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mercoledì 24 agosto 2016

Quel che resta di... Tenuta Dornach 21/08/2016

Rubo una foto di Armin e la sovrappongo alla mia, scattata la mattina del giorno dopo, appena alzato, a poche ore dalla partenza per Bologna.


Guardo la fila di bottiglie e vedo alcuni spazi vuoti, quelle che i miei compagni si sono portati a casa, per tanti motivi... un secondo assaggio, un parere da dare ad un amico, un vino che aveva colpito in modo particolare.

Noto solo ora che manca anche l'Albana “MonteRè” 2011 di JP Babini, vuol dire che é proprio piaciuto e sono contento, per JP e in particolare per questo vino, che ho imparato ad amare.

L'anno scorso avevamo organizzato una serata simile io, Armin e Daniele... quest'anno si sono uniti Patrick, il mio padrone di casa, e Luca, che si é fatto 320km andata e ritorno da Cortina per essere con Noi.

Questa é passione, di quelle vere, di quelle che uniscono.

Non è stata una degustazione tecnica, piuttosto voglia di condividere, di sentire insieme bottiglie tenute da parte per tanti motivi diversi.

Armin, Daniele e Patrick nel vino e con il vino ci vivono, a questo mondo hanno approcci in parti diversi ma ugualmente intensi, con un bicchiere in mano parlano, ascoltano, si rispettano.

Di ogni vino ognuno apporta una sfumatura, chi più tecnica, chi più filosofica, chi più sul metodo... ognuno porta un colore e insieme formano l'arcobaleno, come quello che ha incoronato le montagne sopra a Salorno dopo il temporale che ha fatto da ouverture alla nostra serata.

Quando sono con persone come loro, preferisco parlare poco e mettere tanto da parte... e forse perché così concentrato ad ascoltare, mi é rimasto un ricordo straordinariamente nitido di ogni vino, quasi ne sento ancora in bocca e nel naso, aromi, sensazioni tattili e profumi.

Fra tutti voglio scegliere 2 bianchi e 2 rossi...

Il primo é proprio l'Albana MonteRè 2011 di JP Babini, una bottiglia che mi ha regalato Lui stesso, dallo straordinario rapporto con l'aria, dolce di miele e mela Golden nei profumi, intenso, potente con una freschezza piccante, preziosamente conservata in un'annata così calda.

Lo avevo sentito appena uscito, quasi 2 anni or sono, e non si é buttato alle spalle nulla di quella gioventù nervosa... mi chiedo dove accidenti voglia andare questa bottiglia.

A proposito di bottiglie che se infischiano altamente del tempo che passa, la seconda che scelgo é il Sauvignon “Sanct Valentin” 2006, figlio di una grandissima annata e della maestria di Hans Terzer.

Si é discusso qualche minuto su questo bicchiere, più sulla sua territorialità che non sulla qualità indiscussa del vino, che ha messo tutti d'accordo fin dal colore, giovanissimo, nei profumi intensi e mentolati, infine sul sorso caldo e morbido, dal finale di agrumi e sambuco.

Per i rossi, con il rischio di sembrare di parte, il primo che scelgo é il Luvaira 2007 delle Tenute Anfosso, che avevo già sentito l'anno scorso ad una degustazione, uscendone letteralmente stregato.

Il Rossese é un vino raro e introvabile, sconcertante per la struttura, il calore e la potenza che sfodera in bocca dopo essersi mostrato nel calice con un colore così trasparente e vivace.

Bottiglia praticamente finita sul posto, fra assaggi e riassaggi... forse stavolta sono riuscito a far sentire agli altri qualcosa che non conoscevano.

Come secondo rosso la scelta cade d'obbligo su un'altra bottiglia straordinaria, il Cabernet Riserva “Mumelter” 2006 di Daniele, che ce la sta mettendo tutta per trasferirmi l'amore che ha per questo vitigno, con ottimi risultati.

Dolce di spezie nei profumi, di cioccolato e caffè, un frutto polposo e rosso meravigliosamente integro e croccante, il sorso succoso e fresco, dal tannino levigato, proprio una degna conclusione della sequenza.

Tante altre bottiglie sarebbero state da raccontare, per i particolari che sono venuti fuori durante il confronto, per un profumo, per un aroma, per un'impressione, ma già così ho scritto troppo.

A me cosa resterà di questa serata? La serenità della compagnia di Armin, Daniele, Patrick e Luca, in una fresca sera di agosto, seduti attorno ad un tavole nel terrazzo della Tenuta Dornach, nell'ultimo giorno della mie vacanze in Alto Adige.







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