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martedì 3 gennaio 2017

Per certi versi... - i vini del mio Capodanno 2017

Da diversi anni non trascorrevo il Capodanno a casa con la mia famiglia e basta. Nel passato, quando siamo stati ospiti a casa di amici, ho sempre portato io le bottiglie, ed essere un bel gruppo dava la possibilità di aprirne parecchie.

Anche se solo per me e Cristina, i miei figli ancora non bevono, ne ho scelte ugualmente quattro, magari per sentirne un bicchiere e basta, con l'idea di finirle poi nei primi giorni seguenti. I vini buoni non hanno paura dell'ossigeno... e della mie bottiglie mi fido.


La Cuvée Thierry Ruffin la conservavo da un po', ero proprio curioso, il “Blanc” di Patrick lo avevo sentito in estate da Lui, volevo vederne l'evoluzione, il Santa Maddalena di Pfannenstielhof lo amo intensamente, ne avevo tantissima voglia. Infine l'Asti di Cà d'Gal, acquistato appositamente per il brindisi di mezzanotte.

Ad accompagnarli rotolini di pasta ripieni di prosciutto cotto, formaggio e funghi, straccetti di carne con parmigiano e rosmarino, patate fritte finalmente alla perfezione, come dessert una torta farcita con crema e fragole.

Per i vini, é andata così...


Champagne Yves Ruffin - Cuvée Thierry Ruffin Extra Brut n.m.
80% Chardonnay, 20% Pinot Noir


Una bottiglia speciale, dedicata dalla giovane Sylvie al marito scomparso.

Che sia diversa lo si capisce immediatamente dai profumi, dove gli agrumi freschi che di solito dominano, sono invece canditi e in scorza. Preferiscono accomodarsi in seconda fila lasciando andare avanti la frutta secca, il caffè, la liquirizia, una fragranza da croissant all'abicocca.

Nel sorso é deciso, dal consueto impatto tattile esaltato dalla carbonica ancora molto vivace, particolare invece la dolcezza da frutto rosso, il ricordo importante tostato e di spezie... ma l'anima è comunque riconoscibile.

Il giorno successivo, con la pungenza diventata sottile, ne emerge la lunghezza salina, masticandolo si sprigiona una freschezza ancora giovane, dimostra pienamente una grandezza che voleva mantenersi nascosta.

Uno Champagne che andrà avanti ancora tantissimo, che guadagnerà in bottiglia come tutta la piccola produzione di Sylvie Ruffin, donna dai modi squisiti.

Il retro-etichetta indica che si tratta di una vendemmia 2006, ma il millesimo non viene rivendicato.


Dornach – Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot Bianco "Blanc" 2015
100% Weissburgunder – 12%


Avevo sentito il "Blanc" e il "Rouge" in agosto e del Blauburgunder mi ero innamorato fin da subito, per quel carattere da monello. Il "Blanc" a confronto sembrava il cugino introverso, un pò restio a svelarsi, dai sentori dolci e posati in bocca, per questo ho deciso di aspettarlo...

Comincia ad uscire dal guscio adesso, rimane un sorso sereno, salino, dal sapore di mela Golden e una morbidezza sfumatamente dolce, ma il naso é proprio Weissburgunder... pesca, cedro, roccia, sensazioni muschiate, il profumo dei bianchi di Patrick.

Da bersi da ora, fino all'uscita del suo successore 2016.


Pfannenstielhof – AA Santa Maddalena Classico 2015
95% Schiava, 5% Lagrein – 14%


Dopo averlo avvicinato al naso, dopo averlo sentito, mi é venuto spontaneo pensare "per certi versi, non c'é Borgogna che tenga...".

Un capolavoro in bottiglia, perché quando il profilo aromatico é semplice, se provi a forzarlo non perdona nulla.

Gli si avvicinano alcuni Village della Cote d'Or ricamati da mano fatate, ma alla fine si avverte comunque che qualcosa è stato sottratto alla nobiltà del Pinot Noir, per arrivare ad una raffinatezza così sottile.

Nel calice offre agli occhi il colore più bello del mondo, i profumi sono flash in successione di ciliegia, pasta di mandorle, rosa rossa, con appena una sfumatura speziata. Il sorso regala freschezza, piccolo frutto, salinità e una trasparenza di tannino.

La Schiava é così, nulla di più, nulla di meno, tirata al massimo nella raffinatezza dall'interpretazione più pura che conosca, quella di Johannes Pfeifer.

Bottiglia outstanding.


Cà d'Gal – Asti Docg
100% Moscato di Canelli – 7%


Conoscevo già bene il Moscato d'Asti di Cà d'Gal, per il brindisi di Capodanno a fine cena, che ormai da anni é rigorosamente una bollicina dolce, ho voluto provare il loro spumante.

Un'altra bellissima bottiglia, profumata di muschio, salva, uva fresca e dolce, marmellata di ribes. Al sorso propone una timida dolcezza che riposa i sensi dopo l'abbondante cenone, un'acidità conservata con cura maniacale a rinfrancare la bocca, una grazia aromatica mai sfacciata, il finale di zucchero di canna.

Tuttavia, i gusti personali mi riconducono senza esitazione al “Lumine” o al “Sant'Ilario”, perché se la maggior carbonica mette festa nel bicchiere mi pare, tuttavia, che diminuisca appena la definizione dei profumi.

Quel filo in più di alcol a scapito della dolcezza, la maggior pressione di bollicina, lo rendono più neutro negli aromi, più facile da bere, ma gli sottraggono parte della suadenza del principale sapore infantile.

Si tratta comunque, ed giusto ripeterlo visto il livello di raffinatezza, di una pura questione di preferenza.

In retro-etichetta si legge "spumantizzazione settembre 2016".







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