dopo, appena alzato, a poche ore dalla partenza per Bologna.


Guardo la fila di bottiglie e vedo alcuni spazi vuoti, quelle che i miei compagni si sono portati a casa, per tanti motivi... un secondo assaggio, un parere da dare ad un amico, un vino che aveva colpito in modo particolare.

Noto solo ora che manca anche l'Albana “MonteRè” 2011 di JP Babini, vuol dire che é proprio piaciuto e sono contento, per JP e in particolare per questo vino, che ho imparato ad amare.

L'anno scorso avevamo organizzato una serata simile io, Armin e Daniele... quest'anno si sono uniti Patrick, il mio padrone di casa, e Luca, che si é fatto 320km andata e ritorno da Cortina per essere con Noi.

Questa é passione, di quelle vere, di quelle che uniscono.

Non è stata una degustazione tecnica, piuttosto voglia di condividere, di sentire insieme bottiglie tenute da parte per tanti motivi diversi.

Armin, Daniele e Patrick nel vino e con il vino ci vivono, a questo mondo hanno approcci in parti diversi ma ugualmente intensi, con un bicchiere in mano parlano, ascoltano, si rispettano.

Di ogni vino ognuno apporta una sfumatura, chi più tecnica, chi più filosofica, chi più sul metodo... ognuno porta un colore e insieme formano l'arcobaleno, come quello che ha incoronato le montagne sopra a Salorno dopo il temprale che ha fatto da ouverture alla nostra serata.

Quando sono con persone come loro, preferisco parlare poco e mettere tanto da parte... e forse perché così concentrato ad ascoltare, mi é rimasto un ricordo straordinariamente nitido di ogni vino, quasi ne sento ancora in bocca e nel naso, aromi, sensazioni tattili e profumi.

Fra tutti voglio scegliere 2 bianchi e 2 rossi...

Il primo é proprio l'Albana MonteRè 2011 di JP Babini, una bottiglia che mi ha regalato Lui stesso, dallo straordinario rapporto con l'aria, dolce di miele e mela Golden nei profumi, intenso, potente con una freschezza piccante, preziosamente conservata in un'annata così calda.

Lo avevo sentito appena uscito, quasi 2 anni or sono, e non si é buttato alle spalle nulla di quella gioventù nervosa... mi chiedo dove accidenti voglia andare questa bottiglia.

A proposito di bottiglie che se infischiano altamente del tempo che passa, la seconda che scelgo é il Sauvignon “Sanct Valentin” 2006, figlio di una grandissima annata e della maestria di Hans Terzer.

Si é discusso qualche minuto su questo bicchiere, più sulla sua territorialità che non sulla qualità indiscussa del vino, che ha messo tutti d'accordo fin dal colore, giovanissimo, nei profumi intensi e mentolati, infine sul sorso caldo e morbido, dal finale di agrumi e sambuco.

Per i rossi, con il rischio di sembrare di parte, il primo che scelgo é il Luvaira 2007 delle Tenute Anfosso, che avevo già sentito l'anno scorso ad una degustazione, uscendone letteralmente stregato.

Il Rossese é un vino raro e introvabile, sconcertante per la struttura, il calore e la potenza che sfodera in bocca dopo essersi mostrato nel calice con un colore così trasparente e vivace.

Bottiglia praticamente finita sul posto, fra assaggi e riassaggi... forse stavolta sono riuscito a far sentire agli altri qualcosa che non conoscevano.

Come secondo rosso la scelta cade d'obbligo su un'altra bottiglia straordinaria, il Cabernet Riserva “Mumelter” 2006 di Daniele, che ce la sta mettendo tutta per trasferirmi l'amore che ha per questo vitigno, con ottimi risultati.

Dolce di spezie nei profumi, di cioccolato e caffè, un frutto polposo e rosso meravigliosamente integro e croccante, il sorso succoso e fresco, dal tannino levigato, proprio una degna conclusione della sequenza.

Tante altre bottiglie sarebbero state da raccontare, per i particolari che sono venuti fuori durante il confronto, per un profumo, per un aroma, per un'impressione, ma già così ho scritto troppo.

E a me cosa resterà di questa serata? La serenità della compagnia di Armin, Daniele, Patrick e Luca, in una fresca sera di agosto, seduti attorno ad un tavole nel terrazzo della Tenuta Dornach, nell'ultimo giorno della mie vacanze in Alto Adige.







martedì 23 agosto 2016

Abbazia di Novacella - Weinberg Dolomiten Igt Veltliner "Flavus" 2014

100% Veltliner - 13.5%


Sta a vedere che quest'anno riesco a farmi piacere un pò di Veltliner...a dire il vero quello della linea intermedia di Novacella mi è sempre piaciuto, molto più equilibrato del fratello maggiore "Praepositus".

Questo però è una new entry, il nome è "Flavus", realizzato senza solfiti aggiunti.

Forse per questo nel colore è di un bel giallo carico, con un naso netto di frutta secca, tostato, dolce di cera e dalla leggera sfumatura di erbe aromatiche.

In bocca la frutta tropicale è netta di mango e ananas sciroppato, con una agile freschezza, più fruttata che agrumata, che termina in un finale dalla spiccata chiusura minerale.


Bicchiere decisamente interessante, servito al calice nella Cantina dell'Abbazia.

Ale.p.a. - Terre del Volturno Bianco Igt "Casa di Campagna" 2013

Falanghina (prevalenza), Fiano (minima parte) - 14%


Una falanghina che ha il colore dell'oro antico, importante e opulento mentre si muove nel calice. 


Il naso inizialmente mi inganna con una falsa ossidazione, sono reduce da 2 settimane di Alto Adige, fraintendere è comprensibile...

In realtà è un sottile gioco di arancia amata e chinotto, poi arriva lo zucchero bruciato, la resina, il cappero, la dolcezza cremosa di un bignè appena sfornato, un fiore intenso che ha l'esotica bellezza della rosa gialla.

Si dice che la Falanghina abbia una freschezza sferzante, in questo bicchiere è un filo che fa da traino alla mordidezza e al calore dell'alcool. Rimane in secondo piano ma non si fa soggiogare, dice comunque la sua fino a condurre ad un finale piccante di mela Golden matura.

Bottiglia con il calore del Sud, come il forte abbraccio da vero amico. 


Regalo di Paola, con cui sono sempre in debito, ma il fresco verrà...

Alois Lageder – Südtirol Eisacktaler Müller Thurgau “Hauber Weingort” 2014

100% Müller Thurgau – 12.5%


È un “vino di Tiso”, dal vigneto di Muller Thurgau del Maso Huber-Hof ad un'altezza superiore ai 900m, imbottigliato da Alois Lageder con tappo Stelvin.

Colore appena accennato, la coltivazione in quota contiene l'esuberanza aromatica del Muller Thurgau lanciando in primo piano una mineralità rocciosa, il floreale dolce di mughetto e camomilla, il fruttato fresco di pompelmo e uva spina.

Un soffio lieve di salvia riafferma il carattere del vitigno, in un calice che comunque ha bisogno di qualche minuto all'aria per esprimersi compiutamente.

La vena aromatica, come ricordo d'uva Moscato, é quasi più evidente in bocca, dove diventa un sorso goloso, in parte dolce di caramella agli agrumi, pompelmo giallo e pesca tabacchiera, ma dal finale saporito di erbe aromatiche e rosmarino.

Il bicchiere ormai vuoto profuma ora di tabacco e albicocca matura.


Vendemmia 2014, a dimostrare ancora una volta che i vini di quella che veniva ritenuta una vendemmia sfortunata, sono tutti più che buoni.

H.Lun, Südtirol Blauburgunder Riserva "Sandbichler" 2013 – 13%

100% Blauburgunder – 13%


Conosco da tanto questa bottiglia, é da sempre un punto di riferimento per il rapporto qualità/prezzo dei Blauburgunder Riserva.

H.Lun é stata una delle più vecchie cantine indipendenti dell'Alto Adige, da alcuni anni é stata acquisita dalla Cantina di Colterenzio, dove ora avviene la vinificazione, mantenendo però linee di prodotti indipendenti.

Lo ricordavo un buon Pinot Nero, piuttosto marcato dal legno e per questo, seppur ben fatto, non proprio centrato sui miei gusti... di sicuro più da abbinare, che non da bere a se stante.

Devo confessare che normalmente non lo avrei acquistato, se non fosse stata una delle poche bottiglie "decenti" nell'unico supermercato aperto domenica scorsa a Bressanone... della serie "sempre meglio che bere acqua".

Alla fine, per una cena a base di formaggi me la sono aperta, e con soddisfazione mi sono trovato davanti ai grandi progressi fatti da Girlan, negli ultimi anni, con i Blauburgunder.

Anche in questo "piccolo" Sandbichler la stessa mano magistrale che ha tolto la pesantezza del legno nel Trattamann, ha ben lavorato per renderlo più godevole, più facile da bere.

Il colore é un rubino perfetto, dalla trasparenza che sempre mi aspetto in questo meraviglioso vitigno.

Nei profumi il fruttato è nitido di ciliegia giustamente matura, con la parte speziata che porta cannella e scorza d'arancio. C'é anche il floreale di viola, seppure soffuso e più evidente a bottiglia appena aperta.

Assaggiandolo si apprezza un frutto appena più indietro come maturazione, la ciliegia diventa piuttosto un agrume rosso, gustoso e dalla freschezza che tira la bocca. Tannino quasi trasparente, l'aroma finale é una fusione fra arancio e mineralità ferrosa.

Pur rimanendo una bottiglia semplice, al vantaggio del prezzo ha aggiunto una piacevolezza di beva, anche senza abbinamento, che prima non aveva... ora sono molto contento di averla acquistata.


Weingut Spitalerhof – Mitterberg Igt Sauvignon Blanc 2015

100% Sauvignon Blanc 2015 – 14.5%


La sfumatura verdolina é evidente, così come dello stesso colore sono i profumi erbacei, netti di menta dolce, ortica fresca, il fiore di sambuco é leggero, più evidente quello del pesco, con un accenno di frutta tropicale quali melone bianco e mango.

Sorso dall'ingresso morbido, poi si distende in sentori balsamici di eucalipto, dando quasi una sensazione di aromaticità che riempie la bocca.

Un'interpretazione del Sauvignon che denuncia maturità, voluminosa e allo stesso tempo gustosa, in cui mi piace la chiusura sapida, dagli aromi fruttati di nettarina bianca e mineralità da passaggio di fumo.


Weingut Spitalerhof – Mitterberg Igt Sylvaner “Sepp's alte Rebe” 2015 – 14%

100% Sylvaner – 14%


La bottiglia da cui mi aspettavo di più, e nel bicchiere si mostra concreta con una bellissima luminosità.

I profumi invece sono molto delicati, dai ricordi vegetali dolci di felce, menta ed erba di montagna essiccata, sorretti e amplificati da un fruttato di pera matura e litchi.

Sorso é saporito, salato, dal gusto di uva, pieno e polposo, riempie la bocca di una balsamicità di eucalipto, quasi burrosa.

Mi ha dato l'impressione di essere un vino ancora molto giovane, probabilmente in una fase di chiusura, che ha bisogno di amalgamare le componenti, ma dal promettente futuro.


Weingut Spitalerhof – Mitterberg Igt Gewürztraminer 2015

100% Gewürztraminer – 14%


Amo tantissimo il Gewürztraminer... nei profumi non ha uguali e negli abbinamenti, per 1000 sbagliati che possa avere, ce ne sono alcuni in cui solo lui riesce davvero in maniera completa.

La Valle Isarco è una bella zona per questo vitigno, dai suoi vigneti vengono alcune delle interpretazioni più equilibrate.

Quello di Spitalerhof è molto giovane nel colore, il profumo è dolce di rosa e speziato di cannella, chiodi di garofano e pepe bianco, completato da una sfumatura erbacea estremamente fresca, quasi agrumata di cedro e lime.

In bocca ha un ingresso condito e dall'impronta salina, in cui l'alcol, piacevolmente, non ha nessuna voglia di essere il protagonista.

Negli aromi si conferma una dolcezza fruttata di pesca e floreale di tiglio che apporta volume senza andare a spostare un bell'equilibrio, sempre difficile da ottenere in un Gewürztraminer.

Chiude lungo e saporito, lasciando come ultimo omaggio un sapore di frutta secca... davvero una bella bottiglia, che ho accostato con piacere ad un formaggio burroso, saporito e ricco nei profumi.



Weingut Spitalerhof – Mitterberg Igt Grüner Veltliner 2015 – 14%

100% Grüner Veltliner - 14%


Delle 4 bottiglie prese il primo giorno, questa é la prima che apro, con atteggiamento difensivo, perché non ho mai avuto un gran rapporto con i Veltliner.

Spesso ho incontrato vini piuttosto forzati al gusto, nell'impressione glicerica e nella sapidità, tanto da risultare slegati, con profumi che mancano di una caratteristica riconoscibile... con un'unica eccezione, i capolavori che ci regala Christian Kerschbaumer.

L'atteggiamento difensivo è appunto quello di aprire, fra le 4, la bottiglia da cui mi aspetto di meno.

Il “convento”, cioè le dotazioni dell'appartamento, passano 2 calici da birra, non sono neanche così inadeguati per una degustazione, in vacanza ci si adatta ben volentieri.

Colore bello... giallo pieno, con sfumature di gioventù, buona densità di materia colorante, c'è sicuramente stata una buona estrazione.

Rimango subito affascinato dai primi profumi, muschiati, al limite dell'aromatico, balsamici di timo, con una parte dolce che riporta a camomilla e prugna gialla matura. Il contatto con l'aria li impreziosirà di nocciola, miele e zucchero bruciato.

Sorso di falsa dolcezza, altro non è che morbidezza fruttata di pesca sciroppata e albicocca matura.

La vena muschiata e aromatica ritorna precisa negli aromi, che procedono lunghissimi per trovare infine collocazione ottimale in una chiusura agrumata di pompelmo giallo.

Davvero un gran equilibrio, cercato e trovato in un vitigno che si esprime spesso in modo bizzoso, una vocazione sapida domata dalla speziatura dolce di frutto.



Una bottiglia che si colloca a fianco di quelle di Garlider fra le mie preferite per il Veltliner. Il primo assaggio di questa estate, senza alcun ricordo o indizio, totalmente sulla fiducia... si può dire tranquillamente che “la fortuna aiuta gli audaci”

giovedì 4 agosto 2016

Chi buttiamo dalla rupe? Ne resterà soltanto uno...

E il "Rocca di Bonaciara" se li mette tutti dietro un'altra volta...

Da ormai qualche anno, a fine luglio, Michele organizza una grigliata nella campagna di Ospital Monacale, scherzandoci sopra dice che lo fa per riequilibrare il contenuto della sua cantina.


Borgogna che entra, rossi italiani a cavallo degi anni 2000 che escono, in genere da vitigni internazionali, bottiglie che appena uscite hanno spopolato su tutte le guide.

Ma prima di entrare nel cuore della serata, la bolla in giardino! Fra le due proposte scelgo l'Ambonnay Grand Cru 2002 di Marie Noelle Lendru, bottiglia che non avevo ancora sentito.


Nell'aria tiepida della campagna ferrarese, il naso entra subito in sintonia con i ricordi di erba medica appena tagliata, con un profilo dolce di miele, bastone di zucchero e spezie orientali, sfumato su un sussurro di mallo di noce.

I grandi Champagne si fanno subito notare per il loro contrasto, dai profumi morbidi si passa ad una bocca tirata, con freschezza intransigente e un ricordo finale di tannino, in cui l'aromaticità si conferma di miele e si rinnova di cannella.

Un gran sorso, un gran carattere... 85% Pinot Noir, 15% Chardonnay
E c'é ancora lo spazio per un altro vino... che stavolta arriva coperto, con Michele che sfoggia un sorrisetto sadico.

Il naso é strano, in parte tropicale di banana e melone, in parte dall'agrume giallo, senza negarsi una particolare nota fumé e un sottofondo ammandorlato.

Il sorso é morbido, caldo di alcol, glicerico, ha struttura importante e acidità che si avverte appena, chiude quasi asciugando la bocca. Venendo da Michele, che se la ride di brutto, la cosa più verosimile che mi é saltata in mente, sbagliando in modo ignobile, é il Viognier.

Poi cominciano gli indizi... vitigno semi-aromatico, la vigna é a pochi km da dove ci troviamo... allora capisco... é il "Passo Morgone" di Mariotti, da uve Famoso in purezza.


Non una completa sorpresa, ma ne ho sentiti davvero pochissimi.

Finalmente adesso si gioca, e funziona così... si servono 5 vini coperti, poi insieme si decide quale scartare, scegliendo fra i sopravvissuti quello che ci convince di meno, fino a che non ne rimarrà soltanto uno, l'Highlander della serata.


Contenuto incognito, ma il tema non dichiarato della serata lo sappiamo tutti, e il profilo fruttato, immediato, piacione si ritrova più o meno evidente in tutti i bicchieri.

Fra questi, però, 2 staccano, sono il secondo e il quinto in ordine di servizio, partendo da sinistra... alla fine arriveranno secondo e primo.

Appena versati il più completo, equilibrato mi pare proprio il secondo, con il passare dei minuti la mia preferenza passerà, senza ombra di dubbio, all'eleganza austera e raffinata del quinto calice.

Nell'ordine scartiamo il primo calice da sinistra, che ha decisamente imboccato la discesa, e si rivela essere il "Desiderio" 1997 di Avignonesi, Merlot di Toscana Igt.


Subito dopo, sempre senza grossi dubbi, viene votato il quarto calice, piuttosto arruffato, che altro non é se non il Merlot "Focus" 2002 di Volpe Pasini, Igt della Venezia Giulia.


Ne sono rimasti 3 e la scelta comincia ad essere più difficile, si comincia a discutere di più, qualcuno metterà anche in dubbio quello che poi risulterà l'Highlander.

Ed é anche comprensibile, perché il contatto con l'aria giocherà tanto a suo favore, migliorerà minuto dopo minuto, riposando nel bicchiere...

Viene comunque buttato dalla rupe il terzo calice, con un certo rammarico, e mi fa piacere constatare che si tratta di un vino figlio di zona vocata che amo tantissimo. E' un "Arzio" 2000 di Baron de Pauli, Südtirol Doc, figlio di annata calda, ma l'Alto Adige fa questi miracoli.


La lotta a due é testa a testa, alla fine dobbiamo contare i voti e viene scoperto il secondo bicchiere, quello che appena versato era il mio preferito, ma che con il tempo é stato sorpassato, per me senza alcun rimpianto.

Un gran bel calice, completo, limitato solo da certe caratteristiche intrinseche del vitigno, a dimostrare come queste aziende di nome, considerate modaiole e per questo ora snobbate, una volta il vino lo sapessero davvero fare.

Tolgo la stagnola e leggo "Petra" 2000, della Doc Val di Cornia, non solo Merlot, ma soprattutto Sangiovese e in parte Cabernet, ad etichetta scoperta lo avrei snobbato anch'io, dopo averlo assaggiato invece solo rispetto.


Infine l'ultimo, ha il colore leggermente più granato degli altri, ma con una bella vivacità, si nota anche nella foto d'insieme.

Nei profumi non ha il frutto sfacciato degli altri, é più autunnale, sulla foglia secca, l'humus, la mineralità nera di grafite, la radice di liquirizia, la balsamicità di eucalipto.

Il sorso é posato, aristocratico, non ha forzature di alcol, porta magnificamente quella che poi si rivelerà la sua età, perché é il meno giovane del gruppo e viene dai Colli Bolognesi.

Altro non é che il "Rocca di Bonaciara" 1997 della Tenuta Bonzara da Merlot in purezza.


Quelli che conoscono bene questo vino, sanno che spesso surclassa il suo fratello ben più blasonato, il "Bonzarone"... o meglio surclassava perché ormai non verrà più prodotto.

E' la seconda volta che in una degustazione cieca fra di Noi, su vini più o meno con questi uvaggi e di queste epoche, alla fine ne esce vincitore il "Rocca di Bonaciara", dimostrando due cose.

La prima é che i Colli Bolognesi sono vocati per le uve internazionali, Sauvignon fra i bianchi, Cabernet e Merlot fra i rossi, con buona pace di Pignoletto e Negretto.

La seconda é che i pochi grandi vini che abbiamo non riusciamo nemmeno a promuoverli, visto che negli ultimi anni abbiamo perso il bellissimo Chardonnay di Isola e questo straordinario Merlot.

Mercato, voglia di vendere facile, e forse colpa anche di quelli come me, che magari una parola buona in più, ogni tanto, la potevano anche spendere...

Dopo il gioco però bisogna sciacquare la bocca, cambiando completamente genere, é stato bello divagare, ma é anche bello tornare ai vecchi amori e quindi ne viene fuori un Clos de Vougeot 2002 dalla parcella "Le Grand Maupertui" di Anne Gros.


E naturalmente stacca, con tutta la nobiltà del Pinot Noir, come scherziamo Noi, "di zona vocata", con ancora un magnifico vestito sfumato di porpora, vivace e dalla trasparenza sensuale.

La violetta é immediata, il frutto é inizialmente un'amarena matura, i quasi 15 anni portano ricordi terziari di tartufo e castagna secca, una straordinaria evoluzione che arriva al fiore di pesco e addirittura allo stesso frutto sciroppato, dolce di zucchero e fresco di ciliegia.

In bocca entro succoso, caldo e potente dal suo cru basso di quota seppur nella parte più alta del Clos, perfino con un tannino che quasi si può definire importante.

Il finale é lunghissimo, tende a non voler chiudere mai, sapido, balsamico e penetrante di erbe aromatiche. Un ultimo ritorno al calice, un tuffo profondo con il naso, e ora lo trovo fresco di fragola in gelatina Majani.

E se si doveva tornare alle orgini, si doveva anche tornare alla bolla, ed ecco uscire un Jacquesson 737 estratto fresco da una borsa termica.


Quanto sono belli questi Champagne dopo due anni dalla sboccatura, quanto é inutile berli prima, uno spreco assoluto. La maggioranza di Chardonnay esce fuori con la prepotenza della pietra focaia, la freschezza di limone e pompelmo, il gesso, la caramella di zucchero agli agrumi gialli.

La carbonica in bocca è subito prepotente, esalta una freschezza che quasi non ne avrebbe bisogno, ben freddo lascia aromi di mirabelle e ghiacciolo al cedro, ma con la temperatura che si alza diventa anche più dolce, lasciando spazio a nocciola e frutta secca.

Difficile scegliere tra Marie Noelle e Jacquesson, due opposti, due limiti, poi sposo il carattere rispetto alla precisione, per indole sono uomo da Chardonnay, prenderei il primo Champagne per tutta la vita.

Naturalmente mentre degustavamo delle cosette buone da mangiare ne sono passate tante, ma due parole per questa torta alla frutta le devo proprio spendere.


Nel caldo di questa sera d'estate, porta la freschezza dei piccoli frutti di montagna e la dolcezza senza compromessi della gelateria artigianale, in questo caso di Molinella.

Sono pieno fino all'orlo, ma me ne taglio una seconda fetta, tornando bambino per un attimo...