Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

lunedì 2 aprile 2018

Clos des Lambrays e i grandi Cru di Borgogna - Camillo Favaro ONAV Bologna (28/03/2016)


Con l'Onav si sta bene, poche storie, non ci sono certe paranoie che spesso trovo "a casa mia", chiedendo con cortesia puoi entrare posare le tue case scegliendoti il posto, girare con discrezione in sala scattando qualche foto, nessuno che faccia il cerbero.


Una serata dedicata alla degustazione, una festa per la presentazione dell'ultimo libro di Cammillo e Giampaolo Gravina, ogni vino accompagnato da un piccolo racconto.

Toccante la parte su Bonneau du Martray... il cui vecchio conduttore, decine di anni or sono, vedendo la terra nei vigneti ormai esanime, decise già allora di abbracciare una visione diversa di agricoltura fino ad arrivare alla certificazione Demeter negli anni 90.

Proprio all'inizio del 2017 una questione ereditaria lo ha costretto a cedere l'azienda, c'é solo da sperare che la nuova proprietà, gli americani di Screaming Eagle, rispettino quanto hanno trovato e continuino la tradizione di questi spendidi bianchi nella collina di Corton.

Mentre Camillo ripercorreva le tappe dei suoi 12 anni di amore per quelle terre, cadenzata dall'uscita di 3 libri, mi è venuta in mente la prima volta che l'ho sentito parlare. Era il 2013 a Sassuolo, sempre con Onav, una serata dedicata, ovviamente, ai bianchi di Borgogna.

Non lo conoscevo, durante la presentazione colsi solo che era un produttore di Erbaluce, ricordo nitidamente che trovai il suo modello di degustazione molto vicino al mio, con parecchi punti di contatto con la didattica AIS. Ci siamo poi ritrovati in un'altra serata sulla Borgogna "rossa" a Carpi e infine in quest'ultima occasione a Bologna.

Cresciuto tantissimo nella lettura dei vini, davvero in grande forma, probabilmente ispirato dal poter finalmente presentare il suo ultimo lavoro, visibilmente felice nell'animo e nell'esposizione. Gli rubo una frase di quelle da portare per sempre con se... "Chassagne è roccia, Puligny è fiori".

Ad aiutarlo nel rilanciare gli argomenti che mano a mano si presentavano l'amico Filippo Marchi, altra persona del mondo che ho imparato a conoscere e stimare. Una serata come questa non poteva avere una conduzione migliore e affiatata.


Sei calici veramente belli, alcuni indiscutibili, altri magari più in controversi, poi è normale che a questo livello, siano anche il gusto e l'esperienza personale a spostare le preferenze.

Sarà che il primo vino spesso rimane nella memoria più di altri, tuttavia nello 🍷 Chassagne-Montrachet 1er Cru "En Remilly" 2015 di Bruno Colin ho trovato un'energia molto rispondente al suo terroir. Così come il 🍷 Volnay 1er Cru "Fremiet" 2015 del Marquis d'Angerville, seppur dai toni maturi nel colore e nei profumi, mi é piaciuto comunque parecchio per gradualità tattile e ancor di più nella splendida evoluzione all'aria.

Volendo spaccare il capello mi é sembrato in questo momento appena trattenuto il 🍷 Meursault 1er Cru "Perrières" 2014 del Domaine Michelot. Tuttavia dolcezza, agrumi, roccia e florealità abbagliante ci sono già tutti, ha solo bisogno di qualche anno in bottiglia, per superare una leggera difficoltà nel rapporto con l'ossigeno.

Riconosco invece la mia esagerazione nel ritenere lo 🍷 Chapelle-Chambertin Grand Cru 2014 di Trapet Père & Fils come "un filo troppo lavorato". Forse un'impressione derivata dalla notevole completezza ostentata già ora nel bicchiere, con un piccolo frutto rosso dall'intensità speziata e il sorso profondamente minerale e ferroso. Più semplicemente non ha nulla fuori posto, paga appena in purezza a bicchiere vuoto.

Ho lasciato per ultimi i due fuoriclasse della serata, volendo anche annunciati, ma confermare le attese a questi livelli per poi superarle non è poco, anche in un Grand Cru di Borgogna.

Non riporto qui i punteggi, che a volte segno per esercizio mentale, ma il 🍷 Clos de Lambrays 2015 dell'omonimo domaine, ha strappato uno dei numeri più alti che abbia mai scritto, lasciandomi quasi senza fiato per la meraviglia. Vino bellissimo, che unisce la purezza del frutto un tocco glaciale, magistrale nella profondità aromatica e di sensazioni tattile, pieno senza avere eccessi, scorre setoso su aromi di incenso e arancio. Bevute che rimangono impresse.

Appena sotto, ma concedo a lui il commento finale per la storia commuovente e come omaggio al mio animo decisamente bianchista, il 🍷 Corton-Charlemagne 2014 di Bonneau du Martray. Ho subito ritrovato quella magnifica vibrazione gustativa dell'annata 2013, unita ad una delicatezza aromatica dai mille colori, un'anima salata e minerale che termina in ricordi di camomilla e tisana. Letteralmente un gioco di luci e ombre, ci si abbandona volentieri a cercarne i particolari, ben sapendo che alla fine qualcosa dovrà sfuggire.

Infine la lista dei vini assaggiati, le descrizioni sono al solito a parte per i curiosi, è stata una grande serata di uomini, vini e reciproca passione:

🍷 Bruno Colin - Chassagne-Montrachet 1er Cru "En Remilly" 2015
🍷 Domaine Michelot - Meursault 1er Cru "Perrières" 2014
🍷 Bonneau du Martray- Corton-Charlemagne Grand Cru 2014
🍷 Marquis d'Angerville - Volnay 1er Cru "Fremiet" 2015
🍷 Trapet Père & Fils - Chapelle-Chambertin Grand Cru 2014
🍷 Domiane de Lambrays - Clos de Lambrays Grand Cru 2015

Giusto ringraziare anche Davide, ineguagliabile nel mettere in piedi appuntamenti come questi, i ragazzi del servizio con la loro disponibilità, e naturalmente i miei "vicini di banco" in prima fila. Elisa, compagna di tante degustazioni Carpigiane, e i due super tecnici, ma prima ancora grandi appassionati di quel mondo che è anche la loro vita,Gabriele Valentini e Gianluca Allegro, un onore essere seduti al loro fianco.



Nessun commento:

Posta un commento