Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

domenica 3 luglio 2016

"Crescentine & Champagne" – Champagne Gaston Chiquet

La sesta volta come manifestazione, la terzo di fila per me, ogni anno scelgo una sola serata, e stavolta é toccato a "Gaston Chiquet".


Fin da subito una buona notizia, in sala avremo l'onore della presenza del proprietario, Nicolas Chiquet, venuto dalla Francia per presentare i suoi Champagne.


Una serata che si prospettava bellissima, é allora diventata unica, ulteriormente amplificata dal piacere dei compagni di tavola.

"Zie" in forma splendida, in giardino mi sono strafogato con le "Polpettine di zucchine e mentuccia", leggere e golose, abbinate al Brut "Tradition", sembravano quasi fatte apposta.

Le "Tagliatelle verdi all'ortica con ragù di prosciutto", che la settimana scorsa erano riuscite a zittire anche mia moglie, non so come fanno, ma ogni volta diventano più buone

In quanto alle crescentine... beh, fra quelle e i ciccioli, lo schermo del mio smartphone non tornerà più lo stesso.

Rinfrescante e goloso il gelato artigianale di mandorle e nocciole, con mandorla caramellata. Distrattamente, gli ho abbinato il calice del Brut Millesimé Cuvée Or 2005, scoprendo che a volte certi accostamenti improbabili invece funzionano.

Di seguito i vini che ha accompagnato la nostra cena, un grazie ancora a Nicolas, Paolo, Omar e "Zie"...


Gaston Ciquet Brut Tradition n.m. (magnum)
35% Chardonnay, 20% Pinot Noir, 45% Meunier


Mi piace nella secchezza, il profumo netto e pulito di pesca bianca e pompelmo, il gusto agrumato e pietroso. Toglie davvero la sete, e forse questo é proprio il suo ruolo, la bevuta spensierata.


Gaston Ciquet Brut de Blancs d'Aÿ Grand Cru 2005 (magnum)
100% Chardonnay


Naso dolce, ricorda le gelatine Majani al limone, con un filo stuzzicante di menta a rinfrescare. Sorso coerente e pieno, con toni di miele e dosaggio avvertibile. Il secondo calice servito, tuttavia, é piuttosto diverso, più a fuoco le erbe aromatiche nei profumi, più gentile e tirato in bocca, seppure sulla stessa matrice. Finale appena metallico e leggero sentore di camomilla e tabacco a bicchiere vuoto. Chardonnay su terroir da Pinot Noir, forse é questo a renderlo così particolare.

Gaston Ciquet Brut Rosé n.m.
30% Chardonnay, 30% Pinot Noir, 40% Meunier


Colore bellissimo, in piena e brillante buccia di cipolla. Profuma di arancio giallo, ferro, polvere da sparo e ribes croccante. Bocca spumosa, equilibrata, non ha grandissima espressione aromatica, gioca piuttosto sulla piacevolezza agrumata e di nocciola, con finale di acqua di pomodoro. Una bottiglia che riberrei volentieri.

Gaston Ciquet Brut Millésimé Cuvée Or 1er cru 2005
40% Chardonnay, 60% Pinot Noir


Perlage stupendo. Quasi aromatico, profuma di granita al limone, salvia, erba di montagna appena tagliata. In bocca ha gusto di pasta brisé, pane grigliato, jodio e salsedine, continua dolce di nocciola, fresco da soffi di frutta rossa. Finale elegante di liquirizia, davvero Lunghissimo. Anche se non é il mio genere di Champagne, non posso che ammirarlo come interpretazione che mi convince sempre con l'alzarsi della temperatura. Un sorso a perlage ormai spento, rende pienamente manifesta la grande materia che c'é sotto.


Proprio grazie a questo Champagne, per la prima volta, ho messo a fuoco un concetto che ormai da mesi mi aleggiava in testa, un insegnamento appreso da un grande maestro di degustazione.

Francesco Falcone ha sempre sostenuto che la vera grandezza di un Metodo Classico diventa manifesta solo quando ha perso le bolle, lui infatti agita sempre i bicchieri a lungo prima di assaggiarli.

Non é facile credere ad un'affermazione del genere, privare uno Champagne della carbonica é una mutilazione troppo forte, ho sempre pensato fosse una cosa che non mi sarebbe mai appartenuta.

E invece, il confronto fra il "Tradition", spumante piacevole ma semplice per "costruzione", che quasi si smembra una volta persa la bollicina trasformadosi in un vino semplicissimo ed esile, e il "Cuvée Or" al contrario comunque pieno e di spessore, é stata la dimostrazione di quanto avesse ragione.

Porto quindi a casa una conferma preziosa... la convinzione che per imparare a capire i vini, non serve sentirne migliaia di vini all'anno, fare i corsari dei banchi d'assaggio, bisogna andare ad ascoltare i più bravi.


Come per tutto, si impara solo dai più bravi...  

Nessun commento:

Posta un commento