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domenica 21 maggio 2017

Champagne Ayala - Brut Rosé N°8

 51% Chardonnay, 49% Pinot Noir (5% da vino rosso) – 12%


Ricordi… il giorno dopo, per spogliare una degustazione di quell’esercizio sterile che è la ricerca insistente di sentori e sensazioni, rimane solo ciò che ha colpito davvero, senza appelli.

Bottiglia di Vania, coperta, è il mio turno nell’essere vittima di questo gioco sadico, versa e mi chiede “terroir? vitigno? anno?”

Archiviato mentalmente un “e che Vuoi che ne sappia?”, da ospite non posso tirami indietro… guardo il calice, lo porto al naso, infine bevo.

Il colore è magnetico, splendido ramato, brillante di luce con riflessi sempre diversi, una superficie agitata da infinite bollicine che continuano ad alimentare un’ostinata collarette.

Profumi intriganti, netti il ferro e l’arancia rossa, una tensione amaricante che ricorda il frutto ancora attaccato al suo ramoscello, il ricordo agrumato si fonde a quello della foglia, talmente parte del contesto che non riesce a stonare, diventa una sfumatura preziosa, completa.

Ancora dolcezza, giocata fra spezia e mineralità, intuisco cannella e cipria, un mazzetto di garofani ad avvolgere con discrezione tutto quanto.

Un sorso che porta una carbonica irrequieta… l’aromaticità è forte e in parte coerente, l’arancio diventa chinotto, la sapidità minerale è meno dolce e più ferrosa, riprende il filo conduttore dell’amaricante raffinato aggiungendo appena un filo di controllatissima evoluzione che solo una mano enologica vellutata poteva volere e realizzare.

Avvolgenza senza sfoggiare un dosaggio evidente, nemmeno una percezione stonata di zuccherosità, tutto inserito alla perfezione in un contesto dalle tante facce. Cede appena in profondità, l’impatto alto lascia spazio ad una bocca rasserenata, il rimedio è facile… basta riempire di nuovo il bicchiere.

Sono ancora in ballo e mi tocca ballare, domande aspettano la mia risposta… “Pinot Noir, ma non in purezza”… “non è Aube”, quando me lo confermano azzardo “Montagne de Reims”… “sboccatura recente, Champagne con molti anni ma non tantissimi, non più vecchio del 2007/2008”.

Si vede proprio che era la mia serata… 51% Chardonnay, 49% Pinot Noir di cui il 5% da vino rosso, la tipologia che mi è sempre piaciuta di più fra i Rosé. Vigneti Grand Cru e 1er Cru della Montagne de Reims, sboccatura 10/2015 della magica vendemmia 2008 non rivendicata in etichetta se non nel nome, “Rosé n°8”.

Ho avuto solo una gran fortuna, potevo prenderci come non prenderci, lo Champagne è un mondo enorme che tanti assaggi, per ora, hanno solo scalfito. Sorrido però a quello che ho pensato mentre ne gustavo il sapore… alla “controllatissima evoluzione che solo una mano enologica vellutata poteva realizzare”…

Ayala, maison storica dal 2005 acquisita e rilanciata da Bollinger, lo Chef de Cave è Caroline Latrive, la sensibilità femminile nel giocare con sensazioni complesse e difficili da dominare si avverte in pieno.







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