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domenica 27 novembre 2011

René Collard - Champagne Carte d'Or 1976

100% Pinot Meunier - 12%

 
Non mi sono sbagliato, é proprio un 1976, con sboccatura, almeno teoricamente, del 2010 per un totale di 34 anni sui lieviti.
Confesso il timore di quando ho aperto la bottiglia e mi accingevo a versare lo Champagne nel bicchiere: di che colore sarebbe stato?
Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho visto un colore miele, con appena qualche lampo di ambra, ma soprattutto la grande vitalità che lo faceva brillare di luce propria.
Bollicine a "punta di spillo", forse non abbondanti, ma con una persistenza senza tema di confronti.
L'ho lasciato riposare nella flûte per 15 minuti, per dare tempo ai profumi di liberarsi, e le bollicine erano ancora lì, inesorabili, in piccole catenelle a risalire fino alla superficie.
Uguali, immutabili anche dopo mezz'ora.
Naso all'inizio contratto, ma d'altronde é stato chiuso in bottiglia per più di 30 anni, principalmente di frutta secca, una leggera nota di ossidazione scomparsa dopo qualche minuto, pan brioche, mela gialla ammaccata, note casearie, un leggerissimo sottobosco e infine, quasi scontato, la craie.
Se l'aspetto mi ha colpito e al naso si é ben comportato, in bocca ha dato il meglio di sé.
Ingresso incisivo, fresco, anzi freschissimo con una carbonica viva che lo rende perfettamente equilibrato anche nell'impressione gustativa.
Le note “calde” date dai ritorni gusto-olfattivi di frutta secca sono bilanciate dalla rinfrescante acidità.
E poi lungo, lungo, lungo con la succosità del Meunier che rimane per decine di secondi.
E' incredibile come anche dopo 34 anni di evoluzione in bottiglia il marchio fruttato del vitigno sia ancora così evidente e riconoscibile.
Il punteggio “razionale” che mi viene in mente é 90, cercando di dare un giudizio il più possibile asettico, ma se penso alla storia che questa bottiglia ha dentro di sé, gli darei almeno un 110.
L'ho fatta arrivare dal Belgio, dopo averla trovata nel sito del “miglior Sommelier del Belgio 2007”, pagandola circa 80 Euro con IVA e trasporto compreso.
Devo essere onesto, con una bottiglia gemella aperta un paio di settimane or sono, la storia era andata meno bene rivelandosi uno Champagne ancora bevibile, ma sicuramente con i migliori anni della sua vita già spesi.
D'altronde, nel Metodo Classico, si dice sempre che ogni bottiglia ha una storia a sé stante e la cosa diventa sempre più vera mano a mano che passano gli anni.
In ogni caso, un'esperienza che valeva la pena di fare.

domenica 20 novembre 2011

Michel Tixier - Champagne Premier-Cru Brut Rosé de Saignée

100% Pinot Meunier - 12.5%


Il Rosé é comunque una tipologia difficile.
La maggior estrazione dalle bucce non favorisce, a priori, l'eleganza mentre i profumi tendono ad essere dominati dai frutti di bosco.
E anche nello Champagne, da questo punto di vista, non fanno eccezione tanto che, per questa tipologia di vini, la distanza che i nostri Metodo Classico hanno da colmare é minore.
Ma questo é un discorso con una valenza generale...
Quando sentii la prima volta questo prodotto, casualmente in un'enoteca, rimasi colpito come uno dei migliori Rosé che abbia mai sentito.
L'aspetto é splendido, un colore che ricorda una bibita all'amarena, ma intenso e profondo, con una schiuma iniziale perfettamente bianca e catenelle di bollicine piccole come la punta di uno spillo, che non si stancano di sprigionarsi dal fondo della flute.
Aromi non particolarmente complessi, ma pulitissimi e netti, in cui prevale la frutta.
In parte lampone e fragoline di bosco, ma anche pompelmo rosa e arancia sanguinella con un sottofondo minerale di cipria e fiori.

All'assaggio l'impatto c'é, come deve essere in uno Champagne, ed emerge la naturale "succosità" del Meunier.
L'equilibrio é giustamente spostato su freschezza e, in partem sapidità.
Di lunghezza intermedia, ma un vero piacere da bere anche perché Michel Tixier non ha voluto giocare sul dosaggio per renderlo più rufiano come speso, invece, accade.
Ne risulta nel complesso un prodotto che é Champagne 100% e un gran bel Rosé.
Michel Tixier é un piccolo RM di Chigny-les-Roses (quinid un nome, un destino), nella Vallée de la Marne, e la bottiglia l'ho pagata 27 Euro dall'importatore.

mercoledì 16 novembre 2011

Sebastian Stocker - Riserva Extra Brut 2003

Sauvignon - Pinot Bianco - Chardonnay


Non occorrono tante parole per descrivere un grande vino a cominciare dal colore, paglierino pieno e brillante e dal perlage di una finezza e di una costanza che non teme confronti. 
Al naso dategli tempo di esprimersi, dopo quasi 7 anni passati sui lieviti e attendete che la frutta, sempre diversa nel colore e nell'evoluzione, vi rapisca.
Prima pesca gialla, albicocca e poi frutta secca e infine, se non é la stanchezza della giornata che mi abbaglia, sento anche una frutta rossa da melograno.

Il tutto avvolto da una grande mineralità, all'inizio timida e poi che si porta in primo piano.

All'assaggio, e questo fin da subito, é la quintessenza dell'equilibrio e della coerenza gusto-olfattiva.

Gli anni gli hanno conferito morbidezza, ma la sapidità é lì, presente, anche se ben mascherata.

Disperatamente lungo, questa é una netta eccellenza, almeno 91
.
Per chi non conosce chi é e cosa ha fatto Sebastian Stocker, 2 bellissimi articoli di Ziliani:

http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDNews=275
http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=1335

Questa bottiglia é una delle 3 acquistatemi da un amico alla fine del 2010, ma la stessa annata l'avevo comprata personalmente in cantina, lo stesso anno, per 16 Euro.

Infine... ho un mio personale metodo per capire se una pubblicazione sul Metodo Classico italiano é seria o no: se parla degli spumanti di Stocker é "seria", se non ne parla é solo "cinema".

domenica 13 novembre 2011

Garlider - A.A. Valle d'Isarco Gewurztraminer 2008

100% Gewurztraminer - 14%


Da quando Stroblhof ha espiantato la vigna che dava il "Pigeno" per mettere altro Pinot Nero, sono rimasti "orfano" del Gewurztraminer del mio "vino del cuore" e quindi negli ultimi anni ne ho sentiti diversi. 
Senza essere ancora arrivato a determinare quale sia il degno successore.
Questa bottiglia, in particolare, era nella mia cantinetta ormai da più di 1 anno.
Nel bicchiere ha una bella profondità di colore, vivo e luminoso, ma anche caldo, senza avere ancora i toni del dorato.
Mi fà pensare che le uve siano state raccolte già ben mature.
I profumi sono senza ombra di dubbio di frutta gialla, matura e in parte tropicale: pesca in primo piano, un melone netto, ma anche mango e litchi. Infine una leggero sentore agrumato, mi verrebbe da dire di mandarino, che gli conferisce freschezza.
Il floreale é il tipico varietale di rosa gialla, anche questa ben distinguibile.
Non lo sento particolarmente speziato, questa caratteristica che ci dovrebbe essere rimane indistinta, ma il tocco salino di sottofondo rende il complesso molto elegante e per nulla stancante.
Al gusto la sensazione più importante é la morbidezza, anch'essa tipica del vitigno, che "riempe" la bocca.
Avrà residuo zuccherino? Probabilmente sì, ma non così tanto.
Ed é ben supportata dall'equilibrio, in quanto la freschezza e la sapidità sono presenti e per nulla intaccati dai 3 anni passati dalla vendemmia.
Questo bilanciamento lo rende "terribile", perché berlo é un piacere e un bicchiere tira l'altro, ma i suoi 14% ci sono tutti.
Nel finale, chiude con un leggero e piacevole amarognolo, legato, mi vien da dire, alla sua mineralità.
Un vero peccato averlo aperto ora, un vino perfettamente integro e senza cenni di cedimento, sarebbe stato interessante sentirlo più avanti nel tempo.
Devo essere onesto e fare autocritica, ho atteso nell'aprire la bottiglia perché non ne avevo una grandissima aspettativa.
L'avevo comprato per gli aromi fruttati ed eleganti, ma avevo il ricordo che, più giovane, fosse già più sbilanciato verso le morbidezze.

Come mi sono sbagliato! Faccio penitenza assegnando un bel 87.
L'ho comprato direttamente in cantina, nell'estate 2010, per 11 Euro.

sabato 12 novembre 2011

Zollweghof - Vino da Tavola Bianco "Pfiffikus" 2010

Fraueler e Versoaln - 12.5%


Due delle varietà "dimenticate" dell'Alto Adige.
Il Fraueler é stato recuperato negli ultimi anni da alcuni produttori, il Versoaln é lo stesso vitigno della vite più grande del monte che si trova a Castel Katzenzungen (http://www.castel.katzenzungen.com/ita/wein.html).
Si presenta di un giallo tenue, ma luminoso e vivace, con profumi semplici e gradevoli che richiamano inizialmente la mela verde, la susina e le erbe aromatiche.

Dopo qualche minuto virano su note più dolci, come le foglie del the, a cui si aggiunge una leggera mineralità.
All'assaggio l'alcol si avverte appena, mentre la sensazione principale é data dalla freschezza seguita dalla sapidità.
Facile da bere, sicuramente non si tratta di un vino di impatto, ma é ben bilanciato e rimane con i suoi aromi per parecchi secondi.
Per essere un prodotto biodinamico, con tanto di certificazione Demeter, di una piccolissima cantina mi stupisco di come sia veramente ben fatto.
Io lo metterei sui 78 punti, ma come vino da tutti i giorni sarebbe di tutto rispetto.
L'ho cercato a lungo e, alla fine, ci sono inciampato per caso al Museo del Vino di Caldaro pagandolo 9.5 Euro (ma su http://www.biokistl.it si trova a 6.5 Euro).

Al museo hanno raccolto i vini fatti con i vitigni della vecchia tradizione Alto-Atesina come il "Blaterle" di Mayr-Nusser, il "Weiss Terlaner" di Stocker, il "Glimmer" di Castel Juval.
Una curiosità, "pfiffikus" può essere tradotto come "furbacchione" o come "pavoncella".

mercoledì 9 novembre 2011

???? il vino che ho vendemmiato io 2010 ????

Pignoletto 100% - 13% (?)


Ogni anno, come presa di coscienza su come si produce il vino che poi noi Sommelier degustiamo, mi sono fatto l'obbligo di andare a vendemmiare da un collega che ha la fortuna di possedere una ventina di filari di Pignoletto in una posizione da urlo. 
Io e altri suoi amici vendemmiamo, poi un professionista, ma uno veramente bravo, ne segue la vinificazione con la tecnologia di una moderna cantina.
Il vino é destinato al consumo casalingo del mio collega oppure per uno stretto giro di conoscenti.

La bottiglia degustata appartiene alla vendemmia 2010 che é stata la
migliore, a giudicare dallo stato delle uve, fra quelle degli ultimi anni. 
Già quando lo si versa nel bicchiere si vede che non é un "vino del contadino", ma che dietro c'é la mano di uno che sa quello che sta facendo. 
Limpido, di bella luminosità, un bel paglierino pieno con buona profondità di colore.
Naso estremamente pulito e immediato che ricorda fiori e frutta gialla in perfetta maturazione.

Si distinguono la pesca, la mela golden e l'ananas, segue una pennellata di mineralità e un accenno di erbe aromatiche nel finale.
In bocca ha una buona avvolgenza, con un alcol presente ma ben bilanciato dalla freschezza, che lo rende succoso e facile da bere, e una ancor più presente sapidità.

Buona anche la coerenza aromatica, che riporta direttamente alla frutta.

Un vino sicuramente più da bocca che da naso, che mi fa pensare ad un punteggio di 80.

Fosse stato possibile dargli un tocco di legno, lo avrebbe sicuramente esaltato, m
a già così é sicuramente migliore di tanti Pignoletti che si trovano in commercio.
Questa bottiglia non l'ho pagata nulla, perché é frutto delle mie fatiche, e vendemmiare é una gran fatica
.

domenica 6 novembre 2011

Vigneto San Vito - "Sui Lieviti" Colli Bolognesi DOC Pignoletto Frizzante 2010

97% Pignoletto 3% Albana - 12.5%


Confesso di aver sempre avuto una grande curiosità e un posto nel cuore per questa tipologia di vini così particolari nelle caratteristiche e anche così difficili da trovare.
Probabilmente non arrivo a 10 assaggi nella mia vita mettendo insieme i Prosecchi, i Lambruschi "Ancestrali", il "Puro" di Movia  e una cosa che pochi in Italia hanno sentito: il Blatterle Sur Lie di Gummerrehof.
Un genere che non "gira" molto, ma che é veramente affascinante.
Già il colore é particolare, un giallo che ricorda un campo di grano prima della mietitura, con appena una velatura e una bella schiuma bianca che all'inizio si forma nel bicchiere.
I profumi sono un vero camaleonte: i primi bicchieri versati hanno il tipico aroma di un metodo classico "giovane", con i lieviti che la fanno da padrone.
E poi frutta, in maggioranza agrumi, e fiori bianchi freschi che ne fanno un vino doppiamente fragrante, di gioventù e di crosta di pane.
Ma i bicchieri versati a partire da metà bottiglia sono diversi, perché i lieviti si mischiano e gli aromi virano su toni più dolci, in certi momenti quasi a ricordare quelli del Prosecco con una "pera" molto nitida.
In bocca é di impatto, a me piace tantissimo questa totale assenza di zuccheri con una freschezza esaltata dalla pungenza dell'anidride carbonica che si presenta senza chiedere tante volte "permesso".
Se non si ama una certa rusticità nei vini con le bollicine non é il vino per voi, se amate il genere "Pas Dosé", lo saprete apprezzare.
Chiude con un finale leggermente amarognolo, che ho già sentito anche in altri "Sur lie" e che, a mio parere, non é per nulla spiacevole e anzi lo rende ancora più particolare.
Si beve con gran piacere, e come voto mi viene in mente un 85, anche per premiare un produttore che ha avuto il coraggio di fare qualcosa di diverso
Dall'etichetta si può notare che questa era una delle poche centinaia di bottiglie prodotte come DOC e chiuse con il tappo a fungo.
La maggior parte della produzione, in cui il vino é esattamente lo stesso, é a IGT in quanto tappata con tappo a corona. 
Comprata al Mercato della Terra a 10 Euro e forse questo é il suo unico difetto.

sabato 5 novembre 2011

Erben Burgermeister Lauer - Mosel-Saar-Ruwer - Neumagener Laudamusberg 1994 Riesling Spätlese

100% Riesling - 8.5%


Non mi sono sbagliato, é un 1994, una bottiglia di 17 anni ancora perfettamente conservata.
Per togliere il tappo ho usato questo simpatico tools, tecnicamente un cavatappi a lamelle che ha svolto il suo compito in modo impeccabile.
Nel bicchiere mi sono trovato uno splendido liquido color oro-verde come solo le uve coltivate in vigneti posti molto a Nord sono capaci di regalare.
In realtà un oro molto "giallo", con ancora nessun cedimento verso l'oro "antico".
Ma sopratutto con una brillante luce propria, viva, scattante che mi ricordato quella di certi Moscati d'Asti.
I profumi sono un'esplosione di mineralità che richiamano immediatamente l'ardesia bagnata e, of course, gli idrocarburi.
Di seguito arrivano la frutta gialla matura, come l'ananas e la pesca, le erbe aromatiche con un sottofondo di fiori, anche questi gialli.
Infine un tocco speziato, che ricorda qualcosa di dolce, come il miele d'acacia e, me lo sarò anche sognato, il cioccolato bianco.
Cosa si può chiedere di più ad un vino?
In bocca la sensazione di abboccato é appena sfumata, anche se probabilmente di zuccheri ce ne sono molti di più, perché la freschezza é ancora così presente da renderlo quasi citrino.
E maschera anche tantissimo anche la sapidità....
La si intuisce solo dopo aver mandato giù il sorso, resa evidente della sensazione che rimane fra i bordi della lingua e le guance e dalla piacevole chiusura ammandorlata.
Una coerenza fra naso e bocca che sono un indice assoluto di qualità.
Vino facile da bere, non si smetterebbe mai, ma difficile da abbinare per via del residuo zuccherino che penso sia sui 30gr/l (e un'acidità sui 9gr/l...).
In realtà non ne ho idea ma mi baso su quanto dichiarato per altri vini della stessa cantina di millesimi diversi.
L'ho provato, ben freddo, con un piatto di pesce fritto guarnito con peperoncini piccanti ripieni di tonno e al mio gusto é piaciuto moltissimo.
Un prodotto del genere, a cui assegno 89 ponendo un freno al mio entusiasmo, ha la possibilità di farsi tranquillamente altri 15 anni in bottiglia.
L'ho comprato direttamente dal produttore tramite internet pagandolo ben 7.5 Euro.
Di Georg Heim avevo sentito uno splendido 1998 in una degustazione organizzata dall'AIS di Imola un paio di anni or sono: dopo la serata dei Riesling a Bologna l'ho contattato e gli ho chiesto se aveva vecchie annate in cantina.
Questa bottiglia é una di quelle, i prezzi sono più o meno su quei livelli per un buon assortimento che arriva fino al 1989.
La zona é quella della Mosella centrale, vicinissimo a Piesport, ma quelli di Neumagen sono considerati vigneti "minori" e da lì il prezzo onestissimo.
L'unica sfortuna sono i tappi: le bottiglie sono perfette perché sono state probabilmente conservate in piedi.
Il vino non ha subito ossidazioni ma i tappi tendono ad incollarsi alle parete.
Dopo averne sbriciolato un paio, ho comprato il cavatappi a lamelle.

venerdì 4 novembre 2011

GUMPHOF - Alto Adige Weissburgunder 2010

100% Pinot Bianco - 13%


E' il Pinot Bianco "base" di Gumphof, non il "PRAESULIS".

Si presenta di un paglierino puro, con appena qualche sfumatura verdolina. Luminoso nel bicchiere, ma non sfolgorante come capita con certi vini della Valle d'Isarco.
Ma i profumi sono veramente eleganti, un netto richiamo agli agrumi, principalmente cedro, ma anche arancia e polpelmo sulla via della maturazione.
Seguono distinte le erbe aromatiche, come il rosmarino, la menta e il timo e poi la mineralità che invece é Valle d'Isarco 100%. Praticamente un marchio di fabbrica, o meglio di "terreno".
Quando lo si assaggia é appagante, un bicchiere ne chiama un altro perché l'alcol c'é, ma non é invasivo.
E' invece estremamente morbido, ma al tempo stesso, per natura, in difetto di equilibrio con la sapidità che la fà decisamente da padrone accompagnata da una quasi scontata, per il territorio, freschezza.
Probabilmente non arriverà mai al perfetto equilibrio, perché é un vino fatto così.
Avessi avuto un bel piatto di spaghetti aglio e olio davanti, avrebbe fatto una figura spaziale.
Come dicevo é il "base" e mi sembra potergli stare bene un 85, anche se magari il timore di essere generoso vista la mia passione per i vini di questa regione, potrebbe invece avermi portato ad essere stato anche un pò stretto. 
Comprato a 7.5 Euro al supermercato di Fié questa estate, per la cronaca il fratello maggiore si trovava sui 12 Euro.

martedì 1 novembre 2011

Cinti Floriano "Ronco Antico" - Pinot Nero IGT 2007 (?)

100% Pinot Nero - 14.5% (?)


L'etichetta riporta "da uve stramature" ed é la seconda di 2 bottiglie che mi sono state praticamente regalate in cantina.
Una sorta di "work in progress", non aveva ancora l'allestimento definitivo per cui manca la retro-etichetta con il titolo alcolometrico e tutto il resto.
Nel bicchiere é di un bel rubino pieno, con qualche lievissimo riflesso granato.
Una profondità di colore inusuale per un Pinot Nero, probabilmente giustificata dal fatto che é prodotto da uve stramature.
Al naso le sensazioni principali sono di spezie, frutta e una leggera nota di tostatura che, per aver fatto 18 mesi in barrique, é stata assorbita molto bene.
Si riconoscono le spezie dolci, come la cannella, ma anche liquerizia e cacao.
Fra la frutta, decisamente surmatura, emergono la prugra secca, e confettura di mora e mirtillo.
Ogni tanto, sopratutto dopo qualche minuto dall'apertura, viene fuori qualche nitido lampo di "Pinot nero" che, mi vien da pensare, probabilmente nei prossimi giorni sarà più evidente di oggi.
A volte capita, mi viene in mente il "Trattmann" 2007 di Girlan appena aperto e dopo 7 giorni (messo sotto vuoto con tappo in gomma).
In bocca il titolo alcolometrico, che già al naso si sentiva, si conferma: come dicevo le mie bottiglie non hanno contro-etichetta quindi non lo so, ma mi verrebbe a dire almeno 14.5%.
Mi colpisce la morbidezza, un vino decisamente "glicerico" e anche questo ci riconduce allo stato delle uve.
Anche grande sapidità e tutto sommato una buona freschezza. Tannini presenti ma vellutati.
Un bel vino, sia al naso che in bocca, ma alla cieca lo si scambierebbe per Pinot Nero?
L'ho provato con un Brunet, formaggio di capra dell'Alta Langa, la sapidità e l'alcol del vino si sposano magnificamente con la grande grassezza di questo formaggio. Alla fine bocca perfettamente pulita.
Sul voto mi fermerei su un 84, avrei voluto un pò meno potenza e un pò più di eleganza, insomma più Pinot Nero.
Ho dato un'occhiata in giro, giusto per vedere quanto l'avevo sparata grossa: la Guida di Luca Maroni gli ha dato 94 !!!!
Mah... che dire? Per la cronaca il miglior Pinot Nero dell'Alto Adige, secondo la stessa guida, prende 89